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  1. #1
    A Destra...per il Sociale!
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    Predefinito Presidenzialisti da sempre!, Si al Referendum sulla Statutaria

    In vista dell'importante avvenimento politico del prossimo 21 Ottobre, quando i sardi verranno chiamati alle urne per esprimersi sulla Legge Statutaria approvata dal Consiglio Regionale della Sardegna, intervengono con una nota congiunta alcuni esponenti di Alleanza Nazionale e Azione Giovani esprimendo il proprio sostegno alla Campagna per il Si al Referendum.
    "Intendiamo, con questa nota stampa evidenziare come anche all'interno di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani esista una posizione in sostegno alla Legge Statutaria, che prevede fra le tante cose un chiaro sistema elettorale che la Destra politica ha sempre sostenuto fin dal Movimento Sociale Italiano, che è la forma presidenzialista", affermano Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani e componente del Coordinamento Regionale di An, Gianmichele Nonne, Consigliere Comunale di An a Dorgali e Dirigente Provinciale di An a Nuoro, Federica Orrù, Responsabile del Circoli di Azione Giovani - Fronte Identitario – e Andrea Ledda, Responsabile dell’Associazione Culturale – Studenti Non Conformi.
    “Partirà nei prossimi giorni una Campagna in sostegno al Si al Referendum dal titolo chiaro ed eloquente: PRESIDENZIALISTI DA SEMPRE! che testimonia chiaramente la posizione che intendiamo prendere sulla Legge Statutaria, ci aspettiamo da parte della base di An un sostegno alle nostre rivendicazioni, anche perché non è facile giustificare una posizione da presidenzialisti ad intermittenza”, incalzano gli esponenti di An.
    “Il nostro Si sarà contro Soru e la sua politica, contro un Centro Sinistra succube del suo dittatore, ma questo non può essere un motivo valido per rinunciare alla nostra storia politica, fatta da sempre di partecipazione diretta dei cittadini alla scelta dei Sindaci, dei Presidenti delle Regioni e dei Presidenti della Repubblica”, concludono Spiga e Nonne.

    www.simonespiga.tk

  2. #2
    History Lesson - Part II
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    Question

    simone , scusa ma ...
    Referendum 21 ottobre: perchè votare "No"

    "Votare No è una scelta di libertà e di civiltà, ed anche la scelta politica giusta per chi vuole davvero cambiare e la politica e voltare pagina"




    ALGHERO - "Fra qualche settimana i sardi saranno chiamati ad esprimersi sulla legge regionale statutaria. Alleanza nazionale invita gli elettori a votare No ma il problema va molto al di là della classica scelta “secca” che impone il referendum". Il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Nanni Moro, con una lettera aperta spiega le ragione per votare "No" al referendum del 21 ottobre.

    "Le ragioni del No sono semplici. Non si tratta di mettere in discussione il presidenzialismo, che An sostiene da oltre 10 anni, quanto di respingere una pessima legge “ad personam” imposta da Soru ai suoi alleati per poter avere le mani libere e continuare a gestire la Regione come ha fatto in questi anni, esercitando un controllo politico e personale su tutto: dall’urbanistica all’energia, dall’ambiente alle banche, dalla sanità alla pubblicità istituzionale".

    "Lo ha fatto perché la sua maggioranza glielo ha consentito, limitandosi a brontolare nei corridoi ed accettando qualunque condizionamento pur di non perdere la poltrona. Lo ha fatto anche violando la legge, come confermato da molte sentenze della magistratura, dalle energie alternative alla pesca, e molti altri tribunali devono ancora pronunciarsi, sulle tasse sul lusso e sui bilanci taroccati, solo per fare qualche esempio. Mai come ora la Regione sarda è finita del mirino dei giudici di ogni ordine e grado, dalla Corte Costituzionale alla Corte dei Conti, dai Tar alla magistratura civile: mancano solo i giudici di pace. Tanto i costi delle cause e degli avvocati finiscono nel conto dei contribuenti sardi".

