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Discussione: Il Fuoco di Sparta

  1. #11
    ulfenor
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    Bei quadri..

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Harm Wulf Visualizza Messaggio
    Acquisto obbligatorio:

    Documenti per il Fronte della Tradizione, Fascicolo n. 34 "Il Fuoco di Sparta" Associazione culturale Raido, 2007, 3,00 euro
    Contenuti: Tirteo Vecchi e giovani, Raido Premessa, Michele Zambelli L'esempio di Sparta, Nello Gatta Sparta la realtà insegue e crea il mito, Orientamenti bibliografici. I testi che seguono, descrivendo in meravigliosa sintesi ciò che Sparta fu allora, ci aiutano a capire come essa possa essere, oggi per noi, una realtà viva.

    DVD "Il Fuoco di Sparta. Eroismo e sacrifici dalle Termopili a Berlino" Associazione culturale Raido, 2007, 7,00 euro
    Quello che ci hanno lasciato i 300 Guerrieri delle Termopili e gli ultimi difensori di Berlino, lo abbiamo cercato di raccontare con le suggestive parole del Prof. Nello Gatta e di Rutilio Sermonti. L'Eroismo e il Sacrificio che i soldati di queste due battaglie epocali hanno dimostrato, è una testimonianza che abbiamo il dovere di raccogliere e vivificare nelle battaglie di tutti i giorni. Nel ricordo di Sparta e di Berlino.


    Richiedere a Associazione culturale Raido, Via Scirè 19 - 00199 Roma Tel/Fax: 06 86217334 www.raido.it - ordini@raido.it


    http://www.raido.it/index.php?page=s...emart&Itemid=1

  3. #13
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    Keil, Gerhard
    geb. 1912.03.25 in Dresden, gest. 1992.07.08 in Dresden

    Nachweisland: Deutschland & Deutsche Demokratische Republik

    Graphiker & Maler

    Text: Lebenslauf nach Auskunft der Ehefrau: Lernte vier Jahre lang Dekorationsmalerei und Schriftgraphik. Zwei Jahre Kunstgewerbeschule in Dresden; sieben Jahre Akademie der Bildenden Künste in Dresden. Ein halbes Jahr Aufenthalt in Rom nach Erhalt des Hugo-Göpfert-Preises. 1941-1945 als Soldat im Krieg. 1945-1947 in amerikanischer und französischer Kriegsgefangenschaft. Seit 1948 freischaffend tätig hauptsächlich als Gebrauchsgraphiker auf Messen und Ausstellungen.
    DHM

    Text: 7 Jahre Studium in Dresden. Rompreis 1938. Soldat. Kriegsgefangenschaft. Nach dem Bombenangriff 1945 in Dresden Verlust sämtlicher Bilder. Arbeit als Gebrauchsgrafiker. Restaurierungsarbeiten bei der Wiederherstellung der Semperoper 1978/1980. Porträts in der Burg Stolpen.
    DHM

    Literatur:

    Vollmer, Bd. 3, S. 32

    Katalog der III. Deutschen Kunstausstellung, Dresden 1953

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da herrenklub Visualizza Messaggio

    DI SPESSORE...!!!!

  5. #15
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    Intervista a Nello Gatta, uno dei due relatori che sono intervenuti per "Il fuoco di Sparta".

    L'intervista è presente nel DVD in questione, insieme a tutta la Conferenza.



    http://www.youtube.com/watch?v=txzrvfbnl8A

  6. #16
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    In rilievo per altri venti secoli

  7. #17
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    Tratto dalla premessa al Fascicolo:

    Ed ora ecco qui, tra queste scarne pagine, riaffacciarsi ancora una volta, in una delle sue mille forme, uno di quei miti che noi sappiamo mai morranno: Sparta. Esso incede attraverso i secoli, giunge fino a noi per parlarci senza tema di errore, di ciò che è semplicemente l’essenziale. Allora ed oggi.
    L’essenziale: cosa vi è oggi di più lontano, dimenticato, indispensabile? Ed è per questo che la lontana Sparta è per noi ora più che mai necessaria. Perché Sparta? Non solo perché l’eco delle sue imprese è ancora capace di farci drizzar la schiena e alzar lo sguardo, suscitando irrazionali aneliti di impersonale affermazione; non solo perché il solo suo nome incide il nostro immaginario come una lama incandescente, aprendo zampilli di volontà pura che inondano il nostro spirito; non solo perché nelle orme che i suoi guerrieri hanno lasciato su mille campi di battaglia, riconosciamo il peso di giganti della storia come dello spirito. Ma perché molto chiaramente Sparta ci ricorda ciò di cui dobbiamo ricordarci: di noi stessi. Di come dovremmo essere. Di come ogni Uomo e ogni Donna dovrebbe vivere la sua vita. Ecco perché Sparta. Ecco il perché della sua autoritaria attualità.

