…è lì, immutabile; ovvero dall’Eiar al Tar
Come al solito ci andrà di mezzo Sandro Curzi, consigliere Rai autodesignatosi a gestire le emergenze e a barcamenarsi nelle crisi trotterellando tra Viale Mazzini e il Parlamento: e organizza le dirette, e parla con i giornalisti, e coi politici, e ci manca solo la Reuters che chiama, già non ci si capisce niente, figurarsi spiegarlo a uno straniero.
Che poi questa non è neanche emergenza, è ri-emergenza.
Fatto sta che ieri il Tar del Lazio ha deciso che la revoca di Angelo Maria Petroni da componente del cda è illegittima.
Capirai.
Già la revoca di Petroni, in sé, non aveva dato smalto alla fama un po’ appannata dell’azienda:
questo è spoyls system selvaggio, diceva l’opposizione, ma che fate, dicevano i moderati della maggioranza, ma che arroganza quel ministro Tommaso Padoa- Schioppa che ha sostituito il consigliere di parte avversa quando poteva aspettare la scadenza naturale – pochi mesi – urlavano i deputati di Forza Italia.
“Banditi”, gridava l’ex ministro Maurizio Gasparri.
Già il cda non era in piedi su tutte e due le gambe, con un presidente, Claudio Petruccioli, sfiduciato dalla commissione di vigilanza – e non è che un presidente sfiduciato ma intenzionato a restare giovi ai lavori del cda.
Già c’era stato l’increscioso caso del dottor Alfredo Meocci, direttore generale nominato e poi dichiarato incompatibile, costato all’azienda milioni di multa.
Ma ora, che fare?
A parte i problemi logistici – che fare con il consigliere prodiano subentrato, Fabiano Fabiani, nominato da TPS?, mica puoi declassarlo a caporedattore come Meocci.
Che fare del cda stesso, con tutti che da mesi invitano allo scioglimento?
A parte la crisi di produttività, a parte le nomine bloccate – e chissà se Giovanni Minoli è contento o scontento, visto che da cinque anni attende di assurgere a direttore di rete, e ora vede sfumare il sogno, ma è anche vero che essere nominati da un cda che può essere travolto dall’illegittimità non è il massimo – a parte questo, insomma, il problema è: che ne è del piano industriale 2008/2010 appena votato? Una poltrona la puoi lasciar andare, puoi farti assumere da qualche fondazione, ma se il Tar ti invalida tutto ciò che senza Petroni hai deciso, come te la cavi con i cittadini pronti allo sciopero del canone?
E sì, TPS può ricorrere al Consiglio di stato, ma peggio mi sento:
Minoli non verrà nominato, Fabiani resterà come color che son sospesi, Petruccioli non presenterà dimissioni, Curzi dovrà risolvere incombenze pratiche, e Walter Veltroni potrà riformulare la proposta di fine estate, quella che aveva allarmato tutti: eliminiamo il cda, meglio un amministratore unico.
Ma poi forse si può stare tranquilli.
Dopo quattro crisi del cda in meno di due anni, che cosa è cambiato?
Sì, un Gianni Riotta che viene, un Clemente Mimun che va, un Meocci declassato e un Cappon arrivato, ma il resto è lì, immutabile come le speranze di Minoli.
www.ilfoglio.it del 17 nov 07
saluti




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