Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    megaelleno
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    Predefinito Strindberg, Inferno: Alchimia e altro

    La vita di Strindberg fu, come noto, una successione di cataclismi: il più brutale, il più fecondo, il più irriducibilmente strindberghiano fu quello del 1895, quando, a Parigi, la 'mano dell'invisibile' lo precipitò in un'esperienza surriscaldata, dissestante, introducendolo a terribili cieli e inferni, retti da quelle 'potenze sconosciute' che Strindberg riuscì poi, a sua volta, a introdurre nella letteratura scrivendo un romanzo-diario, Inferno, a caldo, come una stenografia visionaria, e insieme seguendo un piano complesso, cifrato: piano che difficilmente riesce a seguire chi legge solo la prima parte dell'opera, l'unica che finora si usava pubblicare. La presente edizione [Adelphi, nda] offre invece al lettore italiano, per la prima volta, Inferno nella sua integrità, e cioè come trilogia composta da Inferno I, Leggende e Giacobbe lotta.



    Che cos'è l'Inferno di Strindberg? E', in primo luogo, quello che Swedenborg aveva descritto minutamente in tante sue opere e che ora Strindberg riconosce in ogni particolare attorno a sé, per le vie del Quartier Latin, come una lugubre messa in scena finalmente svelata. Ma non è solo questo: attore principale in una portentosa macchinazione, di cui resta sempre incerto chi sia l'autore, Strindberg ci appare qui al tempo stesso come l'alchimista delirante che in squallide stanze d'albergo trasforma il piombo in oro; come l'uomo dello 'scetticismo illuminato', che ha superato ogni illusione; come un lucidissimo ossesso per il quale ogni fatto è condannato a diventare segno; come il primo scrittore moderno che fa confluire fisiologia, psicologia e parapsicologia; come l'aruspice per cui ogni coincidenza è una 'corrispondenza'.
    Queste contraddizioni si manifestano in una febbrile pulsazione della scrittura, in un continuo oscillare di intensità, che coinvolge il lettore con una violenza nuova alla letteratura. Questa violenza, di fatto, non è mai univoca: si viene a ogni passo sballottati fra il dramma cosmico e la farsa atrocemente buffa, tale è la sbalorditiva rapidità di Strindberg nel cambiare toni e registri, nel mescolare soprannaturale e quotidiano, nell'inoculare dubbi sull'esistenza di entrambi, nello strappare il riconoscimento dei loro sovrani poteri, nell'abbandonarsi al 'demone dell'analogia' senza mai giungere a un punto fermo. Oggi, come quando fu scritto, sul limitare di un secolo che vorrebbe essere blasé, il 'romanzo occulto' di Strindberg agisce come choc fulmineo, aprendo così la strada al lettore per penetrare nei suoi misteri comici, atroci, divini e demoniaci, e scoprire le tante rispondenze fra le sue tre parti...

    http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8845900762



  2. #2
    megaelleno
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    Molto particolare e interessante, nella prima parte dell'Inferno, il procedere per 'segni' del protagonista-diarista.
    Un esempio:

    Nel mio camino io brucio certi carboni che, a cagione della loro forma tonda e liscia, si chiamano teste di frate. Un giorno che il fuoco si è spento, e prima che sia tutto consumato, cavo fuori un rosticcio il quale mostra i tratti di una immagine fantastica. Una testa di gallo con una cresta superba; il torso invece è umano, con le membra contorte. Sembra uno di quei demoni che, nel Medio Evo, comparivano nei sabati delle streghe.
    Il giorno dopo tiro fuori un gruppo splendido: due gnomi ebbri che si tengono avvinti, con le vesti che svolazzano intorno. Un capolavoro di scultura primitiva.
    Il terzo giorno c'è una madonna col bambino, di stile bizantino e inuguagliabile per la bellezza dei contorni.
    Li lascio tutti e tre sul mio tavolo, dopo di averne fatto un disegno. Un mio amico pittore viene a trovarmi, osserva le tre statuette con curiosità crescente e domanda: «Chi le ha fatte?». «Fatte?» Per metterlo alla prova dico il nome di uno scultore norvegese.
    «Davvero? Lo posso credere», dichiara. «Ma avrei pensato a Kittelsen, il famoso illustratore di saghe scandinave.»
    lo non credevo ai demoni, ma ero curioso di conoscere quale impressione ricevessero da quelle mie sculture i passeri che soglio no beccarmi le briciole di pane sul davanzale della finestra. Porto le figuri ne sul tetto.
    I passeri si spaventano e si tengono alla larga.
    Vi è dunque una somiglianza, che anche gli animali possono notare, e sussiste una realtà dietro questo gioco tra la materia inerte e il fuoco.
    Il sole arroventa i miei idoli al punto che il diavolo dalla cresta di gallo si spacca.
    E a me viene in mente la leggenda popolare nella quale il folletto scoppia quando s'indugia fino allevare del sole.

