



Io non pretendo alcunché. Di ciò che so te ne puoi accorgere tranquillamente qui in base a quello che leggi dei miei posts.
Può darsi che io ogni tanto pecchi di superbia, ma vorrei farti notare che non sono io quello che parla di percorsi iniziatici che solo io posso conoscere e che però - pappapero - non voglio rivelare ai miei interlocutori.
Hai presente il discorso della trave e della pagliuzza? Ecco :sofico:




Fra l'altro, definire la Chiesa un mero 'orticello' è veramente ridicolo. Se la Chiesa è un orticello, chiunque ne conosca la storia dovrebbe ammettere candidamente che questo orticello è veramente grande, anzi, enorme![]()
Ultima modifica di Giò; 22-03-10 alle 18:28


Và rispettata la persona nella sua individuazione non certo si debbono rispettare le cazzate.
Inoltre quel che proponi tu Florian è tolleranza, non rispetto. Io rispetto papessa e Giò, ed è per questo che a lei ho detto idiota ed a lui ignorante; sotto altri versanti non sono rispettoso, nel pormi ad esempio, ma concettualmente lo sono, abbastanza almeno.
Quando me chiedi scusa a proposito, invece da fà 'r coso co la bacchetta in mano?
in massima allegria, sia chiaro.
p.s. a) è una chiarificazione essenziale. C'è un abisso, cristianamente, tra la santità e la sacralità; poi le altre tradizioni avranno altri termini.Boh.
b) che l'azione ( l'agire è termine amplissimo, non va bene ) segua l'essere è ovvio poiché deriva da quello.
Ecco perché è molto più importante essere buoni che fare i buoni.
Se sei buono farai il buono , se fai il buono non è detto che sei buono.
Il fare il buono è un qualcosa di molto particolare poiché la folla giudica il buono sulla base dell'ignoranza; ad esempio: solo chi è buono fa il buono, chi non è buono non fa il buono e da ciò deriva che il buono fatto da chi non è buono è solo apparente.
A cosa serve l'azione? Il cammino per il divino parte da tutte le sue "componenti". Prima dal gradino più basso ed esso è l'azione, che ha quindi valore STRUMENTALE e solo nell'essere buoni ha valore di CARITA'.
Chi non è buono non fa carità perché non è buono. Però si prepara alla carità, in un certo senso, perché si prepara ad essere.
Per essere però devi conoscere; l'azione rende il conoscere più cristallino ed è utile inizialmente.Una volta che conosci l'azione è derivata dato che hai già integrato...
Fare dell'azione il fondamento della carità è sovversivo.
Ultima modifica di ...II...; 22-03-10 alle 18:31


Il senso del sacro è una cosa e la santità è un'altra. Possiamo dire che si tratta di concetti distinti, ma non possiamo dire che le due cose siano slegate. Dire quindi che il sacro va vissuto non credo sia una coglionata, a meno che non si voglia eccedere negli intellettualismi o non si abbia termini migliori per esprimere un concetto molto semplice: vivere la dimensione della trascendenza. E' questo il vivere dell'uomo spirituale, dell'uomo religioso.
Ritenere che le opere abbiano il primato rispetto alla Fede che le detta è una vera e propria distorsione.b) che l'azione ( l'agire è termine amplissimo, non va bene ) segua l'essere è ovvio poiché deriva da quello.
Ecco perché è molto più importante essere buoni che fare i buoni.
Se sei buono farai il buono , se fai il buono non è detto che sei buono.
Il fare il buono è un qualcosa di molto particolare poiché la folla giudica il buono sulla base dell'ignoranza; ad esempio: solo chi è buono fa il buono, chi non è buono non fa il buono e da ciò deriva che il buono fatto da chi non è buono è solo apparente.
A cosa serve l'azione? Il cammino per il divino parte da tutte le sue "componenti". Prima dal gradino più basso ed esso è l'azione, che ha quindi valore STRUMENTALE e solo nell'essere buoni ha valore di CARITA'.
Chi non è buono non fa carità perché non è buono. Però si prepara alla carità, in un certo senso, perché si prepara ad essere.
Per essere però devi conoscere; l'azione rende il conoscere più cristallino ed è utile inizialmente.Una volta che conosci l'azione è derivata dato che hai già integrato...
Fare dell'azione il fondamento della carità è sovversivo.
La Carità deriva sempre dalla Fede. Non può mai esserci prima la Carità e poi la Fede poichè la Carità, la vera Carità, è diretta conseguenza della Fede.


a)Il sacro non puoi volerlo vivere se lo vivi tutti i giorni!!!!
Il fatto che oggi non si viva il sacro è perché il profano ha piede dappertutto.ma il profano in sé è un disordine del sacro, non certo una cosa autosussistente.
Il sacro , se lo vediamo dal punto di vista attuale, quello disastrato, và vissuto , concordo.
Ad ogni modo però la dimensione trascendente non si vive mai. tale termine è puramente simbolico. Tale dimensione si realizza. Tale dimensione, quella trascendente è la dimesione della santità.
b) Io ho scritto che l'essere ha il primato semmai




Messa così sono assolutamente d'accordo. Il problema però è che oggi viviamo in una società secolarizzata e perciò le contingenze ci costringono a dire che il sacro va vissuto, perchè l'ordine s'è tramutato in caos.
Ma infatti non ho fatto altro che ribadire più chiaramente il concetto da te espresso.b) Io ho scritto che l'essere ha il primato semmai


Un cumulo di ovvietà.
Inoltre tu identifichi il "buono" con l'"essere" e ciò è una mera castroneria.
L'"essere" è privo di attributi, è la mera appropriazione di uno stato disciolto, poggiante su sè stesso e in assenza di qualificazioni.
Tutto il resto è pura zattera utile a giungere alla meta, non si applica alla meta stessa.
Ma forse il tuo discorso rispecchiava il linguaggio cattolico e quindi me ne tiro fuori.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)