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Discussione: Chavez ha mezzo vinto

  1. #1
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    Predefinito Chavez ha mezzo vinto

    Chavez, un bicchiere mezzo pieno
    Martedì 4 Dicembre 2007 – Siro Asinelli



    Il bicchiere è mezzo pieno. La sconfitta del fronte del Sì in Venezuela riflette un dato incontestabile: la Repubblica Bolivariana è uno Stato democratico, dove il popolo è sovrano, dove non c’è spazio per dittature in salsa sudamericana, quelle a cui per tanto tempo ci avevano abituato gli strateghi di Washington. Un altro dato è incontrovertibile: gli Stati Uniti e i loro sudditi-alleati dei potentati conservatori del Venezuela non hanno più alcun “allarme regime” su cui premere l’acceleratore per favorire la destabilizzazione del Paese.
    Bisogna però ammettere che il bicchiere è anche mezzo vuoto: la riforma socialista non è passata. Il dato è significativo perché seppure con un margine risicato all’osso (lo 1,4%) il popolo sovrano ha detto no alla svolta verso il “Socialismo per il XXI secolo” auspicato da Chávez. Eppure non sembra essere un no definitivo, non fosse altro che con il loro voto contrario alla riforma, diversi milioni di venezuelani hanno di fatto dato il loro assenso all’attuale Costituzione, ovvero a quella Carta Bolivariana che ha lanciato il Venezuela nell’orbita dei pochi ma forti Paesi che rivendicano il loro diritto alla sovranità. E non è poco, anche perché alla base di quella Carta vi è proprio il senso del percorso dato al Paese da Chávez. Certo, con il referendum di domenica si è tentato il colpo grosso, evidentemente troppo in anticipo. Quel numero da capogiro registrato dall’astensionismo di fronte ad una proposta del granitico presidente deve far riflettere, e qui si potrebbe sostenere che il bicchiere è mezzo vuoto. Come è mezzo vuoto se si pensa che la Banca Centrale, almeno per il momento, resterà autonoma dal potere politico (ma non, come accade nelle migliori “democrazie” in salsa occidentale da quello finanziario…). Una mezza sconfitta anche se si pensa alle altre riforme che la proposta avrebbe potuto apportare sul piano della proprietà pubblica, dell’impatto sociale e dei diritti dei lavoratori.
    Nonostante ciò il bicchiere resta mezzo pieno. Il referendum ha dimostrato che in seno al cosiddetto stesso chávismo può esserci dissidenza su alcuni temi e che non esiste un Paese a senso unico, con masse pronte a seguire il primo caudillo che si presenti come da tempo vorrebbero farci intendere i vari Petkoff o Bafile di turno. È anche questa una virtù della democrazia partecipativa, dove il popolo è chiamato a scegliere direttamente su questioni cruciali come quella proposta da Palacio Miraflores: una sberla per i sostenitori dell’altra “democrazia”, quella rappresentativa. Per costoro, legati ad un concetto troppo camuffabile di “democrazia” sarebbe stato gioco troppo facile gridare alla dittatura se Chávez e la sua compagine di governo, assieme all’Assemblea nazionale, avessero optato per una via più diretta al riconoscimento della proposta di riforma, magari utilizzando i pieni poteri concessi alla presidenza dalla Ley Habilitante varata lo scorso anno. Tutto questo non è avvenuto e Chávez, come suo solito, ha preferito mettere sul piatto tutto quanto: prendere o lasciare. E stavolta, il popolo venezuelano ha preferito lasciare. Meglio così, perchè in fondo non si è trattato che di “un esercizio di democrazia”, a dirla con le parole dello stesso presidente. La migliore delle risposte a chi va strillando che in Venezuela vige un regime dittatoriale. E gli stessi che sino a sabato parlavano di “allarme regime”, oggi sono costretti ad ammorbidire i toni, spiazzati dalle parole del presidente che hanno riportato sui giusti binari della democrazia il confronto delle urne. Il bicchiere, alla fine è mezzo pieno.

    www.rinascita.info

  2. #2
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    Boh, avrà mezzo vinto, ma ha anche tre quarti perso.

