1. Considerazioni Preliminari

La Cabbala è la Gnosi ebraica, fornisce mappa e strumenti a colui che oramai
posto al confine fra le regioni di Nephesh ( corpo ) e Ruah ( anima ),
desidera inoltrarsi verso la dimora di Neshamah ( Spirito ), che tutto
raccoglie, e in virtù di ciò è ineffabile.
L'espressione grafica di tale paradigma, è rappresentata dal glifo mistico
Etz Ha Chaim, composto da dieci sephire manifeste ( Kether, Chokmah, Binah,
Chesed, Geburah, Tiphereth, Nezach, Hod, Yesod, Malkuth ) fra loro connesse
e interdipendenti, correlate al microcosmo uomo, oltre ad una sephira
invisibile ( Da'ath ). I segni e simboli associati ad ogni sephira sono atti
a risvegliare, attraverso risonanza, la capacità intellettiva dell'argonauta
dello Spirito. E' erroneo però raccogliere nel numero di undici (11) le
sephire, in quanto all'Uno Metafisico (1) non può riflettersi in altro
numero che dieci (10).
Da ciò risulta che Da'ath non è solo su Etz Ha Chaim, ma lo attraversa
continuamente oscillando come un pendolo.
Osservando l'Albero Sephirotico non possiamo fare a meno di notare lo
sbilanciamento al Nadir di cui soffre La sephira Malkut ( il mondo del
fare/dell'uomo ). Essa è debolmente unita alle sephire sorelle, in virtù del
solo abbraccio con Yesod ( il piano emozionale ), e di come essa tende
pericolosamente verso il basso. Al contempo, una seconda osservazione, ci
permette di notare come una grande depressione sia presente nella regione
della Triade Superiore, formata da Kether, Binah e Chokmah. Entrambe tali
annotazioni ci donano la visione di un insieme a forma di esagramma
disarmonico nella sua parte inferiore, e mancante di completezza nella sua
parte superiore, quasi fosse il frutto del disegno rapido di un individuo
alle prime esperienze nel tratteggio geometrico.
Se a percezione, segue conclusione essa non potrà che contemplare un
equilibrio geometrico perduto, oppure mancato, ma implicito nella mente
ispiratrice dell'Opera.
Inquieta osservare la zona depressa, posta in prossimità di Kether, e tale
stato d'animo che riflette nello studioso le è valso il nome di Abisso a
significare la sconosciuta ampiezza del divario che ci separa dalla
consapevolezza e dal perchè di noi stessi; e ancora quanto deve essere ampio
il baratro dove precipitare quanto di noi stessi è di ostacolo alla
reintegrazione nell'Uno.
Tale Abisso trovando spazio in luogo di Da'ath, può essere definito il suo
corrispettivo manifesto

2. Da'ath: La genesi

La moderna neurologia ci ha donato la certezza scientifica dell'esistenza di
due cervelli. Uno dedicato e operante nella sfera del raziocino e del
sensibile, l'altro operante nella sfera dell'intuito e dell'astratto. I
padri della Cabbala ben consci da secoli di tale realtà dell'umana psiche
l'hanno
rappresentata attraverso Binah e Chokmah, ipotizzando la presenza di un
terzo cervello: Da'ath
"ve-Adam yad'a et Chava ishto" ----> Adamo conobbe Eva sua moglie
La corrispondenza su Etz Ha Chaim di Eva è Chokhmà, e Binah di Adamo. Tale
rapporto è comprovato da:
Genesi 3:20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i
viventi.
Binah è l'intelligenza logica-dialettica, che tutto ordina, la capacità di
spiegare ogni accadimento, attraverso il raziocino: ma limitata alla
semplice analisi del manifestato, e incapace di generare.
Chokmah è il lampo dell'intuizione, la capacità di astrazione. La prima e la
seconda compongono assieme a Kether la triade superiore ( Kether rappresenta
il Creatore, l'Anziano: il principio ontologico del dispiegamento della
manifestazione ). Ed è con tale principio che l'unione di Adamo ed Eva (
Binah e Chokhmà ) si scontra, modificando lo sviluppo della matrice presente
in Kether.
Che il seme da cui nasce Eva, è lo stesso di Adamo, emtrambi sono quindi
raccolti nella identica sfera ontologica, è rivelato dal seguente versetto:
Genesi 2:22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo,
una donna e la condusse all'uomo.
La parte raziocinate deve seguire come un'ombra quella intuitiva, in modo da
afferrare quanto il fulmine strappa alla tenebra: ciò che risulta,
nell'attimo
di fusione è Da'ath: la conoscenza unificante. Da'ath è così capace di
modificare il corso dell'umana vita, anche a discapito di quanto previsto
dal destino, rompendo così il determinismo impostoci dalla storia divina.
Da'ath è quindi la risultante dell'interazione di due principi, essa è sia
l'effetto
dissolutore di ogni dualità, che il coagulante della stessa in nuovo Essere.

3. Conclusioni

Ecco quindi che troviamo in tali considerazioni la ragione dell'Abisso che
determina la regione di Da'ath. Se è solamente attraverso gli strumenti del
pensiero razionale-dialettico (Binah) che ci volgiamo ad essa, siamo
impossibilitati a definire ciò che in se è una realtà nuova e quindi posta
oltre i cancelli del sensibile e misurabile: parametri connessi alla realtè
presente. Se la nostra via è quella dell'irrazionale, dell'arte e
dell'intuito
(Chokmah), le immagini che doneremo saranno potenti evocazioni, ma prive di
quella consequenzialità atta a percorre un ordinato viatico.
Afferrare il fulmine di Zeus, è essere Zeus che scaglia il fulmine, è essere
il fulmine, ed è il luogo dove esso cade: e tutto ciò contemporaneamente.
Risulta quindi necessario enucleare una presenza costante della nostra mente
razionale, e fecondare con essa le regioni più oscure del nostro inconscio.
E ogni atto fecondo è Da'ath.
L'esercizio dialettico, corrotto dall'appiattimento del rappresentare il
quotidiano, ci impedisce di rappresentare Da'ath. Dobbiamo constatare la
duplice fallacità di quel poderoso costrutto psicologico chiamato pensiero,
ogni nostra affermazione anche la più semplice implica inesorabilmente la
propria confutazione, e al contempo la necessità di almeno due termini
definitori di quanto asserito. Allontanandoci ad ogni passo dal vero cuore
pulsante di ogni realtà: il niente, il vuoto, la spogliazione, l'Abisso.
Un Abisso che rappresenta la dissoluzione di ogni forma dell'umano pensiero,
che necessariamente deve fondersi con il proprio opposto, immergendosi come
in un utero metafisico: morendo nella forma e nella qualità conosciuta, per
rinascere su di un piano non determinabile.
Se l'Abisso è l'utero metafisico, se Malkut e la propria ombra oscura si
devono immergersi in esso per dissolversi, Da'ath è quanto riemerge da esso.
Concludendo alcune corrispondenze così come risultano meditando e operando
in Da'ath.
Essa ha il suo equivalente nel cervelletto e nel midollo spinale.
In chiave spirituale essa è colei che produce il seme umano, durante
l'unione
( Yichud ) sessuale.
Essa può generare nuova vita su questo piano, come su di un piano spirituale
più sottile.
Il suo colore è ambra, e la potenza reggente è Lucifero.
E' Da'ath la transunstazione di Malkuth e della sua riflessione.

Cordialmente

millenomi@fuocosacro.com