Joanny Bricaud
LA MESSA NERA SOTTO LUIGI XIV
Sotto il regno di Luigi XIV, la messa nera non è più l’abominevole Sabba degli stregoni, che lentamente agonizza nel fondo delle campagne: è un sacrificio infame, mescolato di satanismo e di sadismo, di cui le più nobili dame del «gran secolo» si contenderanno l’onore d’essere le sacerdotesse.
Il processo della celebre La Voisin (Madame Montvoisin) viene ad istruirci ampiamente.
La Voisin era una sacerdotessa della magia nera, una strega, una fabbricante di filtri, di cui tutte le gran dame di corte e della borghesia apprezzavano il sapere. Si andava a chiedere dei filtri di morte, per sbarazzarsi di un marito fastidioso, un metodo per stregare gli amanti, degli ingredienti capaci di conservare il fascino che l’età iniziava a minacciare, delle droghe per liberarsi del frutto compromettente dell’adulterio, e permettere di darsi senza timore alla voluttà amorosa. […]
Questa singolare creatura aveva numerosi amanti; ella li pagava; tra loro vi era il boia di Parigi. Era lui che le forniva il grasso degli impiccati, per la confezione dei ceri neri, che servivano alla celebrazione della messa sacrilega. Per fornire i suoi oracoli, si abbigliava sontuosamente. Il famoso «manto dell’imperatore» di cui si rivestiva, era costato esso solo, 15.000 lire. Era un mantello confezionato con velluto cremisi «cosparso di 205 aquile a due teste, d’oro puro»
Vi era in casa La Voisin una processione infinita; degli ingenui innamorati chiedevano che addolcisse i cuori troppo duri delle amanti; delle donne mature, ma sempre ardenti, domandavano il ritorno dei loro amanti, che le avevano abbandonate per rivolgersi verso delle carni più fresche; delle donne ambiziose, che amavano le ricchezze, e che desideravano di che soddisfare le loro ambizioni. Madame de Sévignè, che era ben informata su ciò che accadeva a Corte, raccontò a sua figlia, in una lettera, le visite fatte alla La Voisin da qualche gran dama: «Madame de Soisson domanda se non potesse far ritornare l’amante che l’aveva lasciata; quest’amante era un gran principe; e si assicura che ella affermò, che se lui non fosse ritornato, se ne sarebbe pentito». Al processo si dichiarò, che tutte le volte che Madame de Montespan temeva qualche calo nelle grazie del Re, La Voisin era subito informata; quest’ultima faceva dire delle messe nere, ed inviava a Madame de Montespan delle polveri per l’amore, che ella doveva far prendere al Re.
Le messe nere erano allora di moda. Il tenente di polizia La Reynie, cita nei suoi rapporti numerosi esempi di cerimonie, fatti nelle stamberghe, a volte a Saint-Denis, a volte a Marthery, in nome, e spesso alla presenza di Madame de Montespan.
Allora i preti empi e sacrileghi, non mancavano affatto, per celebrare delle messe nere. […]Ma il più celebre di tutti fu certamente l’abate Guibourg, che La Reynie così presenta, in un rapporto indirizzato a Louvois: «È un sacerdote di 70 anni, nato a Parigi, che pretende d’essere figlio illegittimo del defunto Monsieur di Mountmorecy; ha viaggiato molto; libertino; ha servito in numerose chiese a Parigi e nei dintorni, praticando continuamente sacrilegi; avvelenatore esperto, e interessato a tutti i generi d’affari malefici, amico della Voisin; ha collaborato con lei per lungo tempo, ha convissuto per più di vent’anni con una concubina (una ragazza di nome Chanfrain), dalla quale ha avuto numerosi figli, alcuni dei quali ha ucciso egli stesso; uomo straordinario, che non può essere paragonato a nessun altro, che ha sgozzato, e sacrificato numerosi bambini. Questo crimine sembra essergli familiare. Le messe, dette sul ventre ed in altro modo, le consacrazioni, i più empi delitti che ha compiuto nel suo ministero, nulla mai lo ha sconvolto.» […]
Il più delle volte, le messe nere avevano il carattere della più ignobile lussuria. Il cerimoniale era generalmente il seguente: una stanza tutta rivestita di nero era preparata, e nel fondo, si alzava un altare egualmente rivestito di nero; dietro l’altare, un drappo nero con una gran croce bianca. Nel mezzo dell’altare, un tabernacolo sormontato dalla croce circondata da ceri neri. Questi ceri erano
