TRIESTE. Scoperti nel cimitero di S.Anna i feretri che contengono le
spoglie dei partigiani fucilati il 3.IV.1944 nel poligono di Opicina. Tale
scoperta smentisce la sentenza della Corte d'Assise di Trieste nella parte
in cui essa afferma che i corpi dei fucilati sono stati bruciati nel forno
crematorio della Risiera di San Sabba.
Le spoglie mortali -
miracolosamente risorte dal camino - smascherano
la messa in scena di quanti hanno brigato per mistificare la verità storica.
Il Tribunale speciale del supremo Commissario nella zona d'operazioni
del Litorale Adriatico con comunicato ufficiale pubblicato su Il Piccolo
del 21.9.1944 comunicò che sei partigiani (Poropat Ivan, Oblak Leopold,
Strukelje Franz, Zvokelj Giuseppe, Forza Giuseppe, Dendich Giuseppe)
erano stati fucilati all'alba del giorno 18.9.1944. Ciò significa che cinque
mesi e mezzo dopo che la Corte D'Assise aveva bruciato i loro corpi in un
inesistente forno crematorio i sei partigiani erano ancora vivi.
In ogni caso il processo della Risiera si rivela comunque viziato fin
dall'origine da una istruttoria e da una conduzione del dibattimento di
impronta stalinista: uno dei giudici popolari, ad esempio, appartiene ad
una famiglia di partigiani giustiziati dai tedeschi. Il desiderio di vendetta
che questo giudice ha segretamente covato durante tutta la durata del
processo implica la nullità insanabile del procedimento per incapacità ad
agire di un componente del collegio (difetto del requisito di terzietà : il
giudice non può avere alcun interesse nella causa. Nemo iudex in causa
sua).
Il 2 aprile 1944 i partigiani fecero esplodere una bomba ad alto potenziale in un cinema di
Poggioreale del Carso (Opicina) seminando morte e distruzione tra i cacciatori alpini della 188.ma
Divisione tedesca. Il Tribunale militare germanico dispose per rappresaglia la fucilazione di 70
partigiani già detenuti per fatti di sangue. La sentenza fu eseguita nel poligono di Opicina, dove
una targa commemorativa ricorda tuttora il tragico evento.
Nulla è stato contestato ai tedeschi in ordine alla conformità di quella sentenza agli usi ed alle leggi
di guerra. Ciononostante nel 1976 la Corte d'Assise di Trieste, presieduta da Domenico Maltese,
riesaminando il caso, sentenziò incautamente che i corpi dei fucilati erano stati bruciati nel forno
crematorio della Risiera di San Sabba adducendo che il ten. Oberhauser - imputato assente e
condannato all'ergastolo - sul punto aveva
"confessato" .
Si scopre a posteriori che il processo della Risiera in realtà è stato il prodotto avvelenato di una
tragica messa in scena posta in essere da personaggi già condannati per attività antinazionale e
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contro la sicurezza dello Stato. La suggestione mediatica è stata utilizzata quale strumento di
mistificazione della storia per distrarre l'attenzione sugli eccidi delle foibe in una notte buia della
Repubblica in cui vittime e carnefici non sarebbero stati più tra loro distinguibili.
Oggi quel falso storico viene smascherato in tutta la sua tragica dimensione: in esito ad una ricerca
mirata, infatti, è stato ritrovato il luogo di sepoltura dove sono riposte le spoglie dei 70 partigiani
fucilati ad Opicina il 3.IV.1944. I feretri (registrati come N.N. di ignota identità) si trovano tuttora
nel cimitero di S. Anna campo XX nell'area sacra riservata ai partigiani, come era naturale che
fosse. Sul punto è disponibile un documento fotografico che ritrae autorità cittadine e capi
comunisti raccolti attorno all'omonimo monumento durante una cerimonia commemorativa a
suffragio dei caduti. Nelle immagini sono visibili in primo piano proprio i nominativi delle 70
vittime i cui resti si scopre oggi essere colà effettivamente sepolti. Tale cerimonia comprova che
tutte le autorità e gli stessi esponenti partigiani sapevano la destinazione ultima riservata ai fucilati.
Tra i presenti si identificano, tra gli altri, l'on. Vittorio Vidali, già comandante delle truppe
comuniste nella guerra civile di Spagna, il sindaco di Trieste Mario Franzil. l'ex sindaco Gianni
Bartoli ai margini della cerimonia, il sen. comunista Paolo Sema autore di libri sull'argomento,
assessori e quant'altri. Taluni partigiani presenti alla cerimonia anni dopo sono andati in Corte
d'Assise a testimoniare il falso adducendo che i corpi delle vittime erano stati cremati ben
conoscendo, invece, l'originale luogo di sepoltura.
Nel corso della ricerca sono state ritrovate altre vittime di guerra già dichiarate
disperse o
scomparse
con gran pena dei familiari superstiti che tuttora ignorato le vicende storiche che hanno
colpito i loro congiunti. I resti ritrovati nel cimitero di S. Anna appartengono in prevalenza a
partigiani di origine slovena o croata e per tale motivo un elenco selezionato di tali vittime viene
trasmesso agli archivi di Stato di Lubiana, di Zagabria e all'ambasciata delle Repubblica federale di
Germania per gli accertamenti e le valutazioni di competenza.
Poiché tra i resti ritrovati vi sono anche quelli di singole vittime di diversa origine e di diversa
appartenenza, copia degli elenchi viene trasmessa anche all'Unione degli Istriani ed alla
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Il ritrovamento di spoglie mortali miracolosamente risorte dal camino chiarisce la dinamica degli
eventi e rende tardivamente giustizia alla verità storica: non vi sarà pace al confine orientale
finché non verrà resa giustizia ai familiari degli infoibati, agli italiani costretti all'esodo e finché
non verranno degnamente onorati i combattenti che hanno difeso con la propria vita i confini
della Patria. Se fosse dipeso dai partigiani Trieste, Gorizia e mezzo Friuli oggi sarebbero territori
sloveni perché questo era il loro dichiarato obiettivo.
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Poiché le istituzioni italiane - sorte in origine dalle stragi della guerra civile - si sono rivelate
inaffidabili (garantendo l'impunità agli infoibatori spesso con motivazioni pretestuose), una
relazione sulla Risiera di San Sabba viene trasmessa alla Conferenza internazionale promossa
dall'Institute For Political and International Studies che si terrà a Teheran l'11 e 12 dicembre c.a.
al fine di smascherare i falsi storici posti a fondamento delle verità artefatte di regime.
Dalle fosse di Katyn alle stragi partigiane del dopoguerra (denunciate con successo da Giampaolo
Pansa) la verità storica si sta facendo faticosamente strada. Dagli accertamenti condotti in questa
sede risulta che molte vittime di guerra sono state "internate" in Risiera di San Sabba non per
iniziativa delle truppe germaniche, ma fittiziamente ad opera di Albin Bubnic, l'uomo di Tito a
Trieste, che ha compilato una lista fasulla e fuorviante di vittime decedute altrove e per altre cause.
La Lista Bubnic - recepita acriticamente agli atti dalla Corte d'Assise di Trieste - è stata posta a
fondamento di una messa in scena mediatica finalizzata a consumare un vendetta politica.
Il processo della Risiera - per le modalità in cui esso è stato istruito e condotto - è stato l'ultimo
processo stalinista destinato a rimanere nella storia del Palazzo di giustizia di Trieste come
l'emblema di un'alta inciviltà giuridica.
Ugo Fabbri
2. Relazione di accompagnamento
(1).
(1)
Tale relazione è una sintesi della relazione più ampia in lingua inglese, avente lo stesso titolo,
già inoltrata alla Conferenza di Teheran
Processo della
RISIERA DI SAN SABBA
messa in scena mediatica per uno sterminio
Il pubblico ministero di Trieste dott. Alessandro Brenci nel processo della Risiera di San Sabba, ha
scritto nella richiesta di rinvio a giudizio:
"
l’eliminazione dei nemici del Reich non innocenti fu atto di
giustizia campale conforme agli usi ed alle leggi di guerra"
Il principio enunciato è senz'altro condivisibile, ma il presidente della Corte d'Assise, Domenico
Maltese, non ha tenuto in alcun conto l'indirizzo di partenza ed ha conferito tacitamente
credibilità ad una lista fasulla di vittime compilata da Albin Bubnic, uomo di Tito a Trieste, già
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direttore della locale biblioteca slovena. La Lista Bubnic, infatti, è stata compilata con nomi
trascritti da monumenti funebri, da lapidi dei dispersi nei vari campi di battaglia, da tombe nei
cimiteri del circondario, da sentenze emesse dal Tribunale militare tedesco in circostanze e luoghi
che nulla avevano a che vedere con la Risiera di San Sabba. La lista, ad esempio, annovera tra le
vittime "
innocenti" Franz Ursic: si tratta del boia di Malga Bala il partigiano a cui si addebita di
aver seviziato ed ucciso a picconate 12 carabinieri in servizio di guardia ad una centrale
idroelettrica nella zona di Tarvisio. Nel petto squarciato nel comandante, i carnefici per atroce
scherno posero la foto dei suoi cinque figli.
Così analogamente sono stati annoverati tra le vittime "innocenti" i componenti della banda di
"grassatori" (tali definiti dal Piccolo) facenti capo a Bruno Velenik dediti a furti e rapine in tempo
di guerra quando la legge marziale veniva applicata indistintamente a carico di chiunque, truppe
germaniche comprese (nei cimiteri sono iscritti i nomi di soldati tedeschi fucilati per violazione di
norme disciplinari di guerra e caduti di guerra. Cfr. Werginz feretro n. 3299 23.8.44 a
Costermano).
Altre pretese vittime innocenti annoverate nella Lista Bubnic sono i terroristi condannati dal
Tribunale militare germanico per "aver commesso atti di violenza, atti di sabotaggio, nonché di
essersi resi colpevoli di dannosa attività antigermanica" (dalla sentenza pubblicata dal Piccolo del
21.9.1944). Le uniche vittime innocenti, colpevolmente dimenticate dalla Corte, sono quelle
appartenenti alla popolazione civile coinvolta senza colpa negli attentati e negli agguati partigiani.
