Un vecchio agricoltore del Middle West statunitense, Alvin Straight, non vede più suo fratello da molti anni. Venuto a conoscenza che questi è stato colpito da infarto e che potrebbe non avere più molto tempo da vivere, decide di intraprendere un viaggio molto particolare: su un vecchio e lentissimo trattore percorrerà le molte miglia che lo separano dal famigliare, attraverso due stati americani. Il percorso sarà duro e pieno di imprevisti, che tuttavia non piegheranno la ferma intenzione dell' anziano di raggiungere la sua meta; e grazie proprio al rifiuto della velocità come vincolo obbligato, egli avrà modo di incontrare persone che si riveleranno indispensabili per "guidarlo" spiritualmente all' incontro finale.
La minacciosa superpotenza d' oltreoceano scompare, sostituita da un paesaggio quasi bucolico e dai suoi abitanti riservati e disponibili, silenziosi ma ricchi di calore umano. "Una storia vera" potrebbe sembrare il film anti lynchiano per eccellenza, tanto sovverte le atmosfere e la progressione narrativa dei precedenti film del regista; e tuttavia, ad uno sguardo più attento, non si può non notare come l' itinerario iniziatico del vecchio somigli a quelli sofferti dell' uomo deforme specchio del nostro orrore di "The elephant man", dell' adolescente ingenuo che non si può sottrarre alla perversione in "Velluto blu" e della coppia in fuga disperata di "Cuore selvaggio". Lynch non rinuncia allo stupore di fronte ai segreti della vita, ma sceglie di invertire la sua ottica e di nascondere i suoi "mostri" nei ricordi, nei fantasmi passati, nelle immagini di conflitti lancinanti che stentano ad abbandonare i loro ospiti. Il viaggio come alternativa al perdersi, l' altro come superamento di un sè divenuto troppo stretto; è paradossalmente la figlia considerata "ritardata" ad avere permesso ad Alvin di migliorarsi nel tempo e saranno gli incontri successivi a dare al vecchio la possibilità di osservare di nuovo quelle ferite di guerra militare, famigliare e interiore che lo avevano sopraffatto. E il silenzio finale, che proprio in quanto tale sancirà il successo dell' impresa e il principio di un nuovo viaggio.