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  1. #11
    habanero
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    Mi pare abbastanza evidente che Veltroni, nel nuovo mostropartito con importante quota opus dei, non dirà nè farà un cazzo in proposito. Da bravo democristiano. Altrettanto ovvio che lo voteranno solo gli ultrà diessini/margheritini (per fortuna sempre meno), magari ancora convinti di essere di sinistra.

    Dopo Prodi però non ci sarà Veltroni. Veltroni verrà bruciato al primo confronto elettorale con il mafioso di Arcore (democraticamente autoproclamatosi padrone della destra, con il 50% di italiani ebeti, esultanti e pronti a rivotarlo).

    Il mafioso, con grande gioia di rincoglioniti completi come aurora86, completerà il desolante quadretto di un Italia libera come quella medievale, terminando l'opera iniziata 13 anni fa e gentilmente portata avanti dal Governo Prodi che casualmente ha dimenticato di nuovo di risolvere il più grande conflitto di interessi del mondo occidentale nonostante le promesse.

    Argentina per tutti.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    I Pacs ed i Dico sono stati affondati ai tempi della crisi di febbraio, da Mastella con il beneplacito di Andreotti
    Nono, proprio per niente...il primo affossatore dei Dico fu il laicissimo sen. Cesare Salvi, presidente della commissione giustizia al Senato, che li dichiarò giuridicamente "improponibili" per fungere da testo base...insdomma diede dei cialtroni ai signori che avevano scritto il testo, e ai signori che lo votarono in consiglio die ministri...Capo di tutti i Cialtroni? che domande, il Professore Prodione!

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    Nono, proprio per niente...il primo affossatore dei Dico fu il laicissimo sen. Cesare Salvi, presidente della commissione giustizia al Senato, che li dichiarò giuridicamente "improponibili" per fungere da testo base...insdomma diede dei cialtroni ai signori che avevano scritto il testo, e ai signori che lo votarono in consiglio die ministri...Capo di tutti i Cialtroni? che domande, il Professore Prodione!
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P.../08/pacs.shtml
    Il Guardasigilli non partecipa e va a messa. I teodem: «Giudizio sospeso»
    Unioni civili, sì del governo senza Mastella
    Varato il ddl sulle unioni civili. «D'ora in poi si chiamano Dico». Chiti: «Ora in Parlamento, non metteremo la fiducia»





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    (Emblema)
    ROMA
    - Dopo una giornata di febbrili consultazioni, il governo riesce a trovare l'intesa e a dare il via libera al ddl sulle unioni civili (leggi il comunicato stampa). Anzi, si chiamano «Dico», sono cioè Diritti e doveri dei conviventi. Guardinga per il momento la reazione della Cei che preferisce non esprimersi sui singoli aspetti del Ddl. Monsignor Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta e presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, però annuncia battaglia: «I vescovi terranno una posizione severa» sulla futura legge.

    IL NO DI MASTELLA
    - Il Cdm straordinario, convocato nel pomeriggio e durato un'ora circa, ha approvato il testo all'unanimità. Anche perché era assente l'unico che avrebbe potuto votare contro o astenersi, Clemente Mastella. Il Guardasigilli, che fin dalla mattina aveva ribadito il suo no, spiega con una nota il motivo della sua assenza al Cdm: «Nonostante abbia registrato timidi progressi nelle successive versioni del provvedimento rimane un impianto su cui è netto il mio dissenso, per la ricerca evidente di forme e tutele, comunque imitative di quelle del matrimonio. Per questi motivi, che nulla hanno a che vedere con il mio sostegno e la mia fiducia al governo, ho deciso di non partecipare al Consiglio dei Ministri convocato per approvare il provvedimento sulle unioni di fatto». E tanto per far capire da che parte sta si reca, mentre è in corso la riunione, a messa a San Giovanni con la comunità di Sant'Egidio.

    ORA IN PARLAMENTO - Il ministro per le Riforme, Vannino Chiti, dice che si tratta di «un ddl equilibrato, un punto di incontro» ed esclude che in Parlamento possa essere posta la fiducia: «Siamo aperti al confronto in Parlamento con la maggioranza e con l'opposizione». Per Francesco Rutelli si tratta di una «scelta di equilibrio e di saggezza» e spiega che non si dà vita a un matrimonio di serie B. Il ddl riguarda anche le coppie omosessuali. Per i minori non c'è niente, come spiega il ministro della Famiglia Bindi: «Siccome il Ddl vale anche per le coppie omosessuali, e siccome per noi i minori sono la parte debole da tutelare devono crescere con un padre e con una madre. Magari con una madre sola o un padre solo, ma non con due babbi o con due mamme».

