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Risultati da 41 a 50 di 472

Discussione: Ron Paul avanza...

  1. #41
    il bombarolo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    ??? Spero che tu stia scherzando. Fare fuori innocenti è coerente con la politica liberale? Il terrorismo non ha alcuna giustificazione.
    mi sono espresso male.
    intendevo i terroristi che compiono azioni contro le truppe di occupazione.
    sull'11 settembre le cose sono due:
    - è stato tutto pilotato dal governo USA per giusitificare poi questa politica estera (tesi che io sostengo)
    - anche se avessero buttato giù le torri gemelle gli islamici, sinceramente credo che la colpa di ciò sia da ricercare soprattutto nella politica estera americana dal dopoguerra ad oggi.

  2. #42
    il bombarolo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    Serve una discussione apposta e andremo Ot. Dico solo che Paul non conosce il nemico.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=387859

  3. #43
    il bombarolo
    Ospite

    Predefinito Ron Paul è il repubblicano che ha raccolto più fondi...

    Repubblican Presidential candidate, Ron Paul, is now the frontrunner in the GOP race according to this months fund raising numbers. Paul rose over 10.3 million in the fourth quarter with a month left to go in the quarter. That number is double of what Paul raised in the third quarter.

    By contrast, rival Fred Thompson raised $9,750,821 in the third quarter. Mitt Romney raised $9,896,719 in the third quarter, and Rudy Giuliani raised $10,258,019 in the third quarter.

    Paul, unlike his opponents, with the exception of Fred Thompson who entered the race in the third quarter, raised more money in the third quarter than he did in the second.

    December is setting up to be Ron Paul’s strongest month yet. Grassroots organizers have picked December 16th to commemorate the Boston Tea Party with a Ron Paul Tea party. The online fundraising effort has 22,500 people already registered for a $100 donation for the event. There were approximately 16,000 pledges for the November 5th money bomb that yielded a record 4.2 million dollar day.

    Trevor Lyman, the volunteer fundraiser has also managed to raise the funds needed to launch a Ron Paul Blimp. The airship, scheduled to launch on December 10th will be flying over Boston during the Tea Party.

    With average donations of $100, Paul has the potential to benefit from monthly online fund raising events now through November of 2008.

    Until the first caucus or primary the only tangible method of measuring who is leading the GOP field is fund raising. Since Paul is receiving donations averaging $100 apiece the figures are even more impressive. Visit USADaily.net to discuss the 2008 election.

    http://www.usadaily.com/article.cfm?articleID=182537

  4. #44
    il bombarolo
    Ospite

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    Mentre il vulcano dei paulisti è una continua esplosione di iniziative (come quella del dirigibile nella foto sopra) e concentra l'attenzione sulla partecipazione al voto in Iowa il 3 gennaio, diamo ancora una segnalazione del “problema media”, questa volta segnalato da un grande giornale “progressista”. Non solo i paulisti si arrabbiano, guardate come il Los Angeles Times traduce l'acronimo CNN nel titolo!

    Los Angeles Times – “CNN: Corrupt News Network”

    1 Dicembre 2007


    (tradotto e riassunto da Francesco)


    Gli Usasono in guerra nel Medio Oriente e nell’Asia Centrale, l’economia sta soffrendo, il prezzo del petrolio continua la sua corsa verso i cento dollari al barile ed un numero sempre crescente di cittadini statunitensi non si può permettersi una malattia che costi più di un’aspirina e di un buon riposo.
    Ma l
    a Cnn riunisce i candidati repubblicani alla presidenza per quello che osano chiamare un dibattito, e non ci propina altro che una discussione su immigrazione, fede nella letteralità della Bibbia o meno, il diritto di sventolare la bandiera Confederale e la domanda sul baseball a Giuliani.