    "Se fosse approvata la nuova statutaria, questo modo di governare contrario ad ogni regola democratica diventerebbe legge fondamentale della Sardegna. E soprattutto diventerebbe legge la possibilità per il Soru – imprenditore di incrementare il volume d’affari della sua azienda grazie ad una disciplina del conflitto di interessi annacquata e inefficace, costruita “su misura” dopo aver attribuito a Berlusconi tutti i mali del mondo".

    "Dovrebbe far riflettere il fatto che questa legge non la vuole anche una gran parte del centro sinistra che pure l’ha votata in aula, non la vuole la Confindustria che chiede per le imprese regole chiare e non privilegi, non la vuole la Cisl perché è contro il mondo del lavoro, non la vuole il centro destra (lo metto volutamente per ultimo), perché in una democrazia moderna non ci possono essere poteri senza controllo e soprattutto non ci devono essere istituzioni che non rispettano la volontà dei cittadini".

    "Votare No è dunque una scelta di libertà e di civiltà, ed anche la scelta politica giusta per chi vuole davvero cambiare e la politica e voltare pagina. Insomma, c’è solo un sardo che non vuol sentire. Ma che dovrà accettare (suo malgrado) il verdetto delle urne".


    foto: cons. reg. Nanni Moro (An)

    redazione 25/09/2007 3:41
    http://www.algheronotizie.it/articol..._articolo=4742


  3. #3
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    eya deu puru...

  4. #4
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    Sa tzitadi de is tres maris
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    e che c'è da capire? sono contro la linea del loro partito che si oppone alla statutaria non per ragioni ideali ma per contingenza anti-soru.

  5. #5
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    Predefinito astensione!

