http://www.altravoce.net/2007/09/10/soliana.html

lunedì 10 settembre 2007

Soliana, in nome di una cultura nobile
che non si ferma alle frontiere
Incontro e confronto nella rivista sul web

di Matteo Bordiga

«Soliana (in sardo logudorese) equivale a soleggiata. Si dice di una stanza toccata dal sole, soprattutto al mattino. O anche di una pendice collinare o di una valle. Dove puoi vedere il sole sorgere e diffondersi su un vasto orizzonte».
Ma Soliana è anche il nome di una nuova rivista, che punta a incidere profondamente sul panorama artistico sardo e non. Un “sole” letterario appena levatosi sul web (www.soliana.net) che, inondando di cultura paesaggi regionali, nazionali e internazionali, mira ad arricchire il dibattito su Internet (e presto anche sulla carta) attorno a poesia, cinema, teatro e dintorni.
Le parole con le quali si apre il numero zero della rivista, scritte dal fondatore Mimmo Bua, sottolineano evocativamente e metaforicamente scopi e finalità di un foglio aperto alle contaminazioni. E, soprattutto, al confronto culturale. Un crogiuolo («ma non un calderone», come tiene a rimarcare il direttore Francesca Falchi) di spunti e riflessioni sulle molteplici forme espressive dell'arte; con il contributo di scrittori, pittori e filosofi stranieri. «L'obiettivo è quello di creare un ponte fra la Sardegna, l'Italia e il resto del mondo», precisa Bua, «un vero e proprio punto di incontro fra artisti e letterati di tutti i continenti. Speriamo, ovviamente, che questa operazione risulti gradita ai numerosissimi sardi d'oltremare. Che ci auguriamo si sentano orgogliosi di poter fare affidamento su un punto di riferimento virtuale che li riconduca alle loro origini e, al contempo, possa “connetterli” al resto del pianeta».
Cinque sezioni compongono il giornale (per ora bimestrale su Internet ma presto, si spera, quadrimestrale a stampa, disponibile su abbonamento): poesia, filosofia, cinema e teatro, arte e racconti. Più uno spazio eclettico, versatile dedicato alle “testimonianze”. «Ci rivolgiamo a un pubblico di lettori mediamente colti», prosegue Mimmo Bua, «ma gli scritti che annoveriamo fra le nostre pagine possono stuzzicare la curiosità e la sete di sapere anche del lettore comune, mosso dal desiderio di approfondire le sue conoscenze. Non mancheranno, infatti, i motivi per leggerci e per confrontarsi con le nostre originali e innovative proposte: ad esempio, fra i materiali che abbiamo già selezionato per i prossimi tre numeri figura un rassegna di scrittori angolani, pressoché sconosciuti al pubblico italiano e perciò tutti da scoprire».
Già nel numero zero, consultabile online, appare un racconto in spagnolo, con traduzione in italiano, dello scrittore argentino Eduardo Persico. Senza dimenticare il minisaggio sulla figura di Sri Aurobindo, uno tra i più importanti filosofi e maestri spirituali dell'India moderna.
Cosa deve fare chi cede alla tentazione di spedire i propri scritti, riflessioni, poesie o racconti alla rivista? «Semplicemente contattarci via email all'indirizzo infosol@soliana.net», spiega Bua, «e inviarci i suoi lavori. Ovviamente, la testata si regge su un meccanismo virtuoso che riposa su una vocazione al volontariato: per ora ci è impossibile pensare di retribuire gli autori dei singoli contributi. Anche perché non abbiamo ancora alle spalle un editore: diciamo che contiamo di trovarlo al più presto. Del resto, molte riviste di avanguardia si reggono sulle collaborazioni spontanee di artisti e intellettuali. Insomma, di persone interessate a far conoscere la propria arte e a prendere parte a dibattiti di tipo culturale, più che a ricavare guadagno dalla pubblicazione di articoli».
Francesca Falchi, direttore responsabile, esordisce sulla rivista con un lungo pezzo “militante” sulla svalutazione del concetto di cultura cui si starebbe piegando la moderna società dei consumi. «Ormai, la cultura è mediatica ma non mediata», sospira, «è la cultura del sole-cuore-amore. È la cultura di Elisa di Rivombrosa, della pseudoletteratura dei Moccia e dei Brizzi, che sarebbe più opportuno definire come un puro e autoreferenziale divertissement. Il problema è che il pubblico si è abituato a chiamare “cultura” e “letteratura” quello che vede in tivù», prosegue Falchi. «Ecco, il nostro giornale nasce con l'intento di promuovere la nobiltà, la passione e il talento di quanti, in Sardegna e nel mondo, provano ancora a fare “cultura” con la C maiuscola. Dando spazio e modo ai lettori di confrontarsi e “interagire” con intellettuali italiani e stranieri. Nell'ottica del superamento di quella cocciuta sindrome di chiusura e di rigetto di quanto esula dai nostri prodotti culturali di cui soffriamo noi sardi».
Per questi motivi, Soliana sarà un crogiuolo di esperienze e di avanguardie estetico-artistiche, «ma non un calderone o un minestrone insipido», garantisce Falchi. «Puntiamo sulla multietnicità e sulla vividezza dei contenuti, non su un polpettone di pseudocultura indifferenziata in salsa globale».