    Questo disastro mascherato da dibattito presidenziale solleva pesanti quesiti sulla capacita` della Cnn di comportarsi in maniera etica e professionale nel suo ruolo politico conferitole dai partiti, repubblicano e democratico.
    Scegliere un presidente è, ora piu`che mai, questione di vita e di morte. Un azienda di informazione, quando interviene nel processo politico, come la Cnn ha fatto lo scorso 28 novembre, ha la responsabilita` di operare in maniera neutrale. Considerando pero` la performance di Cnn, gli aggettivi che saltano in mente sono alquanto diversi, “incompetenza” e “corruzione”.
    Corruzione e` una parola molto aspra e dura, ma consideriamo i seguenti fatti. Il fattore show del dibattito erano le domande selezionate dagli oltre 5,000 video di YouTube inviati a Cnn. Selezionati pero`dalla Cnn. Questo processo pone seri dubbi sulla pretesa della Cnn di farsi vox populi grazie alla connessione con YouTube. Chiunque abbia fatto le domande, infatti, perde ogni rilevanza. La scelta operata dimostra che è la Cnn a formularle, nonostante la partecipazione degli utenti di Youtube.
    E` qui che cominciano le grane per la Cnn. Per cominciare, la decisione di investire i primi 35 minuti di questo dibattito cruciale su un singolo tema, l’immigrazione, quando i poll mostrano che per il 96% degli statunitensi questo tema non e` il piu` scottante della campagna elettorale.
    A dire la verita`, il poll piu` recente, condotto tra l’altro da un’istituto impeccabile, Pew, ha rilevato che, con ampio margine, la guerra in Iraq è il tema numero uno, seguito dall’economia, dalla sanita` e dai prezzi dell’energia. Andando per categorie, il 40% crede che sia la politca estera a contare piu` di ogni alto tema, ed il 31% l’economia.
    A meno che crediate che le domande di YouTube trasmesse siano sostanzialmente diverse da quello che pensano tutti gli altri americani, sembra abbastanza evidente che la Cnn abbia ignorato questi temi complessi ed assai rilevanti per far spazio a temi che interessano alla Cnn solamente.
    Non dovremmo assolutamente chiedere le convinzioni religiose dei candidati! Non e` affare nostro se credono o meno che Maria sia vergine, che Dio abbia trasmesso o meno la Torah in forma orale a Mose` sul Sinai ed altre domande simili. Questo punto e` importante dato che la Cnn ha spremuto la questione religiosa in modo veramente fastidioso, e sembrava chiaramente orientata verso Mitt Romney e Mike Huckabee [due candidati repubblicani caratterizzati religiosamente: Romney mormone, Huckabee pastore protestante]. Per scelte della Cnn, si tentava di denigrare Romney e di aiutare Huckabee, gia` indicato dai media come “candidato del mese”. Comunque la si veda, la Cnn ha mancato gravemente nelle sue responsabilità verso la politica. Sta ora alle leadership dei due partiti il dovere di escludere Cnn dal processo elettorale.