  3. #3
    megaelleno
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    Un altro passo (sfiora le tematiche di cui si parlava con l'amico sacher@tonino):

    Appena tornato a Saxen raccolgo il mio bagaglio e mi preparo a partire. Mi piange il cuore a separarmi dalla mia piccola figlia, che in questi giorni mi è diventata tanto cara. La crudeltà della vecchia che mi stacca da mia moglie e da mia figlia suscita il mio sdegno e, in un impeto di collera, levo la mano contro il suo ritratto, dipinto ad olio, che sta appeso sopra il mio letto. Una sorda imprecazione accompagna il mio gesto.
    Due ore dopo si scatena sul villaggio un temporale furioso. I fulmini s'intersecano tra la pioggia crosciante e il cielo è tutto nero.
    Il giorno dopo, nel giungere a KIam, dove mi aspetta la camera rosa, vedo una nuvola in forma di drago che naviga sulla casa della zia. Dopo, mi si racconta che la folgore ha incendiato un villaggio poco lontano e che il nubifragio ha devastato il nostro comune, ha distrutto il raccolto del fieno e ha portato via i ponti.
    (Il 10 settembre un ciclone devastava Parigi in circostanze assolutamente particolari. E incominciato, in piena bonaccia, dietro Saint Sulpice presso il giardino del Lussemburgo, ha toccato il teatro dello Chàtelet e la Prefettura di Polizia e si è sfogato nelle vicinanze dell'ospedale di San Luigi, dopo aver demolito una cancellata di cinquanta metri.
    A proposito di questo ciclone, e dell'altro precedente nel Jardin des Plantes, il mio amico teosofo mi scrive.
    «Qual è la natura del ciclone? è un fluttuare di odii, un agitarsi di passioni, uno straripamento dello spirito?»
    E aggiunge: «I discepoli di Papus sono consapevoli delle loro creazioni?». Intanto, per un caso che è ben più che un semplice caso, in una lettera che gli scrivo e che s'incrocia con la sua, io gli rivolgo una domanda, formulata in questi termini:
    <<I saggi indù possono fare dei cicloni?».
    D'allora incominciai a sospettare che gli iniziati all'arte magica mi perseguitassero per la mia attività di fabbricante d'oro o per la mia riluttanza a sottomettermi alla loro congrega. E, dalla lettura della 'Mitologia Germanica' di Rydberg e del 'Wiirende och Wirdame' di Hylten Cavallius ho appreso che le streghe si compiacevano di fare le loro apparizioni durante un temporale o anche in una breve e violenta folata di vento.)
    Queste cose le racconto per illustrare il mio stato d'animo in quel tempo, precedente a quello in cui conobbi le dottrine di Swedenborg.

