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  1. #51
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    bene,dal 23 al 33% mi pare giusto

    ma è una questione così centrale?impossibile da cambiare?


    e comunque anche se fosse,non credete che si debba fare il possibile con quello che si ha a disposizione?Dini e gli altri suoi fenomeni li contiamo?

    e allora mi sta bene il protocollo fatto....cazzo nn è difficile da capire mi sembra?

  2. #52
    Stabilimento di Broni
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    Politica
    WELFARE/ SINISTRA NON MOLLA: VERSO ASTENSIONE IN CDM
    E Prodi sdrammatizza: non sempre necessaria l'unanimità


    Roma, 10 ott. (Apcom) - Il risultato del referendum sindacale sul Protocollo welfare non sposta di molto i termini della contesa fra l'ala sinistra dell'Unione e il resto della coalizione: i sì vincono largamente, i no prevalgono in molte importanti realtà di fabbrica, Fiat in testa. Se da un lato i dati complessivi vengono festeggiati dal leader in pectore del Pd Walter Veltroni, che sottolinea la "giustezza delle scelte avanzate dal governo Prodi e il coraggio e la lungimiranza dei sindacati", ha buon gioco Franco Giordano, segretario di Rifondazione, a rilanciare: "Dopo questi risultati del referendum la politica deve ritrovare un suo spazio. Credo ci siano le condizioni per delle modifiche".

    Sulla questione, lo stesso Fausto Bertinotti ribadisce che il voto "va letto più dal punto di vista sociale che da quello dei numeri". Insomma, per il presidente della Camera se il disagio si concentra nelle fabbriche, il centrosinistra deve trovare una risposta. In realtà, rispetto a qualche giorno fa, la zavorra in più nelle gambe dei partiti della futura sinistra unita è la polemica col sindacato sui brogli, che ha alimentato i toni aspri dei leader di Cgil Cisle Uil contro "chi aveva puntato sulla politicizzazione di questa consultazione" ed è uscito "sonoramente sconfitto".

    Tuttavia, gli umori a sinistra non sono affatto quelli di una compagine sconfitta. "Vedrai, alla fine anche Mussi si asterrà in Cdm", confida un alto dirigente del Prc lontano dai taccuini. Il Pdci chiede al governo, con Pino Sgobio, di "ascoltare il lamento delle fabbriche", e intanto apprezza la sponda trovata nell'Ulivo, nel corso della riunione sulla Finanziaria al Senato: "Anna Finocchiaro - dice un dirigente dei Comunisti italiani -ha detto cose molto diverse da Veltroni".

    Insomma, la partita non si chiude con il voto. E anche tra i Verdi si considera "probabile", per ora, l'astensione di Alfonso Pecoraro nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Se ne dovrebbe discutere domani in un vertice dei quattro leader della sinistra, che però rischia di saltare perché non si sa ancora se si terrà, se non altro per ragioni pratiche: Pecoraro è in Serbia e non si sa a che ora potrà tornare a Roma, Diliberto sarebbe impegnato nel tardo pomeriggio e in serata.

    Ma il dibattito all'interno di Sinistra democratica agita le acque: si parla di riunioni nervose, della pressione dell'area più vicina alla maggioranza della Cgil perché Mussi cambi idea. E la stessa Titti Di Salvo, capogruppo alla Camera di Sd, precisa che di fronte a un eventuale impegno di Prodi in Consiglio dei ministri prima di astenersi "bisognerebbe riflettere". Al Pdci la musica è simile: Diliberto non può lasciare solo Giordano ma i suoi fedelissimi dicono a chiare lettere che "la parola di Prodi per noi vale, e se prendesse degli impegni potremmo anche suggerire all'indipendente ministro Bianchi di votare a favore in Cdm, vincolando ovviamente il voto parlamentare al rispetto di quegli impegni".

