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    Predefinito Che succede in Libano (e che combina D'Alema)?

    da http://www.corriere.it/esteri/07_nov...ba99c53b.shtml


    Libano, nuovo rinvio per le presidenziali

    Ancora nessun accordo tra la maggioranza anti-siriana e l’opposizione guidata da Hezbollah. D'Alema a Beirut


    BEIRUT - Ancora nessun accordo in Libano tra la maggioranza anti-siriana e l’opposizione guidata da gli sciiti di Hezbollah sul nome del futuro presidente alla vigilia della scandenza del mandato di Emile Lahud. La sessione parlamentare dedicata all’elezione del nuovo capo dello Stato, programmata per venerdì - ultimo giorno valido secondo il calendario costituzionale - è stata nuovamente rinviata. Lo ha riferito la deputata della maggioranza Solange Gemayel, senza precisare a quale data. Si tratta del quinto rinvio in due mesi del voto parlamentare, dovuto al fatto che la maggioranza e l’opposizione ancora non hanno raggiunto un accordo sul nome del futuro presidente.
    D'ALEMA A BEIRUT - Nel primo pomeriggio a Beirut è giunto anche il ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema, che si è unito ai colleghi di Francia e Spagna, Bernard Kouchner e Miguel Angel Moratinos, per tentare una mediazione last-minute tra le forze libanesi e favorire una soluzione di compromesso su un candidato che raccolga il massimo consenso possibile. I tre ministri europei hanno incontrato nelle ultime ore prima il leader della maggioranza Saad Hariri e poi il primo ministro Fuad Siniora.
    LA PROPOSTA DI AOUN - In mattinata Kouchner e Moratinos hanno incontrato il generale cristiano Michel Aoun, esponente dell’opposizione libanese filo-siriana. Aoun ha proposto che il suo schieramento nomini una figura di garanzia come presidente ad interim per i prossimi due anni, e che la maggioranza antisiriana nomini a sua volta un primo ministro di garanzia. In questo modo potrebbero essere varate le riforme necessarie per sbloccare l’impasse istituzionale in cui è piombato il Libano. Nel governo di «unità nazionale», ha recisato Aoun, la maggioranza antisiriana avrebbe il 55 per cento dei ministri e l'opposizione guidata da Hezbollah il 45 per cento, assicurandosi così una minoranza di blocco di un terzo dei dicasteri.

    IL FAVORITO - Ma il più quotato per l’elezione sembra essere l’ottuagenario ex ministro Michel Eddé, nome su cui potrebbero accordarsi le due parti. L’opposizione sarebbe però disposta a recarsi in Parlamento solo per votare a colpo sicuro il candidato di compromesso, mentre la maggioranza vorrebbe presentare insieme a Eddé anche una seconda scelta, che potrebbe essere in questo caso Nassib Lahoud.

  2. #2
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    Libano - 23.11.2007Aspettando la mezzanotteSlitta ancora l'elezione del presidente libanese, mentre stanotte scade il mandato di Lahoud
    Aggiornamento: sabato 24 Nov. Ore 12:00.
    Il presidente libanese Emile Lahoud ha lasciato la residenza del capo dello stato e, dalla mezzanotte di ieri, ha concluso il suo mandato senza un successore. Ieri il parlamento aveva rinviato l'elezione del nuovo presidente per la quinta volta e, da questa mattina, la responsabilità della sicurezza nel paese dei Cedri è nelle mani delle froze armate libanesi. L'ultimo gesto di Lahoud è stato infatti quello di dichiarare lo stato di emergenza. La nuova sessione parlamentare per eleggere il successore di Lahoud è stata convocata per il 30 di novembre, dopo il vertice sul Medio Oriente che si terrà il 27 ad Annapolis, in Maryland. Nel vuoto di potere che si è venuto a creare, i poteri del presidente sono stati assunti ad interim dal governo di Fouad Siniora, anche se lo stesso esecutivo è considerato illegittimo, sia dalle opposizioni che dallo stesso capo dello Stato uscente, per la mancanza dei rappresentanti della comunità sciita. Nel paese si teme la situazione possa precipitare e da più parti giungono appelli alla moderazione. Tra le fazioni si sta sviluppando un tacito accordo, per cui si impegnano a mantenere la pace sociale, almeno fino alla sessione parlamentare del 30. Il governo Siniora si dovrebbe limitare al disbrigo delle pratiche correnti, mentre lo opposizioni si dovrebbero astenere da qualunque azione di protesta o dimostazione di forza.
    Mercoledì la gran parte dei libanesi non ha lavorato, e oggi i quotidiani, con l'eccezione di quello edito dal partito di Saad Hariri, sono in edicola. Ieri era il 64 mo anniversario dell'indipendenza, una ricorrenza che generalmente vede sfilare per le strade parate militari e migliaia di civili in festa. Ma oggi le strade di Beirut sono vuote, e i militari che le pattugliano non sono affatto in parata. Al parlamento si consuma infatti l'ennesimo stallo sul nodo delle elezioni del presidente che dovrà sostituire Emile Lahoud, il cui mandato scade oggi a mezzanotte.