Per converso Albin Bubnic, sovvertendo i principi della logica e della civiltà giuridica, annovera
tra le vittime innocenti una pluralità di terroristi condannati per i crimini commessi. Si ricorda sul
punto la bomba fatta esplodere nel ristorante Ornitorinco di Fiume, l'attentato alla redazione del
Piccolo e nella stazione ferroviaria di Campo Marzio e quant'altro. Tra i condannati c'è Natale
Colarich, commissario politico nonché comandante dei GAP gruppi terroristici operanti al di
fuori di ogni legge di guerra. La storia di questo comandante partigiano, comunque, merita di
essere raccontata. In vista dei riassetti territoriali nella Venezia Giulia che alla fine della guerra
avrebbero ridisegnato il confine orientale, esplosero a Trieste le contraddizioni all'interno del
partito comunista : la corrente maggioritaria si era sempre battuta per l'annessione di Trieste alla
Jugoslavia a coronamento di un antico sogno balcanico (celebre il telegramma con il quale Palmiro
Togliatti, segretario del partito, invitava i triestini ad accogliere le truppe occupanti titine con
spirito di fratellanza). Per converso l'ala minoritaria del partito - pur continuando a battersi per il
movimento di resistenza - avrebbe voluto mantenere l'identità italiana di queste terre. Tito risolse
il problema come lo avrebbe risolto Stalin, semplicemente con l'eliminazione fisica dell'ala
dissenziente che faceva capo a tre dirigenti di rilievo: Giorgio Frausin, Vincenzo Gigante e Natale
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Colarich. Per non sporcarsi le mani, l'esecuzione dei tre dissenzienti (colpevoli di coltivare
sentimenti di italianità in contrasto con l'internazionalismo proletario allora in voga), fu affidata
indirettamente.....agli ignari plotoni di esecuzione tedeschi. Paolo Sema - già segretario della
federazione triestina del PCI, nonché senatore vetero-comunista - racconta nel libro "Siamo
rimasti soli" come si consumò il "tradimento" (tale da lui definito): Mariuccia Laurenti - sorella del
capo partigiano slavo-comunista Eugenio Laurenti - fu incaricata di fornire ai tedeschi le
coordinate per identificare e catturare i quadri dirigenti del P.C.I della Venezia Giulia. I tre
furono fucilati. Quando nel processo della Risiera la Corte la Corte d'Assise ha negato ai familiari
superstiti il diritto di costituirsi parte civile (le vittime non erano affatto innocenti) essi avrebbero
dovuto indirizzare le loro doglianze ai tanti boia - presenti in aula - che avevano consegnato i loro
congiunti al plotone di esecuzione. Del resto che avrebbero dovuto fare le truppe tedesche di
terroristi catturati con le armi in pugno ? Se non si riconosce all'esercito tedesco il diritto di
colpire ed eliminare le cellule terroristiche, allora tutti gli eserciti che operano contro il terrorismo
dovrebbero esser considerati bande armate responsabili di crimini di guerra.
In tutta questa storia, comunque, la Risiera intesa come luogo per eliminare vittime innocenti non
c'entra per niente. Nonostante questo incidente, però, Bubnic è riuscito lo stesso ad accreditare la
sua lista fasulla elevando al rango di vittime innocenti della repressione altri partigiani ugualmente
appartenenti a cellule terroristiche. I familiari superstiti di Dekleva Vera, Cattaruzzi Luigia,
Samez Angela, Leghissa Rosa, Zancolic Ardenia, Misigoi Evaristo e quant'altri, sono stati
ammessi a costituirsi parte civile nonostante la loro appartenenza al movimento di resistenza resa
pubblica dalle stesse associazioni partigiane. Così facendo la Corte d'Assise di Trieste -
smentendo i buoni propositi del pubblico ministero e travalicando il limite delle proprie
attribuzioni - si è arrogata il diritto di criminalizzare la lotta antiguerriglia non rendendosi conto
che la materia è già stata disciplinata dal diritto internazionale.
La circostanza che la Corte non abbia sentito il dovere di accertare quanto necessario ovvero che
non abbia voluto espurgare dalla lista nemmeno i personaggi impresentabili (come il boia di
Malga Bala) getta una luce sinistra sull'orientamento che ha ispirato il giudizio di merito. Posto che
la lista è palesemente fuorviante, essa non doveva nemmeno trovare ingresso negli atti di causa,
ovvero in alternativa la Corte ne doveva dichiarare i limiti respingendo le parti inammissibili, ma
se la Corte avesse adottato correttamente tale metodo della Lista Bubnic non sarebbe rimasto più
nulla.
A tutto ciò aggiungasi che la Corte ha esaminato il comportamento degli imputati (tutti assenti) per
reati non contestati nel capo di imputazione. La Corte, cioè, ha esteso il campo di indagine ad
argomenti estranei, ma funzionali alla tesi accusatoria. Tutto ciò configura una violazione
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procedurale che inficia la legittimità del procedimento (
vizio di ultrapetizione: l'imputato ha
diritto di conoscere a priori e nella sua specificità quale sia l'addebito che gli viene mosso). In virtù
della sistematica illegittimità della procedura la Lista Bubnic, benché fasulla, continua a girare
negli atenei per fare scuola di regime e continua ad esser rappresentata nei teatri italiani con il
patrocinio del Capo dello Stato (la lettura scenica rappresentata nel giorno della memoria inizia
proprio con la lettura della Lista Bubnic, delinquenti e boia compresi, spacciati per vittime
innocenti).
L'iniziativa di raccogliere idealmente tutti i caduti partigiani - indipendentemente dalla legittimità
del loro operato - per onorarne la memoria è offensiva per le vittime, ma di per sé è legittima.
Ognuno celebra i morti che si merita e può anche piangerci sopra, ma la Corte d'Assise doveva
vigilare affinché l'accertamento della verità non si trasformasse in una invereconda messa in scena
in danno della città di Trieste falsamente indicata quale sede dell'unico campo di sterminio in
Italia.
Sull'onda della distinzione tra vittime innocenti e non, la Corte ha negato la costituzione di parte
civile ad alcuni familiari superstiti, ma altri sono stati ammessi che parimenti non avevano alcun
titolo. L'ignoranza della Corte sul punto non è una esimente, perché compito precipuo dell'istruttoria
dibattimentale sarebbe stato proprio quello di valutare la fondatezza delle prove. Grave, peraltro, è
stato l'aver sottaciuto che la Lista Bubnic storicamente e giudizialmente risulta priva di qualsiasi
legittimazione senza peraltro nulla togliere a quanti, in buona fede e senza commettere crimini, si
sono battuti per affermare una scelta di campo.
Il processo della Risiera nasce attraverso trattative preliminari ed occulte condotte all'estero tra
inquirenti e partigiani già condannati per attività eversiva antinazionale ovvero in danno della
sicurezza dello Stato. Nei paesi dove sussiste una civiltà giuridica la ricerca delle prove viene
affidata alla polizia giudiziaria e non viene delegata a militanti di partito in cerca di vendette.
Il dilettantismo che ha comunque caratterizzato l'attività inquirente condotta dal giudice istruttore
Sergio Serbo può essere così sintetizzato:
a) nei processi non stalinisti prima si accertano i fatti e poi si traggono le conclusioni. Nel
processo della Risiera si è fraudolentemente invertito l'ordine naturale degli eventi: prima la
Risiera è stata dichiarata monumento nazionale a trattativa privata tra Giuseppe Saragat ed il
partito comunista in cambio dei voti per la sua elezione a Presidente della Repubblica, poi con
le ruspe si sono alterati i luoghi in funzione degli interessi dell'accusa ed infine si è concertato
il racconto partigiano quale unico elemento a carico degli imputati per comprovare la messa in
scena.
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b) a qualunque interlocutore dotato di intelligenza il racconto partigiano non può che apparire
semplicemente inverosimile e demenziale. Valgano alcune semplici considerazioni:
- gli internati in Risiera sono sepolti vivi, rinchiusi in una mini cella senza finestre ed appena
sufficiente per contenere un letto: ciononostante essi vedono tutto, sentono tutto e
raccontano tutto. Sentono ad oltre cento metri di distanza "
il colpo tipico" di una mazza che
si abbatte sul capo della vittima (testimonianza di Gionechetti); nel cuore della notte e con
l'oscuramento in atto dalla cella, priva di finestre, vedono il "fumo giallognolo" della
ciminiera e sentono l'odore della morte; sentono anche le urla disumane dei dannati (al
processo si scoprirà poi che le urla disumane erano quelle di tre maiali in fuga catturati e
sgozzati dai cuochi). I partigiani che di norma seviziavano le loro vittime (esiste sul punto
una copiosa letteratura) non possono fare a meno di proiettare sui tedeschi la propria cattiva
coscienza;
- narrano di migliaia di prigionieri a fronte di una capienza ricettiva del comprensorio di 17
posti letto a castello in mini celle e di uno stanzone d'attesa prima del trasferimento verso
ignota destinazione. I partigiani sovvertono le leggi della fisica e della ergonomia;
- narrano di un fantomatico forno crematorio "nascosto dietro un mobile di cucina": poiché
tutti ammettono che la ciminiera era una - ed una sola (come comprova una foto
disponibile) - si deve dedurre che alla mattina i cuochi sfornassero il pane per un migliaio
di combattenti antiguerriglia di stanza in Risiera e di notte, con lo stesso forno, bruciassero
cadaveri. Comunque sia, in mancanza oggettiva di spazio, i partigiani per far posto al
fantomatico forno hanno dovuto spostare idealmente la cucina negli ambienti dove c'era la
mensa per le truppe. Così facendo, però, non rimane oggettivamente più spazio per
collocare la mensa. La Risiera di San Sabba, dunque, risulta essere l'unica caserma al
mondo fornita di cucina per le truppe, ma sorprendentemente priva di una mensa;
- Le sirene per dare l' allarme aereo sono costituite da una ventola girevole. I partigiani
scambiando le sirene per degli altoparlanti dichiarano "concordemente" che, nel cuore
della notte, queste sirene trasmettevano musica a tutto volume per coprire i lamenti delle
vittime mentre i cani venivano aizzati ed i motori dei camion accesi. Insomma per passare
inosservati i tedeschi in piena notte svegliavano e mettevano in subbuglio l'intero
quartiere;
c) nella Risiera abitava una pluralità di famiglie di cui nessuno si è mai interessato. Il componente
di una di queste famiglie ha rilasciato una dichiarazione che smentisce il racconto partigiano.
