Avevo scritto qualcosa tempo fa.
Liberalismo, liberismo, neoliberismo
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=139385
Saluti


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Infatti Berlusconi si definisce liberale, ma non può esserlo nei fatti, visto che deve proteggere tutte quelle grandi o piccole corporazioni che sono il core degli elettori del suo partito e del cdx...
I repubblicani e i radicali sono i soggetti che storicamente rappresentano il liberalismo a sinistra, con il loro bagaglio di battaglie per i diritti civili, la laicità dello stato etc.
Se vuoi prova a dare un occhiata http://it.wikipedia.org/wiki/Liberalismo








1)Grazie per le risposte...mi avete chiarito molti dubbi...pero sinceramente...se penso a Dini(che ha appena fondato i liberldemocratici)....non lo vedo uno che fa una politica come i radicali...cioe lo immaginavo + un democristiano....mi sbaglio???
2)ma quindi i due poli americani(rep e dem)...non so nient'altro che liberal-conservatori(rep)...e liberdemocratici(democratici)???




In un certo senso sì. A differenza di altri paesi, negli Stati Uniti il Partito Democratico non ha mai sostenuto un'alternativa "globale" all'economia di mercato, non ha mai sostenuto che essa dovesse essere smantellata e sostituita da un altro sistema economico. Ha sostenuto provvedimenti economici volti a ridurre il potere dei monopoli, maggiori tutele per i lavoratori e per l'ambiente, un maggior peso dello stato sociale. Questo ha con il tempo portato il Partito Democratico statunitense su posizioni simili a quelle di molti partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti dei paesi occidentali, anche perché questi ultimi a loro volta si sono spostati verso il centro.
Il Partito Democratico statunitense è, di fatto, un partito "social-liberale", perché sostiene un'economia di mercato attenuata da misure che ridistribuiscano il reddito e le opportunità anche a favore dei più poveri, un partito favorevole all'economia di mercato ma al tempo stesso ricettivo nei confronti delle esigenze di tipo prettamente sociale.


Dunque, per chiarire l'equivoco bisogna tornare al XIX secolo, il secolo caratterizzato dall'affermazione del liberalismo. Il liberalismo sosteneva una forma di governo di tipo costituzionale e non assoluto, proclamava l'esistenza di diritti inalienabili dell'individuo che lo stato non poteva sopprimere, e propugnava l'adozione di un sistema economico basato sulla libera iniziatica e sul libero mercato. Va considerato che il liberalismo nacque in un'epoca in cui erano forti le limitazioni all'attività economica fondate sui regolamenti delle corporazioni.
Il radicalismo ottocentesco era, per così dire, il "liberalismo di sinistra". Si caratterizzava per un maggiore anticlericalismo ed una maggiore enfasi sul ruolo dello stato, e sulla necessità di ampliare i diritti dei cittadini appartenenti alle classi sociali inferiori. Il programma dei radicali era, per l'appunto, un programma liberale "radicale".
Partiti e raggruppamenti politici radicali esistevano in diversi paesi occidentali, tra cui l'Italia, la Svizzera, la Danimarca, la Repubblica Argentina, il Cile; in diversi di questi paesi partiti del genere esistono ancora. Il programma politico "liberal radicale" presentava evidentemente non poche affinità con quello dei socialisti, che apparvero sulla scena politica a partire dalla metà del XIX secolo e ad egemonizzare la sinistra e l'estrema sinistra, prevalendo sui loro concorrenti radicali, anarchici e, in alcuni paesi (tra cui l'Italia) repubblicani, a partire dalla fine del XIX secolo. Questo fu particolarmente evidente in Francia, dove la vita politica delle Terza Repubblica fu egemonizzata dai radicali, che, non a caso, si chiamavano "Partito Radicale, Repubblicano e Radical Socialista". La differenza tra radicali e socialisti sta nel fatto che i primi sono comunque sostenitori dell'economia di mercato e più diffidenti dei socialisti riguardo all'intervento dello stato nell'economia.
Per questo motivo, con il passare dei decenni, i radicali, che originariamente si trovavano a sinistra, si sono gradualmente spostati verso il centro o la sinistra moderata. Questo in particolare in Svizzera, dove i liberalradicali (che si chiamano in modo diverso nei cantoni di lingua tedesca, francese ed italiana) sono ormai un partito di centro, per certi aspetti persino di centrodestra, almeno nelle questioni economiche. In parte questo è accaduto anche in Francia, dove la maggior parte del vecchio partito radicale confluì anni fa nella destra.
L'Italia non fa eccezione. I vecchi radicali ottocenteschi costituivano, con i repubblicani ed i socialisti, l'"estrema sinistra" di allora. Dopo il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, un piccolo partito radicale, il PRLDI, si ricostituì negli anni 1950 per la scissione della corrente di sinistra del Partito Liberale (PLI), e per alcuni anni si presentò alle elezioni alleato con i repubblicani (PRI) o con i socialisti (PSI). L'attuale Partito Radicale è ciò che residua del vecchio PRLDI, o meglio della sua ala sinistra, che continuò il partito dopo il suo scioglimento alla metà degli anni 1960.
Quindi, in definitiva, "liberali" e "radicali" sono imparentati e condividono alcuni presupposti politico-filosofici, ma spesso hanno avuto ed hanno una collocazione politica piuttosto diversa, gli uni generalmente al centro o al centrodestra della scena politica (ma esistono anche partiti "liberali" di centrosinistra, come nel Regno Unito, in Canada, in Belgio, in Ungheria ed in Croazia), gli altri generalmente un po' più a sinistra, spesso su posizioni tanto contigue ai partiti socialisti o socialdemocratici da portare ad accordi elettorali (come in Francia tra il PS-Partito Socialista ed il PRG-Partito Radicale di Sinistra), a fusioni (come in Cile tra il Partito Radicale ed il Partito Social Democratico, e la conseguente costituzione del PRSD - Partito Radicale Social Democratico) o allo stabilimento di rapporti internazionali (come nella Repubblica Argentina, dove l'UCR - Unione Civica Radicale, che oggi fa parte dell'Internazionale Socialista).


Grazie mille a tutti...ora ho qualcosina + chiaro![]()