    Mantenendosi lontano da privilegi personali o da effimere agiatezze, e pienamente dedito al bene comune, l’uomo spartano alza lo scudo contro tutto ciò che lo distrae dal suo compito primario: edificarsi, attraverso la pratica della virtù, a qualificato ricettacolo delle più alte influenze spirituali. Lavorare su se stessi per superare se stessi. E’ imperativo: l’uomo va costruito, e per tutta la vita. Si rifiuta quindi ogni capitolazione dell’uomo, ancor prima che di fronte al nemico, di fronte a se stesso; l’alibi che, appoggiandosi sull’ineluttabilità delle situazioni o sull’accettazione delle proprie limitate potenzialità, nasconde arrendevolezza (tipico forse delle generazioni dei nostri tempi?). Le leggi di Sparta portano l’uomo ad affermarsi quale centro, non di interessi, ma su cui applicare uno sforzo continuo, trasfigurante. Si esige che non solo il comportamento ma anche l’attitudine sia conforme al sacro.
    L’impersonalità e l’impeccabilità dell’atto portano necessariamente a vincere la duttilità del carattere.
    Uomini duramente forgiati, eretti a difesa della loro Città la quale attualizza, in una Comunità organica, tradizionale e funzionante, l’Idea di Sparta.
    Perché è l’Idea stessa, antecedente e superiore al fenomeno contingente, a dare un significato ed un peso unico a quella Città e ai suoi guerrieri; un peso che ha saputo a volte modificare il percorso della Storia che, come alle Termopili, sembrava già scritta. Storia che ha voluto rendere onore alla grandezza di quegli eroi chiamandola a divenire testimonianza viva e perenne di atto sacro. Testimonianza che, come lava incandescente ed indomabile, sembra riaffiorare tra le ferite della terra, in luoghi e tempi lontani tra loro, proprio quando il mondo è di nuovo minacciato e la storia non vorrebbe continuare il suo percorso. Quando un altro pugno di uomini, volontari in armi, affronta sicuro tra le macerie di Berlino un altro esercito innumerevole. Quando questo altro esercito informe -senza Forma- che si è poi ammantato di rappresentare “tutto il resto del mondo”, avanza tra devastazione e fuoco perché vuole nuovo sangue, sangue di cuori davvero vivi, cuori veri, cuori neri. Quando un altro Comandante rimane a morire al suo posto. Quando un’altra Civiltà viene spezzata con tellurica brutalità. Quando nel pericolo il Sacro viene sconfessato dagli uomini e affermato dagli Eroi. Lì è di nuovo presente Sparta.
    Vogliate perdonarci se, tradendo il dettato laconico, tante parole sono state usate in queste pagine per parlare di Sparta. D’altronde chi potrà fino in fondo capire Sparta se non chi vive da spartano? E chi vive da spartano che bisogno ha delle parole? Ma i testi che seguono, descrivendo in meravigliosa sintesi ciò che Sparta fu allora, ci aiutano a capire come essa possa essere, oggi per noi, una realtà viva.

    Ma anche qui, quando si fa chiara la profonda volontà di essere che chiama all’appello tutte le nostre forze ed il nostro spirito, la coscienza si deve porre a giudizio del nostro comportamento: affinché ciò che interiorizziamo leggendo non serva solo ad appagare le velleità di una vita parallela! Dunque guardiamoli negli occhi questi uomini e queste donne spartane, eccoli tutti avanti a noi, ritti, fieri e con una lunga ombra: se noi domani li dimenticassimo, dimenticassimo il loro esempio e le loro sofferenze, saremmo stati noi e non l’esercito di Serse o le leghe antispartane ad ucciderli! Uno di quei giavellotti scagliati nella furia delle Termopili, è volato in alto, attraversando mondi, squarciando i veli oscuri dell’antitradizione, fino a conficcarsi oggi nella nostra dignità.
    Aspetta che nuove braccia siano pronte a raccoglierlo, hic et nunc!
    Bisogna ora far silenzio… e farci accompagnare dai rulli di tamburi in un viaggio dove il fuoco di Sparta illuminerà meglio il nostro cammino, renderà più nitida la nostra vista, manterrà ardente la nostra volontà di Giustizia.