L'attività inquirente sul punto si è rivelata dilettantesca ed omissiva;
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d) al giudice istruttore deve esser addebitata l'omessa acquisizione agli atti di documentazione
probante in favore degli imputati reperibile in uffici pubblici (registri del carcere del Coroneo
con i nomi degli internati; mappe catastali; risultanze tavolari; atti notarili; disegni originali
della Risiera e della attrezzatura disponibile; elenchi e fatture delle ditte funerarie; sentenze del
Tribunale militare germanico pubblicate sul Piccolo e quant'altro
);
e) omessa acquisizione della sentenza emessa nel 1947 dal Tribunale militare di Lubiana contro le
massime autorità tedesche del Litorale Adriatico condannate a morte nella quale non vi è alcun
cenno circa i pretesi crimini commessi in Risiera;
f) omesse indagini presso la Croce Rossa che aveva in Risiera un suo referente (è disponibile una
cartolina con il timbro della Croce Rossa indirizzata all'epoca da un dirigente dell'Aned
(associazione comunista che raccoglie gli ex internati);
g) omessa perizia tecnica sulla pretesa arma del delitto (una mazza ferrata) trovata asseritamente
all'interno del forno fatto saltare...ma il cui manico di legno risulta intatto e sulla quale non è
stata riscontrata alcuna traccia di sangue (a confutazione é stato identificato il collezionista
d'armi proprietario dell'arma stessa. In uno scritto reso pubblico un ausiliario del giudice che ha
collaborato nelle indagini rivela la vera origine del reperto risalente alla prima guerra mondiale
e che è sempre stato detenuto dal museo criminale della Questura di Trieste);
h) omessa acquisizione agli atti della perizia effettuata nell'immediato dopoguerra dall' ispettore
di polizia Umberto De Giorgi che ha riscontrato la presenza di ossa animali in luogo di ossa
umane come erroneamente presunto (nessun interrogatorio è stato effettuato di tale teste pur
disponibile);
i) sottostima mirata e sospetta delle centinaia di testimonianze a favore degli imputati: tutte le
autorità locali (Prefetto, Podestà, capi del CLN, vescovo di Trieste, autorità della Croce Rossa,
autorità di Polizia, impiegati civili, traduttori, personale ausiliario e quant'altri) hanno
concordemente dichiarato che a loro nulla risultava circa il racconto partigiano sulla Risiera.
Nulla risultava nemmeno ad una spia slovena infiltrata nel Comando tedesco;
j) omessa escussione dell'autista che giornalmente prima, durante e dopo la guerra con un
camioncino ha continuato a rifornire di vettovaglie tutte le carceri di Trieste, Risiera compresa;
k) omessa consulenza tecnica sulla possibilità (data pacificamente per scontata) di poter
"convertire il preesistente forno di essiccazione del riso" in un "forno crematorio". Dopo la
chiusura dell'attività della Risiera e la vendita delle attrezzature (certificata da atti notarili)
prima dell'arrivo dei tedeschi erano rimasti in sede solamente i compressori d'aria appartenenti
all'impianto di essiccazione (a conferma vi sono le mappe tavolari): pretendere di trasformare
un compressore d'aria in un forno crematorio - come incautamente asserito dalla Corte -
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sarebbe come pretendere di trasformare un motore a scoppio in una locomotiva a vapore. Se
l'argomento non fosse tragico, susciterebbe ilarità;
l) duplicazione del numero delle vittime nel capo di imputazione prima indicate genericamente
senza identità e poi riconteggiate nominativamente;
m) genericità ed indeterminatezza sul numero delle vittime appartenenti alla comunità ebraica per
legittimare esorbitanti speculazioni politiche: Il centro di documentazione ebraica di Milano di
concerto con le massime autorità in materia dichiarano sul punto che i morti ebrei nel territorio
di Trieste sono stati ufficialmente otto (leggesi otto, non ottomila) per tutto il periodo bellico a
fronte delle migliaia di vittime prodotte dai bombardamenti terroristici degli anglo-americani
tra la popolazione civile. Nel solo bombardamento del 10 giugno 1944 le vittime a Trieste
furono 350, frati compresi mentre celebravano i riti religiosi nella chiesa di via Rossetti e
nessuno parla di sterminio. Anche quelle otto morti, tra l'altro, non hanno nulla a che vedere
con le vicende della Risiera (esiste un'inchiesta dettagliata di psichiatria democratica che
smentisce gli atti di causa);
n) inserimento nel capo di imputazione di personaggi anonimi, senza nome e senza volto, della
cui effettiva esistenza è lecito dubitare atteso che sono tuttora disponibili i registri degli
internati nel carcere del Coroneo da dove venivano smistati in Risiera : talune guardie
carcerarie che - con grande umanità (esistono lettere degli internati al riguardo) - hanno assolto
questo ingrato servizio nel dopoguerra sono stati gettati nella foiba Plutone, ma nessun accenno
di ciò si riscontra nella ricostruzione artefatta degli eventi;
o) alterazione delle risultanze oggettive per renderle funzionali al racconto partigiano : molte
vittime - che si dichiara esser state
"eliminate" in Risiera - risultano deportate ovvero decedute
altrove; in particolare la data effettiva del decesso di un internato è stata spostata di alcuni mesi
per renderla compatibile con il racconto partigiano (ammesso e non concesso che vi fosse
mancanza di dolo, rimane comunque agli atti l'esistenza di un falso mirato);
p) elevazione al rango di vittima sacrificale "innocente" dello studente Pino Robusti, eroe della
Risiera, catturato asseritamente mentre stazionava davanti al Comando germanico aspettando
la fidanzata con un mazzolino di fiori in mano. Si tratta invece di un partigiano ansioso di
saldare i conti con i tedeschi (esistono le sue lettere ovviamente censurate) condannato a morte
mediate fucilazione per attività eversiva. I familiari superstiti e la cellula terroristica di cui
faceva parte (furono sequestrate le armi) reclamano pubblicamente il riconoscimento del suo
status di combattente. Ci associamo alla richiesta: onore a Pino Robusti combattente in armi -
travolto da giovanile entusiasmo - fucilato a poche ore dalla fine della guerra e tradito dai suoi
che preferiscono usarlo come vittima sacrificale "innocente". Anni dopo il processo il
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Presidente della Corte ha dichiarato che Pino Robusti era stato suo compagno di scuola (se la
circostanza fosse confermata il Presidente avrebbe dovuto astenersi dal giudizio per
legittima
suspicione: il giudice non solo non deve avere alcun interesse nella causa, ma tale deve anche
apparire);
q) omessa indagine nei luoghi si sepoltura delle vittime: sarebbe stato fin troppo logico aspettarsi
che il magistrato inquirente facesse un'indagine conoscitiva nei registri del principale cimitero
di Trieste che si trova a qualche centinaio di metri dalla Risiera. Ma - contro ogni logica
previsione - nulla è stato fatto: si temeva, evidentemente, che le risultanze oggettive potessero
in qualche modo smascherare la messa in scena, come in effetti sta avvenendo oggi con anni di
ritardo;
Sergio Serbo, comunque, ha finito i suoi giorni come avvocato di periferia in cause di
modestissimo valore come era giusto che fosse, visti i precedenti. Sono comunque in corso
accertamenti per conoscere le vere ragioni del suo allontanamento dal Palazzo (chi lo ha indotto a
rassegnare le dimissioni avvenute in malo modo senza dargli nemmeno il tempo di recuperare gli
effetti personali, sa a cosa ci si riferisce. Non sempre è consentito dire tutto).
Circa la conduzione del processo valgano le seguenti considerazioni che legittimano i peggiori
sospetti:
r) pubblicazione di testimonianze concertate prima ancora che si formassero nel dibattimento in
aula; sulla assoluta inattendibilità di queste testimonianze si è già detto, ma la Corte - per
quanto è dato sapere - ha recepito acriticamente ogni pretesa senza disporre le necessarie
verifiche;
s) nomina di giudici popolari che nutrivano feroci motivi personali di vendetta in pregiudizio
degli imputati (esiste la fotografia della banda partigiana in armi di cui faceva parte la famiglia
di un giudice popolare il quale, dichiarando di non aver alcun interesse nella causa, ha giurato
il falso). Fattispecie analoga investe quattro giudici su sei. Questa circostanza è di per sé
sufficiente per poter dichiarare il processo viziato da nullità insanabile per difetto formale di
legittimazione ad agire;
t) nomina di consulenti storici della Corte tutti notoriamente militanti di partito e funzionali alla
sola tesi dell'accusa;
u) funzionalità della Corte alle esigenze di spettacolo: all'apertura del dibattimento avvenuto in un
clima revanscista di raduno partigiano, i magistrati hanno fatto un'ora e mezza di anticamera in
attesa che il regista comunista accendesse le luci della televisione e desse il via alla messa in
scena;
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v) assenza totale di una qualsiasi attività di difesa, pur a fronte della oltraggiosa e sistematica
violazione di tutti i principi su cui si fonda la civiltà giuridica: gli avvocati d'ufficio avrebbero
dovuto esser incriminati per infedele patrocinio;
w) condanna e pubblica irrisione dei testi che avevano osato rendere testimonianza a favore degli
imputati;
x) tolleranza incomprensibile nei confronti dei testi mendaci (si è visto perfino un riconoscimento
dettagliato risultato successivamente errato per un incidentale scambio di foto: nella fiction
tutto fa gioco, il banco che mescola le carte rimane sempre quello);
y) difetto di legittimazione di talune parti civili (
vizio di ultrapetizione e quant'altro);
z) omesso in sentenza qualsiasi riferimento al contesto ambientale in cui sono maturati gli eventi.
A cavallo del confine orientale una pluralità di eserciti (cetnici, belogardisti, domobranci,
ustascia, truppe tedesche
, spie inglesi, infiltrati e sabotatori del Regno del Sud, Decima Mas,
combattenti dei vari corpi della R.S.I
, cosacchi, esercito jugoslavo e quant'altri) e bande
partigiane senza legge in tutto decine di migliaia di combattenti si fronteggiavano con metodi
spietati che hanno prodotto migliaia di uccisioni (foibe, stupri, sevizie e quant'altro), ma nulla
di tutto ciò traspare dalla sentenza che ha steso un velo sulle tragiche vicende della Venezia
Giulia. Tra le truppe italiane poste a difesa dei confini particolare menzione meritano i reparti
della X Flottiglia MAS di Valerio Borghese (ad un giovane marò i partigiani cucirono la bocca
perché non si lamentasse troppo durante le sevizie). Così, analogamente, molti militi del
reggimento Bersaglieri finirono nel campo di internamento jugoslavo di Borovnica: le foto dei
loro corpi martoriati - prese furtivamente nell'Ospedale di Udine nel dopoguerra - non sono
diverse da quelle dei lager tedeschi con la differenza che i guardiani del faro resistenziale le
hanno tenute nascoste per tutti questi anni). Tra i combattenti che si sono battuti con onore
contro gli slavo-comunisti una menzione particolare deve esser riservata al Reggimento Alpini
"Tagliamento" il cui tributo di sangue viene tuttora disconosciuto.
