Veni, vidi, Nichi
E’ scattato lo stato d’allerta nel quartier generale della Cosa rossa.
I leader della sinistra radicale sono preoccupatissimi. Il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, il ministro dell’Università, Fabio Mussi, il leader del Pdci, Oliviero Diliberto, e il leader verde, Alfonso Pecoraro Scanio, hanno per le mani delle simulazioni sul voto politico a dir poco preoccupanti.
Nell’area del centrosinistra, infatti, il Partito democratico, che pure non parte forte, finisce per catalizzare su di sé i consensi. Perciò, pur partendo dalle attuali intenzioni di voto (basse: si aggirano sempre intorno al 26 per cento, decimale in più decimale in meno), al momento delle elezioni il Pd dovrebbe prendere, secondo i sondaggisti che lavorano per il centrosinistra, tra il 33 e il 38 per cento.
Quel che è peggio (per i dirigenti della sinistra radicale, ovviamente) è che la Cosa rossa si aggira intorno all’8 per cento. Un risultato veramente esiguo. Anche per questa ragione – dicono – Fausto Bertinotti si sta spendendo molto in prima persona per attirare consensi dell’elettorato della Cosa rossa.
Bene o male, infatti, il presidente della Camera resta la star della sinistra radicale, quello che più ha presa sull’elettorato. Anche se è chiaro che dopo la sua scelta istituzionale non potrà partecipare di nuovo alle primarie per il candidato premier del centrosinistra. Perciò si è fatta strada l’idea di tentare la sorte con il presidente della giunta regionale pugliese Nichi Vendola.
La Cosa rossa ha un futuro incerto.
Sarà forse per questo che corre voce che il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, sia tentato di lasciar perdere e di non federarsi con le altre forze politiche della sinistra radicale. Pare che il leader del Pdci stia riflettendo sull’opportunità di tenere il simbolo (la falce e martello) e il nome comunista nella speranza di acchiappare così qualche voto. Questo ragionamento, ovviamente, ha valore finché rimane in vigore l’attuale legge elettorale.
E infatti anche per questa ragione, cioè per forzare i tempi della Cosa rossa, Rifondazione aveva in animo di accelerare sul sistema elettorale tedesco, perché con questa legge elettorale, invece, la tentazione di fare ognuno per sé è assai forte.
Tant’è vero che sembrerebbe aver contagiato anche il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, il quale non esclude di tenersi stretto il simbolo del Sole che ride e di scendere in pista senza gli alleati della sinistra radicale.
La Cosa rossa è in difficoltà ma non si può dire che il Partito democratico scoppi di buona salute. Veltroni guarda con preoccupazione ai sondaggi secondo i quali non vi sarà un moto di massa per le primarie di domenica prossima. E’ vero che poi la cifra dei votanti, come avvenne alle altre primarie, verrà stabilita per convenzione e non perché sono state effettivamente contate tutte le schede, ma se questa è l’aria che tira non è certo un buon viatico per il sindaco di Roma e per il Pd.
Si dirà: ma come, il Partito democratico nei sondaggi riservatissimi ha una potenzialità del 33-38 per cento, è mai possibile che vada maluccio? Obiezione più che sensata, se non fosse per il fatto che quegli stessi segretissimi sondaggi rivelano che un partito unico formato dalle sole Forza Italia e Alleanza nazionale otterrebbe il 44 per cento.
E questo senza contare l’Udc, la Lega e gli altri partiti minori che fanno parte del centrodestra.
Pd che traballa, polemiche che aumentano.
E’ di qualche giorno fa l’intemerata del presidente della commissione Esteri della Camera, Umberto Ranieri, contro la classe dirigente del Partito democratico. L’esponente diessino – che però alle primarie sostiene il sottosegretario Enrico Letta – è convinto che le primarie rischino di “essere un’occasione perduta” e denuncia “il pressappochismo dei gruppi dirigenti”.
www.ilfoglio.it del 9 ott. 07
saluti




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