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Discussione: Kazak

  1. #1
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    Predefinito Kazak

    I miei tappeti preferiti sono i kazak e alcuni anatolici (Konia,Mudjur. A proposito di Mudjur vi segnalo/domando un giudizio sul formidabile Mudjur pubblicato sul nuovo libro di Sabahi).
    So che molti autori contestano il termine stesso Kazak, ad esempio eskenazi lo accetta dopo molte riserve, mentre Sabahi non lo ha incluso nello schema classificatorio del suo ultimo libro. C'è poi una fitta suddivisione che ancora Eskenazi, sempre molto critico verso molte denominazioni, contesta in quanto descrivono al massimo uno schema iconografico ma non hanno struttura comune, ergo non possono essere ascrivibili ad un'unica zona di produzione.
    Vi domando allora qual è secondo voi una classificazione credibile, e se mi potete spiegare (molti libri sono contradditori a tal proposito) la differenza tra il tappeto "ad aquile" della zona Kazak (i cosiddetti Adler) e del karabagh (i Chelaberd).
    Infine vi vorrei chiedere un giudizio sui costosissimi Star Kazak. Io ne ho visto uno (quello di Sorgato), bello sì ma certo che volano certi prezzi!

  2. #2
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    Il termine Kazak è un termine dall’ampio significato. Fu coniato molti anni fa, quando, a causa dei pochi studi effettuati, non era ancora stata mappata una classificazione reale delle produzioni caucasiche. Due autori, Schurman e Kerimov (scusatemi se non si scrivono esattamente così, ma non ho ne voglia né tempo per verificare), decisero per primi di classificarli per regione di appartenenza in base al disegno e, più tardi, per tecnica di lavorazione. Kazak, per qualcuno, significa “non domato”, per altri è un toponimo, in realtà è un termine entrato in uso comune senza un preciso motivo. Di certo, chi li attribuisce al Kazakistan, dice una sciocchezza (vedi televendite). Eskenazi, per chi lo ha letto è cosa nota, è molto perplesso su certe denominazioni. Lui ci racconta di come nello “Sbornik materialov dliia oposaniia me stno stei i plemen Kavkaza” (se lo scrivo ci sarà un motivo) ovvero “Collezione del materiale per descrivere le località e le tribù del Caucaso” fatta nel 1888-89 dal “Dipartimento per l’educazione caucasica”, di questa produzione non ne è fatta menzione. A mio giudizio, ma è un parere mio e senza nessun riscontro, quando alla fine dell’ottocento arrivavano in occidente questi annodati, secondo voi, chi sapeva qualcosa del Caucaso, dove era, chi vi abitava? Nessuno. Ma sui colli, quasi certamente, era indicata la zona di provenienza: Caucaso. E come si scrive in russo? Kavkaza: da lì Kazak.
    Differenti da tutti gli altri annodati caucasici, i Kazak hanno disegni diversi a seconda delle tipologie, ma hanno un denominatore comune nella tecnica di lavorazione: lana alta, lucente e morbida, tramature rosse o brune, raramente cru, colori naturali, parlando fino al 1910 circa, molto caldi ed accesi. Sono realizzati in una vasta area montagnosa, principalmente a nord-ovest, sino al confine turco. I Kazak a stelle costano perché, di antichi, ce ne sono pochi in commercio, tutti conosciuti dai principali autori e collezionisti. Sono caratterizzati da una visione definita “infinita” dei decori. Infatti, molti di loro non sono conclusi, ma sembrano continuare anche fuori della bordura, proprio perché il campo rappresenta l’Essere supremo, colui che non ha limiti. Ma ne riparleremo. Buona notte.




