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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da lupoDL Visualizza Messaggio
    Leggo che sul blog da cui ho preso l'articolo (e che seguo con interesse...) si sta sviluppando un piccolo dibattito sull'argomento.
    La considerazione che fa l'autore Kalash è che sarebbe meglio farlo fuori per sempre....non so se sarà possibile.
    Abbiamo la responsabilità storica di provarci: quest'Italia non sarà mai un Paese normale finchè il nostro avversario diretto è Berlusconi. Con Fini e Casini, almeno, se perdiamo le elezioni, avrò timore per i miei diritti civili o per la sicurezza del mio posto di lavoro, non per la stabilità dell'economia e della democrazia del nostro Paese !

  2. #22
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    Il Palazzo e la piazza
    Crisi di governo e voto anticipato sono ancora possibili

    La lettera al "Corriere della Sera" con cui Gianfranco Fini, all'indomani dell'approvazione della Legge Finanziaria al Senato, ha voluto da un parte sottolineare gli errori di Berlusconi e dall'altra chiedere una svolta nella guida dell'opposizione, ci è parsa, indipendentemente dall'analisi politica, molto ingenerosa.



    Perché, per quanto i sentimenti contino poco in questo mondo, non scorgere nemmeno una traccia di riconoscenza, nel momento del bisogno, verso chi pure si è preoccupato di costituzionalizzare un movimento un tempo ai margini della vita istituzionale, fa un certo effetto sgradevole; considerando poi che dalla platea di An sono anche giunti i fischi all'indirizzo di Fabrizio Cicchitto: episodio che fa venir meno i rapporti di ospitalità che pure si salvaguardano. Non solo fra alleati, ma anche con i semplici interlocutori.

    Di fatto la Cdl è di fronte ad una crisi, che appare non meno grave di quella del centrosinistra. La nostra idea è che essa fosse molto meno evidente, visto che la crisi politica del governo c'è, eccome, e dunque non valeva la pena di stare a stracciarsi le vesti prima del tempo. E' vero che Berlusconi ama agitare la piazza contro questo esecutivo; e noi, più volte, ma sommessamente - come si fa fra alleati - lo abbiamo sconsigliato a riguardo: perché agitando la piazza la maggioranza si ricompatta. Però è altrettanto vero, e la cosa non ci sfugge, che, agitando il malessere popolare, oramai parecchio consistente, il ricompattamento della maggioranza appare sempre più gracile. Tanto che non siamo affatto sicuri nel sostenere la tesi secondo la quale solo proponendo un altro governo si manda a casa l'attuale. E lo dimostra il fatto che Berlusconi abbia deciso di puntare, con la sua proposta del Partito popolare delle libertà, direttamente al referendum. A dire il vero la minaccia referendaria potrebbe rivelarsi un propellente molto forte per la crisi, molto più che le ventilate larghe intese sulle riforme. In linea teorica, se Prodi e Berlusconi, Berlusconi e Veltroni, si tendessero la mano, mettessero da parte i dissidi e preparassero insieme una stagione riformista per il paese, ciò sarebbe una cosa eccellente. Ma Prodi dovrebbe accettare l'idea di formare un nuovo governo - ipotesi che pure esclude - e Veltroni di farne uno con Berlusconi, ipotesi parimenti poco probabile. E Berlusconi non pare interessato a spendersi in quello che potrebbe essere un vero fallimento, come già si è rivelato in passato.

    Allora preferisce prepararsi al referendum, come dimostra la stessa proposta del proporzionale alla tedesca da lui lanciata, sulla quale non si troverà mai un accordo parlamentare. In questo modo il leader di Forza Italia ha respinto la crisi, che sembrava investirlo, addosso alla coalizione di maggioranza, dove le formazioni minori - Mastella in testa - vedono il referendum come un capestro. Piuttosto, meglio le elezioni. Ed ecco che il voto anticipato, che dopo il serrate le file di Palazzo Madama sembrava ormai essere scongiurato e messo alla porta, si ripresenta alla finestra. Con buona pace degli onorevoli Fini e Casini.

    Roma, 19 novembre 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4475

  3. #23
    oro e porpora
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    Veltroni non è D'Alema.