    LA LEGGE STATUTARIA: RIFORMA DELL’AUTONOMIA
    O PERPETUARSI DEL COLONIALISMO?
    ASTENSIONE CONSAPEVOLE, ATTIVA E DI MASSA CONTRO
    IL REFERENDUM COLONIALE!
    Il 21 ottobre il Popolo Sardo sarà chiamato ad esprimersi attraverso un referendum, sull’approvazione o meno della cosiddetta “legge statutaria”. Tale legge è il frutto di mesi di aspro dibattito tra le forze politiche “compradoris” intorno alla questione della riforma dello statuto autonomistico. Ricordiamo che su questo tema varie sono state, nei mesi scorsi, le proposte delle diverse forze politiche: da quella di istituire un’Assemblea costituente del Popolo sardo a quella di una Consulta per lo statuto e altrettanto deciso è stato l’intervento dello stato italiano il quale, in barba a qualsiasi principio di “autonomia”, non ha avuto alcuna remora ad impugnare, di fronte alla corte costituzionale, la legge istitutiva della Consulta proposta dalla regione sarda. Infatti secondo la ricostruzione governativa la semplice utilizzazione della parola “sovranità del Popolo Sardo” viola la Costituzione repubblicana italiana. Varie le “motivazioni” utilizzate: “La sovranità è dell'intero popolo italiano. Un popolo sardo sovrano non esiste”, e poi ancora: ”Il popolo sardo non è sovrano” e “no alla sovranità, si associa all’indipendenza”. Si è trattato di una palese e chiara dichiarazione di timore che in Sardigna il Popolo Sardo possa prendere coscienza dei propri naturali diritti e rivendicare il legittimo diritto all’autodeterminazione. Del tutto conseguente al suo ruolo storico di classe “compradora” è stato l’atteggiamento messo in campo dalla classe politica sarda, la quale ha dato vita ad un teatrino in cui due sono stati gli orientamenti predominanti: 1) coloro che hanno mostrato una “profonda costernazione e un amaro stupore” per la decisione del governo italiano lesiva dell’”autonomia decisionale in capo ai rappresentanti del Popolo Sardo” (costernazione e stupore che non hanno tardato a lasciare spazio all’attività quotidiana di servilismo e rapina dei nostri degni rappresentanti); 2) coloro che si sono affrettati a mettere in campo i doverosi “distinguo”, ovvero che non era nelle intenzioni della classe politica sarda mettere in discussione la sovranità dello stato italiano sul popolo sardo (e quando mai!!!), che “nessuno nel comitato per la costituente si proponeva, neanche nascostamente, l’obiettivo dell’indipendenza della Sardegna, bensì, al massimo, si ragionava di un’italia, giustamente e correttamente, federale”. In ogni caso il progetto di istituzione della Consulta per lo statuto è stato, fedelmente e servilmente, abbandonato, così come richiesto dal padrone coloniale.
    In questi giorni si assiste ad un “fervente” dibattito politico intorno alla cosiddetta “legge statutaria”, tra chi sostiene le ragioni dell’approvazione e costituisce i cosiddetti comitati per il “Si”, e coloro i quali, invece, argomentando la necessità che la legge non venga approvata, costituiscono i comitati per il “No”. Al di là della retorica, di cui entrambi gli schieramenti fanno abbondantemente uso, è opportuno chiarire che lo scontro maggiore in atto tra le varie forze politiche è quello sulla forma di governo, ovvero presidenzialismo o parlamentarismo (maggiori poteri alla giunta o al consiglio?) e sui “poteri” del presidente. Inutile forse sottolineare, anche in questo caso, il fatto che, dietro colte enunciazioni che si richiamano a termini quali “giustizia”, “democrazia”, “autonomia”, etc., altro non si cela se non il desiderio da parte della classe politica compradora sarda, nelle sue varie componenti (partiti maggiori e minori), di avere assicurato il proprio spazio nella “divisione della torta” che lo stato italiano, da buon padrone, assicura ai suoi fedeli servitori. Lo scontro in atto, per sgombrare il campo da qualsiasi illusione, è quello tra la cosiddetta classe politica “compradora”, che gestisce per conto del centro il potere a livello coloniale, utilizzando la solita politica del clientelismo per garantire e gestire gli interessi “italiani” in colonia (ne ricordiamo qualcuno: sottosviluppo endemico, basi militari, totalturismo, inquinamento petrolchimico, immigrazione forzata e tanti altri), e una nuova classe politica, che da qualche anno sta tentando di ritagliarsi uno spazio di gestione del potere in quanto referente di una parte di borghesia sarda che tenta di ritagliarsi un ruolo da borghesia “nazionale”, cercando di conquistare nuovi e maggiori poteri di contrattazione col padrone coloniale. Sappiamo che ciò che realmente muove questi schieramenti, al di là delle fumose distinzioni, sono gli stessi interessi: la gestione del potere delegata dallo stato centrale in colonia; che poi alcuni lo facciano in maniera sfacciata, barattando senza alcun pudore il proprio servilismo per una carriera da “compradoris” a Roma, o che altri si presentino invece come gli uomini della svolta per poi comunque rispondere sempre chinando il capo di fronte alle richieste dello stato italiano a noi non interessa e non ci trae in inganno. Questa classe politica e dirigente sarda che ha diretto ininterrottamente, dal secondo dopoguerra ad oggi, i diversi governi regionali ha fallito! I fatti e i numeri parlano da soli: sotto l’esperienza autonomistica la Sardigna ha avuto una perdita secca di oltre un milione di abitanti con l’emigrazione, la rovina della sua economia agropastorale, il disastro di un errato, oltre che disumano, insediamento industriale estraneo all’isola ed infine la progressiva distruzione dell’identità etnico- linguistica e culturale dei sardi. La Sardigna vive oggi ai limiti di un genocidio culturale ed etnico. Questa classe politica, anche se nel corso degli anni, indistintamente, si è ammantata di una vernice sardista, ha la responsabilità di aver favorito e di continuare a favorire i tentativi di genocidio culturale ed etnico portati avanti dallo stato italiano. Altro che autonomia!!!
    La truffa che si prospetta ai danni del nostro popolo ha inoltre un altro pericolosissimo risvolto. La nuova legge Statutaria che si propone di approvare, continua ad essere in tutto e per tutto una proposta di Statuto regionale di stampo coloniale. Infatti, come nell’attuale Statuto, la Regione Sarda si ritrova a non avere, nelle competenze previste dalla “statutaria”, alcuna autonomia in ambito di programmazione della propria economia produttiva. Il colonialismo italiano sulla nostra terra si sviluppa appunto sul controllo pressoché totale delle nostre scelte economiche, e perciò guida qualsiasi proposta di sviluppo sui suoi propri interessi. Interessi che, essendo funzionali al capitalismo italiano e pianificati perciò dalla classe politica e dalla borghesia italiana, nulla hanno né possono avere di vantaggioso per quelle che sono le necessità di sviluppo del nostro popolo. La nostra situazione di miseria deriva infatti dall’impostazione di stampo coloniale della nostra economia, perché l’Italia pretende che essa debba essere funzionale agli interessi della borghesia italiana e non dei lavoratori sardi. Il disastro dello “sviluppo industriale” attualmente in atto, così come la beffa del latte pagato a prezzo di acqua, così come le scelte energetiche finalizzate solo a dare elettricità all’Italia anziché lavoro ai Sardi, la rapina indiscriminata delle materie prime, sono solo alcune tra le più evidenti e vergognose operazioni di sopruso coloniale nei confronti del Popolo Sardo. Il principale garante giuridico di questa situazione è appunto lo Statuto autonomo sardo, il quale, essendo costruito secondo gli interessi dell’Italia, altro non è che uno Statuto coloniale. D’altra parte gli avversari dell’attuale Statuto regionale – coloro che ne propongono una nuova forma e che chiedono che i Sardi la ratifichino col referendum – non cambiano di una sola virgola la sostanza dell’attuale Statuto coloniale. Tutte le proposte di cambiamento riguardano infatti delle modifiche di assetto burocratico, ed esse non hanno altro interesse che quello di sedimentare il potere della servile classe politica sarda, garante del potere italiano sulla nostra terra. Nell’uno e nell’altro caso la sostanza, ovvero la gestione autonoma da parte dei Sardi delle proprie risorse economiche, rimane invariabilmente negata, affinché l’Italia possa continuare ancora indisturbata la sua opera di sfruttamento della nostra terra e della nostra gente.

