da www.socialismonazionale.net
G E R A R C H I A
SENZA CENSURA FATTI ITALIANI
Spero che al di là del bersaglio più prossimo, ovvero lo schifo di A.N. e dell'iscariota che vorrebbe far marcia indietro complice, niente di strano, Romagnoli e probabilmente anche i soliti noti che possono meglio contendere la poltrona, si voglia comprendere che la degenerazione sociale avviene solo dove il raziocinio scompare, con ciò distruggendo la Libertà! Vorrei citare Platone là dove recita della "mala pianta", ma per non scomodarlo nella squallida vicenda che appena tratteggerò, ripiego sul più domestico ma non certo meno significativo Gaber ove anch'egli recita:
"...La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione... "
Con somma sorpresa ho letto stamani un disgustoso articolo apparso su “l’Occidente” di cui direttore è Giancarlo Loquenzi. Subito ho risposto, poiché chiedevano di commentare, ma lo scritto non è ancora visibile e forse non lo sarà!
Il giornalista che scriveva il testo sul caso Mele deve essersi fumato il cervello, perché nel suo dire appassito e pieno di corbellerie annunciava… “anche i politici sono uomini” dunque soggetti ad errori, perciò non devono essere condannati per i loro errori. [A parte che il pubblico ha sempre la memoria corta, deridere pubblicamente un politico, in questi tempi di supremo mercanteggiare vuol significare crearsi un nemico spietato che brigherà per “lasciare il segno del suo passaggio nella tua vita”]. Domanda, ma allora, al bisogno, chi deve essere redarguito e punito?
Allorché, distratto, per la prima volta ascoltai la notizia di cui appena tratteggio la sostanza, ricordo che il commento televisivo, forse di Rai 2, annunciava di un deputato U.D.C. (Unione Democratica Cristiana) [so che conoscete il significato della sigla, ma voglio farne risaltare il contenuto] colto insieme a gay e stupefacenti con i quali festeggiava la sua solitudine bisognevole di coccole. Invece, stamani, la notizia era ammorbidita, perché recitava che il deputato si trovava insieme a prostitute e stupefacenti.
Non me ne frega niente di gay e zoccole, ma, mentre ritengo le seconde degne di stima se non pregiudicate per motivi seri, non condivido i secondi che devono praticare il “vizietto” in silenzio e senza pubblicità di “slinguate” televisive ed altre porcate. Dunque, non nego loro alcun diritto, ma nemmeno loro devono farmi subire la propria assillante ed ingombrante presenza.
Tornando al discorso di questa lettera, il direttore Loquenzi, forse lui stesso l’articolista de: “Il caso Mele e la tentazione della prima pietra” (che cavolo vuol significare non so), asseriva che “non è lecito farfugliare(?) nelle vene dei politici rappresentanti il popolo italiano”, anzi essi devono essere compresi ed amati per la loro lontananza da casa, poveri missionari! Però, nemmeno una parola è uscita dalla penna del lubrico giornalista in favore delle mie vene di disgraziato che non vorrebbe tirare solo “quattro paghe per il lesso” come, invece, mi costringono a fare i politicanti che vogliono rimestare nelle mie vene, nel mio fiato, nelle mie urine, cosa che considerano sempre lecita, perché un qualsiasi giudice, anche in vacanza, darà l’assenso senza porsi problemi.
E già, ora “il popolo bruto, che mai ha snudato il banano, invece d’augurare al gran ciambellano cazzi in culo almeno trentatre” [ricordate l’Ifigonia in culide dei tempi dell’università –quella dei miei tempi-] si sodomizzerà e pagherà per gli onorevoli anche l’appartamentino rosa con puff e puttanesco armamentario per confortarli! Questa l'oscena, ridicola, ilare, disgustosa proposta di Lorenzo Cesa, sempre dell'U.D.C. che è portatore di valori del menga... e la chiesa, sempre ruffiana ed opportunista, non ne prende le distanze!