    RAIDO

    http://www.raido.it/index.php?page=s...emart&Itemid=1

  8. #18
    non abbiamo paura delle rovine
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    Predefinito ...

    sono di parte ma questa premessa è entusiamante ogni volta che si legge...

  9. #19
    Berija
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    Il fascicolo è fatto bene, lo consiglio.

  10. #20
    azionetradizionale.com
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    Predefinito Intervista a Sermonti

    da azionetradizionale.com

    D:
    Eccoci con Rutilio Sermonti dopo la conferenza su Sparta, dal titolo “Il fuco di Sparta”. La nostra domanda a questo monumento che è Rutilio è:
    quale è stata la vittoria che dobbiamo raccogliere nonostante la sconfitta militare sia alle Termopili sia a Berlino, perché in fondo una vittoria c’è stata.


    R:
    Come ho detto prima in quelle poche parole, non c’è da cercare un collegamento tra l’avvenimento delle Termopili e quello della fine dell’Europa, perché è un continuo. Le Termopili, come significato, non hanno un’interruzione, ci sono state Termopili continuamente. Quello che conta delle Termopili sono il simbolo del sacrificio volontario al dovere. Questo è il simbolo delle Termopili e dell’educazione spartana, che era uguale più o meno a quella romana o a quella sioux o degli apache. il messaggio era lo stesso: si deve fare quello che è il nostro dovere, a qualsiasi costo e nel modo più sereno, con l’aria di fare non chissà ché ma quello che si doveva fare e che era da Uomo. Io quindi non vedo nessuna soluzione di continuità. Non c’è stata nessuna vittoria (militare). C’è stata però una vittoria su sé stessi, da parte di tanti dei nostri eroi simili a quelli delle Termopili, un’infinità di Tedeschi e di Italiani, che si sono sacrificati fino all’ultimo o quasi, per ritardare la marcia del nemico o per permettere la riorganizzazione alle spalle. La vittoria corrispondente alla Platea di allora, che seguì a breve distanza quella delle Termopili, per noi non c’è stata a causa di una serie di circostanze molto diverse. E soprattutto la vittoria del male, del nemico barbaro, non è stata locale, ma è stata mondiale. Quindi ben diversa è la difficoltà per poter raggiungere la nostra Platea. Però nello stesso modo in cui era inevitabile quella Platea, è inevitabile la nostra Platea; perché noi agiamo nel solco dell’ordine cosmico, gli altri invece contro l’ordine cosmico, quindi le corna se le rompono per forza! E già se le stanno rompendo abbastanza. Comunque noi dobbiamo avere questa certezza metafisica della vittoria, della nostra Platea. È possibile che non ci sarò più io, ma è possibile che ci sarai tu ancora. Ma il nostro sacrificio non sarà condizionato, non ci sacrificheremo perché certi della vittoria, noi ci sacrificheremo perché è il nostro dovere di sacrificarci. Questo è il significato delle Termopili e della disperata lotta in difesa dell’Europa da parte di Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Italiani, Russi, Ucraini e persino Svizzeri. Coloro che hanno sentito questa vocazione, che hanno sentito di appartenere a questa grande patria spirituale, che non poteva morire e doveva essere difesa, trascurando completamente la propria incolumità. Io sono qui perché ho avuto una gran fortuna, potevo essere morto allora e tanti altri che sono morti potevano essere vivi e parlare adesso con te. Però l’importante è che non si è fermato niente, che tutto è continuato. L’importante è che oggi io vedo innanzi a me decine, centinaia di giovani che non erano neanche lontanamente nati quando questa disperata difesa è avvenuta, eppure si sentono continuatori senza nessuna interruzione di quelli e pronti oggi a fare quello che hanno fatto allora i ragazzi della Hitlerjugend nelle ultime trincee di Berlino.

 

 
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