La Corte, per converso, ha accreditato la falsa immagine di truppe combattenti la cui
principale occupazione sarebbe stata quella di svolgere compiti di repressione di polizia a loro
estranei. Secondo tale ricostruzione storica dei fatti - al di là dei mimetismi di comodo - i
combattenti antiguerriglia avrebbero percorso ogni giorno centinaia di chilometri attraverso le
asperità del Carso inseguendo e combattendo i partigiani - e lasciando sul terreno i propri morti
- al solo scopo di trasferire dei prigionieri in Risiera ed ivi eliminarli a colpi di mazza.
Uno dei comandanti della Risiera è sepolto del cimitero militare di Costermano perché caduto
in combattimento contro i partigiani. Mistificando la realtà si è invece accreditata l'immagine
di un esercito di carcerieri, sottacendo che si trattava, invece, di truppe combattenti che spesso
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si sono sacrificate per salvare la vita agli italiani della Venezia Giulia. Nel settembre 1943, ad
esempio, essi hanno catturato taluni dei 17 componenti della banda partigiana che aveva
seviziato ed ucciso Norma Cossetto per la sola colpa di essere italiana.
Solo in chiusura di sentenza il giudice Domenico Maltese fa un anonimo richiamo ad altre
tragedie che avrebbero colpito queste terre, ma si è ben guardato dal nominare i responsabili
delle foibe per non irritare la platea che lo ha sorretto ed applaudito.
Nella attività di controguerriglia erano impegnati non meno di cinquantamila uomini
appartenenti a tutte le armi e a tutte le specialità ed in ogni dove - mare, terra e cielo - perché
si temeva una sbarco alleato sulle coste istriane. Migliaia di comandi. Migliaia di scontri, di
agguati e di tragiche storie. Migliaia di crudeltà. Ed ogni giorno si dovevano registrare
uccisioni, agguati, sabotaggi, infoibamenti, attentati tra la popolazione civile e quant'altro.
Ogni giorno i combattenti trovavano qualche loro compagno assassinato tra atroci sevizie.
Viene in mente il racconto di uno degli internati in Risiera - già appartenente all'esercito della
R.S.I. scambiato per partigiano e deportato in Austria - il quale ricorda: l'asinello che ogni
giorno portava la posta ai soldati italiani appostati sul monte Maggiore in Istria un giorno tornò
alla base portando in groppa il milite che lo accompagnava segato longitudinalmente in due
tronconi ed il cui cadavere era tenuto insieme con dei legacci. Poi, con trent'anni di ritardo,
arrivano i
moralisti delle foibe - eredi spirituali di quegli assassini - con la pretesa di insegnare
la morale al mondo. La vera colpa addebitabile ai tedeschi fu quella di aver fatto prigionieri:
se avessero applicato le regole partigiane, nel processo della Risiera non vi sarebbero stati
sopravvissuti a raccontar favole in cerca di vendette.
Comunque, a tutto concedere, otto morti ebrei - certificati dal Centro di documentazione
ebraica di Milano - non fanno un campo di sterminio, checché ne pensi la Corte. Sul punto
qualcosa a mezza voce viene detto nella sentenza, ma si offrono contestualmente mille altri
pretesti per diffondere la menzogna affinché le nuove generazioni si alimentino di odio
partigiano e diventino degne di appartenere a questa Repubblica.
Conclusioni
Il processo della Risiera, in una parola, è stato condotto in un clima di sovvertimento sistematico di
tutti i principi su cui si fonda una civiltà giuridica. Il dettaglio è travolgente e non è questa la sede
per una verifica di merito. Si deve comunque prendere atto che nel processo è stato introdotto il
principio stalinista della responsabilità collettiva (
colpirne uno per educarne cento). Nessun
elemento oggettivo, infatti, collega le pretese responsabilità "personali" dell'imputato con il
racconto partigiano. I primi ad esser consapevoli di questa verità sono stati gli stessi magistrati i
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quali, dopo la condanna all'ergastolo del ten. Oberhauser, nulla hanno fatto per reclamarne
l'estradizione. Nascondendosi dietro formalismi di comodo si pretenderebbe di far credere che il
comandante di un campo di sterminio avrebbe continuato a lavorare indisturbato in una birreria di
Monaco facendola franca, nonostante tutti sappiano che i servizi segreti dei paesi interessati non si
sono mai fatti scrupoli di colpire i propri nemici ovunque si nascondessero (si ricorda sul punto
che l'algerino Mohammad Boudia, responsabile dell' attentato compiuto a Trieste ai danni della
Siot ed identificato proprio dal giudice Sergio Serbo, fu assassinato a Parigi con una bomba
piazzata nella sua auto). Se Oberhauser fosse stato veramente colpevole avrebbe fatto la stessa
fine con buona pace di tutti i finti moralisti. Oberhauser è stato funzionale alla sceneggiata, a lui di
più non era richiesto e solo per questo motivo egli ha potuto morire in pace. Sarebbe comunque
utile conoscere quale sia stato l'occulto baratto in esito al quale egli ha "
confessato" ciò che oggi
viene clamorosamente smentito.
Il diritto romano prescrive che debba esser identificata la materialità del fatto addebitato
all'imputato (cur, ubi, quomodo, quando) ed il diritto costituzionale sancisce che la responsabilità
penale è "personale". Nulla di tutto ciò è dato conoscere: tutto il processo verte sul solo racconto
partigiano apoditticamente accreditato ed al quale è stata riservata una corsia preferenziale
nonostante esso fosse uno strumento evidente e perverso di vendetta politica. La stragrande
maggioranza dei testi escussi non si sarebbe fatta alcuno scrupolo in tempo di guerra di infoibare
gli imputati ed è proprio a questi testi palesemente inaffidabili che la Corte ha rimesso la
credibilità della giustizia, limitandosi a svolgere un ruolo meramente notarile.
In conclusione non si conosce l'identità della vittima o delle vittime che l'imputato avrebbe
personalmente ucciso (il ten. Oberhauser era in servizio nella Scuola di guerra di Duino ed in
Risiera ci andava solo a dormire); non si conosce il motivo dell'uccisione; non si conosce il modo
in cui la vittima sarebbe stata uccisa, non si conosce la data della uccisione.
L'unica verità che si conosce è che a guerra finita l'imputato ha accompagnato gli internati alla
porta stringendo loro la mano e facendo gli auguri. Il tenente Oberhauser non è un colpevole, è
semplicemente un vinto.
Il processo della Risiera non è altro che la riproposizione in chiave farsesca e pretenziosa del
processo di Norimberga.
Ugo Fabbri
3. Presentazione degli allegati
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Gli elenchi non ufficiali pubblicati in calce alla presente contengono nominativi di vittime di guerra
sepolte nel cimitero di S. Anna, campo XX, in feretri contenenti resti di ignoti.
L'interesse per tale ritrovamento deriva dalla circostanza che molte di queste vittime a suo tempo
erano state dichiarate "
disperse, scomparse ovvero deportate" con gran pena per i familiari
superstiti che tuttora ignorano il luogo di sepoltura.
A fondamento della ricerca sono stati posti due documenti ritrovati entrambi negli Uffici
cimiteriali del Comune di Trieste quando il servizio non era stato ancora privatizzato. Il primo
documento - qui definito lista dei feretri - é costituito da un foglio di carta bianca di data ignota e
senza firma in cui i nominativi delle vittime iscritte nel monumento, vengono comparati con le
risultanze dei feretri effettivamente inventariati: tale comparazione ha messo in evidenza
l'esistenza di feretri non iscritti nei registri di sepoltura e collocate in cripte di ignoti (N.N.)
come supposto in calce della stessa lista. Tale comparazione, a tutta evidenza, è stata effettuata su
base documentale da un addetto ai lavori perché le cripte sono murate e la consultazione dei registri
è soggetta ad autorizzazione. La lista è di data compatibile con la vecchia macchina da scrivere con
cui è stata compilata. Il dubbio che tale lista dei feretri non sia altro che la trascrizione dei
nominativi già presenti nel monumento è fugato dalla circostanza che non c'è automatica
corrispondenza tra le due liste: nel monumento, ad esempio, è iscritto tale Meriggioli (con la e
errata) mentre nella
lista dei feretri tale nome viene trascritto come Mariggioli (con una a esatta).Ed
ancora: il nome di uno dei fucilati viene riportato nel monumento come Miancich Gioachino (con
una c) mentre nella lista dei feretri compare anche in alternativa il nome di Giocchino (con doppia
c
). A questo punto sorge una domanda: l'Ufficio per le registrazioni cimiteriali come faceva a
sapere che il nominativo esatto è quello con doppia c come certificato dall'archivio di Lubiana ?).
Nel monumento, infine, i due Ukmar presenti sono elencati in ordine alfabetico errato, mentre nella
lista funeraria l'ordine è invertito. Da tutto ciò si deduce che l'elenco compilato dal Comune non è
una semplice trasposizione di nomi tratti dal monumento e, pertanto, l'origine della lista dei feretri
deve esser stata fornita a suo tempo dai tedeschi a comprova che
i feretri si trovano tuttora colà
sepolti come lo stesso autore della lista afferma, sia pur in forma dubitativa.
Il secondo documento - di minore importanza e sottoscritto dal Caposervizio Fiorentino - riporta gli
stessi nominativi iscritti nel monumento (con esclusione dei 70 fucilati di Opicina) associati al
relativo numero di feretro senza altri riferimenti. Il secondo documento è di data successiva al 1981
ed esso consente di associare collettivamente gruppi di partigiani ai rispettivi feretri. Nei registri,
inoltre, è stato rilevato qualche isolato richiamo nominativo riferito a cripte di ignoti (il feretro di
uno degli impiccati di via Ghega, ad esempio, è stato identificato perché il fratello della vittima ha
riconosciuto la presenza di una protesi).
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La ragione che in origine ha determinato l'omessa trascrizione nei registri delle salme in entrata
andrebbe ricercata nella dinamica storica degli eventi: dopo ogni esecuzione di gruppi di partigiani
il Comando tedesco trasferiva i loro corpi nel cimitero di S. Anna accompagnate dal relativo elenco,
senza fornire ulteriori elementi utili per associare le singole bare ai rispettivi nominativi. A fronte
di ciò l'autorità italiana preposta a certificare l'entrata delle singole salme in cimitero non aveva
altra alternativa che quella di conservare gli elenchi in archivio e registrare l'ingresso delle singole
bare come appartenenti ad ignoti (né si può escludere che il Comando tedesco imponesse proprio
tale procedura con l'intento di evitare che la sepoltura diventasse luogo simbolo di un martirio
come in effetti è avvenuto).