  3. #3
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    Ad integrazione di quanto scritto ieri, scusatemi ma ero stanco e non mi sono ricordato degli “Adler”, o come altro si vogliono chiamare, due parole per parlare di questa tipologia. Oggi, la maggioranza degli studiosi, ne ho parlato recentemente a Sartirana con un collezionista austriaco dal nome impronunciabile e dalla cultura monumentale, sono concordi nel dire che le varie denominazioni sono tutte fantasiose e frutto di una serie di errori. Kazak Adler, da aquila in tedesco, perché rappresentativa del volo ad ali spiegate (?). Chelabard, perché prodotti in questo villaggio del Karabagh, che pare inesistente. Medaglione a sole raggiato, perché nato dalla rappresentazione del culto solare, mah. Sembra non ce ne sia una buona. Oggi, si pensa che questo disegno tragga origine dall’ingrandimento, e dalla modificazione, della “rosetta khatai” che appare nei tappeti a drago di epoca tarda (XVIII° secolo). Pertanto, chiamateli un po’ come volete: l’importante è capirsi e non aspettarsi differenze fra i due tipi di annodati. Una buona giornata a tutti.

  4. #4
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    Molte grazie signor Saruq. In relazione al fantomatico villaggio di Chelaberd, quella dei toponimi piuttosto fantasiosi è un bel problema. Già Eskenazi (che non accetta il termine Adler, guarda con sospetto il termine Chelaberd, ma poi li differenzia nella galleria fotografica) notava che molti nomi di località paiono esistere solo nei libri di tappeti. Io stesso ho a casa il monumentale atlante del Times, e spesso non trovo nulla. Forse bisognerebbe ricorrere a mappe più dettagliate, ma resto scettico.
    Fantastico il kazak a stelle che ha mostrato, se ne può sapere la provenienza?

  5. #5
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    Caro signor Tucboro, visto che lei mi chiama "signor Saruq" facendomi sentire ridicolo, come sarebbe a dire se si può sapere la provenienza: il Kazah a stelle è mio!!!!
    Adesso però mi sveglio, stavo infatti sognando, e le dico che è pubblicato a pagina 288 sul testo dedicato ai tappeti tribali di James Opie. Scherzi a parte, conosco due persone che ne posseggono uno in collezione, non sono italiani e un esemplare è in cattivo stato. Non posso dirle la valutazione di quei pezzi perchè non la so, ed è anche molto tempo che non parlo con loro. Per certi oggetti, il prezzo lo fa chi lo possiede. Una buona serata a tutti.

  6. #6
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    Mi rendo conto che "signor Saruq" è piuttosto buffo (certo non quanto "signor "Tucboro"), ma non saprei come altro identificarla. Io del resto, come ho detto nel mio messaggio d'esordio, mi chiamo Nicola, e così può chiamrmi.
    Ad ogni modo, sempre in debito per le preziose risposte che mi fornisce.

  7. #7
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    Se permetti, diamoci del tu come faccio anche con gli altri. Io ti chiamo Tucboro perchè è bello, sembra il nome di un principe dell'Iliade. E tu chiamami Saruq , perchè senza "signor" suona bene. Un saluto.

  8. #8
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    Una domanda ai colleghi esperti x davvero:
    mi sono imbattuto in un kazak lesghi a colori bianco e nero, con una stella "tagliata" a metà, come se il tappeto fosse stato sezionato e ridotto, ma ..... non si vede una mazza e sembra proprio essere stato fatto così.
    Lo attribuiscono a fine 800, primi del 900 ....., ma ho qualche perplessità, e chiedevo se secondo voi, dai colori (bicolore) si può intuire qualcosa di più sull'epoca ?? Grazie, scusandomi subito x l'oggettiva fumosità della domanda.
    Cordialità

  9. #9
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    Naturalmente non sono il "collega esperto x davvero" di cui chiedeva il parere, ma posso dirle che di Kazak con disegno "interrotto" senza essere stati ridotti ne ho visti parecchi.
    Eccone un esempio
    http://www.moranditappeti.it/immagin...i_res/3039.jpg

    Di Kazak bicolori (bianco e nero, poi), però, non ne ho mai visto uno.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da saruq Visualizza Messaggio
    Se permetti, diamoci del tu come faccio anche con gli altri. Io ti chiamo Tucboro perchè è bello, sembra il nome di un principe dell'Iliade. E tu chiamami Saruq , perchè senza "signor" suona bene. Un saluto.
    Ovviamente permetto, e quindi va bene così.
    p.s. tucboro, in realtà, è un nome che viene da "Il signore degli anelli"

 

 
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