  3. #3
    1° Agosto 1537
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    [...] Chavez ha commesso un errore marchiano perché non ha voluto considerare, al contrario del più arguto Putin, la composizione dei blocchi sociali che sorreggono il suo potere. Il presidente venezuelano è un leader carismatico, molto amato dai diseredati e dagli strati più bassi della società latinoamericana, ma non è con le parole d’ordine sul socialismo del XXI secolo che potrà portare dalla sua parte i settori dello Stato, delle forze armate e delle imprese nazionali più forti che in questo non ostacolano la sua azione (almeno una parte di questi). Anche in Venezuela esistono strati sociali che vorrebbero recuperare il paese ad una maggiore indipendenza geopolitica, ma senza alcuna intenzione di sospingere l’economia nazionale nella direzione della socializzazione delle forze produttive. Insomma, il bolivarismo di Chavez è utile per creare condivisione politica nelle classi subalterne ma non affascina gli strati sociali superiori i quali si propongono ben altri obiettivi. Del resto, così come la “superstizione democratica” è un cavallo di troia utilizzato dagli Usa per impedire a questi paesi di fuoriuscire dalla sua egida, allo stesso modo i vacui riferimenti a sistemi sociali del passato, ormai falliti e consunti dal processo storico, sviano dai veri obiettivi di questa fase. Occorre certo continuare ad appoggiare Chavez nel suo antiamericanismo e nel suo dialogo con i paesi che si collocano fuori dall’orbita egemonica statunitense, ma non è col populismo e con fantomatiche idee socialiste che si porteranno a sintesi le principali contraddizioni economiche e sociali del Venezuela.
    Almeno Chavez ha dato una lezione politica a chi già immaginava che, in caso di sconfitta, i cannoni avrebbero risuonato per tutto il paese. [...]

    Tratto da Que viva Putin! di G.P.
    4 dicembre 2007

    http://ripensaremarx.splinder.com

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da LUCIO Visualizza Messaggio
    Boh, avrà mezzo vinto, ma ha anche tre quarti perso.
    Mah, vorrei dire che PER FORTUNA del Venezuela e della democrazia in Centroamerica ha tre quarti perso.

    Certo, è curioso che nel momento in cui la sinistra massimalista italiana apre gli occhi sul bluff di Chavéz e del cosiddetto "bolivarismo", l'uno e l'altro diventino la bandiera di siti del neofascismo sociale come "Rinascita"...

    A proposito: personalmente, mi sarei PIUTTOSTO stufato di vedere questo sito bombardato quotidianamente di "copia-e-incolla" dichiaratamente neofascisti... che hanno a che fare con noi? Passi ancora quel vecchio trombone autoreferenziato di La Grassa, ma Rinascita proprio no, cavolo...

  5. #5
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    Hai perfettamente ragione Eremita, noi con questi tromboni non abbiamo nulla da spartire. Prima Putin, adesso Chavez, questi dittatori del nuovo secolo che cosa possono suscitare se non un sentimento di ribellione?

  6. #6
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    Propongo all' attenzione degli amici forumisti analisi e riflessioni più o meno condivisibili, ma di tutto rispetto, cui rispondete solo con slogan e frasi fatte. Dittatori di qua, dittatori di là, evidentemente per voi se uno vince le elezioni ma non vi sta simpatico è un dittatore; se un altro perde le elezioni, rispetta il risultato delle stesse ma non vi sta simpatico è sempre un dittatore...
    Poi da 'ste forum volete buttare fuori tutti quelli che non la pensano come voi due...
    Ma che strana idea di democrazia che c' avete...

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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    Propongo all' attenzione degli amici forumisti analisi e riflessioni più o meno condivisibili, ma di tutto rispetto, cui rispondete solo con slogan e frasi fatte. Dittatori di qua, dittatori di là, evidentemente per voi se uno vince le elezioni ma non vi sta simpatico è un dittatore; se un altro perde le elezioni, rispetta il risultato delle stesse ma non vi sta simpatico è sempre un dittatore...
    Poi da 'ste forum volete buttare fuori tutti quelli che non la pensano come voi due...
    Ma che strana idea di democrazia che c' avete...
    Tanto se si risponde con argomentazioni tu copi-incolli dei tetragoni papelli di qualche nazionalsocialista amico tuo. Fossi su questo forum da due settimane...
    p.s. qui nessuno butta fuori nessuno.

  8. #8
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    i miei conoscenti della comunità italiana del Venezuela lo (*) descrivono come un incrocio fra Nerone e Gengiz Kan, e certo non è un personaggio particolarmente godibile.
    Senza l' impennata del greggio forse ora sarebbe in esilio a Cuba.
    Credo però che i libri di storia delle generazioni future lo considereranno come esempio emblematico di quella rinascita indio di cui fanno parte anche Morales e Ollanta Umala, candidato peruviamo sconfitto per poco da Garcia.
    In quest' ottica credo che la questione sia un pò più complessa per poter essere giudicata con i canoni della democrazia classica.
    Ciò premesso , pseriamo che la rinascita degli indios , continui, si rafforzi, ma con personaggi in grado di rappresentare veramente una riparazione degli orrori di 5 secoli, non solo elargizioni di una fortuna nazionale insperata.





    (*) "lo" si riferisce a Chavez, non a Filippo che non credo i miei conoscenti abbiano il piacere di conoscere

 

 

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