    http://italians4ronpaul.blogspot.com...nn-ancora.html

  5. #45

  6. #46

  7. #47
    il bombarolo
    Ospite

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    La politica estera americana riguarda il mondo intero. Le idee di Ron Paul in materia sono particolarmente sotto osservazione, viste le loro originalità e tendenza a sparigliare gli schemi, repubblicani e non solo.
    Ron Paul mostra coraggio quando chiede il ritiro in tempi brevissimi dall'Iraq e dagli altri teatri di guerra, e forse ne mostra ancor di più quando sostiene che gli Usa non devono avere alleati privilegiati, specie se il privilegio è ottenuto attraverso la tassazione dei cittadini americani.
    Ha coraggio perchè gli interessi forti sono molteplici in guerra: banchieri, petrolieri, società di grandi infrastrutture usano la potente macchina statale e militare americana per massimizzare i profitti. Stato ed imprese insieme difendono in armi il dollaro-debito di una nazione che consuma più di quello che produce. Al governo sta di curare le motivazioni politiche di queste imprese. Ma come vediamo in questi anni, il popolo americano, ancor prima di quello europeo, dà sempre meno credito alle tesi di chi comanda a Washington. Paul nei suoi ragionamenti lineari esemplifica al grande pubblico: “facciamo saltare ponti in Iraq, ricostruiamo ponti in Iraq, e non abbiamo soldi per fare ponti a casa nostra!” Ricorda quello che dovrebbe essere ovvio: Saddam non aveva armi di distruzione di massa, l'Iran non è una minaccia e l'America non può avere la pretesa di essere insieme il poliziotto, il giudice e l'usufruttuario del mondo, senza pagarne amarissime conseguenze.
    Abbiamo già parlato delle prudenti equidistanze che Paul ritiene necessarie all'estero ed in medioriente in particolare. Oggi è centrale il rapporto privilegiato degli Usa con Israele. Osservando non solo le scelte politiche ma i finanziamenti che Washington eroga all'estero, si scopre che Israele da solo intercetta più denaro di tutti gli altri stati messi insieme.
    In tale contesto la linea di Paul viene già da tempo contestata dai gruppi organizzati americani pro-Israele facenti capo all'Aipac, e la Republican Jewish Coalition lo esclude dai suoi meeting.
    La stampa espressamente o indirettamente ebraica lo accusa in modo provocatorio o strisciante di antisemitismo, un marchio di infamia che funziona sempre e che spesso viene appioppato per motivi risibili, come quando hanno trovato, spulciando tra oltre centomila donatori online, lo sparuto esponente di un gruppo razzista che ha versato cinquecento dollari a Paul. Il caso è stato sfruttato a lungo su diversi giornali. Si parlava di media espressamente ebraici: c'è il Jewish Telegraph Agency, molto seguito come interprete della comunità americana, che riporta un comunicato del “National Jewish Democratic Council” dove è scritto: “ogni ebreo democratico o indipendente, tentato dall'idea di votare Ron Paul per le sue idee sulla guerra, deve ricordare che questo deputato ha un terribile curriculum di voto sulla politica in Medio Oriente, è anti-abortista e si oppone alla ricerca sulle cellule staminali”. Cosa c'entreranno poi le ultime due questioni con gli ebrei, probabilmente non avremo mai l'occasione di capirlo su questo blog, speriamo di trovare lumi presso qualche teologo o sociologo più ferrato di noi.
    Davvero "curioso" è l'appoggio dato a Ron Paul dall'ardente militar-sionista “Arutz Sheva-israelnationalnews.com”: l'autore Shmuel Ben-Gad, mentre illustra le posizioni pauliste su Israele, riconosce che tutto sommato un presidente come lui può venir bene ai sionisti perchè, opponendosi ai vari organismi internazionali, mette fuori gioco anche la Corte internazionale per i crimini di guerra e perchè la logica del non intevento estero permetterebbe ad Israele, umiliato nel suo patriottismo e vittima delle espulsioni di ebrei da Gaza e Cisgiordania, di riprendere orgoglio nazionale e vigorosa difesa del suo territorio, senza che nessuno più dall'esterno si permetta di sindacare il suo operato. Chissà se Ron Paul ha pensato a questo “blowback”, effetto imprevisto, come lo chiama lui, delle sue possibili decisioni.
    Diverso e più interessante è l'approccio di Haaretz, importante quotidiano dello stato ebraico, che a firma del suo capo redattore dagli Stati Uniti, Shmuel Rosner, si chiede nel titolo: “Davvero Ron Paul ce l'ha con Israele?” Dopo aver descritto l'inattesa vivacità dei grassroots paulisti, Rosner scrive:
    «Abbiamo un candidato che vorrebbe eliminare ogni aiuto allo Stato di Israele, che permetterebbe tranquillamente all’Iran di sviluppare armi nucleari e che abbandonerebbe l’Iraq al proprio destino. “In questo modo Israele si troverebbe meglio” sostiene, e gli israeliani “sarebbero in grado di prendersi cura di sé” nel momento in cui gli Usa abbandonassero l'alleanza.
