Primarie: sotto il vestito niente
Il trionfalismo di Veltroni e di tutto l’establishment dell’Ulivo si regge sui 3 milioni e poco più di voti. Ma il bacino di elettori del centrosinistra supera i 12 milioni di voti, con riferimento alle ultime politiche, quindi se togliamo la quota della sinistra radicale, una media del 3%, e il 2% dell’Udeur di Mastella ai due partiti, Ds e Margherita, che hanno dato vita alla fusione fredda mancherebbero, comunque, un bel po’ di voti: circa 5 mln. E se prendiamo a riferimento gli oltre 4 mln delle primarie di Prodi, anche se allargate a tutto il centrosinistra, Veltroni ne esce ridimensionato. Se, invece, il buonista avesse fatto il pieno o quantomeno i ¾ di voti del bacino di centrosinistra allora sì che si sarebbe potuto parlare di trionfo. Buona parte dei 3 milioni di cittadini che si sono recati nella capillare rete di seggi, non per niente l’organizzazione del vecchio Pci è rinomata, sono stati attratti da quel senso di celebrità che pervade ormai la società a tutti i livelli. Metaforicamente, buona parte dei 3 mln di elettori li potremmo definire come tante veline in cerca di un minuto di celebrità.
Senza contare che probabilmente tra questi oltre 3 mln di cittadini che si sono recati ai seggi, peraltro senza quelle garanzie sulla correttezza del voto, molti di costoro sono quelli che lamentano scarsa sicurezza delle nostre città e magari anche della presenza dei rom e dei tanti ambulanti extracomunitari che invadono i marciapiedi con la loro mercanzia e che rendono difficoltosi persino gli ingressi delle fermate della metropolitana. E senza dimenticare che all’incoronazione plebiscitaria del sindaco di Roma ha contribuito anche il voto della comunità di immigrati, che il buonista del Campidoglio ha pervicacemente voluto. Il modello Veltroni è, ormai, esportato in tutte le città governate dal centrosinistra e il degrado, con strade dissestate e bivacchi notturni, è visibile ad occhio nudo.
I nuovi fan quasi tutti vicini a Confindustria, fra cui Afef, moglie di Tronchetti Provera, elogiano il modo di fare di Veltroni dove tutto trova una sua dimensione buonista. La pacatezza di cui si nutre il veltronismo non significa affatto la soluzione dei problemi che affliggono la società italiana. Il male assoluto ovvero la precarietà del lavoro non si risolve con la pacatezza veltroniana unita all’amore verso Montezemolo e soci. Il tema dell’immigrazione non si risolve con la semplificazione dell’accoglienza unita al rigore. Lo vogliamo vedere quando si tratterà di prendere provvedimenti seri, come l’espulsione di prostitute, ormai buona parte minorenni, e di migliaia di extracomunitari che hanno scelto le nostre città come terra di conquista e di illegalità. Siamo inondati di droga e di prostituzione, indifferentemente maschile e femminile, senza contare che i reati commessi nel nostro Paese vanno ad appannaggio della comunità romena, con oltre 50%. E senza contare che la stragrande maggioranza degli ambulanti multicolor che hanno, ormai, occupato ogni marciapiede e ogni piazzola sono controllati dalla comunità rom, tanto cara al primo cittadino della Capitale. Ma Veltroni è, ormai, una sorta di dogma, cui non è possibile muovere delle accuse. Tutto poteva fare meno che il politico. Forse, se avesse indossato l’abito talare nessuno avrebbe avuto da ridire sul suo buonismo tout court, invece ha scelto di essere allattato alla mammella comunista, percorrendo tutta la carriera che lo ha portato alla segreteria della Quercia. Salvo poi rinnegare la propria appartenenza all’ideologia leninista. Questo è il modello Veltroni. E molti sono incantati da questa apparenza di un uomo, quasi con il dono delle stimmate. Ma non poteva fare il prete? Coniugare solidarietà e rigore verso gli extracomunitari, salvo poi lasciarli al loro posto nei campi sosta e nelle baracche lungo i fiumi; coniugare precarietà e amore verso Confindustria, salvo poi lasciare giovani generazioni in balìa della flessibilità e con retribuzioni miserevoli che li costringono a restare bamboccioni a vita; coniugare devozione verso le missioni di guerra volute dagli amerikani salvo poi riconoscere i diritti dei popoli. Virtus in media stat e Veltroni sta nel mezzo con la sua pacatezza come fosse il vangelo, senza dare nessuna risposta seria ai problemi dei cittadini, in primis lavoro e sicurezza. Fa discorsi di una futilità assoluta eppure viene ritenuto un genio della politica. In altri tempi l’avrebbero internato in qualche gulag, invece c’è il rischio di ritrovarcelo come futuro presidente del Consiglio.
La chiave di lettura di questa plebiscitaria incoronazione di Veltroni, con il vasto contributo della comunità di immigrati, non è quella più in voga tra i grandi analisti della politica ovvero l’indebolimento di Prodi ma quanto l’aver messo la mordacchia alla sinistra radicale, sconfitta nel referendum sul Welfare e messa sull’avviso di sfratto, con la prospettiva di maggioranze variabili o di nuovo conio, in caso di ulteriori alzate di scudo.
http://www.rinascita.info/cc/RQ_Poli...CagHrTaC.shtml


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