Con il secondo documento sono stati identificati, ad esempio, i feretri (registrati come N.N.) che
contengono le spoglie dei partigiani impiccati il 23.04.1944 in via Ghega per rappresaglia in esito
all'attentato compiuto ai danni della
Deutsches soldatenheim (la Casa del soldato) dove persero la
vita cinque soldati tedeschi. Incidentalmente si fa presente che tali feretri, numerati dal 1642/44 al
1691/44, sono esattamente cinquanta (10 partigiani per ogni tedesco ucciso). In letteratura, peraltro,
il numero di tali vittime è erroneamente aumentato di qualche unità. La circostanza non è di poco
conto perché per il diritto internazionale sussiste crimine di guerra solamente quando in caso di
rappresaglia l'autorità militare procedente oltrepassa il limite di proporzionalità prescritto dagli usi
e dalle leggi di guerra (Priebke, infatti, è stato condannato sol perché alle Fosse Ardeatine l'autorità
militare germanica, che si era affidata alla Questura di Roma, avrebbe oltrepassato tale limite).
Per quanto attiene ai 70 partigiani fucilati a Opicina valgano le seguenti considerazioni:
Nella biografia di monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria secondo la
testimonianza raccolta da Guido Botteri si narra che il presule - avendo avuto notizia delle
imminenti fucilazioni - accorse al poligono di Opicina, ma per difficoltà di reperire nei tempi utili
un mezzo di trasporto all'alba, giunse sul posto quando la sentenza era stata ormai eseguita. Egli
poté assistere solamente alla ricomposizione dei corpi nelle bare a cui impartì l'apostolica
benedizione. Quest'ultimo particolare smentisce la versione ufficiale dei fatti fin qui accreditata: il
luogo finale di destinazione di tali salme, infatti, è stato oggetto di controversia tra gli storici.
Secondo la Corte d'Assise di Trieste, come già detto, le spoglie dei 70 partigiani fucilati sarebbero
state trasferite con dei camion direttamente in Risiera per essere ivi cremate con una operazione
assolutamente priva di significato anche in un'ottica di economia di guerra. Le truppe tedesche,
infatti, a Trieste non hanno mai nascosto la loro severa determinazione nell'applicare le leggi di
guerra: le sentenze di morte venivano pubblicate sul Piccolo e diffuse con manifesti; le fucilazioni
avvenivano nel poligono di Opicina sotto gli occhi di tutti e gli impiccati venivano addirittura
mostrati alle finestre a titolo di monito. Per quale ragione i tedeschi - il cui unico obiettivo era
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quello di vincere la guerra - avrebbero dovuto improvvisamente agire in modo occulto senza alcuna
ricaduta di utilità bellica ? Sul punto vi è chi, per vendetta privata, ha avuto interesse a dichiarare
falsamente di aver visto i piedi delle vittime fuoriuscire dai tendoni di copertura dei camion prima
che le stesse fossero avviate alla cremazione: se così fosse stato ci si dovrebbe chiedere che fine
abbiano fatto le bare benedette da monsignor Santin. Nessuno, inoltre, è stato in grado di chiarire i
motivi per i quali l'autorità germanica avrebbe dovuto sovvertire una procedura ripetitiva ormai
tristemente consolidata (esistono, infatti, altri gruppi di feretri di ignoti a cui fanno capo altrettante
fucilazioni). Il ritrovamento della lista nominativa dei fucilati di Opicina negli archivi del cimitero
di S. Anna non avrebbe alcuna giustificazione nella dinamica degli eventi: per converso essa
comprova che i resti delle vittime sono tuttora ivi custodite, atteso che nessuna prova attestante il
contrario è mai stata fornita. La riesumazione dei resti ed una eventuale perizia optottica toglierebbe
ogni dubbio: solo i falsari della storia avrebbero qualcosa da temere.
Sul punto giova ricordare inoltre che i settanta partigiani prima di essere fucilati erano internati nel
carcere del Coroneo (gestito da personale italiano) e che l'elenco delle vittime ritrovato risulta di
"
omonimia italianizzata" (Sridjan, ad es., è stato registrato come Sergio). La stragrande
maggioranza dei fucilati, peraltro, era di origine slovena o croata. Se, dunque, come si afferma, tali
partigiani fossero stati a disposizione dell'autorità tedesca sarebbe stato logico aspettarsi che gli
elenchi fossero redatti con omonimie germanizzate e non con omonimia in italiano (così,
analogamente, l'archivio di Stato di Lubiana ha slavizzato i nomi italiani : Domenico è diventato
Nedeljko
).
Il problema della alterazione dei nomi nelle vicende del confine orientale è generalizzato: spesso i
nomi risultano storpiati nelle trascrizioni tra le varie lingue (italiano, sloveno, croato, tedesco)
creando imbarazzanti equivoci. Ad esempio il nominativo di Giacaz Antonio e Iakaz Antonio
indicano un'unica persona come risulta dai corrispondenti dati anagrafici, ma nella Lista Bubnic -
recepita acriticamente dalla Corte d'Assise - sono diventate due persone. Così, analogamente
Stocco Ivan - non meglio identificato, asseritamente soppresso in Risiera - in realtà è Stoich Ivan
nato il 16.4. 1902 a Promontore (Pola) deceduto il 9.1.1945 ad Ohrdruf.
Altre vittime di guerra che la Lista Bubnic afferma esser state cremate nella Risiera di San Sabba
risultano invece tuttora sepolte nel cimitero di S. Anna in feretri di ignoti come si evidenzia negli
elenchi di seguito trascritti.
La Lista di Bubnic annovera tra le vittime della Risiera anche persone che invece sono state uccise
dai partigiani slavi: Barut Servolo di Giuseppe n. il 25.5.1906 a Erpelle Cosina res. a S. Dorligo
della Valle, fu arrestato dalle truppe titoiste il 23.6.1945 (la Risiera era stata ormai abbandonata)
ed è stato verosimilmente gettato in una foiba per il solo fatto di essere un soldato del 13.mo Rgt
17
fanteria dell'esercito italiano (Albo d'oro). Stessa sorte toccò a Pahor Antonio, Mosetti (Mosettic)
Mario e Franceskin Angelo, già internati in Risiera, il cui decesso è avvenuto per fatti di guerra in
epoca successiva al ritiro delle truppe germaniche da Trieste (Albo d'oro). .
Gli "errori" che si possono rilevare nella compilazione della lista sono spesso così macroscopici che
danno la misura della scarsa attenzione prestata dalla Corte nel recepire agli atti tale
documentazione artefatta. La Corte avrebbe dovuto quanto meno eliminare dalla Lista Bubnic i
nomi replicati due volte, le vittime anonime prive di identità certa (sono decine), gli agenti nemici
catturati in azione (spie con ricetrasmittenti, sabotatori, infiltrati e quant'altro), i terroristi che hanno
fatto vittime tra la popolazione civile, i fucilati altrove (come Pahor Vida ed altri 17 partigiani
della Bgr. Zol fucilati a Temenica del Carso e quant'altri le cui spoglie sono state traslate nel
cimitero di S.Anna addirittura nel 1946). Così pure avrebbero dovuto esser cancellati dalla lista i
capi partigiani responsabili di sevizie ed uccisioni. Una qualsiasi indagine, condotta seriamente,
porterebbe sempre alla scoperta o di un falso o di una vittima niente affatto innocente.
Il racconto partigiano ha confezionato un'esca avvelenata che è stata presa per buona con grave
offesa per la città di Trieste: nell'immediato dopoguerra gli alleati trascinavano nel lager gli abitanti
dei paesi limitrofi per far pesare su di essi una pretesa connivenza. Per converso i cittadini di Trieste
non hanno nulla da rimproverarsi: al massimo possono presentare il conto ai falsari della storia.
Molti sono i casi di possibile omonimia e pertanto - vista la delicatezza dell'argomento (che
potrebbe implicare diritti ereditari, titolarità di benefici ai superstiti e quant'altro) - i nominativi
sono stati integrati, ove possibile, con informazioni tratte da altre fonti. L'elenco in ogni caso deve
essere assunto con la massima prudenza per effettuare ulteriori riscontri ove necessario. Si specifica
che il monumento ai partigiani ove sono ubicate le cripte sotterranee - essendo stato dichiarato
monumento
perenne - non è soggetto allo svuotamento decennale per il trasferimento dei resti
nell'ossario comune e, pertanto, i resti giacciono immutati dal periodo bellico per ogni eventuale
verifica.
L' elenco effettivo dei feretri custoditi nel cimitero di S. Anna ha fatto emergere le eccedenze qui
riportate. Con una operazione analoga si potrebbe estendere l'indagine alle vittime dei
bombardamenti dove la lista delle vittime ignote è di gran lunga eccedente rispetto ai decessi
registrati nei reparti ospedalieri come si è potuto constatare. Ed è anche probabile che in qualche
feretro di ignoto emergano le spoglie di Pino Robusti, lo sfortunato combattente il cui malriposto
entusiasmo resistenziale è stato così vilmente ripagato: nonostante il Comando tedesco abbia
affermato che egli era stato deportato a Bayereuth o Dresda (Albo d'oro) è molto probabile che
l'imminenza della fine della guerra non consentisse alcuna deportazione. Pino Robusti, inoltre, nella
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sua ultima lettera alla fidanzata mostra di sapere di essere stato condannato a morte mediante
fucilazione (
forse già domani una scarica...).
In ogni caso in questa sede gli elenchi custoditi negli Uffici cimiteriali del Comune di Trieste sono
stati comparati con l'Albo d'oro delle vittime pubblicato a cura dell'Unione degli Istriani; con gli
elenchi forniti dall'archivio di Stato di Lubiana; con la Lista Bubnic (L.B.) allegata agli atti del
processo delle Risiera di San Sabba; con i registri conservati nel carcere del Coroneo; con gli
elenchi pubblicati dai vari istituti partigiani di storia (I.R.S.M.L. e quant'altri); con le iscrizioni
apposte in monumenti funebri nei cimiteri del circondario, nelle lapidi che indicano i campi di
battaglia e con le sentenze del Tribunale germanico pubblicate sul Piccolo e, all'occorrenza, con
riferimenti tratti dalla pubblicistica di guerra. Il lavoro - pur non essendo stato condotto con il
necessario rigore per mancanza di adeguati strumenti d'indagine - può comunque fornire un'utile
indicazione di partenza per successivi approfondimenti anche ai fini storici.
4. Allegato 1
Elenco delle vittime di guerra dichiarate
disperse, scomparse ovvero cremate nella
Risiera di San Sabba ritrovate nel campo XX del cimitero di S. Anna in feretri di
ignori (registrati come N.N.) nell'area del monumento dedicato ai partigiani.
(sono segnalati anche casi particolari meritevoli di interesse)
Per quanto è dato sapere l'elenco che segue é ignoto in letteratura.
*
I nominativi contrassegnato con l'asterisco indicano le vittime che la Lista Bubnic asserisce
esser state eliminate o cremate in Risiera.
