



Bisogna anche considerare che uno non si improvvisa dall'oggi al domani imprenditore, sia pure del negozio di intimo all'angolo. Chi ha studiato, poi, conosce bene la sua materia, non ha voglia di ripiegare su una cosuccia qualsiasi, tanto per tirare avanti o per dire "sono un commerciante". Per aprire un'impresa, per piccola che sia, occorre avere una certa dimestichezza con questioni contabili, sapere da chi rifornirsi (e non è facile), saper come trattare con le banche (che ora vogliono un business plan, che quelli della nostra età non hanno certo imparato a scuola). Il risultato è che tanta gente apre un'attività senza il minimo di preparazione e la chiude qualche mese dopo. Almeno girando per la città mi sembra che molta gente abbia capito e rinunci ad aprire miniattività.
In Friuli e Veneto, dove esiste una tradizione di operai e contadini, è molto diverso: chi ha radici operaie sa da che parte cominciare a mettersi in proprio e chi ne ha di contadine pure. Trieste è una città di impiegati, lo è sempre stata. Poi, dove si metterebbero qui le industrie?