    I CONTENUTI - Dichiarazioni distinte, anche contestuali, dei conviventi all’anagrafe. Diritto di successione dopo nove anni. Possibilità di subentrare nel contratto d’affitto dopo tre anni di convivenza. Nessuna decisione, invece, sulla reversibilità della pensione, che sarà stabilita quando verrà effettuata la riforma del sistema previdenziale. Questi i contenuti del disegni di legge (GUARDA TUTTE LE NOVITA').
    ACCORDO AL RIBASSO - L'intesa raggiunta non soddisfa Vladimir Luxuria, deputata del Prc. «Hanno fatto sparire la dichiarazione congiunta - ha spiegato - . Si tratta di un compromesso al ribasso per noi inaccettabile». Critiche invece dalla Cdl. Il leghista Calderoli parla delle nuove norme sulle unioni civili come di «un cavallo di troia per arrivare alle nozze gay».

    I TEODEM NON SI PRONUNCIANO - Giudizio sospeso da parte dei «teodem» della Margherita, Binetti, Baio e Bobba: «Aspettiamo di vedere e analizzare il testo del provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri. Però, comprendiamo il grande sforzo di mediazione che si è fatto».



    10 febbraio 2007

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...guerzoni.shtml
    Andreotti: i Dico dietro il mio «no»
    Ma ora penso che voterò per l'esecutivo
    Nessun complotto, però come cattolico ero rimasto molto male impressionato dalla proposta di famiglie omosessuali





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    ROMA — «Io non firmo cambiali in bianco», aveva detto all'Avvenire il giorno dopo il fattaccio del Senato. Ma ora la riserva è sciolta e salvo ripensamenti dell'ultim'ora il senatore a vita Giulio Andreotti, classe 1919, voterà la fiducia al governo Prodi. Il Divo Giulio risponde al cellulare da Montecarlo, dove per due giorni ha partecipato a un convegno su Iran e Iraq e dove oggi presenta il suo libro 1953. Fu legge truffa? (Rizzoli). La voce arriva lontana, ma la sferzante ironia del sette volte presidente del Consiglio non perde smalto nemmeno a distanza. «Quella legge sui Dico non stava né in cielo né in terra, ma Prodi in terra ce l'aveva messa».
    E così, presidente, lei mercoledì scorso nell'aula di Palazzo Madama non ha approvato le linee di politica estera di D'Alema e il Professore è stato costretto a dare le dimissioni. E dire che a Palazzo Chigi contavano su di lei... «Il ministro degli Esteri — questa la ricostruzione di Andreotti — aveva impostato la sua relazione sull'affermazione che la politica della Farnesina è in continuità con i governi precedenti, fatto salvo però il periodo dell'esecutivo Berlusconi. Ecco, è questo concetto che proprio non mi ha convinto. E poi c'era il clima di Vicenza».
    Dica la verità, presidente, dietro il suo no alle scelte di D'Alema c'era dell'altro, c'era quel disegno di legge Bindi- Pollastrini che concede diritti alle coppie di fatto, gay compresi. «Eh sì, la reazione è stata molto dura e non solo da parte della Chiesa e di noi cattolici, ma anche da chi non ha il dono della fede». Di certo a Giulio Andreotti non sono sfuggite le parole che Nicola Latorre, ds, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo nonché persona vicinissima a D'Alema, pronunciò a governo appena affossato. «Questa è un'operazione di vecchio stampo democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all'estero — riportò Francesco Verderami sul Corriere —. Perché fino a un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio».
    Dunque presidente, che c'è di vero nella teoria del complotto per far fuori Prodi? «Questo dei complotti è un sospetto che in Italia non muore mai, ma è tutto sbagliato. Però...».
    Ed è il però, forse, la chiave di lettura dell'Andreotti pensiero. «Però le ripeto — continua l'ex leader della Dc — io stesso come cattolico, ma anche come persona, ero rimasto molto male impressionato dal fatto che il governo avesse proposto le famiglie omosessuali». Un messaggio che alle orecchie di Prodi dev'essere arrivato in tutta la sua disarmante nettezza, se è vero, come è vero, che dal documento programmatico in dodici punti con cui il Professore è uscito dall'angolo (firmando un «patto di legislatura» con i leader dell'Unione), i Dico sono spariti. «In aula ci sarà un dibattito e alcuni temi che avevano disturbato — conferma Andreotti — saranno accantonati. Quindi non dovrebbero esserci difficoltà».
    Vuol dire che voterà la fiducia? «Penso di sì, d'altronde io sono per natura governativo, da più di mezzo secolo». La notizia non era scontata dato che Andreotti, nei nove mesi di vita del Prodi II, dopo aver concesso un'iniziale fiducia all'unisono con gli altri sei senatori a vita, non ha quasi mai votato con il governo. Mercoledì infatti ha scelto l'astensione, che al Senato equivale a un voto contrario, portando così il suo contributo allo scivolone di Prodi. Pentito? Parrebbe di sì, visto quel che ha candidamente confidato al New York Times: «Io non credevo affatto che il mio voto avrebbe fatto mancare la maggioranza e portato alle dimissioni del governo — ha trascritto sull'Unità Furio Colombo —. Se lo avessi saputo, non avrei votato no». E adesso a Palazzo Chigi si spera, si prega che il Divo Giulio faccia il miracolo e converta, chissà, non solo il dubbioso Sergio Pininfarina, ma anche il severissimo Francesco Cossiga. Il quale il suo voto contrario l'ha già affidato ai taccuini dei cronisti. Non si pensi però che le condizioni poste da Andreotti si fermino ai Dico. Dal premier, il politico che ha dominato la scena italiana nella seconda metà del XX secolo si aspetta anche che «sappia richiamare i partiti di governo a non fare più marce su Vicenza». Perché, conclude col suo leggendario sarcasmo, «c'è chi marcia e c'è chi ci marcia, mentre chi vuole aiutare Prodi bisogna che non ci marci».


