Ovvero: come si fa giornalismo (si fa per dire) servile.
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Ed è lì che arriva il coupe de théâtre, dopo una breve sosta nel caffè tanto caro a Pinuccio Tatarella e ai suoi compagni di carte.
Con Berlusconi che gira con una certa circospezione la testa a destra e a sinistra, quasi a studiare il campo, e sfodera un sorriso: «Ora mi libero io...». Neanche il tempo di finire la frase e via, si lancia in uno sprint di un centinaio di metri nell'antica piazza del Ferrarese.
L'azzurro Fitto, che fa gli onori di casa, resta di sasso.
Come pure Bonaiuti. E mentre la scorta è costretta a inseguirlo, il Cavaliere si lascia dietro un nugolo di sostenitori, cameraman, fotografi e cronisti. Una scena surreale, con l'ex presidente del Consiglio in fuga e due ali di persone a inseguirlo di corsa. Tanto che un carabiniere non trattiene un esterrefatto «non ci posso credere ».
Ma il Cavaliere non si scompone e terminato l'allungo la butta lì: «Un po' di riscaldamento... Ve l'ho fatta, eh...».
Poi guarda Fitto: «Avete tutti il fiatone...».
«Tutti ma non io», replica il coordinatore azzurro che insieme alla scorta è il più lesto a recuperare la posizione.
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(Continua su il Giornale)
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