Italia, amato paese, ormai luogo di vergogne non per i fatti in sé, ma per come devono essere sempre "perdonati" i figli di puttana che detengono il Potere.
Scusate il dire volgare, ma “quanno ce vò, ce vò”.
E ora beccatevi anche questa cosa che segue, è vecchia di quasi 2 mila anni però...
Marco Valerio Marziale: Bilbilis, Spagna Terragonese 40 d.C. ca – 104 ca. Epigrammi: “liber XII- n. XLII”-
Barbatus rigido nupsit Callistratus Afro
Hac qua lege viro nubere virgo solet.
Praeluxere faces, velarunt flammea vulgus,
nec tua defuerunt verba, Talasse, tibi.
Dos etiam dicta est. Nondum tibi, Roma, videtur
Hoc satis? Expectas numquid ut et pariat
Callistrato, l’irsuto, ha sposato l’aitante Afro
tenendo in alta considerazione la legge secondo cui una ragazza va sposa ad un uomo.
Li precedettero le faci, non mancarono canzonette licenziose
mentre velato era il volto della sposina.
Anche il corredo era stato convenuto.
Roma, Non ti sembra abbastanza tutto questo?
Forse credi che anche partoriscano?
kiriosomega
UN PAESE DROGATO
Esaminare la situazione del paese Italia in questo periodo con i parametri della normalità é impossibile. Basti solo pensare al fatto che la sopravvivenza quotidiana dei circa ottomila italiani sparsi per il mondo nelle cosiddette missioni militari all’estero, é legata agli umori di una classe politica impantanata in sporchi giochi di potere e di ricatti trasversali, per comprendere lo stato comatoso di un paese ormai allo sbando. Tutti contro tutti in un gioco al massacro senza fine e senza prospettiva. E’ chiaro che per noi socialisti nazionali gli ottomila militari in giro per il mondo a tutelare gli interessi della plutocrazia usuraia, dovrebbero essere richiamati in Patria, ma contestualmente non riusciamo a comprendere come i responsabili delle scelte operate a suo tempo da destra e da sinistra possano continuare a tenere i nostri soldati in una situazione di precarietà e di ambiguità che li espone a rischi gravissimi e che li pone nella umiliante posizione di essere usati come merce di scambio di turpi interessi. Tutto questo à veramente delittuoso e criminale, ma quello che é addirittura scandaloso e che vogliamo denunciare con forza é il comportamento servile e addirittura omissivo degli Stati Maggiori delle nostre FFAA. Una pletora di generali che in questo contesto di sbando e di degrado morale non sentono il dovere di rivendicare un ruolo attivo a tutela del personale che dipende gerarchicamente da loro e che rischia sul campo. Questi super-gallonati, pieni di nastrini e di medaglie di latta, dimostrano nella maggioranza dei casi di essere i degni eredi dei badogliani del 1943. Anche nel caso dei militari colpiti dalle radiazioni e dagli effetti inquinanti del materiale bellico utilizzato nelle varie missioni, senza adeguata protezione, hanno finito per avallare la soluzione politica imposta dall’alto abbandonando alla loro sorte i giovani che sono morti e che si sono ammalati e le rispettive famiglie che hanno dovuto fare fronte con i loro mezzi anche alle cure. Si é creata una complicità omertosa tra le alte gerarchie militari e la classe politica di tutte le tendenze al solo fine di occultare le rispettive gravissime responsabilità. Questi problemi non compaiono nelle aule parlamentari e non sono trattati nella catena mediatica al servizio del regime liberaldemocratico. E’ più importante la storia di vallettopoli, ovviamente, storia emblematica di una corruzione morale diffusa e che é ormai entrata nel DNA dell’italiano medio e che svolge il ruolo di efficace diversivo rispetto ai problemi veri ed importanti della Nazione. Quello però che sul piano politico la maggioranza degli italiani di tutte le tendenze e di tutte le parrocchie non ha ancora compreso, é il fatto che il personaggio garante della penetrazione in Italia dell’ american way of life non é Berlusconi ma Romano Prodi, uomo della Goldman Sachs, banca d’affari e club finanziario di élite che piazza sistematicamente i suoi adepti nei posti chiave nel mondo e che è una vera fucina di potere a dimensione