*
BAJC JOSEF, n. il 29.01.04 a Pokraj il suo nominativo non risulta iscritto nel monumento e
neanche nell'elenco dei feretri. Egli, tuttavia, fa parte del gruppo di 19 partigiani
fucilati per attività terroristica citati nel comunicato del Comando germanico
pubblicato da Il Piccolo del 21.9.44. Molte di queste vittime risultano sepolte nel
cimitero di S. Anna tra gli ignoti. Coloro che mancano all'appello - come
appunto Bajc Josef, Sirca Alois e Jurchich Lodovico - sono stati fucilati e
seppelliti altrove. Si ricorda, ad esempio, che Randich Emilio e Prospero
Giuseppe, anch'essi inclusi nella lista dei 19, sono stati fucilati a Fiume per
rappresaglia in esito all'attentato al ristorante Ornitorinco (Albo d'oro) e,
pertanto, si presume che essi siano colà seppelliti. La Risiera non c'entra per
niente. Albin Bubnic ha incluso Bajc Josef tra le vittime adducendo che non si
conoscono i dati di riferimento per impedire verifiche di merito e speculando sul
disinteresse della Corte ad approfondire l'argomento. Il comunicato germanico,
però, a tutta evidenza dimostra che l'inclusione di Bajc Josef tra le vittime
"
innocenti" è priva di fondamento.
NOTA : il Comando tedesco comunica che le fucilazioni sarebbero avvenute il
18.9.1944. I primi sei nominativi (Poropat Ivan, Oblak Leopoldo, Strukelj Franz,
Svogel Giuseppe, Forza Giuseppe, Dendich Giuseppe v. nel prosieguo) risultavano
però già inclusi nell'elenco dei 70 fucilati di Opicina in data 3.4.1944: si deve
pertanto dedurre che la fucilazione di questi 6 condannati sia stata posticipata
19
per consentir loro di proporre domanda di grazia
. Anche in questo caso Albin
Bubnic ha cercato di fuorviare la Corte includendo tra le vittime innocenti
Forza-Zorga Giuseppe e Svogel-Zvokel Giuseppe (v. nel prosieguo) già
condannati dal Tribunale tedesco per attività terroristica;
BANDI ANGELA, ab. a Prebenico S. Dorligo, fucilata e riposta nel feretro n. 3382/44 N.N.
non iscritta nei registri di sepoltura;
BANDI MIRA, appartenente al Btg. Zol
, sepolta nel feretro n. 3384/44 N.N. non iscritta nei
registri di sepoltura. Tutti i componenti del battaglione sgominato in
combattimento o fucilati sul posto sono sepolti nel cimitero di S. Anna. Alcuni di
questi partigiani risultano iscritti nella Lista Bubnic senza aver alcun titolo;
BATTAGLIA ALDO di Pietro, n. 31.3.1922 a Trieste, deceduto 2 o 6.10.1943 (dall'Albo
d'oro), sepolto nel campo XX feretro N.N. ; non iscritto nei registri di sepoltura;
Bitti Giuseppe, appartenente al XVI Btg. Costiero di Fortezza, 2 Cp. 4° plot.; disarmato dai tedeschi
A S. Caterina (Fiume) e rinchiuso a S. Sabba, liberato, cadeva ai primi di maggio
1945 sulla strada di Fiume, presso la trattoria Dodich, combattendo contro i tedeschi
(Albo d'Oro); sepolto nel feretro n. 2860/45;
BLASINA Giusto, è uno dei partigiani impiccati di via Ghega; registrato come N.N. nel feretro n.
1649/44 (la nota risulta a margine dal registro delle sepolture);
CANTE ROMEO iscritto nel monumento come KANTE Romeo, riposto nel feretro n. 2121/46
N.N. non iscritto nei registri di sepoltura,
CECCARINI ALBINO (Alfredo)
, n. 9.02.26 a Trieste, partigiano; deceduto il 3.10.1943
(Albo d'oro); sepolto nel campo XX feretro N.N. non iscritto nei registri di
sepoltura;
*
CENEDESE ANGELO o Antonio n. 16.5.1925 a Fossalta di Portogruaro. Il suo nominativo
è iscritto nella Lista Bubnic, ma non compare negli elenchi funerari. Egli,
tuttavia fa parte di un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché molte
vittime dello stesso gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna si deve
presumere che egli verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
Cescon Ermanno di Domenico, n. 17.03.1925 a Teor (UD), appartenente al CVL di Trieste; caduto a
Termenica del Carso il 17.03.1944, assieme ad altri 17 partigiani della formazione
"G. Zol" (Albo d'oro); sepolto nella cripta n. 2123/46 ;
*
COCON GIOVANNI, trattasi verosimilmente di Cocon Giovanni, n. a Fiume il 13.02.1910,
già abitante a Trieste con il fratello Leo in via S. Daniele, 3 ; asseritamente
soppresso l'1.9.1944 nella Risiera di San Sabba matricola 13805 (Albo d'oro e
Lista Bubnic). Nel Libro di Roberto Spazzali "l'Italia chiamò" viene descritta la
cellula partigiana di cui egli faceva parte. L'Aned (l'associazione che raccoglie
gli ex deportati) lo dà per deceduto il 21.06.1944; sepolto nel campo XX feretro
N.N. non iscritto nei registri di sepoltura ; è iscritto nel monumento;
*
COLARICH-KOLARIC Natale, n. a S. Barbara Muggia il 24.12.1908, già abitante a S.
Barbara, 382 cg. Stefania Facchini, ab. in via Soncini 42. Comm. politico.
comandante Gap. Talune fonti lo danno erroneamente deceduto a Mathausen. Il
suo nominativo è iscritto nella Lista Bubnic, ma non compare nell'elenco dei
feretri. Egli, tuttavia fa parte di un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44):
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poiché molte vittime dello stesso gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna
si deve presumere che egli verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
Coslovich Lorenzo potrebbe essere Coslovich Lorenzo, n. a Popetra (Maresego); rifugiatosi a
Trieste alla fine della guerra; prelevato e deportato da elementi slavi; scomparso
(Albo d'oro); sepolto nel feretro n. 3806/45;
CUNJA OLIVO, sepolto nel campo XX cripta N.N. Iscritto nel monumento;non iscritto nei
registri di sepoltura;
*
DEGRASSI ANGELO, trattasi verosimilmente di Degrassi Angelo, n. 18.9.1920, già
abitante in via Donadoni, 8 con la madre Anna, nata a Velenick, deceduto in
Risiera ovvero nelle carceri del Coroneo il 23.3.1945 (L. B.). Feretro n. 1071/45
N.N. non iscritto nei registri di sepoltura ; iscritto nel monumento;
Dekleva Cirillo, n. a Maribor il 4.3.1923 di Stanislao e di Vera Kalister, partigiano, deceduto in
combattimento a S. Giacomo in Colle (Stjak) il 2.7.44. Il padre - Dekleva Stanislao -
è stato fucilato a Opicina il 3.4.1944 (archivio Lubiana) mentre la madre Kasilister
in Dekleva Vera, n. il 4.7.1896 - militante O.F. (organizzazione terroristica slovena)
- già abitante con il figlio Igor in via Valdirivo 8 - sarebbe stata soppressa il
21.06.44 in Risiera (Albo d'oro e L.B.). Il figlio Igor, appartenente ai GAP, fu
processato ed infine amnistiato per omicidio di un sottufficiale di Polizia ed il
ferimento di due agenti. Igor con documenti falsi aveva assunto l'identità di Kovacic
Giovanni (un Covacic Giovanni risulta tra i 70 fucilati di Opicina). In famiglia erano
tutti partigiani in armi: ciononostante i superstiti sono stati ammessi a costituirsi
Parte Civile in virtù della lista fasulla delle vittime innocenti. La Corte sul punto si è
dimostrata condiscendente oltre ogni limite. iscritto nel monumento. Feretro n.
2118/46;
DELLA SANTA TEODORO, a. 24, da Albaro Vescovà (Muggia); deceduto tra il 2/3-10-1943
nelle operazioni tedesche di occupazione dell'Istria (Albo d'oro) ; Sepolto nel
campo XX feretro N.N. Iscritto nel monumento. Non iscritto nei registri di
sepoltura ;
DORINI UMBERTO trattasi verosimilmente di Dorin Umberto, n. 18.09.1919 a Trieste,
soldato 344^ Cp. Presidio alpini; disperso il 3.3.1944. Iscritto nel monumento.
Sepolto nel campo XX feretro N.N. non iscritto nei registri di sepoltura ;
DUSAN - BARIS (Boris) forse Mihalich . Sepolto nel campo XX feretro N.N. non iscritto nei
registri di sepoltura ;
FINOTTO GUERRINO, trattasi verosimilmente di Finotto Guerrino, n. 22.11.1917 a Trieste,
partigiano, deceduto il 30.11.1944 iscritto nel monumento; Sepolto nel campo
XX feretro N.N.; non iscritto nei registri di sepoltura ;
GERMEH Maria res. via Biancospino 11, Opicina inumata nel feretro n. 3379/44 registrata come
N.N. (iscritta nel monumento a Kraina Vas);
GRABO-MARZARI ANTONIA, iscritta nel monumento. Riposta nel feretro n. 1628/45 non
iscritta nei registri di sepoltura,;
GRAHONIA Slava Maria n. 1865, iscritta nel monumento di Comeno e nel monumento ai
partigiani di S. Anna; feretro 3385/44 N.N.;
21
*
JURMAN FRANCESCO, n. a Pola il 19.6.1919 (la lista slovena gli attribuisce erroneamente
44 anni). Il suo nome é iscritto nel monumento e nella Lista Bubnic. Il suo
feretro si trova nella cripta degli impiccati di via Ghega dal n. 1642/44 al n.
1691/44;
KARIS ENRICO, trattasi verosimilmente di Caris Enrico, residente a Muggia, caduto il
17.3.1944 a Termenica del Carso, assieme ad altri 17 partigiani del Btg. Zol.
(Albo d'oro). Iscritto nel monumento. Sepolto nel campo XX cripta N.N. non
iscritto nei registri di sepoltura ;
*
KOBAL CARLO, trattasi verosimilmente di Cobalti o Kobal Carlo n. a S. Daniele del
Carso il 23.08.1900, già ab. a Trieste via Ginnastica, 28. Familiari la moglie
Maria via commerciale, 32 - soppresso il 10.06.1944 in Risiera (L.B.) iscritto nel
monumento. Sepolto nel campo XX feretro N.N. non iscritto nei registri di
sepoltura ;
KOCJANCIC ELVIRA iscritta nel monumento. Trattasi probabilmente di Kocijancic Vida
in Pahor, partigiana della Btg. "G. Zol", caduta il 13.03.1944 a Temenica del
Carso, Mune (Albo d'oro); nel monumento compare anche come Pahor Vida.