    Durante la guerra al Libano l’anno scorso Ron Paul si pronunciò contro una risoluzione del parlamento americano che condannava gli attacchi ad Israele e sosteneva il suo diritto all’autodifesa. Paul ammoniva che la risoluzione avrebbe portato ad una escalation del conflitto.
    Sull'Iran, Paul è il più instancabile critico delle posizioni che spingono all'azione militare, e le chiama “propaganda”. Ha detto che l'Iran “non ha armi atomiche, e non è affatto vicino ad averne, così sostiene la Cia” e che “l'Iran è quasi una regolare democrazia, è nettamente migliore rispetto alla maggior parte dei nostri alleati arabi dei quali non ci lamentiamo mai.”
    E tuttavia non ha mai detto assolutamente di essere ostile nei confronti di Israele.
    Ha dichiarato più volte: “veramente non stiamo facendo un favore Israele, anzi, lo indeboliamo a furia di continue intromissioni ed interventi da parte nostra.” Paul si oppone ai sussidi Usa e all’allineamento politico con Israele, atti che secondo lui addirittura hanno alimentato il terrorismo. Il fatto è che dice la stessa cosa sull’intromissione americana nei confronti del governo saudita e dell’Egitto.
    Quando un reporter arabo gli chiese cosa ne pensasse del sostegno “cieco” ad Israele, Paul gli rispose che la sua era una buona definizione, ma che “potrei parlare del nostro sostegno cieco all’Arabia Saudita.” (...)
    Infine c’è la storia della lobby israeliana. Paul ha spesso denunciato la lobby pro-Israele a Washington. Ha detto che i membri del Congresso sono stati “intimoriti dalla pressione esercitata dall’AIPAC (comitato israelo-americano per gli affari pubblici).
    Ha anche detto che “si deduce chiaramente che l’AIPAC ha capacità di controllo, e controlla le votazioni, riuscendo a far votare tutti i parlamentari contro qualsiasi misura di riduzione delle attività di guerra [in Iraq].”
    È forse antisemitismo questo? Ron è fazioso?
    Penso sia l’ovvio prezzo che i sostenitori d’Israele devono pagare per la loro -come dire- influenza. No, l'Aipac non è la causa della guerra in Iraq. Ma essere una forte lobby comporta di essere messi sotto attento esame da un candidato libertario alla presidenza.
    Ho ricercato a fondo, ho discusso con molti di Paul e delle sue posizioni, e sono giunto alla conclusione che il problema di Paul non è la sua ostilità verso Israele. Il nodo sta nel suo atteggiamento riguardo al ruolo degli Usa nel mondo (ma non è tema che voglio affrontare qui).
    Allora perchè sembra che Ron Paul si occupi più di Israele che non di altri paesi? La ragione è semplice. Israele negli Usa ha un'immagine alta, e ciò che preoccupa Israele preoccupa gli Stati Uniti. Si può verosimilmente sospettare che Paul sia più irritato verso Israele che verso altri paesi. Tuttavia di fronte ad un candidato che si oppone a qualsiasi finanziamento di stati esteri, contrario al coinvolgimento americano in Medio Oriente, è un prezzo che si può anche pagare.»
    Insomma, dall'articolo di Haaretz si può dire che Ron Paul ha passato l'esame, una sufficienza un po' stiracchiata, ma l'ha passato. Perdoniamo all'autore alcuni eufemismi praticamente inevitabili per un giornalista israeliano, e lasciamo di nuovo a sociologi ed opinionisti meglio ferrati di indagare su quell'immagine “alta” di Israele negli Stati Uniti. Il vero fatto interessante è che si parla di Israel Lobby e della disinibita opinione di Ron Paul in proposito. Il raziocinio e la coerenza delle sue osservazioni di principio gli permettono un'invettiva lucida contro l'Aipac, forte con tutti i politici americani, eccetto lui.
    Il tema della “Israel Lobby” è l'oggetto e il titolo del recente bestseller dei professori americani Mearsheimer e Walt, che dopo l'iniziale scandalo è stato accettato (da qualcuno a denti stretti) per il rigore e l'imparzialità dell'analisi. Il libro, contrariamente a ciò che accade di solito in questi casi, è stato pubblicato e tradotto da grandi editori, Mondadori in Italia. Si deve ai due docenti un certo sdoganamento dell'espressione che Paul usa con franchezza, mentre viene evitata accuratamente dai politici che non desiderano terminare in tronco la loro carriera.
    Sorprende, ma non troppo, trovare passi del saggio che ricordano ciò che sostiene Paul: «Perché gli Usa hanno messo da parte la propria sicurezza e quella di molti dei loro alleati per promuovere gli interessi di un altro stato?».
    «Gli Usa hanno un problema di terrorismo in buona parte perché sono strettamente alleati a Israele, e non il contrario» e nessun altro gruppo «è mai riuscito a trascinare la politica estera americana così lontano da ciò che l'interesse nazionale vorrebbe, riuscendo anche a convincere gli americani che gli interessi Usa e quelli di Israele coincidano».
    Un altro varco nella cortina fumogena che avvolge lo scenario internazionale.