globale. Ma non basta ancora perché Romano Prodi é anche professore al Bologna Center della Johns Hopkins University, istituzione privata che investe molto denaro nella formazione delle future classi dirigenti a livello mondiale e che, in fatto di potere usurocratico-mondialista, vale assai più della politica ufficiale della Casa Bianca. Sono pertanto ridicoli e patetici i giovani di destra e di sinistra che perdono il loro tempo a contestare rumorosamente i singoli personaggi presi di mira nel momento, riducendosi così a prolungare il carnevale in periodo di quaresima, senza riuscire ad individuare il “nemico” vero. (Stelvio Dal Piaz)
L’UOMO E LA TECNOLOGIA
Il rifinanziamento delle cosiddette “ missioni militati all’estero” e, soprattutto, l’affare Mastrogiacomo con tutto quello che ha comportato, hanno riportato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’Afghanistan, un paese asiatico dalle caratteristiche etniche ed ambientali molto particolari e che, come unità politica distinta, esiste da meno di un paio di secoli avendo fatto parte per lungo periodo dei grandi imperi che dominarono la zona tra l’altipiano iranico e l’India.
Detto ciò, e facendo astrazione dalle motivazioni politiche e geostrategiche che hanno indotto gli Stati Uniti ad invadere questo paese (la favoletta dell’11settembre e di Bin Laden la devono raccontare allo scemo del villaggio !) quello che interessa in questa sede mettere in evidenza é il fatto che lo Stato maggiore americano e il Ministero della Difesa hanno dimostrato, fin dall’inizio, una sotto valutazione delle caratteristiche oroidrografiche del territorio e della popolazione che lo abita.
Dal punto di vista geografico il paese, che non ha sbocchi al mare, é per la maggior parte un dedalo di aspre e nude montagne, cui fanno corona a nord e a sud-ovest due larghe depressioni: quella che guarda al corso dell’Amu-Daria lungo il confine dell’ex Unione Sovietica, ed il basso bacino dell’Hilmend, per metà deserto e per l’altra metà steppa salina. Il rilievo consta del lungo cimale del Hindu-kush. che sale da 2000 ad oltre 7000 metri da ovest ad est sul quale si innestano altri allineamenti montuosi, disposti a mo’ di ventaglio con il cercine in corrispondenza alla strozzatura che si disegna tra gli alti bacini dell’Amu-Daria e dell’Hindo. Nonostante la loro notevole altezza si tratta di montagne non comparabili con le nostre Alpi; selvagge d’aspetto, ammantate a lungo da nevi, ma senza il tipico scenario di vette e di guglie che ci é abituale, anzi di regola con ampie superfici allivellate, smembrate e rotte da gole profonde. Le valli, per questo loro carattere, dividono più che non uniscano i diversi compartimenti, determinando anche qui la formazione non di larghe unità antropiche, ma piuttosto di oasi, i cui reciproci rapporti non possono essere assicurati se non attraverso difficilissime scarse vie di comunicazione. Il clima é caratterizzato da forti escursioni. termiche annuali e diurne ed é in genere assai asciutto o, addirittura, arido. L’aridità viene temperandosi solo man mano che ci si avvicina al rovescio meridionale dell’ Hindu-kush dove giunge - sia pure attenuato - l’effetto dei monsoni. Ne consegue una vegetazione spontanea piuttosto povera, poche e poco estese le foreste (e di ciò si rammaricano certamente gli statunitensi, che nell’occasione non possono utilizzare il famoso e “democratico” defogliante che tanto beneficio ha portato nel Vietnam !) eccetto nell’impervio Kafiristan; diffusissime la macchia, la steppa e il deserto. C’è anche l’enorme palude del Hamun, sul confine con l’Iran, e tutto intorno una cornice di calve e desolate montagne. La popolazione è assai varia etnicamente: Pathani o Afgani, Tagichi di ceppo iranico, i Kafiri, i Citrari, i Dardi di stirpe indo-ariana, gli Hazara e gli Usbechi appartenenti al gruppo turco-mongolo. Elemento unificante la religione musulmana di rito sannita. Non é stato mai consentito alle missioni cristiane di penetrare nel paese. Le leggi poggiano sul diritto musulmano e sulle tradizioni delle varie Tribù.