    Monica Guerzoni



    05 marzo 2007

  4. #14
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    Senato della Repubblica

    Dico: Salvi li sostituisce con i Cus

    No della Cdl, sì dell’Unione

    Paola Monti - 12/07/2007 16.30.52



    Questa mattina al Senato il Presidente della Commissione Giustizia, Cesare Salvi, ha presentato un nuovo testo sulle coppie di fatto: addio ai Dico, dunque, e avanti i Cus (Contratti di Unione Solidale).


    Si tratta di un contratto che può essere stipulato anche dalle coppie dello stesso sesso, purchè venga sottoscritto mediante una dichiarazione congiunta alla presenza di un giudice di pace o di un notaio (che comunque dovrà trasmettere il tutto al giudice di pace competente per il territorio). Il giudice di pace, quindi, trascriverà il Cus in un apposito registro e la coppia avrà diritto all’assistenza sanitaria e penitenziaria, alle facilitazioni per il cambiamento di sede di lavoro, alla decisione sulla donazione degli organi del convivente, a un quarto dell’eredità se il patner ha figli o fratelli, alla metà se ha parenti fino al sesto grado e al totale negli altri casi.
    Il Cus potrà essere risolto di comune accordo, per decisione di uno dei componenti della coppia o per suo matrimonio.
    Non potranno stipulare questi contratti, inoltre, i minorenni, gli interdetti per infermità mentale, coloro che sono sposati, le coppie soggette a vincoli di parentela e chi sia stato condannato per omicidio o tentato omicidio del coniuge o del convivente del patner.
    Contraria al testo sui Cus la Cdl, che ha reso noto: “Non andavano bene i 'dico'; non va bene il 'cus'”, poiché riporta al concetto della “famiglia fai da te”.
    Di diverso avviso la maggioranza, che vede nel testo un “un passo avanti che può davvero sbloccare una situazione di empasse” poichè “riconosce ai conviventi tutti i diritti fondamentali”, come ha affermato la senatrice dell'Ulivo Vittoria Franco.
    Il deputato di Sinistra democratica Franco Grillini, inoltre, ha aggiunto che “tra gli elementi positivi di questa proposta di legge c'é la possibilità di stipulare un contratto dove si regolano i rapporti economici e l'eventuale rottura del rapporto, i diritti sanitari, quelli in caso di morte del partner e, molto importante, l'istituzione di un registro pubblico che costituisce elemento essenziale per il riconoscimento dei diritti pubblicistici”.
    Paola Monti