    Buono quanto vi pare, ma non sarà così stupido da offrire l'ancòra di salvataggio a Berlusconi.

  4. #24
    Seguace di Eraclito
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Veltroni non è D'Alema.

    Buono quanto vi pare, ma non sarà così stupido da offrire l'ancòra di salvataggio a Berlusconi.
    Io oramai non ci credo più

  5. #25
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da _Ted_ Visualizza Messaggio
    basta non sottovalutare il pericolo come è stato fatto in passato.

    spero che veltroni capisca che il momento è propizio, sia per le riforme con gli ex alleati del nano, sia per isolare politicamente questo partito di plastica 2 la vendetta.

    certo che vien da ridere "plastica 2 la vendetta"......io la chiamerei "con ramazza e paletta butti nel secchio la roba vecchia" ed a sinistra ve ne tanta.

  6. #26
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    PPL: NUCARA (PRI), NON CI SCIOGLIAMO MA ALLEATI DI BERLUSCONI

    (AGI) - Roma, 19 nov. - “Il Pri non ha alcuna intenzione di sciogliersi pur mantenendo l’alleanza con le forze politiche con le quali ha stabilito un rapporto di leale collaborazione al governo come all’opposizione”. Lo dice il segretario del Pri, Francesco Nucara, che aggiunge: “Ora il banco di prova, se davvero si vuole aprire una stagione di dialogo sara’ la legge elettorale. Tocchera’ al centrosinistra l’onere della proposta, altrimenti diventera’ inevitabile lo sbocco referendario. Non e’ affatto vero che solo prospettando un altro governo si puo’ mandare a casa quello attuale. Infatti, anche la prospettiva referendaria, che Silvio Berlusconi sembra annunciare con la sua proposta di partito unico, potrebbe essere un’arma sufficiente per portare alla rapida crisi l’attuale maggioranza. Del resto lo stesso Fini e’ stato un dichiarato sostenitore del referendum, che appare l’estrema ratio per un accordo sulla legge elettorale. Accordo che il Parlamento finora non e’ parso in grado di trovare. Forse Fini ha cambiato idea, come del resto ha fatto anche sul partito unico”. (AGI)
    Cav

    tratto da http://www.elezioni-oggi.it/archives/00020055.html

  7. #27
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    La Malfa è il solito scendiletto, purtroppo per lui e per il PRI...

  8. #28
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    Il Partito del Popolo: colpo di scena di Berlusconi

    di Renato d'Emmanuele

    Non si sa se sia stata una mossa escogitata, ma certamente il luogo dove Silvio Berlusconi ha rotto gli indugi e chiamato alla riscossa il diffuso popolo del centrodestra nel Partito del popolo delle libertà è significativo. Piazza San Babila, ritrovo dei paninari negli Anni 80, crocevia tra modelle e avvocati, turisti e studenti, studi professionali e boutique rappresenta il cuore di quell'Italia che produce ed è ipertassata, strozzata nella sua voglia di fare da quelli che Berlusconi ha chiamato "i parrucconi della politica".
    Un'Italia che modernità va cercando e, piaccia o no all'establishment culturale ed economico, solo nell'avventura politica di Berlusconi è riuscita a trovarla, pur con tutta la frammentarietà e l'incertezza di questi anni, soprattutto degli anni di governo.
    E un anno e mezzo di opposizione non sono bastati a segnare un nuovo passo nel centrodestra, una nuova idea da proporre all'elettorato che non sia quella semplice di Berlusconi: crescete e fate come volete.
    Casini e Fini hanno sprecato l'occasione storica, di stringere un patto di fedeltà con Berlusconi, che passasse magari anche attraverso l'incorporazione dei loro partiti in un contenitore più grande, per proporsi come leader del futuro. Chiusi in un'asfittica visione tattica di breve periodo, incerti tra opposizione drastica e tentativi di dialogo con il centrosinistra, spesso succubi dell'agenda culturale dettata dagli ambienti più glamour che mai hanno potuto soffrire Berlusconi, Casini e Fini rischiano di trovarsi in forte difficoltà, con Berlusconi che, come ha dichiarato a La Stampa "si è rotto le scatole" e pensa di poter fare a meno di loro. Perché il Cavaliere si sente in grado di svuotare i loro partiti e portare dentro il nuovo soggetto politico (sia esso il Partito del popolo o altro) una larghissima fetta dell'elettorato di An e Udc, grazie a una campagna di propaganda e di contenuti in grado di far percepire al popolo del centrodestra che il leader indiscusso è sempre lui, Berlusconi, l'unico in grado di far sloggiare Prodi da Palazzo Chigi e riportare il centrodestra al comando, e a quel punto pensando anche ai successori, magari bypassando Fini e Casini con il salto di una generazione.
    Sulla strategia di Berlusconi pesano due variabili: il referendum e l'atteggiamento di Veltroni. C'è da pronosticare che il referendum passerà il vaglio della Consulta. A quel punto Berlusconi avrebbe di nuovo le carte in mano. Senza i suoi voti non si fa una riforma elettorale che eviti il referendum. Veltroni dovrà contrattare e preferirà avere Berlusconi come interlocutore anziché Fini e Casini. Perché un accordo che escluda Fi obbligherebbe il Cavaliere a una referendaria chiamata alle armi che avrebbe buone possibilità di riuscita.
    E Bossi? Beh, qualora Bossi, malgrado le diffidenze della prima ora, aderisse al progetto berlusconiano, il nuovo soggetto politico a nord di Bologna sarebbe un po' ovunque intorno alla maggioranza assoluta dei consensi. Cifre sulle quali An e Udc devono meditare, per non mettere a rischio la loro sopravvivenza, oltre al destino stesso di due leader, Fini e Casini, che sembrano non capire la strategia della crescita, anche quella personale.