Gli statunitensi, nel gettarsi con tanta arroganza nell’avventura afghana, hanno sottovalutato la tipicità del territorio e le caratteristiche delle popolazioni, abituate da sempre a sopravvivere e combattere in quell’ambiente inospitale ed hanno - di contro - sopravvalutato la loro capacità offensiva basata sulla sofisticata tecnologia militare e sulla potenza distruttiva dell’armamento (le famose armi di distruzione di massa ), armamento che provoca effetti collaterali devastanti sulla popolazione civile, ma che, in questo caso, non é vincente sul piano strettamente militare. Anche nel terzo millennio, purtroppo per loro, l’ “uomo con le palle” é ancora vincente. La disfatta della potente “armata rossa” che, tra l’altro, poteva contare sulla vicinanza delle fonti di rifornimento e delle relative basi logistiche, non ha insegnato nulla ai politici ed allo Stato maggiore statunitense.
Ancora meno ha insegnato alla classe politica italiana di tutte le varie parrocchie che - anche in questa circostanza - ha riconfermato il proprio ruolo di vassallaggio lasciandosi trascinare in una operazione militare contraria agli interessi nazionali, ed in aperta violazione del dettato costituzionale. (Stelvio Dal Piaz)
NUOVO MODELLO DI DIFESA
Nel momento in cui il parlamento é impegnato per il rifinanziamento delle cosiddette “missioni all’estero”, un eufemismo utilizzato per mascherare le operazioni militari a supporto degli interessi statunitensi, la classe politica dimentica (come sta dimostrando il contenuto della discussione parlamentare)il problemasquisitamente militare legato al nuovo modello di difesa conseguente all’abolizione della leva ed alla ristrutturazione delle FF.AA., problema che interessa quattro settori fondamentali:
-a) la politica del personale;
-b) le forzeoperative (brigate, navi ed aerei);
-c) la politica dei materiali;
-d) l’industria per la difesa.
- Nel settore del personale, oltre alla revisione dei vertici militari che sostanzialmente pone il solo Capo di Stato Maggiore della Difesa nella posizione di unico responsabile della pianificazione e dell’impiego di tutte e tre le FF.AA. (Esercito. Marina, Aeronautica), gli aspetti innovativi sono legati all’abolizione della leva, all’incremento dei volontari e l’apertura alle donne. Nell’attuale e deplorevole carenza di principi e valori sappiamo che i giovani, nella maggioranza dei casi, giocano la carta del volontariato solo se economicamente ben retribuiti, anche perché é mancata una sana, limpida e trasparente politica informativa ed educativa tendente alla rinascita del sentimento e dell’orgoglionazionale, come, d’altra parte, mancano le condizioni morali per rendere più partecipe la società italiana ai problemi della difesa dal momento che siamo una nazione colonizzata e priva di identità, problemi che, viceversa, dovrebbero esprimere quelle indispensabili sinergie morali tra popolo ed uomini in armi, così necessarie in tempi di crisi o, addirittura, di guerra. Nell’attuale contesto le unità di volontari, al di là della retorica in occasione di eventi luttuosi, finiscono per divenire ed essere considerate una sorta di “bande mercenarie” che affiancano le coscienze della società da impegni morali e materiali i quali, oltre che formativi per la stessa società nel suo complesso, rappresentano occasione per un coagulo intorno ai valori più nobili di una comunità nazionale. Del resto questa avvilente, degradante e poco onorevole situazione é stata addirittura codificata nell’art. 1 della riforma delle FF .AA. italiane senza chealcuna delle forze politiche presenti in parlamento sollevasse obiezioni,
Le forze operative del Nuovo Modello di Difesa sono state sostanzialmente diminuite e ciò per evidenti motivi di bilancio. Fatto sta che la diminuzione di brigate, navi ed aerei, ha portato ad una ridotta efficienza operativa tra l’altro mal compensata dalla ventilata iniezione di tecnologia che, nonostante gli impegni che a livello politico vengono incoscientemente presi, per il momento stenta ad arrvare. E’ bene essere consapevoli di questa situazione che vede i nostri militari scarsamente equipaggiati con sistema d’arma ad alta tecnologia, anche se gli “addetti ai lavori” sostengono il contrario.