    http://www.newsfood.com/Articolo/Lav...ws.asp?UN=2538

    __________________________________________________ _________________________

    Salvi: Dico di no

    redazione Mercoledì 7 Marzo 2007 alle 161 3 commenti

    Onore a Cesare Salvi? La sua solenne bocciatura dei Dico porta la questione fuori dalla querelle Stato-Chiesa, cattolici-laici, maggioranza-opposizione, sinistra massimalista-sinistra riformista.
    Il senatore ds ha agito da presidente della commissione Giustizia: “Il disegno di legge Bindi-Pollastrini è impraticabile dal punto di vista giuridico”.
    Non sta in piedi, spiega, perché non si riconosce una coppia di fatto con uno scambio di raccomandate (”ve li immaginate il diluvio di ricorsi ai giudici?”).
    Né si può partire dal principio del riconoscimento delle convivenze “per estenderlo ai rapporti tra zio e nipote”. Infine la faccenda delle pensioni di reversibilità “non va trattata a cuor leggero, altrimenti si appesantiscono le finanze pubbliche”.
    Insomma Salvi entra nel merito dicendo quello che molti, soprattutto nell’opinione pubblica di sinistra, pensano da tempo: la legge, se proprio va fatta, va fatta seriamente.
    Rosy Bindi e Barbara Pollastrini non se l’spettavano.
    La prima reagisce da democristiana: “Non si è compreso il senso di equilibrio della nostra legge”. La seconda da diessina: “Chiedo rispetto. Migliaia di persone sono dalla nostra parte”. Irritati anche i vertici della Quercia: “Salvi vuole scardinare il partito democratico”.
    Non è la prima volta che Salvi, uno dei leader della sinistra ds, rompe le uova nel paniere alla sua parte politica: nel 2005 in un libro con Cesare Villone, Il costo della democrazia, denunciò sprechi e clientele anche delle giunte rosse provocando la reazione infuriata di sindaci, assessori e governatori (in testa Antonio Bassolino).
    I fatti gli dettero ragione. Che anche stavolta sia il caso di lasciar perdere le dietrologie e prenderlo sul serio?




    http://blog.panorama.it/italia/2007/...vi-dico-di-no/

  5. #15
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    Appunto, l'ultima è di luglio, la decisione di non farne una questione di vita del governo rinunciando alla fiducia è di febbraio.

  6. #16
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    INTERROGAZIONE PARLAMENTARE URGENTE DEI DEPUTATI RADICALI.


    Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e Sergio Rovasio, membro della Direzione della Rosa nel Pugno:



    "Il nostro Ministro degli Interni, per obbedire evidentemente alle gerarchie clericali e vaticane, oltre a voler vietare il GayPride durante l'Anno Santo, si è fatto ora paladino e promotore di una crociata contro le coppie gay sposate all'estero che risiedono in Italia.



    Lo scorso 18 ottobre il Ministero degli Interni ha diffuso la Circolare n. 55 (protocollo 15100/397/0009861) che elenca una serie di iniziative per contrastare il riconoscimento delle coppie gay sposate all'estero e dove si invita addirittura il Ministero degli Esteri a modificare i contenuti della Convenzione di Vienna dell'8 settembre 1976 perché sui moduli del riconoscimento delle coppie sposate all'estero non è precisata la variazione del sesso degli sposi. Tra le altre assurdità elencate nella circolare ministeriale, vengono invitati gli ufficiali dello Stato civile a porre "particolare cura alla verifica che i due sposi siano di sesso diverso" in violazione dei più elementari diritti umani e civili dei cittadini in particolare delle persone glbt.



    Chiediamo che questa circolare venga immediatamente ritirata dato l'evidente contrasto con le risoluzioni comunitarie contro l'omofobia del 18 gennaio 2006 e del 26 aprile 2007. Forse il Ministro degli Interni ha dimenticato che il 2007 è l'anno europeo delle non discriminazioni e questa circolare dimostra come invece l'omofobia divenga un fatto istituzionalizzato proprio da coloro che la dovrebbero combattere".



    Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare urgente presentata questa mattina dai deputati radicali Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Sergio D'Elia, Donatella Poretti e Bruno Mellano:





    INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA







    Al Ministro per gli interni,



    al Ministro per gli affari esteri



    Al Ministro per le Pari Opportunità







    Premesso che: Il 18 ottobre 2007, è stata emessa dalla Direzione centrale per i servizi demografici del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali, incardinato presso il Ministero degli interni, la Circolare 55 (Protocollo n.15100 /397/0009861), con oggetto: "Matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso. Estratti plurilingue di atti dello stato civile";







    nell'atto richiamato, firmato dal prefetto Annapaola Porzio, Direttore centrale dei servizi demografici, si afferma che: " Tale convenzione, come è noto, prevede un modello plurilingue (formula B), utilizzato per la redazione dell'estratto dell'atto di matrimonio che, contratto in uno Stato, deve essere trascritto in un altro Stato. Tale modello, non specifica il sesso degli sposi e, al contrario, parlando di sposo e sposa, potrebbe indurre a ritenere che i due siano sempre di sesso diverso …, al fine di indicare con chiarezza il sesso degli sposi, ma tale intervento, qualora fattibile, potrebbe richiedere tempi lunghi, trattandosi di modificare un allegato ad una convenzione internazionale … il nostro ordinamento non ammette il matrimonio omosessuale e la richiesta di trascrizione di un simile atto compiuto all'estero deve essere rifiutata perché in contrasto con l'ordine pubblico interno." Nella circolare si conclude che: "Si richiama pertanto l'attenzione degli ufficiali di stato civile affinché al momento di trascrivere un matrimonio contratto all'estero da un cittadino, , eventualmente richiedendo direttamente al cittadino o al consolato che ha trasmesso la pratica, in caso di dubbio, un documento di identità dal quale si evinca inequivocabilmente il sesso degli interessati ";