    Renato d'Emmanuele - FGR-Napoli

    tratto dal sito nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana
    http://www.fgr-italia.it/index.php?o...d=240&Itemid=1

  9. #29
    oro e porpora
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    Roma, 18:09

    BERLUSCONI: DOPO VOTO, SE NECESSARIO, GRANDE COALIZIONE

    La riforma della legge elettorale in senso proporzionale, poi il voto. "Se avremo la maggioranza per consentirci di governare, bene. Altrimenti, per il Paese, dovremo allearci con la piu' grande forza nel centrosinistra e fare come in Germania". Silvio Berlusconi, parlando ai suoi deputati, cita l'esempio della Germania, nel caso in cui dopo le elezioni non ci fosse una maggioranza certa. "La situazione economica e' talmente grave - ha spiegato l'ex premier secondo quanto viene riferito - che c'e' bisogno di un governo autorevole che prenda delle scelte coraggiose per far ripartire l'Italia". Dunque l'ex presidente del Consiglio fa presagire per il futuro la possibilita' di dar vita ad una grande coalizione per fare le riforme: "O riusciamo a governare o dovremo fare degli accordi", dice. "Tutto sommato - ha spiegato ancora - la stessa cosa conviene anche ai nostri vicini del Pd, che non possono pensare piu' di governare con l'estrema sinistra". Berlusconi, quindi, ribadisce che si andra' verso il sistema proporzionale, "l'importante - osserva - e' che ci sia una soglia di sbarramento alta, poi faremo le simulazioni piu' adatte".

    http://www.repubblica.it/news/ired/u...ml?ref=hpsbdx1

    Se fa dichiarazioni del genere, significa che ormai è veramente con l'acqua alla gola.

  10. #30
    oro e porpora
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    20/11/2007

    Per tutte le stagioni

    MARCELLO SORGI

    Salutata dagli alleati con riserve e perplessità, e dagli avversari come un regalo inatteso (la demolizione della Casa delle libertà invece che quella annunciata, e poi mancata, del governo), la svolta di piazza San Babila, la decisione di Silvio Berlusconi di fondare un nuovo partito, in grado di intercettare, da solo, la maggior parte dei voti del centrodestra, s’è imposta subito al centro dell’attenzione. Dopo averlo considerato un gesto estremo, l’ennesimo colpo di teatro di un leader che ha molta familiarità con il palcoscenico, tutti si chiedono a cosa punti veramente il Cavaliere.