- Per la politica dei materiali il nuovo indirizzo é quello della tecnologia. Purtroppo qui ci sono ampi settori (carri armati, aerei, ecc.)in cui l’industria nazionale non ha prodotti internazionalmente competitivi. E’ pur vero che attualmente nessuna nazione (tranne gli USA ) é in grado di perseguire una politica di difesa autonoma, e qui il ragionamento si fa politico perché mette in evidenza l’incapacità europea di creare una integrazione delle rispettive FF.AA., anche nella auspicabile prospettiva di svincolarsi finalmente dalla soffocante ed interessata “protezione” degli Stati Uniti i quali, addirittura, con l’allargamento della NATO, hanno esteso la loro influenza anche a paesi dell’ex Patto di Varsavia.
- Per l’industria della Difesa, quarto settore del Nuovo Modello di Difesa, vale il concetto espresso per imateriali. Occorrerebbe favorire le “JOINT-VENTURES” e produrre in stretta collaborazione con altri paesi, soprattutto europei. Ma il problema sta anche nel modesto collegamento tra Amministrazione della difesa e Industria. O meglio, solo la componente burocratico-amministrativa ha istituzionalmente competenza ai contatti con l’apparato produttivo nazionale. Parliamo delle Direzioni Generali che non hanno, per contro, nessuna responsabilità istituzionale sull’impiegooperativo delle risorse economiche che è proprio degli Stati Maggiori. In altre parole si è in presenza di una catena tortuosa e farraginosa o, quantomeno, non aderente alla dinamicità del mondo produttivo-commerciale internazionale odierno. Gli Stati Maggiori esprimono esigenze ed accantonano risorse, ma non possono ricercare direttamente sui mercato le risposte ai loro bisogni. Sono le Direzioni Generali le quali, lontane dalle necessità operative, entrano nei mercato per soddisfare esigenze di Forza Armata. Si può facilmente intuire che ai già lunghi tempi tecnici per la progettazione, sperimentazione e produzione di un carro armato o di un aereo, si aggiungono poi i tempi burocratici per la ricerca di mercato, la definizione dei requisiti tecnico-operativi e la stesura e ratifica di un contratto. Il risultato ? Sempre più spesso quando un sistema d’arma entra in operatività é certamente già superato ed obsoleto.
