Qualche parola su questa vicenda della lingua:
Ricordo che a fine 2006 divulgammo uno scritto nei forum indipendentisti segnalando un dato di fatto:
Che nel sistema anglosassone la lingua non è stata e non è un fattore rilevante nel nazionalismo di alcuni paesi: Pensiamo alla Scozia ad esempio.
Sulla LSC invece fummo d'accordo per un motivo non linguistico ma assolutamente politico: E lo dico da non esperto di linguistica. Serviva un precedente, una forte iniziativa politica per dare seguito al riconoscimento della lingua avuto a fine anni '90 (che Soru pareva avere tutte le carte in regola e l'attenzione generale per rilanciare), il quale potesse dare una scossa al sonnacchioso dibattito Sardo in materia.
Ricordo anche (da corrispondenza privata) che diversi attivisti di IRS erano a favore della normalizzazione LSC per motivi analoghi, o forse alcuni influenzati da questa posizione (che fu la prima a comparire in un forum indipendentista).
Tra le varie polemiche lanciate da U Erre Enne nel corso degli anni ci fu infatti anche quella di recriminare all'indipendentismo l'assenza di una chiara posizione sui vari temi, tra cui appunto la Lingua Sarda.
Ma tutto questo (e lo dico per gli avversari della LSC) non aveva nulla a che vedere con la volontà di voler imporre un solo standard a scapito delle varianti naturalmente sviluppatesi.
Il "sostegno" (più simbolico che pratico) alla LSC era esclusivamente visto come un'integrazione all'esistente e come un modo (magari acerbo) di tenere aperto un dibattito sulla materia linguistica che noi temevamo scemasse sul nulla (come di solito accade in Sardegna per ogni cosa).
Insomma: Da un lato è vero che anche il nostro nazionalismo non ritiene vitale la lingua nei canoni della sua propaganda pubblica (basti guardare il sardismo e le ambigue posizioni decennali dell'indipendentismo), ma anche la società attuale, sempre più assorbita dall'omologazione mediatica e scolastica italiana. Aspetto quindi che influenza anche la politica identitaria in quel colpevole disinteresse.
L'altro lato è che comunque esiste una Lingua Sarda ed è comunque parlata su tutto il territorio. Voltare la testa dall'altra parte solo perché un problema non è percepito non significa infatti che un problema non esista: Compito del nazionalismo è pertanto quello di difendere l'esistente ma anche quello di ragionare sui criteri di una normalizzazione (per ragioni politiche e giuridiche su cui occorrerebbero pagine di motivazione) quanto più prossima a quell'esistente. Da non esperti ovviamente non ci siamo mai imbarcati nella rissa generale. Alcuni dirigenti indipendentisti, anche loro non esperti in materia, spesso lanciano qualche frase del tipo: "Promozione della lingua con le sue varianti". Per tenere tutti buoni, ma se poi questo sia una difesa politica della LSC o meno lo sanno in pochi. Forse neppure loro.
Il discorso è: Senza la LSC ci sarebbe oggi tutta questa attenzione sulla Lingua o saremmo più indietro?
Non lo sapremo mai, nei fatti comunque la soluzione del problema la vedo ancora lontana e tuttavia, proprio per i motivi di cui sopra, la cosa non sembra essere oggetto assoluto di interesse politico da parte dei comuni cittadini: Nel senso che il problema linguistico sembra più avvertito dagli ambienti prossimi alla politica identitaria che non dai destinatari finali che dovrebbero beneficiarne: Gli elettori. I dirigenti politici invece l'hanno capito e non volendo trattare la patata bollente la lasciano a decantare.
Ma questo è perfettamente normale in un Popolo sottoposto ad anni di sistematica distruzione della memoria di sé e di tutte le sue caratteristiche.
La posizione di IRS mi pare più un'evoluzione di tale profilo discorsivo ma che poi si siano fatti ragionamenti linguistici dietro, ovviamente, non lo sò.
Purtroppo nel 2010 ormai vediamo che la "rissa" non è più organica alla necessità di sviluppare il dibattito ma al contrario ne è l'agente che lo rallenta.




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hefico:

