E' questo l'incipit di uno dei sermoni in lingua volgare di Meister Eckhart, incipit che -in lingua italiana- recita così: "Tutte le cose simili si amano reciprocamente e si uniscono l'una con l'altra, e tutte le cose dissimili si fuggono e si odiano reciprocamente" (Sermoni tedeschi, Adelphi, 2007, p. 126. tr. di M. Vannini).
Il sermone (uno dei pochi a non prendere le mosse da un versetto della Sacra Scrittura) è molto breve, ma ricco di notevoli affermazioni dottrinali. Ci soffermeremo in particolare su due di queste, che testimoniano della natura "iniziatica" dell'insegnamento del Maestro domenicano.
Nella prima parte del sermone si tratta del Cielo e della Terra, di come questa occupi il posto più basso e di come (per questo) il Cielo si effonda completamente sulla Terra in modo fecondo; Eckhart pone quanto sopra in analogia con l'uomo che, spogliandosi completamente di tutto, si pone nel posto più basso (ovviamente non in senso morale, ma "ontologico") e, per questo, Dio si effonde completamente in quest'uomo annientato. Eckhart si rendo conto delle difficoltà a cui può condurre il suo discorso ed introduce al suo uditorio un paragone, da lui pensato proprio per facilitare la comprensione. "Il paragone aveva a che fare col mio occhio e col legno; [...] ma ora comprendetemi bene! Se accade che il mio occhio, uno e semplice in se stesso, sia aperto e rivolto con lo sguardo al legno, ciascuna delle due cose rimane quella che è, e tuttavia, nel compimento della visione, divengono a tal punto una cosa sola, che si può dire con verità occhio-legno, e il legno è il mio occhio. Se anche il legno fosse immateriale e puramente spirituale come la visione del mio occhio, si potrebbe dire effettivamente che, nel compimento della mia visione, il legno e il mio occhio si trovino in un solo essere. Se questo accade nelle cose corporali, quanto più deve valere per quelle spirituali!". In questi passi non è affermata altro che la realizzazione dell'essere per mezzo della conoscenza (l'essere è ciò che conosce), la dottrina che sta alla base della realizzazione metafisica. E quanto questa dottrina fosse importante nell'insegnamento di Eckhart ce lo dice lui stesso poco prima: "Se lo capite bene, comprenderete il senso proprio ed il fondamento del mio modo di vedere, sul quale ho sempre predicato". Vale a dire che la realizzazione metafisica costituisce sempre il senso ed il fondamento dell'insegnamento di Eckhart: non avrebbe potuto essere più esplicito di così.
Ci si potrebbe chiedere fino a che punto si spinga questa realizzazione, nella dottrina di Eckhart. Lui stesso ce lo dice poco oltre.
Il sermone prosegue con altri accenni, che al momento non ci interessano, finchè arriva a parlare di quella "luce increata e increabile" che è nel fondo dell'anima (che rappresenta il legame con il Principio Supremo; per una corretta comprensione di questo aspetto rimandiamo alla lettura de "Gli stati molteplici dell'essere" di R. Guénon), alla quale l'uomo che si distoglie completamente da se stesso e dalle cose create è unito perfettamente. Scintilla che rifiuta tutte le creature e non vuole altri che Dio nella sua nudità. Anzi -afferma Eckhart a questo punto- a questa luce non basta neppure l'unicità della natura divina. E subito aggiunge: "Voglio dire qualcosa ancora di più, che suonerà ancor più stupefacente: dico nella eterna e sempre permanente verità [1] che a questa luce non basta l'essere divino unico, impassibile che non dà nè riceve: essa vuole sapere da dove quest'essere provenga; essa vuole penetrare nel semplice fondo, nel silenzioso deserto, dova mai ha gettato uno sguardo la distinzione, nè Padre, nè Figlio, nè Spirito Santo. Nella interiorità più profonda, dove nessuno è in patria, là trova soddisfazione questa luce, e là essa è in un'interiorità più profonda di quanto sia presso se stessa. Infatti questo fondo è un semplice silenzio, immobile in se stesso". Il riferimento al Non-Essere e perfino alla Non-Dualità suprema non necessita di commento. E' a questo punto, quindi, che deve condurre, secondo Eckhart, la realizzazione metafisica completa, Quello è il Fine Ultimo. Di fronte all'enunciazione di simili Verità, che trovano perfetto riscontro in ogni altra dottrina Tradizionale, non abbiamo nulla da aggiungere. Ci sia pertanto concesso di chiudere questo nostro breve intervento, con le medesime parole con cui Eckhart chiuse il suo sermone.
"Da questa immobilità vengono mosse tutte le cose e vengono accolte tutte quelle vite che vivono intellettualmente in Sè stesse. Che Dio ci aiuti a vivere in questo modo secondo Intelletto. Amen".
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[1] Notare l'espressione quasi rituale con cui Eckhart qui, e in altri passi, introduce l'affermazione di verità dottrinali; espressione che ricorda il "Amen! Amen! dico vobis" dei Vangeli ed, in genere ogni "Atto di Verità" (cfr. A.K. Coomaraswamy, I maghi senza testa e l'Atto di Verità, in La dottrina del Sacrificio, Luni).




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