    La convenzione a cui si fa riferimento nella circolare 55, è la Convenzione di Vienna l'8 settembre 1976 e la Legge 21 dicembre 1978, n. 870, reca: "Approvazione ed esecuzione della convenzione relativa al rilascio di estratti plurilingue di atti di stato civile, firmata a Vienna l'8 settembre 1976."







    Per sapere:







    - se con questa circolare, in particolare con riferimento alla frase "E' stato già interessato sull'argomento il Ministero degli esteri per verificare l'eventuale possibilità di un aggiornamento della predetta modulistica" si intenda proporre in sede comunitaria un adeguamento agli standard italiani, della modulistica prevista dalla Convenzione di Vienna dell'8 settembre 1976;







    - se non ritengano che l'applicazione differenziata della legislazione straniera in materia di matrimonio od unione registrata, a seconda che riguardi una coppia composta da persone di sesso diverso o persone dello stesso sesso, non equivalga ad una discriminazione basata sull'orientamento sessuale proibita dall'ordinamento italiano e comunitario come da risoluzioni comunitarie contro l'omofobia del 18 gennaio 2006 e del 26 aprile 2007;







    - se intendano adottare delle misure per evitare in futuro atteggiamenti omofobici e discriminatori nei confronti delle persone GLBT da parte di funzionari del Ministero degli Interni e di quelli pubblici in genere;







    - a quali pratiche intende riferirsi la circolare quando invita i funzionari di Stato civile a



    porre "particolare cura alla verifica che i due sposi siano di sesso diverso ";







    - Se sussista la fattispecie prospettata dalla Circolare 55 di contrasto con l'ordine



    pubblico interno in considerazione: del combinato disposto della Legge 74 del 1987 con la legge 898 del 1970, dal quale si evince che se uno dei coniugi cambia sesso la coppia può rimanere sposata e dalla sentenza 494 del 28 Novembre 2002 che ha statuito un chiaro concetto per cui un "ordine pubblico familiare" è insostenibile giuridicamente in quanto suscettibile di conformare in senso limitativo i diritti della persona.

  7. #17
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    Il governo sapeva che non avrebbe mai potuto farne una questione di fiducia, sarebbe stato da idioti e Prodi fino a lì ci arrivava; Salvi ha sancito la morte dei dico non appena questi sono approdati in commissione giustizia. Ergo, i Dico sono morti, abortiti prima ancora di nascere, per via di due incompetenti che l'hanno predisposto, assieme ai loro tirapiedi, e compreso il CdM che sperava di avere Salvi dalla sua...

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da ragazzosemplice Visualizza Messaggio
    INTERROGAZIONE PARLAMENTARE URGENTE DEI DEPUTATI RADICALI.
    E' possibile avere la fonte di questo documento per piacere? grazie.

    Nel merito mi sembra che la Bernardini & C. abbiano poco chiaro il concetto di ordine pubblico costituzionale, elaborato dalla Corte Costituzionale nei decenni di giurisprudenza, su quello più generale di ordine pubblico previsto dal codice civile e dalle norme di diritto internazionale privato.

    La giurisprudenza italiana, assieme con il Parlamento, ha sempre considerato le norme di diritto di famiglia come norme di ordine pubblico costituzionale; esistono addirittura norme di diritto commerciale che sono di ordine pubblico, e figuriamoci se non lo devono essere quelle sul matrimonio, separazione e divorzio!
    Ogni giurista che si rispetti, e Amato lo è, avrebbe deciso così. Parlare come al solito, di obbedienza alle gerarchie vaticane è una buffonata. Il solito disco incantato...

  9. #19
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    All'opposizione cosa proponete?

  10. #20
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    combinato disposto della Legge 74 del 1987 con la legge 898 del 1970, dal quale si evince che se uno dei coniugi cambia sesso la coppia può rimanere sposata e dalla sentenza 494 del 28 Novembre 2002 che ha statuito un chiaro concetto per cui un "ordine pubblico familiare" è insostenibile giuridicamente in quanto suscettibile di conformare in senso limitativo i diritti della persona.

 

 
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