infatti, trovo corrette le distinzioni fatte, e trovo invece non corretta la definizione di nazione di un'etnia la cui maggioranza non ha coscienza nazionale o comunque volontà di sovranità e indipendenza
Meglio parlre di etnie con residuali ( e legittime ovviamente) volontà nazionali.
Ineffetti posta cosi' la questione diviene impossibile parlare di nazione con riferimento a tutte quelle etnie appartenenti a più vaste e plurietniche entità nazionali, ammeno che non vi sia maggioranza della popolazione con istanze indipendentiste. In tal caso la stessa volontà di sovranità nazionale renderebbe tali etnie nazioni in potenza, e non solo in teoria ( con appoggi minoritari e nel presente popolarmente non sentiti)
Il discorso non è peregrino dal momento che ad esempio le forze indipendentiste catalane e basche in spagna giocano un ruolo culturale ampiamente diffuso nella gioventu' spagnola di sinistra che porta a negare la stessa esistenza di una nazione spagnola, a mio avviso invece storicamente esistente ( basti pensare all'unità di intenti di rivolte storiche come quella antifrancese contro napoleone, o all'antifranchismo unitario che vide tutte le etinie fraternamente in lotta contro il regime sanguinario).
La negazione della nazione spagnola politica plurietnica ( cosa che ovviamente non deve portare a disconoscere l'ampia varietà su cui essa si fonda, e su cui ha preteso criminalmente di smettere di fondarsi solo nei 40 anni bui del fanchismo) è un tipico effetto della degenerazione politicamente corretta da senso di colpa atavico coltivato durante il regime franchista. Prima di allora, parlare di patria spagnola non era affatto scorretto, ed anzi era gloriosa identificazione anche per catalani e baschi.
Il problema è negare le sovrapposizioni identitarie reali, in nome di artificiali operazioni di sottrazione dal reale. Chiaramente in Spagna ciò ha una giustificazione ( sempre meno reale oggi) per la storia franchista.





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