Sepolta nel campo XX feretro n. 3383/44; non iscritta nei registri di sepoltura ;
KOVACIC MARIO, trattasi verosimilmente di Kovacich Mario fu Enrico, n. a Comeno nel
1923, falegname, fucilato dai tedeschi il 22.8.44 (monumento a Comeno).
Sepolto nel campo XX feretro n. 3290/44 N.N.; Iscritto nel monumento. non
iscritto nei registri di sepoltura; (le due cripte adiacenti contengono partigiani
ignoti fucilati nelle stesse circostanze);
MARCHETTI ITALO ab. str. di Fiume, 89, la madre Anna, componente della banda
Velenik, sepolto nel campo XX feretro n. 1073/45; iscritto nel monumento. Non
iscritto nei registri di sepoltura ;
*
MILLEVOJ BRUNO, n. a Pisino il 14.4.1924. il suo nominativo è iscritto nella Lista
Bubnic, ma non compare nella lista dei feretri. Egli, tuttavia fa parte di un
gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché molte vittime dello stesso
gruppo risultano portati nel cimitero di S. Anna si deve presumere che egli
verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
*
MINIUSSI ALDO n. a Trieste il 15.6.1924, ab. via Chiadino, 25 ; familiare sorella Angela;
asseritamente soppresso il 23.2.45 in Risiera (L.B.). Già detenuto per reati
comuni (componente della banda di "grassatori" - tale definita dal Piccolo -
capitanata da Velenik Bruno ); sepolto nel campo XX feretro n. 1072/45; non
iscritto nei registri di sepoltura ;
N.N. arrivato 6/9/44 da Poggioreale (poligono di Opicina) da Comando tedesco; cripta n. 3454/44;
PAROVEL ANNA sepolta nel campo XX feretro n. 3386/44 N.N., non iscritta nei registri di
sepoltura ;
Pecchiari Giovanni, trattasi verosimilmente di Pecchiari Giovanni di Giovanni, n. 6.8.1920 a
Trieste, partigiano, deceduto il 25.11.1944 sul fronte jugoslavo; ovvero di Pecchiari
Giovanni Paolo n. 26.04.1924 a Muggia, partigiano, deceduto il 25.11.1944 (Albo
d'oro) feretro n. 5297/45;
22
*
PEHAR KAROL, n. a villa d'Icici (Abbazia) il 16.3.1923 il suo nominativo è iscritto nella
Lista Bubnic, ma non compare nella lista dei feretri. Egli, tuttavia fa parte di
un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44) registrato come Pecha Karl: poiché
molte vittime dello stesso gruppo risultano sepolti nel cimitero di S. Anna si deve
presumere che egli verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
Perossa o Perosa Antonio, trattasi verosimilmente di Perossa Antonio di Momiano, guardiacaccia,
deportato nel febbraio 1945 scappò, ripreso fu fucilato (Albo d'oro) feretro n.
320/46;
Pescatori-Ribaric Francesco, deceduto nel 1944, (si presume che un trasferimento da altra località)
feretro n. 1109/47
*
PESCATORI VLADIMIRO di Antonio n. il 21 o 28.2.1914 a Vodizze (Vodice di
Castelnuovo), già abitante a Trieste in via Giulia, 66, secondo la Lista Bubnic
soppresso l'1.9.45 nella Risiera (ma a quell'epoca i tedeschi avevano abbandonato
Trieste da mesi); cg. Vida Podnamos partigiana. Sarebbe deceduto a Mune nel
gennaio 1944 e successivamente traslato. Feretro n. 796/46;
*
PIZZIGA ANGELO, n. a Trieste il 23.3.1923, già detenuto per reati comuni (componente
della banda di Velenik Bruno); sepolto nella cripta n. 1074/44 asseritamente
eliminato in Risiera il 22.1.1945 (L.B.); non iscritto nei registri di sepoltura;
Rados Giorgio (iscritto nel monumento e null'altro) 1946 (?);
RAVALICO FRANCESCO feretro N.N. 1945 non iscritto nei registri di sepoltura;
Razman Raimondo (iscritto nel monumento e null'altro) 1945 (?) forse Razman Raimondo di
Giuseppe n. 22.3.1913 a Trieste; S.Capo cann.; scomparso il 9.9.1943 a Corfù
(Albo d'oro);
*
ROZE O ROSE ALBINO n. a Duttogliano il 16.10.1909 il suo nominativo è iscritto nella
Lista Bubnic, ma non compare negli elenchi funerari. Egli, tuttavia fa parte di
un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché molte vittime dello stesso
gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna si deve presumere che egli
verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
*
ROSIC DOMENICO, n. a Tolmino il 10.08.1908 il suo nominativo è iscritto nella Lista
Bubnic, ma non compare negli elenchi funerari. Egli, tuttavia fa parte di un
gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché molte vittime dello stesso
gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna si deve presumere che egli
verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
SEGULIN SERGIO, feretro N.N. 1945 non iscritto nei registri di sepoltura;
SENSIC ANTON, feretro N.N. 1945 non iscritto nei registri di sepoltura;
*
SIMCIC RADOSLAO, n. a Dobrovo l'11.11.1920, già ab. a Trieste. il suo nominativo è
iscritto nella Lista Bubnic, ma non compare nell'elenco dei feretri. Egli, tuttavia
fa parte di un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché molte vittime
dello stesso gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna tra gli ignoti si deve
presumere che egli verosimilmente abbia seguito la stessa sorte e sia ;
23
SKROKON FELICE, feretro N.N. non iscritto nei registri di sepoltura;
SLAK EDOARDO, feretro N.N. 1943 non iscritto nei registri di sepoltura;
STOLFA LUIGI di Giuseppe n. 13.5.1923 Staranzano, fucilato il 18.8.44 per rappresaglia
(Albo d'oro), Non iscritto nei registri di sepoltura;
*
Vellenik o Velenik Bruno n. l'8.9.19 a Trieste, soldato 54° Rgt. Art. Div.; ab. via Donadoni, 8
deceduto il 29.12.1944 (Albo d'oro). Secondo la Lista Bubnic sarebbe stato
soppresso in Risiera. Si tratterebbe del capo della omonima banda fucilato nelle
carceri di v. Nizza; feretro n. 5062/44;
VERK ZRINKO, feretro N.N. 1943 non iscritto nei registri di sepoltura;
Vittorino Armando (iscritto nel monumento e null'altro);
*
ZERIAL BRUNO, si tratterebbe di Zerial Bruno n. a Bagnoli (San Dorligo della Valle) il
27.2.1906, asseritamente soppresso il 16.7.1944 in Risiera (L.B.). il suo
nominativo è iscritto nella Lista Bubnic, ma non compare negli elenco dei feretri.
Egli, tuttavia fa parte di un gruppo di 19 fucilati (Piccolo del 21.9.44): poiché
molte vittime dello stesso gruppo risultano sepolte nel cimitero di S. Anna si deve
presumere che egli verosimilmente abbia seguito la stessa sorte;
5. Allegato 2
Settanta partigiani fucilati nel poligono di Opicina il 3.IV.1944 seppelliti nel
cimitero di S. Anna in feretri intestati a vittime ignote
lISTA DEI FERETRI TESTO SLOVENO
BANNI VITTORIO BANNI VIKTOR
BERNI FRANCESCO BERNI FRANC
BLAZINA RODOLFO
(lapide) BLAZINA RUDOLF
BOSIC ANTONIO BOSIC ANTON
BOTIC JGOR BOTTIC JGOR
BRAJDIC LUIGI BRADICIC ALOJZ
BRANDOLIN ERMES 6.5.27
Lapide all'esterno del poligono Opicina
BRANDOLIN ERMES
BREZZA GIUSEPPE BREZZA JOZEF
CAJLIC MATTEO CAILIC MATIJA
CARONI GIULIO KARONI JULIC
CINCELLA FRANCESCO CHINCHELLA FRANC
24
COSTENZE VINCENZO CESTENCE VINCENC
COVACIC GIOVANNI COVACIC IVAN
CREGLIA GIOVANNI CREGLIA IVAN
CREVATIN GIUSEPPE CREVATIN JOSIP
DEKLEVA STANISLAO DEKLEVA STANISLAV
DEKLIC GIUSEPPE DECLIC JOZEF
DELLA VALLE PIETRO DELLA VALLE PETER
DEUDIC GIUSEPPE
DENDICH GIUSEPPE
n.28.1.25
Bertossi da Il Piccolo 21.9.44
DEUDIC JOSIP
anni 19
Pazia
DI NARDI MARIO DI NARDI MARIJO
DINICOLO DOMENICO DINIKOLO NEDELJKO
DIVITO NICOLA DVITO NIKOLAJ
DUCA GIOVANNI DUCA IVAN
FIORENTINI ANTONIO FIORENTINI ANTON
FIORETTO EMILIO FIORETTO IVAN
FRANCESCOVIC AUGUSTO FRANCISKOVIC AUGUST
FRANZA ANTONIO FRANZA ANTON
GALOVIC SERGIO GALOVIC SRDJAN
GHERLAN GIOVANNI CHERLAC NATALE
GHERLANC NATALE CHERLAC IVAN
GRENKO MILAN GRANKO MILAN
JURETIC LUIGI JURETIC ALOJS
JURZAN SIMONE JURZAN SIMON
KJUDER VITTORIO CHIUDERI VIKTOR
KOLJEVINA MARCO KOLJEVINA MARKO
MAGLICH DUSAN MAGLIC DUSAN
MARESTON EDOARDO MARESTON EDVARD
MATULIC CRISTOFORO MATULIC KRISTOFOR
MARIGGIOLI ANTONIO MERRIGGIOLI ANTON
MIANCICH GIOA(C)CHINO MIANCIC GIOACCHINO
MIANIC MARCO MIANIC MARKO
MORGAN PAOLO MORGAN PAOLO
25
OBLAK LEOPOLDO
OBLAK LEOPOLD
n. 20.11.87
Villa del Nevoso dal Piccolo 21.9.44
OBLAK LEOPOLD
anni 57 I.Bistrica
OSCARI GIOVANNI OSCARI IVAN
PECCHIAR SANTO PECCHIAR SANTO
PERNA VINCENZO PERNA VINCENC
POLIOCAN RAFFAELE POLIOCAN RAFAEL
POROPAT GIOVANNI
POROPAT IVAN
n. 8.3.21 Da(n)ne
dal Piccolo 21.9.44 e lapide Opicina
POROPAT IVAN
anni 23
n. a Danne
RADIVOJ GIOVANNI RADOVOJ IVAN
RUSNJAK GIOVANNI RUSNJAK IVAN
SARGA VINCENZO SARGA VINCENC
SEGALA MATTEO SEGALA MATIJA
SIMONOF VINCENZO SIMONOF VINCENC
SKERJANC AUGUSTO
16.8.15
SKERJANC AUGUSTIN (Opicina
SCHERIAS AUGUST
e Monumento a Basovizza)
SOROCCO STANISLAO SOROCCO STANKO
SOTTER DAVIDE SOTAR DAVID
STANIC GIOVANNI STACIN IVAN
STRUKELJ FRANCESCO
STRUKELJ FRANZ
n. 2.3.1920
a Laibach dal Piccolo 21.9.44
STRUKELJ FRANC
anni 24 da Zaverch
TENCI CARLO TENCI KAREL
THOMAS VINCENZO THOMAS VINKO
TONCIC ANTONIO TONCIC ANTON
TUFTAN GIUSEPPE TUFTAN JOZEF
UKMAR GIOVANNI UMARI IVAN
UKMAR MARIA UMER MARIJA
VANDAL MILAN VANDAL MILAN
VITI ANTONIO
3.IV.17
CVITIC ANTON (lapide a Opicina)
VITI ANTON
ZAGAR MATTEO ZAGAR MARIJA (??)