In conclusione è doveroso rappresentare che i provvedimenti che hanno ridisegnato il nostro modello di difesa sono stati attuati soprattutto per perseguire risparmi di risorse, come ampiamente dichiarato dagli stessi ambienti politici, che però di tutto questo non tengono conto quando si tratta di prendere impegni internazionali che coinvolgono la sicurezza dei nostri militari. Pertanto il risultato è ancora una. volta penalizzante nei confronti delle nostre FF.AA. e tutto ciò nel momento in cui i“politicanti” di tutte le parrocchie continuano ad assumere impegni di carattere militare sempre più estesi e gravosi e, fra l’altro, non coerenti con gli interessi nazionali, come da noi più volte denunciato. (Stelvio Dal Piaz)
LA PERVERSIONE
La classe politica italiana é dominata a tutti i livelli dalla perversa filosofia del potere per il potere, Il sistema demoparlamentare favorisce questa degenerione e finisce per formare una categoria antropologica che si distacca sempre più dalla realtà sociale che pretende di rappresentare e di governare.Il fenomeno é perverso perché mette in moto dinamiche relazionali pedagogicamente scorrette fino al punto che questa casta autoreferenziale di intoccabili, nel mentre si sente autorizzata a regolare la vita dei cittadini-sudditi finnegli aspetti più intimi e personali, agisce e si comporta secondo un codice morale a sua esclusiva misura ed utilità. L’inganno e la menzogna sono parte integrante di un sistema di potere che modifica opportunisticamente le regole del gioco in corso d’opera e solo per mantenere le proprie posizioni di privilegio attraverso un meccanismo di. complicità omertosa che vede coinvolta sia la cosiddetta maggioranza che l’opposizione. Il teatrino della politica politicante vede di volta in volta attori che recitano a soggetto secondo un canovaccio che prevede scambi di ruolo a seconda delle circostanze e delle opportunità. L’importante é continuare ad illudere il cittadino-suddito. Stiamo assistendo. in questi giorni, ad uno dei punti più bassi della commedia all’italiana. Per sopravvivere a se stessa, ritrovare una effimera unità di facciata e superare l’ennesima crisi governativa (che é poi crisi di sistema !) la classe politica non trova niente di meglio che proporre la famosa “legge del capo”: undici punti più uno, spacciati per programmatici ma che altro non sono che enunciazioni di principio, che possono essere riempite con tutto e il contrario di tutto. Tanto la soluzione definitiva viene poi affidata al dodicesimo punto che rappresenta la sintesi della “legge del capo”. Stando così le cose, una riflessione però va fatta: se lor signori si permettono impunemente di proporre una soluzione di tal fatta, cioè in definitiva una “barzeletta”, é segno che si sono convinti che agli italiani, trasformatisi in “italioti”, si può ormai spacciare anche l’ottone per oro. E se così é, é la riprova che questa variegata congrega di mediocri professionisti della politica, ha raggiunto il massimo degli obiettivi possibili e cioè l’instaurazione di. una democrazia senza demos. Nel frattempo, in questo contesto così degradato, spazi di potere vero vengono conquistati dalle forze plutocratiche che stanno aggiustando il tiro per depredare le ultime risorse strategiche del paese Italia. Liberalizzazioni, privatizzazioni dei servizi essenziali (scuola, sanità, trasporti, acqua, fonti energetiche), precarietà del lavoro, rapina del salario differito dei lavoratori, limitazione degli ammortizzatori sociali, aumento della pressione fiscale. riforma pensionistica, sono tutte forme di progressivo impoverimento collettivo, che rappresentano il programma di organismi sovranazionali quali il Fondo monetario, la Banca Mondiale, la Banca centrale europea e così via. Altro che riformismo ! Una classe politica intellettualmente onesta dovrebbe avere il coraggio di dire finalmente agli italiani la verità: la guerra non l’hanno persa solo i fascisti. L’ha persa l’intera nazione Italia e per questo siamo politicamente una nazione a sovranità limitata, ed economicamente una nazione in amministrazione controllata. Si può uscire da questa umiliante situazione di sudditanza superando le divisioni e ritrovando unità e concordia nel nome di una Patria comune. Dopo oltre sessant’anni anche i “Trattati” più infami possono essere denunciati se si ha la volontà di “rinascere”. Ma noi uomini liberi sappiamo che questa classe politica non compirà mai questo atto di lealtà verso il popolo italiano, perché al potere ci sono i nipotini dei traditori protetti dall’infame articolo 16 del Trattato di pace imposto all’Italia. Stelvio Dai Piaz