VICENZA, ZINGARI: FUORI DALLE BALLE!
- comunicato stampa -
Sabato 3 novembre dalle ore 16.00 i militanti di Azione Sociale saranno ancora una volta in Piazza Castello per una raccolta di firme a sostegno della proposta lanciata dall’onorevole Mussolini per la chiusura di tutti i campi nomadi presenti sul territorio nazionale.
L' On. Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale, commenta come segue la terribile vicenda della donna romana stuprata e ridotta in fin di vita da un rumeno: << Di fronte a tale bestialità non è possibile rispondere con iniziative leggere. Occorre invitare subito l'Ambasciatore rumeno a lasciare il nostro Paese e considerare ogni rumeno cittadino indesiderato. Solo così la Romania sarà costretta ad intervenire direttamente sulla propria gente. Le belve vanno allontanate per consentire ai tanti rumeni per bene di integrarsi senza il rischio di venire coinvolti in una inevitabile spirale di razzismo che tali gesti può ingenerare >>.
Nel rilanciare l'iniziativa che vedrà impegnati i militanti di As sabato pomeriggio a Vicenza , il coordinatore regionale Alex Cioni sostiene che il pacchetto sicurezza appena approvato dal Consiglio dei Ministri non vedrà mai luce e che per affrontare la gravità della criminalità dilagante ci vogliono meno iniziative di stampo propagandistico ma – continua – << una maggiore volontà politica di affrontare il fenomeno con decisone iniziando ad applicare le leggi esistenti >>.
Per quanto riguarda i rumeni - continua Cioni - << basta applicare una direttiva molto chiara valida per tutti i cittadini dell’Unione europea, che prevede l’espulsione immediata per chi non è in grado di dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso>>. In altri termini: chiunque viene in Italia e non è in capace di mantenersi legalmente può essere obbligato a tornare nel proprio Paese. << La misura può essere molto più efficace di quelle che prevedono l’allontanamento per atti criminali, perché si basa su una valutazione oggettiva e difficilmente contestabile, spiega Cioni. Tra l’altro a causa della lentezza dei nostri Tribunali passa infatti molto tempo prima che una sentenza passi in giudicato e di solito basta un ricorso per sospendere un provvedimento di espulsioni a carico di un cittadino di uno dei ventisette Paesi membri dell’Unione europea. Ma quando bisogna dimostrare reddito e tenore di vita le scappatoie sono quasi inesistenti. >>
L'addetto stampa
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