    Ma a pochi giorni dalla manifestazione del 20 dicembre, che ha al centro della sua piattaforma la lotta alla precarietà, difficile immaginare che Prc e Pdci, a maggior ragione dopo il no delle fabbriche che ha rafforzato la Fiom, depotenzino la mobilitazione con un voto favorevole al Protocollo già in Consiglio dei ministri. E allora ci pensa il premier, da Bruxelles, ad allentare la tensione sull'appuntamento di venerdì prossimo: "Io cerco sempre l'unanimità nei Consigli dei ministri ma non è necessario - rassicura - che il Consiglio approvi sempre tutto all'unanimità".


    http://notizie.alice.it/notizie/poli...l?pmk=nothppol

  3. #53
    Stabilimento di Broni
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    Malpensa - Nel settore trasporti dell'aeroporto su 6353 aventi diritto hanno votato in 1964. Alla Whirlpool quasi la totalità dei lavoratori si è recata alle urne

    Referendum sul welfare, a Malpensa e alla Whirlpool trionfano i "sì"


    n quella che può a buon diritto essere considerata la più grande “azienda” del Varesotto sono stati resi noti i risultati del referendum sull’accordo del 23 luglio scorso siglato tra sindacati e Governo. Su 6353 aventi diritto nel settore trasporti hanno votato in 1964: i dati a prima vista possono sembrare deludenti, ma non è così.

    Infatti a Malpensa e soprattutto nel comparto dei trasporti ci sono turni, riposi e lavori notturni difficili se non impossibili da intercettare, tant’è che anche quando i sindacati procedono con votazioni interne lavorano su quattro o cinque giorni. In questo caso il referendum è stato sviluppato su tre giorni, lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 ottobre e al voto sono andati appunto poco meno di 2 mila lavoratori: «Il dato sull’affluenza è positivo soprattutto considerando le difficoltà di questo settore», commentano Antonio Albrizio della Uil trasporti, Ezio Colombo della Filt Cgil e Dario Grilanda della Fit Cisl. Più di mille lavoratori Sea non sono andati a votare perché a casa a riposo, altri mille delle aziende che operano nello scalo non hanno potuto recarsi al voto, mentre non sono stati raggiunti dai sindacati almeno 1500 lavoratori delle compagnie aeree. Tra i votanti (1964) il sì ha prevalso di gran lunga: il 79,8 per cento (1568 voti) hanno aderito al protocollo sul Welfare, mentre i “no” sono stati solo 377 (19,1 per cento), con 19 schede bianche o nulle. «Un grande risultato – chiosano i sindacalisti -, qui ci sono molti ragazzi con contratti precari o a termine. La grande maggioranza di “sì” è il segno della comprensione del senso di fondo del documento». Tutti i settori di Malpensa, che occupano, trasporti compresi, circa 18 mila lavoratori, renderanno noti i risultati a breve: se confermato il dato emerso in questa prima tranche, è in arrivo una pioggia di “sì”. Anche alla Whirlpool sono i sì a trionfare: su 2226 aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 2059: 1525 hanno detto sì, facendo balzare al 74,1 per cento l'approvazione del documento sul welfare, mentre i no sono stati 475, pari al 23,1 per cento.


    http://www3.varesenews.it/lavoro/articolo.php?id=82374

  4. #54
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    ma è una questione così centrale?impossibile da cambiare?
    cazzo se è centrale, è il discrimine tra lavoro temporaneo usato solo e soltanto se serve lavoro temporaneo e lavoro temporaneo usato come sottomarca del lavoro a tempo indeterminato.

  5. #55
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    ECONOMIA


    Soddisfazione del premier di fronte ai dati della consultazione sul protocollo
    Rifondazione conferma: "Confidiamo nelle possibilità di cambiamenti"

    Welfare, Prodi: "Appoggio al governo"
    Prc: "Senza modifiche non potremo votare"

    Brogli, Rizzo (Pdci) rilancia: "Avevano previsto il risultato
    evidentemente lo zelo ha superato addirittura le previsioni"


    ROMA - Soddisfatto Romano Prodi per i risultati del referendum sul protocollo sul Welfare che "incoraggiano la decisione presa a luglio e costituiscono un appoggio forte alla politica del governo". Ma la sinistra radicale resta critica e ferma sulla posizione dell'astensione al Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Il referendum fra i lavoratori, che dà il via libera al protocollo sul Welfare, premia i riformisti ma Prc e Pdci non mollano e il presidente del Consiglio sembra pronto alla loro astensione: "L'unanimità non è obbligatoria", dice da Bruxelles.

