(POL) Udc, Giovanardi: “Sì convinto a centrodestra, no a via tedesca”
Roma, 30 ott (Velino) - I liberali-popolari dell’Udc, guidati da Carlo Giovanardi, chiamano a raccolta il popolo centrista nel prossimo weekend. Alla due giorni di Verona parteciperanno Silvio Berlusconi - che parlerà sabato intorno a mezzogiorno - e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, il cui intervento è previsto domenica mattina. Assente (“giustificato”, tiene a sottolineare Giovanardi) Pier Ferdinando Casini, attualmente in viaggio di nozze. Sarà l’occasione - spiega Giovanardi in una conferenza stampa a tenuta a Montecitorio assieme a Emerenzio Barbieri e Pierluigi Pollini - per ribadire tre paletti che la componente centrista da lui guidata ritiene fondamentali. Innanzitutto, “noi siamo nati nel centrodestra, abbiamo fatto una scelta di campo nel 1994 e intendiamo mantenerla per convinzione, non per necessità o convenienza, non perché ‘non ci resta altro che’”, chiarisce Giovanardi. Massimo rispetto per chi - come Mario Baccini e Bruno Tabacci - sogna una terza forza alternativa ai due poli, ma “a noi è parso che nel congresso di aprile si sia parlato di esaurimento della Casa delle libertà, nessuno ha detto che non saremmo stati nel centrodestra”, rimarca lo sfidante di Cesa in quelle assise. Ai compagni di viaggio dell’Udc, Giovanardi chiede dunque “non solo da che parte stiamo, ma se ci siamo per convinzione o no”. Secondo la componente popolare-liberale dell’Udc, “dal bipolarismo non è possibile uscire, le terze vie folliniane portano dove hanno portato Follini”. Vale a dire nel Partito democratico.
Il secondo paletto fissato da Giovanardi riguarda la legge elettorale: “Noi siamo sempre stati per le preferenze”, e anche dal congresso dell’Udc è emerso un orientamento di questo genere. Invece “in Germania le preferenze non ci sono, lì le segreterie dei partiti hanno un potere totale”. No, pertanto, al modello tedesco, caro a Casini e Cesa. “Noi siamo per il maggioritario”, scandisce Giovanardi, citando le riflessioni di Roberto Ruffilli sulla necessità di un sistema elettorale che dia ai cittadini la possibilità di scegliere non solo un partito ma anche una maggioranza e un programma. “Il Tatarellum è per noi il sistema migliore: il giorno dopo le elezioni si sa chi ha vinto e chi a perso, senza che vengano eliminati il pluralismo e la rappresentanza”. E non si tratta di una novità, aggiunge il maggiorente centrista, rammentando che “Casini e Follini sei anni fa erano per abrogare la quota proporzionale del Mattarellum. Noi ,invece, non abbiamo cambiato idea”. Terzo punto, “ci siamo accorti della nascita del Pd, non possiamo fare finta che non sia successo nulla. In Europa c’è già una grande casa per i moderati, quella del Ppe”. Come si arriva al traguardo dell’unità non conta, “l’importante è che ci si arrivi”. Una federazione può benissimo servire allo scopo. In questo cammino verso l’unità “dobbiamo essere in prima linea”, sostiene Giovanardi. Che pone poi l’accento - in previsione di un eventuale voto anticipato a primavera - sull’esigenza di una piattaforma programmatica che agli italiani offra “un’alternativa credibile e convinta” rispetto alla proposta del centrosinistra.
Visto che l’alleanza col centrodestra non è in discussione, non c’è spazio - precisa Giovanardi - per inviti a recidere i legami con singole forze, che si tratti della Lega o della Destra: non è più possibile, “dopo 12 anni di collaborazione e cinque di governo”, rimettere in discussione le alleanze. La corrente popolare-liberale dell’Udc si prepara forse a raccogliere la maggioranza dei consensi nel partito nel caso in cui gli attuali vertici si smarcassero dal Cavaliere sulla richiesta di elezioni immediate? “Molto meglio andare d’accordo con gli alleati che con gli avversari”, risponde lo sfidante di Cesa al congresso, richiamandosi alla “vecchia scuola democristiana”. E comunque, “l’idea ipotetica che se cade Prodi l’Udc possa fare da sola da stampella al centrosinistra è improponibile”. Sia per gli elettori sia per i militanti centristi. Nessun paricol odi appiattimento su Berlusconi, “siamo appiattiti sui nostri elettori”. Ulteriori considerazioni sono rimandate alla conclusione del convegno veronese: “Sentiremo che cosa diranno Berlusconi e Cesa...”. L’appuntamento di Verona consentirà di “tastare il polso alla periferia”, dice Giovanardi. “Dalle prenotazioni prevedo che la partecipazione sarà intensa. Anche dal punto di vista numerico”.
Grande Giovanardi
Quoto e straquoto




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