Verso la privatizzazione dello Stato?La prima puntata nel 2007 di Report, trasmissione che più di tutte descrive come stanno le cose, ha sollevato un problema dai risvolti, molto, ma molto, inquietanti: la vendita da parte delle banche di prodotti finanziari incomprensibili, ambigui (lo stesso ex-ministro delle finanze Domenico Siniscalco ha ammesso di non comprenderli), che possono essere capiti solo da chi ha preso un master in materie economiche all’estero e con l’aiuto di costosissimi programmi applicativi per computer, in analisi che durano giorni, ma che i “sicari” delle banche spingono a comprare attraverso spiegazioni fasulle riguardo ambigue frasi nei fogli in cui si firma per l’acquisto di questi macchinosi prodotti finanziari, anzi a volte accade che le banche minaccino di tagliare i prestiti ad una impresa se il titolare rifiuta di comprare questi derivati finanziari. Ma cosa sono questi “derivati finanziari”? Pacchetti di azioni (quote di proprietà) di prestiti bancari, di fondi d’investimento, di aziende e entità pubbliche, tali che se gli investimenti vanno male il possessore delle azioni non solo ci rimette i soldi dell’acquisto ma dovrà pagare alla banca che le ha venduto il derivato finanziario molto altro denaro che definisce l’entità della perdita, in un meccanismo di “socializzazione delle perdite” dove la banca rimane salva mentre il piccolo cliente si ritrova costretto a dissanguarsi, pena il pignoramento di ciò che possiede. Il più delle volte tali prodotti finanziari contengono perdite delle banche che esse così dirottano sui loro clienti, azioni di prestiti ad alto rischio di insolvenza, titoli di amministrazioni pubbliche corrotte e inefficienti, ma il compratore non può arrivare a capirlo, così come non arriva a capire che l’ assicurazione sulle perdite dovute al rialzo dei tassi di interesse (alzando i tassi di interesse si determina più insolvenza dei debiti e meno propensione a contrarre prestiti) che egli stipula con l’acquisto del derivato lo copre per ben pochissime evenienze.
Questi prodotti sono stati venduti sia a decine di migliaia di imprenditori che di enti pubblici, dai comuni alle regioni.
Decine di migliaia di imprenditori piccoli e medi si sono trovati fregati da agenti bancari, anche da direttori di banca “amici”, che hanno loro proposto, attraverso bugie, l’ acquisto di questi derivati finanziari, quasi tutti ci sono cascati, e adesso si ritrovano a dover dare i loro averi alle banche. In breve assisteremo ad un pignoramento di migliaia e migliaia di aziende che finiranno amministrate dalle banche o vendute a giganti industriali e mafiosi, ponendo quasi tutta l’economia in mano all’alta finanza e alle multinazionali. Credo che tale indebitamento sia stato studiato a tavolino, cioè cercato apposta e che proceda parallelamente alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni di questi anni, il beneficiario è lo stesso.
E adesso anche i comuni, le province, le regioni, le aziende pubbliche si sono pesantemente indebitate (10,5 miliardi euro di debiti degli enti pubblici a causa dei prodotti finanziari comprati dalle banche): tanti amministratori si sono messi ad acquistare i strani prodotti finanziari, che a breve termine possono dare qualche profitto ma dopo portano sempre astronomiche perdite che gli attuali amministratori accordandosi con le banche fanno ricadere sui successori. Spesso non è possibile sapere l’entità delle perdite anche perché gli enti pubblici non hanno l’obbligo di iscrivere nel bilancio il valore dei derivati dal momento della stipula del contratto, ma i dati in alcune città elaborati da abili studiosi stimano perdite per decine e decine di milioni di euro. Le banche londinesi hanno definito la pubblica amministrazione italiana una grassa gallina dalle uova d’oro. Ci chiediamo come sia stato possibile che sindaci, assessori, presidenti di regione, consiglieri, abbiano stipulato delle autentiche polpette avvelenate: in molti certo sono ignoranti e incompetenti, ma non pochi avevano capito le cose e hanno fatto l’ acquisto lo stesso; tanto per pagare i debiti si usano i soldi del popolo la cui produzione è controllata dalle suddette banche stesse. Tale fenomeno iniziò col governo Berlusconi, il quale col decentramento ridusse drasticamente le risorse finanziarie statali per regioni e comuni, i quali pure essi apparati spreconi per arricchire i signorotti, decisero per rimpinguare le loro esigue finanze, di aumentare le tasse ai cittadini, di sistemare autovelox e telecamere per multare a nastro, di chiedere prestiti alle banche, di comprare dalle banche i maledetti prodotti finanziari. Lo stesso taglio di risorse finanziarie alle amministrazioni locali potrebbe essere stato deciso da quel governo servo delle banche quanto quello di adesso, apposta per causare l’indebitamento dei distretti amministrativi. Nei prossimi anni quindi vedremo comuni, regioni, forse lo stesso parlamento italiano, pignorati, venduti a multinazionali o amministrati dalle stesse banche internazionali. In poche parole, la privatizzazione dello Stato, delle nostre stesse esistenze. Abbiamo già un esempio: il comune di Taranto, il quale per anni ha contratto prestiti su prestiti con vari colossi bancari e praticato allegre esenzioni fiscali ai cittadini sia per ingrassare i politicanti, sia per creare consenso nei cittadini; ma il conto arrivò e le tasse comunali salirono spaventosamente per pagare i debiti, adesso a Taranto non si può spendere nemmeno per pagare gli impiegati comunali e l’ICI viene versata alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Una città di 240.000 anime che ora vive pagando le banche, che svolgono una imponente attività di gestione della città. Ci sono già regioni che per fare certe cose devono chiedere il permesso a banche straniere, questi sembrano i patti in caso di insolvenze.
Insomma, uno Stato che tra 5-10 anni sarà un feudo delle banche, suddiviso a sua volta in tanti sottofeudi guidati da banchieri e industriali. Tutto sarà in mano a privati. E sindaci, parlamentari, ministri, saranno amministratori dei moderni feudi per conto dei “signori” capitalisti, i quali disporranno di folte schiere di sgherri disposti a compiere le peggiori nefandezze in cambio della partecipazione ad un orgia “educati” da consumismo, annichilimento delle ideologie, ribellismi vuoti strutturati ad arte dai poteri occulti. Tutta la nostra vita sarà privatizzata: saremo solo numeri, anzi, lo siamo già. Pensate sia fantascienza partorita da uno che guarda troppi film? Rileggete quello che ho scritto e guardatevi attorno, anziché andare a milioni alle manifestazioni oceaniche di partiti che sono lautamente pagati dai banchieri che si preparano a pignorare pubbliche amministrazioni e decine di migliaia di piccole imprese.
Pertanto, rivolgo l’ invito a tutti i camerati, cittadini consapevoli e critici del sistema a organizzare dei comitati per impedire la privatizzazione dell’economia nazionale e dell’amministrazione pubblica, cacciando i parassiti che consumano il popolo italiano e lavorando per dare la sovranità monetaria al popolo.
Alfredo Ibba
20 ottobre 2007
www.avanguardia.tv


Rispondi Citando



