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Discussione: Efferatezze...

  1. #1
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    Predefinito Efferatezze...

    Efferato

    Mercoledì 31 ottobre 2007, TG2 delle 20.30: la parola più gettonata è senza dubbio “efferato”. Voce colta, già per i latini, avvertono gli etimologi: ottenuta per parasintesi da “fera”, belva; il prefisso “ex-“ (ex-feratus, poi efferatus) è rafforzativo. La pronunciano infatti persone che si presumono colte: il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, il sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico. La ripetono i giornalisti.

    “Efferato” ed “efferatezza” emergono da una serie di altre parole che non colgo bene, nel mio andirivieni affannato tra la camera, la cucina e la doccia (la Tv è in un’altra stanza ancora). Non so di cosa stanno parlando, ma l’aggettivo “efferato” è una spia sicura: si tratta di un delitto commesso da un cittadino rumeno. Dieci anni fa l’aggettivo sarebbe stato attribuito a uno “slavo”, poi a un “albanese”; oggi a un “rumeno”: si tratta di epiteti stereotipati, cone nell’Iliade “il piè-veloce…Achille”, e poi nelle figurine di epoca fascista: “il feroce…Saladino”. Naturalmente la loro funzione è molto mutata dai tempi di Omero, tanto che una trentina d’anni fa vi si è applicato uno dei più acuti filosofi contemporanei, Putnam: il quale ci aiuta a capire, come avvertono i Dizionari di linguistica e retorica, che lo stereotipo “non costituisce necessariamente una caratterizzazione corretta” del sostantivo cui si applica (e quindi, proprio perché si dice sempre “efferato” del delitto compiuto da un rumeno non è detto che lo sia, efferato, cioè eccedente la bestialità, quel delitto); e che esso “si limita a raggruppare le informazioni considerate socialmente obbligatorie affinché un parlante venga riconosciuto competente nell’uso del nome”: se cioè vorrò essere riconosciuto come competente quando parlo di un rumeno, tra poco dovrò accettare l’obbligo sociale di dire che di solito commette delitti efferati..

    Di efferatezza, di bestialità, di ferocia inimmaginabile hanno cominciato a parlare a fine anni ’90 giornalisti e qualche politico, per definire atti di violenza attribuiti a “slavi” ed “albanesi”. A volte si scopriva che slavi e albanesi non c’entravano, e più tardi abbiamo saputo che uno dei giornalisti specializzati in questo tipo di attribuzioni, la cui prosa grondante razzismo campeggiava sulle prime pagine dei giornali, anche per queste uso immondo della parola scritta era pagato da settori “deviati”, come si dice con un eufemismo.

    Ricordo un episodio che ha coinvolto un amministratore di mia conoscenza, mitissimo e di una onestà profonda e rara. In occasione del saluto di un nuovo prefetto, era stato costretto, lui così misurato, a infrangere l’etichetta, sbottando quando il prefetto aveva asserito che un delitto era stato di così efferata ferocia da poter essere attribuito solo a delinquenti slavi.

    Un delitto di cui, per quarantotto ore, si proclamò a tappeto l’efferatezza fu quello di Novi. Cito, per un solo esempio, da “La Padania” del 23 febbraio: “E' un delitto atipico - ha precisato anche Alessandro Tornabene, comandante la compagnia di Alessandria dei Carabinieri - proprio per gli elementi di efferatezza”. E ci fu anche un deputato di Alleanza nazionale, tale Marco Zacchera, che si consegnò alla memoria dei posteri parlando in una interrogazione parlamentare ”della solita banda di slavi storicamente e geneticamente avvezzi a tale efferatezze”.

    Il dibattito sulla propensione genetica e culturale all’efferatezza era appena partito (Vespa & C. hanno pure dei tempi tecnici per mettersi in moto), che arrivava un contrordine: Erica ha confessato, non sono stati “gli albanesi”. Il delitto smette immediatamente di essere definito “efferato”: nella mia banca-dati l’aggettivo torna solo in un articolo particolarmente volgare de “La padania”, a opera di tale Marcello Ricci, il 1° marzo 2001, di cui sono degne di memoria alcune righe: “Se si confermerà, come sembra probabile, la colpevolezza di Erika e di Mauro, occorre riflettere su quali fattori abbiano potuto stimolare, nei due, impulsi che li hanno spinti a compiere un crimine così efferato. Anziché accusare la Lega di aver colpevolizzato la criminalità di importazione, non avrebbe Rutelli fatto meglio a considerare se la sistematica distruzione di ogni principio morale, di ogni valore, di ogni tradizione abbia contribuito a trasformare questi giovani in ributtanti mostri? Chi è responsabile della distruzione della famiglia, primo nucleo di uno Stato civile? Il comunismo, il ’68, la droga libera, i centri sociali, la pornografia, i sostenitori e apologeti delle famiglie di fatto e di quelle omosessuali, i fautori delle manipolazioni genetiche e della procreazione in provetta, sono loro che hanno contribuito a far scivolare in un baratro le deboli strutture morali di questi e di tanti altri ragazzi.”