    “Non c'è nulla che rispecchi l'amara realtà della nostra indipendenza meglio della crisi sulla presidenza” ha scritto il commentatore libanese Rafik Khouri sul quotidiano Al Anwar. Dalla creazione del paese dei Cedri negli anni Venti, sono almeno dodici gli eserciti stranieri che hanno calpestato il territorio libanese, e molti di più sono stati, e sono ancora, i tentativi di condizionarne la politica e l'economia. Il libano è come una piccola mattonella su cui stanno in equilibrio due acerrimi nemici, Siria e Israele, insieme a tutti i rispettivi alleati stranieri che tentano di pestarsi i piedi. Non stupisce allora che il paese sia spezzato in due coalizioni che non riescono a trovare un accordo. Oggi anche l'ultimo tentativo di mediazione è fallito, quando la maggioranza ha rifiutato la proposta del Generale Aoun, alleato di Hezbollah, che ipotizzava l'elezione di un presidente neutrale come il medico Pierre Dakkar, e di un premier altrettanto neutrale, per un periodo limitato a due anni. Da qualche tempo sulla televisione di Hariri passa un o spot il cui slogan è “Il Libano non è un giocattolo nelle mani di nessuno”. Ma forse, il miglior ritratto della situazione attuale si trova in una vignetta pubblicata dal quotidiano online An Nahar, in cui la bandiera libanese sfuma in quelle dei paesi che sostengono le due coalizioni nazionali, mentre il cedro al centro diventa un seggio, quello che stasera verrà lasciato vuoto da Lahoud.


    Nonostante l'annunciata assenza dei deputati dell'opposizione, oggi alle 13 il parlamento si è riunito, rispondendo all'invito di Nabih Berri. Constatata l'impossibilità di eleggere il nuovo presidente con una maggioranza di due terzi, l'elezione è stata nuovamente rimandata. L'ha annunciato lo stesso Berri, aggiungendo che la nuova data sarà il 30 di novembre, dunque dopo il vertice di Annapolis. L'ennesima conferma che la trattativa che deve decidere il futuro del Libano è tutt'altro che un fatto interno. I deputati della maggioranza non si sono comunque allontanati dal parlamento, hanno accusato l'opposizione di essere responsabile del vuoto di potere e, dopo avere incontrato il partiarca cristiano Sfeir, Saad Hariri ha fatto sapere che la sua coalizione considera costituzionalmente legittimo eleggere il presidente, anche a maggioranza semplice. Secondo l'articolo 62 della costituzione, se il parlamento non sceglie un successore entro la fine del mandato del presidente, i poteri del capo dello Stato passano al governo. Lahoud ha però già fatto sapere che non considera legittima l'elezione del suo successore da parte di un parlamento orfano dei deputati dell'opposizone.


    Prima della mezzanotte, comunque, il filosiriano Lahud annuncerà la sua “decisione per preservare la pace e la sicurezza”, come ha riferito la sua portavoce. Tra le opzioni nelle sue mani c'è quella di dichiarare lo stato di emergenza o di passare il potere nelle mani dei capi dell'esercito. Subito dopo il rinvio della sessione, però, il vice presidente dell'assemblea Farid Makari, parlando a nome della maggioranza, ha dichiarato che ogni decisione di Lahud sarà “priva di valore costituzionale”. “L'unico diritto che ha Lahud è quello di lasciare il palazzo presidenziale di Baabda” ha aggiunto. Poco dopo l'annuncio del rinvio, le strade di Beirut si sono svuotate. La città è presidiata da soldati, jeep, blindati e tank. Check point dell'esercito bloccano le strade e controllano i punti chiave della città: edifici governativi, sedi dei partiti e abitazioni dei deputati. Lo stato d'allerta è massimo e anche tutte le licenze di porto d'armi ai cittadini sono state sospese. Tutto sembra pronto per lo scenario peggiore. Non resta che attendere.


    http://www.peacereporter.net/dettagl...c=0&idart=9381

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  3. #3
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    Libano - 24.11.2007 11:42:00Lahoud proclama lo stato di emergenza, il potere passa al governo
    Il presidente libanese Emile Lahoud ha lasciato la residenza del capo dello stato e, dalla mezzanotte di ieri, ha concluso il suo mandato senza un successore. Ieri il parlamento aveva rinviato l'elezione del nuovo presidente per la quinta volta e, da questa mattina, la responsabilità della sicurezza nel paese dei Cedri è nelle mani delle froze armate libanesi. L'ultimo gesto di Lahoud è stato infatti quello di dichiarare lo stato di emergenza. La nuova sessione parlamentare per eleggere il successore di Lahoud è stata convocata per il 30 di novembre, dopo il vertice sul Medio Oriente che si terrà il 27 ad Annapolis, in Maryland. Nel vuoto di potere che si è venuto a creare, i poteri del presidente sono stati assunti ad interim dal governo di Fouad Siniora, anche se lo stesso esecutivo è considerato illegittimo, sia dalle opposizioni che dallo stesso capo dello Stato uscente, per la mancanza dei rappresentanti della comunità sciita. Nel paese si teme la situazione possa precipitare e da più parti giungono appelli alla moderazione. Tra le fazioni si sta sviluppando un tacito accordo, per cui si impegnano a mantenere la pace sociale, almeno fino alla sessione parlamentare del 30. Il governo Siniora si dovrebbe limitare al disbrigo delle pratiche correnti, mentre lo opposizioni si dovrebbero astenere da qualunque azione di protesta o dimostazione di forza.


    http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=45165

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    Libano - 24.11.2007 16:55:00Siniora: il governo è legittimo e ha preso i poteri del presidente
    Oggi il primo ministro libanese Fouad Siniora ha voluto rassicurare il paese sulla volontà del suo governo di trovare un presidente di consenso. Siniora ha dichiarato che l'esercito sta facendo la sua parte in questo momento di vuoto di potere e ha voluto tranquillizzare i libanesi assicurando che "Nessuno prenderà il posto del presidente, questo è un periodo di transizione". Il premier sunnita ha rilasciato queste dichiarazioni ai giornalisti, dopo aver incontrato il patriarca Nasrallah sfeir, il quale pare che abbia legittimato il diritto del governo a prendere temporaneamente i poteri del presidente. L'ex capo dello Stato Lahoud, insieme alle opposizioni guidate da Hezbollah, ritiene invece che l'attuale esecutivo sia illegittimo.


    http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=45183


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