stati fabbricati con il grasso degli impiccati; fornito dall’esecutore delle pene capitali, di cui La Voisin era l’amante. Il prete indossava gli ornamenti sacerdotali, come per la messa comune. Sull’altare, era distesa una donna completamente nuda, le gambe penzoloni, la testa sostenuta da un cuscino. Il prete poneva la croce sul petto, tra i seni, ed il calice sul ventre. Iniziava allora la messa, e, ogni volta che si genufletteva, baciava il corpo disteso davanti a lui. Al momento della consacrazione, allorché risuonava la campanella, il prete sgozzava un bambino piccolo dicendo: «Nostro Signore Gesù Cristo lasciava venire a se i bambini. Così, io ho voluto che tu venissi, perché io sono un suo sacerdote, e tu vai tramite la mia mano, che debbo benedirti, ed incorporare nel tuo Dio!». […]
Ecco il racconto fatto dal Dottor Legué, secondo gli Archivi della Bibliothéque Nationale, di una messa nera, detta per Madame de Montespan, alla fine del mese di gennaio 1678:
«...Allorché colei che si attendeva, fu entrata, seguita da una giovane, che non era altri che Marguerite Voisin, figlia de la Voisin, poi ella si spogliò completamente. Si vide comparire una di quelle splendide nudità, create per tentare il cesello d’un Coysevox o d’un Coustou, e che rivelavano forme di una meravigliosa opulenza: le anche piene e sinuose, sostenevano un torso dalle linee impeccabili, ed il seno abbondante, denunciava tutta la potenza e la foga d’un temperamento ardente. Il viso restava sempre mascherato, ma si vedeva dispiegarsi sino a terra, una capigliatura bionda ondulata, folta, ben conformata per sopportare il peso d’un diadema, e sulla quale si erano posate molte volte le labbra d’un principe innamorato, perché questa donna, si intuisce, non era altri che la famosa Montespan... Si coricava su questo strano altare, le gambe penzoloni da un lato; e dall’altro, la testa appoggiata su un guanciale, sostenuto da una sedia rovesciata. L’abate Guibourg pose la croce sul petto della marchesa, mise una salvietta sul ventre e vi depose il calice; dopo di che iniziava l’empia cerimonia. Marguerite Voisin faceva la funzione di chierico. Nelle diverse fasi del sacrificio, allorché il celebrante doveva baciare l’altare, Guibourg baciava il corpo della marchesa di Montespan... Giunto il momento della consacrazione, risuonava la campanella di Marguerite Voisin; ma era una campana a morte, ch’ella suonava! Si aprì una porta. Si vide apparire una donna, che portava un bambino di due o tre anni tra le braccia... Guibourg si impadronì della fragile vittima, e l’innalzò sopra il calice, pronunciando la formula satanica: «Astaroth, Asmodeo, principi dell’amicizia, io vi scongiuro di accettare il sacrificio di questo fanciullo, che io vi offro, e di concedermi ciò che io vi chiedo.» Poi lo distese sulla tavola , e lo sgozzò... Il bambino lasciò ricadere la sua testa, come un agnello sotto il coltello del macellaio, ed il sangue schizzò nell’oro del calice, sui paramenti del prete, e sporcò le membra nude, di colei che gli serviva da
complice... […]
All’inizio, per ottenere dalla messa nera il risultato desiderato, bisognava che fosse celebrata tre volte di seguito. A Villebousin, Madame de Montespan, Mademoiselle des Oellits, e l’abate Guibourg andarono nella cappella del castello, ove la messa fu celebrata sul corpo di Madame de Montespan, coricata sull’altare. La seconda messa venne celebrata a Saint-Denis, in una vecchia casa malandata. La terza ebbe luogo in una casa di Parigi, ove Guibourg fu condotto, con gli occhi bendati, e riportato nello stesso modo, fino all’Hotel de Ville.
Allorché Luigi XIV conobbe tutti i crimini, di cui s’era macchiata la donna che egli aveva amato di più, volle prima di tutto evitare lo scandalo. L’esilio della favorita decaduta, una completa caduta in disgrazia, rischiava di produrre ciò che egli voleva evitare ad ogni costo. Il 15 marzo 1691, Madame de Montespan si ritirò nella comunità di religiose di Saint-Joseph. Ella mori penitente, il 27 maggio 1707, a Bourbon.
Tratto da "La Messa Nera Antica e Moderna"
Chacornac Freres – Paris 1924 -Traduzione di Louis Ciphre
© Hell’s Fire Press, 2001