    Una manifestazione forcaiola anti-immigrati era stata battuta sul tempo dalla confessione di Erica: per la Lega, un autogol da cui difendersi. Ma la timida sortita dell’allora candidato premier del centro-sinistra non fu seguita da nessun affondo: analisti dell’Istituto Cattaneo a proposito della campagna elettorale del 2001 attribuiscono a “una paralisi derivante da una spaccatura” interna allo schieramento di centrosinistra “il fatto che l’Ulivo non riesca neanche a sfruttare l’incidente, occorso in piena campagna elettorale alle forze di centro-destra, quando queste scatenano una campagna anti-immigrazione a proposito di un efferato delitto che risulta invece rapidamente commesso da parenti delle vittime”.

    E l’epiteto “efferato”’ ? Tolto al delitto di Novi, a proposito del quale Gianni Riotta e il sociologo Barbagli, sulla “Stampa”, si precipitano a ricordarci che “ gli omicidi all’interno della famiglia ci sono sempre stati” (5 marzo 2001), “efferato” torna a essere utile per ogni altro fatto di cronaca attribuibile agli “albanesi”: “un mondo in cui la crudeltà e l'efferatezza la facevano da padroni”, come scrive ad esempio “La nazione”, cronaca di Pistoia, 28 aprile 2001: erano i giorni in cui a Pistoia un gruppo di ragazzi “albanesi” era stato fermato e picchiato (anche da elementi estranei alla polizia) in questura - tra essi due pistoiesi, di cui uno figlio del politico più in vista della città. Tanto che nelle lettere a quel giornale cinque giorni prima una cittadina che non firmava scriveva: “'sto sottosegretario non si sta approfittando di questa storia per farsi pubblicità gratuita visto che stiamo sotto elezioni?”

    Negli ultimi mesi l’uso di “efferato” è dilagato, non tanto presso “l’uomo della strada” (la voce è di non facile presa) ma presso i politici, spostandosi sistematicamente sui cittadini di origine romena. Già Veltroni in settembre l’aveva ripresa e riadoperata, e ora, in piena discussione sul DDL sulla sicurezza, la “voce” diventa pressochè obbligata. Purtroppo però c’è un solo modo per definire un aggettivo stigmatizzante che viene adoperato solo per una categoria di persone, intruppate nella loro nazionalità, e non per gli altri. Che vi insistano i leaders politici più in vista e le alte cariche dello stato induce a rafforzare il sospetto che abbia pienamente ragione Prantl, in un brano citato con piena adesione da Ulrich Beck, uno dei più autorevoli politologi contemporanei: “la paura, della criminalità come dei rifugiati, è indotta e promossa dallo stato, e ha per conseguenza che qualsiasi misura statale che contenga la promessa di una maggior sicurezza, soltanto per questo può contare su un consenso unanime…Se lo stato forte ritiene che sia ‘meglio farne a meno’, i diritti fondamentali vengono platealmente violati”. Se quest’analisi ha qualche credibilità, il consenso sul “pacchetto sicurezza” di cui si vanta oggi il governo ha qualcosa di sinistro.-



    Referenze bibliografiche

    Diego Marconi, voce “Stereotipo”, in “Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica”, a cura di Gian Luigi Beccaria, Einaudi 1994.

    Asher Colombo e Giuseppe Sciortino, “La legge Bossi-Fini. Estremismi gridati, moderazioni implicite e frutti avvelenati”, in Istituto Cattaneo, “Politica in Italia”, edizione 2003, Il Mulino

    Ulrich Beck, “I rischi della libertà”, Il Mulino 2000



    31 ottobre 2007


    http://www.ilrestodelcremlino.it/

  2. #2
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    Ho ricevuto questo per mail da alcuni compagni (Il REsto del Cremlino)
    che ne pensate?

  3. #3
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    Marco Zacchera non e' un cretino. Nel suo partito e' quello che ha lavorato per sdoganare Fini in Israele, e personalmente io lo definivo (fino a pochi secondi fa) un coservatore postfascista.
    Leggo ora di predisposizioni genetiche da parte di popoli e genti a determinati comportamenti. Siamo su una strada pericolosa.
    Genetico e' un termine che indica l'irreversibilita' di una situazione, di un comportamente. Vuol dire bollare interi popoli, che possono avere aspetti comportamentali che per noi sono lontani, incomprensibili o anacronistici, come irrimediabilmente condannati a non evolversi.
    Quindi, l'italiano sarò mafioso in eterno, il tedesco guerrafondaio, lo slavo ubriaco e col coltello pronto, i nordici tutti drogati, ecc.ecc

  4. #4
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    eugenio, metti il link dal loro blog grazie

  5. #5
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    ecco il link al sito dei compagni del Resto del Cremlino

    http://www.ilrestodelcremlino.it/


    ps: ragazzi, i fora son pieni di spazzatura. ma che c'è, l'epidemia? vedo scritte delle cose pietose, offensive per il genere umano...

    ci rivuole Pertini....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da due_calzini Visualizza Messaggio
    ecco il link al sito dei compagni del Resto del Cremlino

    http://www.ilrestodelcremlino.it/


    ps: ragazzi, i fora son pieni di spazzatura. ma che c'è, l'epidemia? vedo scritte delle cose pietose, offensive per il genere umano...

    ci rivuole Pertini....
    E' appena partita una deriva che covava da tempo. L'impoverimento culturale sta alimentando un razzismo borbottante ed ora il coperchio del calderone sta ballando. Prevedo brutti tempi con le destre che soffiano su questi fuochi in maniera veramente irresponsabile (le ronde della Brambilla!) ed il PD che si allinea. Sono cocenti sconfitte morali, queste.

 

 

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