    http://italians4ronpaul.blogspot.com/

  8. #48

  9. #49
    il bombarolo
    Ospite

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    The Rasmussen Reports daily Presidential Tracking Poll for Thursday shows Barack Obama within seven points of Hillary Clinton in the race for the Democratic Presidential Nomination. It’s Clinton 33%, Obama 26%, Edwards 15%, and Bill Richardson at 6%. (see recent daily numbers). These figures mark the second time in a week that Obama has pulled to within single digits of Clinton. Clinton leads by fifteen percentage points among white voters but trails by nine among all other voters.
    New data released today shows that Clinton has lost her lead over Obama in the South Carolina Primarybut the former First Lady still leads Rudy Giuliani and Mitt Romney in general election match-ups.Clinton, Obama, and John Edwards are locked in a tight battle leading up to the Iowa caucuses. Clinton still leads in New Hampshire, but her lead is declining. The former First Lady of both Arkansas and the United States recently stepped up her attacks on Obama in Iowa (see video).
    In the race for the Republican Presidential Nomination, Mike Huckabee retains a three-point edge with support from 21% of Likely Republican Primary Voters nationwide while Rudy Giuliani is the top choice for 18%. Mitt Romney earns 12% while Fred Thompson and John McCain each attract 11% (see recent daily numbers). Five candidates are within ten points of the lead and all five could conceivably become the party’s eventual nominee. Ron Paul is the only other candidate with measurable support and he currently attracts 8% of Likely Republican Primary voters nationwide.
    New data released today shows that Huckabee is the new leader in South Carolina’s Presidential Primary.Thompson and Romney are close behind. Huckabee has also moved in front of Hillary Clinton in the state of Arkansas.
    Results for the Presidential Tracking Poll are obtained through nightly telephone interviews and reported on a four-day rolling average basis. Next update scheduled for Friday at 11:00 a.m. Eastern.
    A commentary by Dick Morris suggests that Clinton and Giuliani could lose the early states and still win the nomination. A separate commentary by Rhodes Cook looks at the difficulty of a second run for the White House.
    Polls recently released by other firms have recently shown Huckabee surging but Giuliani still retaining his lead. For example, a recent Gallup poll showed Giuliani leading Huckabee by nine percentage points. The difference between the two results is partly the result of timing as Rasmussen Reports provides new information more frequently than any other firm. On the dates of the Gallup survey, Rasmussen Reports showed Giuliani still leading Huckabee by three. Since the Gallup survey was completed, Huckabee has gained a net six points over Giuliani.
    Additionally, Rasmussen Reports screens for Likely Primary voters while Gallup surveyed Adults. Neither approach is necessarily right or wrong, but Primary Voters tend to be more conservative than Republicans generally. As a result, a poll that screens for Likely Primary Voters is likely to show more support for Huckabee than a poll that measures the opinions of Republican and Republican leaning adults.
    It remains unclear whether the current round of Huck-a-mania is nothing more than Mike Huckabee's fifteen minutes of fame or if the former Arkansas Governor has a serious chance of winning the Republican nomination. But, there is no doubt that he has shaken up the race-- Huckabee is also a frontrunner in Iowa,essentially tied for second in New Hampshire, and has pulled to within a single percentage point of Hillary Clinton in a general election match-up.
    Daily tracking results are from survey interviews conducted over four days ending last night. Each update includes approximately 750 Likely Democratic Primary Voters and 600 Likely Republican Primary Voters. Margin of sampling error for each is +/- 4 percentage points with a 95% level of confidence.
    Rasmussen Reports provides a weekly analysis of both the Republican and Democratic race each Monday.
    Each Monday, full week resultsare released based upon a seven-day rolling average. While the daily tracking result are useful for measuring quick reaction to events in the news, the full week results provide an effective means for evaluating longer-term trends.

    http://www.rasmussenreports.com/publ..._tracking_poll

  10. #50
    il bombarolo
    Ospite

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    BREAKING: Ron Paul First Place in West Virginia Delegates


    Ron Paul
    217


    Mitt Romney
    212

    Fred Thompson
    163

    Mike Huckabee
    129

    Rudy Giuliani
    90

    John McCain
    25

    Duncan Hunter
    7

    Alan Keyes
    5

    Tom Tancredo
    0

    Uncommitted
    630

 

 
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