    Com’è evidente, non si tratta solo di un tentativo di camuffare la sconfitta subita al Senato sulla finanziaria.Berlusconi covava da tempo la svolta, almeno da quando ha cominciato a seguire con preoccupazione la fondazione del Partito democratico nel centrosinistra. In qualche modo, anzi, è come se avesse voluto ripercorrerne il processo. Poiché a sinistra la spinta è venuta da un nuovo ceto politico, all’interno del quale non c’erano più distinzioni di appartenenza tra un partito e l’altro, il Cavaliere, convinto che anche nel centrodestra era accaduta da tempo una cosa analoga, ha premuto nella stessa direzione.

    Con la convinzione che la sconfitta di misura alle elezioni del 2006 e la crescente impopolarità delle scelte del governo Prodi motivino fortemente i suoi elettori e pongano le premesse per una rivincita. In un certo senso, Berlusconi si sente direttamente incaricato dalla sua gente di guidare la riscossa. Di qui, appunto, la campagna che ha condotto senza tregua contro il governo, le incomprensioni, via via approdate alla rottura, con i suoi alleati portatori di una linea più trattativista, fino alla convinzione che l’epoca del bipolarismo e delle coalizioni, a cominciare dalla Casa delle libertà, sia finita, e sia venuto il momento di tornare al proporzionale e al libero gioco delle alleanze in Parlamento. Alla medesima conclusione, sulla base dei risultati controversi del governo, spesso paralizzato dai veti della sinistra radicale e dei partitini centristi, sarebbe ormai arrivato anche Walter Veltroni: Berlusconi ne è sicuro. E ne ricava che la competizione vera, di qui a poco, si giocherà tra i due futuri partiti di maggioranza relativa: il Pd e il Pdl.

    Se le premesse sono giuste e se dall’altra parte dovesse trovare ascolto, una logica come questa, nell’ordine, può portare rapidamente: a un accordo sulla legge elettorale - un proporzionale con soglia di sbarramento per i partiti minori - più simile, nei disegni del Cavaliere, al sistema tedesco che a quello spagnolo; a evitare il referendum ormai prossimo; e ad arrivare a uno scioglimento delle Camere e al voto anticipato già nel 2008. Berlusconi ritiene che il centrosinistra, più del centrodestra, sia pressato dalla scadenza referendaria, rispetto alla quale i partiti minori dell’Unione già minacciano crisi di governo. E lascia intendere che non esclude, in caso di difficoltà, dopo le elezioni, a trovare un assetto stabile di governo, di offrire il proprio appoggio a una grande coalizione, come quella di cui ha parlato di recente Gianni Letta, fondata sull’accordo tra i due partiti maggiori come in Germania, e destinata a portare a conclusione la stagione delle riforme.

    Dalla Seconda Repubblica, costruita sul maggioritario e sul bipolarismo, a una Terza che torni al proporzionale, archivi la stagione delle coalizioni e recuperi il meglio della Prima, certo, ne corre. Come protagonista della stagione inaugurata quattordici anni fa e come uomo-cardine di una transizione infinita (in fondo, sono quasi tre lustri che si ragiona in termini di «pro» e «contro» Berlusconi), il Cavaliere, ansioso di scrivere una pagina nuova, forse non ha calcolato bene gli effetti della riscoperta del regime dei partiti.

    Lasciamo stare - ci saranno e si faranno sentire anche in un partito leaderistico e semirivoluzionario come Forza Italia - le ovvie resistenze delle strutture, il salto nel vuoto delle burocrazie locali, che si ritrovano un’altra volta di fronte al fatto compiuto. Ma come la mettiamo con le giunte? Nelle città e nelle regioni dove il centrodestra governa con l’appoggio degli alleati, non è pensabile che An, Udc e Lega restino indifferenti, con la prospettiva di ritrovarsi a breve con un nuovo e minaccioso concorrente che punti a svuotarli dei loro elettori.

    La storia insegna, nel sistema proporzionale tutto si tiene, e ogni colpo al centro ha subito una ripercussione in periferia. Più in generale Berlusconi dovrebbe riflettere, e valutare, se sia possibile ancora per lui presentarsi come un uomo nuovo, l’uomo di un’altra stagione, senza rischiare di diventare presto, anche agli occhi dei suoi fan, un uomo per tutte le stagioni.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...zione=&sezione=

 

 
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