    Mentre le due fazioni di servi coloniali battibeccano per un si o per un no ad una formalità che è comunque permanenza del colonialismo, a Manca pro s’Indipendentzia, ancora una volta sta dalla parte del Popolo Lavoratore Sardo ed in totale antitesi con la classe politica italianista. Andando alla radice del problema, superando l’inganno di un si o di un no ad un referendum che, comunque sia, prevede la permanenza dello sfruttamento italiano in terra nostra, a Manca pro s’Indipendentzia chiama la parte sana del proprio popolo, quella che ogni giorno sopporta il peso del colonialismo e dello sfruttamento, a non cadere nel nuovo tranello ordito dai nemici della Nazione Sarda.
    Per questo a M. p. I. propone una astensione consapevole, attiva e di massa al referendum coloniale, invita tutti i Sardi a ribellarsi all’ennesimo inganno e a difendere la propria dignità nazionale di fronte alla truffa che ancora una volta viene presentata come risoluzione dei nostri problemi.
    La vera risoluzione dei nostri problemi sta solo in noi stessi e nella nostra capacità di affermare unitariamente:
    ASTENSIONE CONSAPEVOLE, ATTIVA E DI MASSA
    AL REFERENDUM COLONIALE!
    GHERRA A SU COLONIALISMU!
    L’UNICA SOLUZIONE E’ L’INDIPENDENZA!

    www.manca-indipendentzia.org

  6. #6
    Dilli che tu sì a voce rivolta
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    No si nde cumprendet prus nudda...

  7. #7
    Forumista assiduo
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    un pò di coerenza non guasta

  8. #8
    A Destra...per il Sociale!
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    Credo di esprimere l'opinione di tanti militanti di An e non sono disposto ad accettare imposizioni dal partito su temi come questo.
    Nulla di più!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da simonespiga Visualizza Messaggio
    Credo di esprimere l'opinione di tanti militanti di An e non sono disposto ad accettare imposizioni dal partito su temi come questo.
    Nulla di più!
    ...di questi tempi,non è poco!

  10. #10
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    si ma è sbagliato l'approccio, infatti dovrebbe essere cosa normale. non rara....

    Saluti

 

 
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