  4. #4
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    Bellissimo tread...esiste, a mio avviso, una Via "non ortodossa" che alcuni scambiano per "Cattiveria"; una sorta di fiume carsico interno alla via della mano sinistra, una via elitaria "interna e segretissima" alla via della mano sinistra...qualcosa, è ravvisabile nella via della riprovazione, precisamente, non la via del male come qualche beota potrebbe credere, ma la strada di Kali, qualcosa di molto vicino alla danza che il neofita tantrico doveva compiere su i cadaveri in putrefazione di un cimitero, per oltrepassare ogni velo di ripulsa.Insomma, una Via per pochissimi, che non può essere svelata a nessuno, perchè i più, la scambierebbero per cosa assai cattiva.
    Strindberg fu uno di questi pochissimi, credo.
    La via della riprovazione è nascondere le proprie buone qualità e lasciar vedere i propri difetti. Questa, in sintesi, la via mistica degli Ahl-ul-malama, la cosiddetta ‘gente della riprovazione’. I Malàmatiyya, così erano comunemente chiamati i seguaci di questa particolare setta di iniziati di religione islamica, praticavano un particolarissimo metodo di ascesi. Profondamente convinti che le qualità spirituali costituissero un segreto da conservare gelosamente e da condividere esclusivamente con Dio, non permettevano assolutamente che alcuna di queste qualità trasparisse all'esterno. Al contrario, più il loro stato interiore e le loro qualità spirituali apparivano elevate, più si mostravano normali, modesti e, a volte, perfino un po' maleducati. "...Sono persone intimamente vicine a Lui, il Quale custodisce il loro segreto nascondendole dietro la cortina dell'aspetto esteriore". Così, abitualmente, i Malàmatiyya non si distinguevano affatto dalla gente comune e dai seguaci delle sette più tradizionali. Difficilissimo, quindi, riconoscere uno degli iniziati, e ancora più difficile rintracciare i fondamenti del loro credo. La gente della riprovazione, infatti, non affidava la propria dottrina a nessun testo scritto, preferendo fondare esclusivamente sull'insegnamento diretto dei Maestri la propria tecnica di realizzazione interiore. Adesso, però, la Luni editrice manda in libreria la traduzione di uno dei rari testi, probabilmente l'unico esistente, che tratta dei Malàmatiyya. Il libro, I custodi del segreto nella traduzione italiana, è intitolato nell'originale arabo Risalat-ul-Malàmatiyya, Epistola della Gente della Riprovazione. Si tratta, infatti, di una serie di testimonianze riferite dai discepoli dei Maestri spirituali depositari del metodo e raccolte dall'autore, lo Sheikh Abu 'Abd-er-Rahman es-Sulami, per illustrare i princìpi e le pratiche seguiti dagli iniziati. Sulami, vissuto intorno all'anno mille, compose l'Epistola basandosi sulle testimonianze di suo nonno, che fu un Malàmatiyya, e di altri suoi condiscepoli. Una testimonianza preziosa, dunque, per chi vuole approfondire la conoscenza di una delle più misteriose e dimenticate sette mistiche dell'Islam.
    Fonte Stringer mensile






  5. #5
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    Predefinito Tutti i poeti

    Tutti i poet (quelli Veri, ma anche gli artisti in genere) sono discesi agli inferi. Si è difficile dire cosa sia effettivamente successo all'artista, è uno stato di intensa inquetudine, una vera e propria prova che se superata aprirà le porte di luoghi sempre più "elevati".E' il provare la morte in vita, scendere nelle profondità più oscure e sconosciute del nostro essere, lasciare tutto , gli affetti le cose care.
    Una prova necessaria per spogliarci della materialità e del nostro io egoico.
    I grandi artisti sono stati colpiti da una malattia dove hanno sfiorato la morte fisica, dove hanno conosciuto le tenebre della loro mente, dove il demone che è in noi si è mostrato ed è stato trasformato.Morire a noi stessi peer rinascere cone uomini nuovi, come esseri rinnovati pronti per la luce e la grandezza dei celi.

  6. #6
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    Ciao El Sid:
    Per l'Arsenico: L'età di mia madre è di anni sessantatre, e, già da piccola soffriva di una grave forma asmatica.
    Mi diresti dove si compra l'Arsenico ed il dosaggio, o posso rivolgermi al mio medico e farmi prescrivere qualcosa?

 

 

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