    L'Unione esulta.
    Se i dati saranno confermati, dice il premier, "sono molto, molto buoni, incoraggiano fortemente le decisioni prese a luglio. Dal referendum è arrivato un appoggio forte alla politica del governo". Sulla stessa linea i big del Pd. Per Walter Veltroni, vengono confermate le scelte di Palazzo Chigi, e anche Piero Fassino e Francesco Rutelli si mostrano soddisfatti. Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, prevede che quella di venerdì in Cdm sarà una "discussione facile". Ma le parole di Prodi sembrano prefigurare una riunione che difficilmente si chiuderà con un voto unanime: "Io la cerco sempre, ma non è necessario che il Cdm approvi ogni volta all'unanimità. Ci possono essere, in alcuni casi, opinioni divergenti".

    La sinistra radicale non retrocede
    . La sinistra radicale punta l'attenzione sul risultato del referendum nelle grandi fabbriche, dove i metalmeccanici hanno detto no all'accordo. Non a caso il presidente della Camera Fausto Bertinotti è convinto che la consultazione vada interpretata "più dal punto di vista sociale che da quello dei numeri". E' quanto fa il suo partito, Rifondazione comunista: il segretario Franco Giordano e il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero confermano, infatti, che se il protocollo non cambia, in Cdm ci sarà almeno l'astensione. Così dovrebbe fare anche il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (Pdci). Più morbida la posizione di Verdi e Sinistra democratica: entrambi i partiti escludono che, dopo la vittoria del "sì", ci possa essere un muro contro muro con l'ala riformista. In ogni caso, per cercare una posizione comune, è probabile che i quattro leader (Giordano, Mussi, Diliberto e Pecoraro Scanio) possano incontrarsi domani sera.

    Brogli, Pdci rilancia.
    Marco Rizzo rilancia le accusa di irregolarità. "Avevano previsto, nel sindacato e larga parte del governo, che questo sarebbe stato il risultato, evidentemente lo zelo ha superato le previsioni", afferma il coordinatore dei Comunisti italiani commentando le prime stime di Cgil, Cisl e Uil che davano i "sì" all'82% (poi ridimensionati al 70-80%). "Peccato - aggiunge - che nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche, dove il controllo è molto più grande perché ci sono gli elenchi dei lavoratori e le persone si conoscono, il no prevalga. Invece nelle cosiddette sezioni territoriali, nei seggi volanti e nelle sedi del sindacato, dove abbiamo dimostrato, e lo ha fatto anche oggi Cremaschi, che è stato possibile votare più volte, guarda caso vince il sì. Sarà una casualità, ma aver previsto l'80% per il sì, poi avere l'82%, mi pare una casualità molto significativa".

    Le modifiche. Il problema è la lotta al precariato: cambiare l'accordo in modo che i contratti a termine non possano essere rinnovati oltre i tre anni, ampliare la platea dei lavoratori che svolgono un mestiere usurante, cancellare lo staff leasing. Tutti aspetti sui quali il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, si è detto disposto a trattare. Insomma, il governo ha fatto sapere che nulla osta a ritocchi in Parlamento del disegno di legge che uscirà dal Cdm. Damiano, e con lui Letta, continuano a mediare per avere il voto favorevole della sinistra. Venerdì si vedrà.

    I moderati. Lamberto Dini applaude Prodi, invita il premier ad andare avanti anche in caso di astensioni e avverte: il Parlamento non dovrà cambiare il protocollo. Se i Radicali esultano perché il referendum "indebolisce le pretese della sinistra comunista", i senatori moderati del Pd (Follini, Morando, Polito, Rossi, Tonini e Treu) confermano: ora giù le mani dal testo. E' chiaro, fanno sapere, che se si apre una battaglia di emendamenti per cambiarlo, loro non staranno a guardare. Per Mauro Fabris (Udeur), ci sono problemi in vista: "Eventuali astensioni in Cdm non sarebbero il miglior viatico per la tenuta della maggioranza, che da lunedì affronta il delicatissimo passaggio della Finanziaria al Senato".
    (10 ottobre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...-reazioni.html

 

 
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