26
ZORGA GIUSEPPE
Pinguente
FORZA GIUSEPPE
n.11.8.95
Civitec (da Il Piccolo 21.9.44)
ZORZA JOZEF
anni 49
nato a Cirites
ZUPPET BRUNO ZUPPTZ BRUNO
ZVOKELJ GIUSEPPE
SVOKELJ GIUSEPPE
n. 16.12.21 a
Wippach (da Il Piccolo 21.9.44)
ZVOKELJ JOZEF
anni 23
n. Slappe Zorzi
6. Allegato 3
Vittime di guerra tumulate nel campo XX in feretri numerati e registrati
Nomi iscritti nel monumento
Aloisio Paolo; Angelini Emilio; Antonucci Francesco, Armando Vittorino; Asini Simeona o Asmi;
Azzaro Francesco; Balauz o Balanz Stanko; Balbi Giuseppe (Btg. Zol); Barut Oscar, fucilato a
Opicina 28.04.45 cripta n. 2307/45; Bello Mario; Belloro Adolfo; Bertuzzi Luigi; Bevilacqua
Giuliana; Bonito Gastone; Bordon Antonio; Brancale Vincenzo; Brazzatti o Brazzati Armando;
Brunner Mario; Bua Antonio; Bursanovic Dusan; Cante (Kante) Romeo; Caucci o Caucich Bruno;
Cebroni Sergio, partigiano dei G.A.P., impiccato dai tedeschi a Trieste in via D'Azeglio per
rappresaglia il 28.3.1945 (Albo d'Oro) sepolto nella cripta n. 1904/45; Cebulec o Cebulez Aldo;
Ceccarini Vinicio; Cech Giovanni; Cencic Anton il nome non figura sul monumento; Cergoli o
Cergolj Mario; Cermeli o Cermelj Sergio; Cerovac Giovanni; Chersovani Maria; Colagrande
Silvestro; Corivin o Coriciv Beniamino; Cosoli Bruno; Cossutta Mario; Crevatin Giusto; Crevatin
Silvano; Cristalli Emilio; Degrassi Evelina; Deschman o Deschmann Carmela.; Dose Silvio di
Tommaso, n.5.4.1920 a Teor (UD) partigiano, appartenente CVL di Trieste caduto il 17.3.1944
assieme ad altri 17 componenti del Btg. Zol (Albo d'oro) sepolto nella cripta n. 2117/46; Drusina
o Druzina Francesco; Duse Fausto; Englaro Silvano; Ercolano o Ercolani Leonardo; Finocchio
Rina; Flego Francesco; Fonda Giuseppe; Francia Oreste; Giorgi o Giurgevich Giuseppe; Jajtuc o
Iajtuc ; Iebacich o Jeracic Cic,; Icjcic o Jejcic Paola; Iustin o Justin Raimondo; Jamnik Egidio, n.
1924, residente a Trieste, partigiano, caduto in combattimento in Jugoslavia (Albo d'Oro), sepolto
nella cripta n. 79346; Jarnik Giulio (Btg. Zol), Jenko Ettore di Ettore, n. 9.9.1919 a Trieste, cap.
magg. 3° Rgt Art. Div. caduto il 29.3.1945 sul fronte jugoslavo, appartenente al CVL di Trieste.
Sepolto nella cripta n. 1107/47; Kalin Giuseppe; Kermec o Kermaz Angelo; Komar Carlo;
27
Lacchini Attilio, Guardia Civica, risulta scomparso. Sepolto nella cripta n. 2128/45; Landi Mario;
Lipicar Isidor (Isidoro); Lisiak o Lisjak Dusan; Mahne Cvetko; Mahne Vittorio; Mamilovic
(Mamilovich) Antonio; Marchesi Matteo; Marcial Orlando; Marcovich Giovanni; Maricic Branko;
Marinelli Donato; Marzari Antonia v. Grabo; Mezgec Radislao o Mezgel Ladislao; Mihalich Dusan
alias Boris (Baris); Miklavez Michelazzi Renato; Milocco Ligerio; Mlinar Josip; Musan Stanko;
Orel Vittorio (151/62); Padovani o Padovan Albino (Btg. Zol); Pascoli Ubaldo; Paulo cripta n.
1773/45; Pertan Giorgio; Petelin Silvano; Petrevcic Ivan; Pischianz o Piscanz Mario; Pizzamei
Giuseppe; Pockaj Giuseppe; Podgornik Stanko; Polacco Santo; Pulgher Giovanni; Rauber o Raubar
Carlo; Ravasi Giordano; Re o Re-Kralic Mario; Ricci Rino; Rinaldi Rinaldo; Roccia Luigi;
Sabadin Glauco; Salotto Antonio; Sara o Sarra Luigi; Sorina Amalia; Specogna Enrico; Sponza
Giorgio; Stefanin Enrichetta (Btg. Zol); Stipanich o Stifanich Guido; Stocchi Livio, appartenente ai
GAP, attentatore di via D'Azeglio deceduto il 28.3.45 cripta 1905/45; Stolfich Livio; Stolfich
Spartaco; Suard Galliano; Timeus Gino; Udovic Giuseppe; Ursich Aldo; Urzan Bruno; Vecchiet
Giusto non iscritto nel monumento, partigiano morto di TBC da Ospedale feretro 810/46; Venturini
Sergio (Btg. Zol); Verucchi Ovidio; Visini Remigio;Vrabec Giuseppe; Zanetti Giovanni; Zanin
Guerrino; Zerial o Zerjal Vittorio; Zgur Bernardo; Zgur Bruno, traslato il 23.9.81 da cripta 2199/46
alla Tomba Sgur 8602; Znebelj Mario; Zol Giovanni, Btg. Triestino cripta 797/46; Zonta Luigi;
Zugna Olivo, non risulta sul monumento;
7. Allegato 4
Impiccati di via Ghega 23.1V 1944
Cimitero di S. Anna campo XX feretri dal n. 1642/44 al 1649/44 (totale 50)
ISCRIZIONE DEI NOMI SUL
MONUMENTO IN ITALIANO
TESTO ARCHIVIO DI
STATO DI LUBIANA
EVIDENZA DAL
REGISTRO FUN.
CRIPTA
BANON GIOVANNI BANOV IVAN BANOV OK
BOGATEC MIROSLAVO BOGATEC MIROSLAV
BIAGI FRANCESCO BIAGI FRANC
BIZJAK ANTONIO BIZJAK ANTON
BIZJAK ROSA BIZJAK ROSA
28
BLASI GIOVANNI BLASIC IVAN
BLAZINA GIUSTO BLAZINA / 1649/44
BOLE GIOVANNI BOLLE IVAN BOLLE OK
BULIC GIOVANNI BURIC IVAN
CAVALLARO EDOARDO CAVALLARO EDVARD CVL OK
DELLA GALA GIULIO DELLA CA(L)A JULI J
DEKLEVA GIUSEPPE DEKLEVA JOZEF
EFTIMIADI MARCO EFTIMIADI MARKO albanese laurea h.c.
ESPOSITO BRUNO alias
(MADALOZZO EUGENIO)
MADALAZZO EUGENIO ESPOSITO
BRUNO
OK
FOLISCHIA FELIZELIZ
ALBERTO
FELISKIJA ALBERT FELIZELIC OK
FOLISCHIA FELIZELIZ
FRANCESCO
FELISKIJA FRANC FELIZELIC OK
GERMEK ZORA GERMEK ZORA
GEAT IRMA GEAT IRMA
GERMANI GILBERTO GERMANI GILBERT
GRCIC STANKO GUZZI STANISLAV OK
HRVATIC RODOLFO / OK
HUSU STANKO / HUS OK
JURMAN FRANCESCO JURMAN FRANC OK
KARIZ ILARIO MARIS ILARO
KRIZAJ CARLO KRIZAJ KAREL
KRIZAJ GIORGIO KRIZAJ JURE KRISAI OK
KRIZAJ GIOVANNI /
KRIZAJ LUIGI KRIZAJ ALOJZ
KOCEVAR STANISLAO KOCEVAR STANISLAV
MAKORIC ANGELO MAKORIC ANGELJ OK
MILLO CARLO MILLO KAREL OK
PETRACCO in NEGRELLI
LAURA
1. PETRACCO MARIJA ?
2. NEGRELLI LAURA
PERIC RODOLFO PERIZ RUDOLF
PETELIN CARLO PETELIN KAREL
29
PREMRL FRANCESCO PREMRL FRANC OK
PAULIN FRANCESCO PAULIN FRANC OK
PELICON DANILO PELLICON DANILO PELIZZON OK
STEGEL ANTONIO STEGEL ANTON OK
SABEC LUIGI SABEC ALOJZ
SERBLIN GIOVANNI SERBLIN IVAN OK
SEMINARO SALVATORE SEMINARO SALVATORE OK
SOLDAT LUCIANO SOLDAT LUCIANO
TOGNOLLI GIRLBERTO TOGNOLLI GIRLBERT
TURK MARIA TURK MARIJA
TURK FRANCESCO TURK FRANC
TURK GIUSEPPE TURK JOZEF
TURK STANISLAO TURK STANISLAV
ULIVELLI ANGELO ULIVELLI ANGELJ
ZENKO VENCESLAO ZENKE VENCESLAV
ZIANI FELICE ZIANI FELICE (SRECKO)
ZOVIC ANTONIO ZORIC ANTON OK