Aziende nautiche costrette a togliere l'ancora dal logo: troppo simile alla croce Vietati gli abiti non conformi alla sharia e la lettera "X" nei marchi. I divieti si moltiplicano: gli uomini non possono pettinare donne senza velo.
Islam Se non fosse tutto molto serio e drammatico, si potrebbe parlare di Islam creativo. Interpretazioni del Sacro libro a uso e consumo di una propaganda oscurantista che mira a soggiogare il popolo. Divieti che possono sfociare in condanne a morte. L'ultima prescrizione, in ordine di tempo, arriva dalla Striscia di Gaza. Gli integralisti di Hamas, così moderni nell'utilizzare il web e armi sofisticate, hanno emesso un editto che vieta ai parrucchieri uomini di esercitare. Il motivo è surreale: gli uomini non possono pettinare le donne senza velo. A Gaza c'è quasi aria di rivolta: i saloni di bellezza sono stati chiusi dai miliziani ed i coiffeur si sono rivolti al Centro palestinese per i diritti umani e hanno chiesto al governo di Gaza di ripensarci. I governi islamici tengono molto agli stili di vita dei loro cittadini. Ne sanno qualcosa gli iraniani. Oltre a essere controllati su cosa pensano, la «polizia della morale» degli ayatollah si preoccupa di come vestono.
Non solo riguardo al velo per le donne, ma anche negli abiti meno conformi alla religione. Così basiji e pasdaran controllano ogni giorno i negozi e sequestrano l'abbigliamento non ritenuto idoneo. Commercianti e cittadini vengono colpiti da una «nota di infamia» che segnerà la loro vita ala stregua di un oppositore del regime. Persino le automobili devono corrispondere a certi canoni: vietate quelle dove le donne sono costrette a togliersi il velo per avere maggiore visibilità. I solerti difensori della morale islamica sono arrivati, questa volta in Arabia Saudita, nella città santa de La Medina, a picchiare per strada una donna che, pur in compagnia del marito, indossava i pantaloni: indumento vietato secondo un'interpretazione della sharia.
La polizia religiosa saudita è certamente la più rigorosa visto che ha presentato ricorso presso un tribunale di Riad per fermare la nascita di due nuove aziende locali. L'Ente per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, nome usato per la polizia religiosa saudita, ha denunciato il ministero dell'Industria e del Commercio perché ha accettato l'iscrizione di due nuove società saudite accusate di avere una croce all'interno del loro logo ufficiale. In particolare una di queste aziende, che opera nel settore nautico, ha un'ancora nel suo logo, che secondo la polizia religiosa saudita «è molto simile a una croce e questo offende la nostra religione». Per questo è stato chiesto alle aziende di cambiare logo per poter operare nel paese. Un anno fa è stata bandito un prodotto perché nel nome compariva una «X».
La Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio ha messo una fatwa per cancellare la concessione all'azienda. La «X» è troppo somigliante alla croce simbolo del cristianesimo è stata la motivazione. Dopo questa sentenza su molti blog arabi si è acceso un dibattito nel quale si suggeriva alle autorità islamiche di censurare anche i simbolo matematici della somma e della moltiplicazione. Il matematico e filosofo islamico Averroè, sostenitore del Corano come espressione della religione perfetta e guida dell'umanità, oggi rimarrebbe esterefatto e finirebbe lapidato sulla pubblica piazza.
Il Tempo - Islam moderato: no ai parrucchieri




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