Da quando la sinistra è nei pasticci, il nostro piccolo mondo è migliorato

Da quando la sinistra è nei pasticci il nostro piccolo mondo, l’Italia, è molto migliorato.
Il ministro della Giustizia può finalmente mandare ispettori nelle procure.
Perfino in quella dove s’indaga sul presidente del Consiglio.
I giudici, almeno nel dibattito politico, non sono più per principio inamovibili e infallibili.
Il presidente del Consiglio può attaccare il conduttore unico delle coscienze e il suo uso particolare di fare tv: Santoro, si contenga.
Gli agguati mediatici ci sono, ma non dovrebbero esserci.
Il presidente della Repubblica può convocare il Csm e criticare i magistrati che eccedono rispetto al loro ruolo senza temere, come accadde in passato, minacce di impeachment.
Non è più squalificante dire che forse i pm e i gip farebbero bene a non parlare troppo in tv e sulla stampa.
La stessa stampa è sottile e frastagliata, anche quella col fascione rosso sfoggia equilibrio.
Torna nei cuori di molti il desiderio antico del rispetto per il segreto degli atti di indagine. Anche perché un decreto sulle intercettazioni si approva in quattro e quattr’otto e se dà fastidio a qualche giudice a Milano non c’è il rischio di una conferenza stampa delle toghe in maniche di camicia e a reti unificate.
Un avviso di garanzia è solo un avviso di garanzia e il primato della politica in teoria non è più una bestemmia, anche se ormai è da anni un ricordo.
L’immunità parlamentare sta tornando a essere una cosa seria, maggioranza e opposizione discutono con garbo delle autorizzazioni, e poi magari votano assieme in Giunta. Se poi l’immunità è quella da parlamentare europeo, allora diventa sacra, perché è ovvio: l’Europa sta sopra l’Italia e noi italiani siamo molto europeisti.
Dei giudici è diventato lecito dire che a volte esondano dai loro compiti. Che magari divagano in considerazioni politiche o compiono atti con effetti anche politici.
Invece della giustizia, questo no, non si deve fare un uso politico perché in democrazia conta soprattutto il voto degli elettori, dunque i politici devono essere giudicati dai loro pari. E comunque non nel bailamme del circo mediatico-giudiziario. Perché non vogliamo respirare l’aria del ’93. Che diamine, c’è la separazione dei poteri e perfino un po’ delle carriere.
Non è più obbligatorio proclamare come un sol uomo che politica ed economia dormono in letti separati perché è naturale che un segretario di partito s’informi e un europarlamentare si occupi anche di scenari finanziari e di battaglie di potere.
Bellissimo.

G.Ferrara su www.ilfoglio.it del 6 ott. 07

saluti