Il gasdotto dall'Algeria in partenza
pronto nel 2011, opera colossale
e svolta storica per la Sardegna
Il metano ci darà davvero una mano
di Marco Murgia
Quasi trecento chilometri in fondo al mare, dalle coste nordafricane a quelle sarde, a 2.800 metri di profondità; poi trecento chilometri tondi tondi dal sud al nord dell'isola; e ancora, altri 250 sott'acqua sino alla Toscana, questa volta a 1.300 metri di profondità. Sono i numeri del Galsi, il metanodotto che dal 2011 garantirà l'arrivo di gas naturale in Sardegna: buono per le bollette dei sardi - con riduzioni che potrebbero arrivare al 20 per cento, anche se le fluttuazioni dei prezzi di mercato non permettono previsioni certe - e ottimo per i costi delle industrie energivore nostrane. Tutto senza considerare l'indotto e la gestione successiva alla costruzione. Insieme a quello di «far uscire la Sardegna dall'isolamento energetico», sottolinea l'assessore agli Enti locali Gian Valerio Sanna, per la Regione sono due passaggi fondamentali e collegati fra loro.
Impossibile dare torto al ragionamento: basta pensare al numero di imprese e operai che serviranno per la posa di una struttura di quel tipo, e si parla solo della fase infrastrutturale. È il motivo per cui il 14 novembre, ad Alghero, in occasione dell'incontro fra il capo del governo Romano Prodi e il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika per definire alcuni dettagli del processo esecutivo dopo la progettazione, la Regione giocherà le sue carte: «Ribadiremo la volontà di coinvolgere le imprese sarde», sottolinea Sanna, e soprattutto il fatto che «il momento infrastrutturale non sarà separato dalla successiva gestione della rete». Va bene «lo stoccaggio di riserva», ma ci saranno anche «i costi di passaggio e le tariffe agevolate sui costi energetici per le imprese e le industrie, indispensabili per lo sviluppo economico».
Un affare gigantesco, insomma: per le attività produttive sarde ma anche - difficile non prevederlo - per la capacità attrattiva che le stesse tariffe agevolate potrebbero avere per capitali nazionali o europei. Per questo, ribadisce l'assessore, «serve una riflessione congiunta per creare sinergia fra istituzioni e imprese e fra le imprese stesse»: per non essere «semplici attuatori» ma prendere parte alla «gestione unitaria» della rete. Che coinvolgerà tutti i Comuni della Sardegna, con 3.000 chilometri di reti urbane. Si poteva essere più chiari in occasione de “L'isola dell'energia”, primo convegno sulla metanizzazione e sulle reti del gas in Sardegna? Difficile, almeno dal punto di vista degli obiettivi.
Ma il 2011 non è lontano, se si considera che l'appuntamento è di quelli storici. Allora il meeting è anche l'occasione per fare il punto sulla situazione: con i rappresentanti della Gefint, la società che ha portato avanti lo studio di fattibilità e con quelli della Galsi, che realizzeranno la struttura; con l'Università, rappresentata dal preside di Ingegneria Francesco Ginesu, e sulle problematiche dei Comuni, con il delegato dell'Anci Antonello Figus, sindaco di Santa Giusta; sull'attività di ricerca con il Centro Sviluppo Materiali e sul tipo di materiali utilizzati per le reti urbane - il polietilene - con i rappresentanti della George Fischer, la società che ha contribuito alla realizzazione del convegno. Sino ai problemi di tipo amministrativo, con l'avvocato Mauro Barberio.
L'importanza del metanodotto - anche per i mercati europei - e la posizione invidiabile della Sardegna al centro del Mediterraneo sono le molle da cui è partito lo studio di fattibilità. Sandro Putzolu, ingegnere della Gefint, società nata da un gruppo di
fuoriusciti dall'Eni al momento della sua privatizzazione, ha sottolineato come il fabbisogno energetico europeo oggi sia troppo condizionato dalla produzione russa: l'esempio lampante è la crisi dello scorso anno, quando l'Ucraina chiuse i rubinetti del gas proveniente dalla Russia e mezza Europa si trovò a secco. Troppe difficoltà, legate anche al fatto che i gasdotti attraversano paesi politicamente instabili.
Per ovviare allo strapotere russo - che vorrebbe aumentare le forniture all'Europa dal 40 al 60 per cento con due nuove direttrici, la balcanica e la caucasica - la soluzione algerina è ottimale. Il paese nordafricano attualmente fornisce il 20 per cento del fabbisogno europeo, con un gasdotto verso la Sicilia e uno che attraversa lo stretto di Gibilterra. Il gasdotto potrevve rivelarsi un'opera vitale per la Sardegna soprattutto, grazie al collegamento diretto con il paese fornitore ma anche per le potenzialità dei mercati dei paesi emergenti, come opportunità per le imprese, per effettuare scambi di servizi e conoscenze fuori dal mercato energetico. Un altro fattore da tenere in alta considerazione. In pratica il Galsi potrebbe diventare la leva per altre opportunità: «Per questo è importante che la Regione abbia un ruolo fondamentale nel progetto».
Con i suoi 26 pollici di spessore e la posa a 2.800 metri, sarà la più grossa condotta mai realizzata a simili profondità: un progetto avveniristico, quello impostato dalla Galsi. Lo illustra Paolo Bergamaschi, ingegnere della società nata nel 2003 appositamente per il metanodotto sardo-algerino: «Il gasdotto è pensato per il passaggio di 8 miliardi di metri cubi l'anno». Di questi, un miliardo sarebbe destinato alla Sardegna, ma a regime se ne potrebbero direttamente utilizzare direttamente nell'isola tra i 600 e gli 800 milioni. Da una parte si avrà «migliore sicurezza negli approvvigionamenti» e si potrà «soddisfare la domanda crescente dell'Unione europea con una rotta alternativa a costi competitivi»; dall'altra, sul locale, «permetterà la metanizzazione dell'isola, non coperta dalla rete nazionale», servirà «le utenze domestiche e quelle industriali» e avrà «ricadute importanti per le imprese che ci lavoreranno».
Tutto perfetto? Dal punto di vista tecnico sembra tutto in una botte di ferro. Però l'Anci anticipa un problema su cui ci sarà da ragionare. Il rischio, avvisa Antonello Figus, è quello della frantumazione dei costi nei diversi bacini d'utenza della Sardegna, individuati per usufruire dei finanziamenti e bandire le gare d'appalto per le infrastrutture: «A causa del fatto che i diversi bacini hanno tipologie differenti d'appalto, ognuno avrà diversi costi fissi», sottolinea il sindaco di Santa Giusta, «e questo significa che in tutta l'isola ci saranno differenze nelle bollette». La soluzione sarebbe «un organismo che faccia da filo conduttore tra tutti i bacini: l'Anci si propone per svolgere questo ruolo di sintesi fra gli assessorati competenti e i bacini».
Un passaggio fondamentale, secondo l'avvocato Mauro Barberio, sarà «la scelta di quale tipo di gara i bacini utilizzeranno per la gestione del gas». L'amministrativista boccia l'idea originaria del project financing - «affidarlo ai Comuni potrebbe essere come dare un fucile in mano a un bambino» - ma non è d'accordo neanche con la circolare esplicativa che indicava nel modello della concessione di lavori pubblici il modo per garantire la massima trasparenza e la competitività migliore: «Sicuri che sia la scelta migliore? Con la metanizzazione si fornisce un servizio, quindi la formula potrebbe essere quella della concessione di pubblici servizi». Ma aveva avvisato prima: «Questo mio intervento potrebbe confondere le idee».