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    Arrow Senso dello Stato o della Casta ?

    Maurizio Blondet
    07/12/2007
    «Basta parlare dei miei fannulloni, pensate ai vostri bamboccioni!»

    Prodi deplora Bertinotti: «Non ha il senso dello Stato».
    Voleva dire: non ha senso della Casta.
    Ma per Prodi, sono la stessa cosa.

    Tommaso Padoa Schioppa: «Basta parlare di fannulloni!».
    Difende la Casta dei dipendenti pubblici con 60 giorni di assenze l’anno.
    Ma ha ragione: basta parlare di fannulloni, parliamo di mascalzoni.
    Cioè di lui.
    Il mascalzone aggrava la tassazione occulta, ossia si prepara a tassarci di nascosto su redditi che non abbiamo avuto.
    Come?

    Lo ha spiegato Giavazzi su Il Corriere: siccome le imposte colpiscono il reddito nominale, più gas, luce, benzina rincarano e ci impoveriscono, più lo Stato estrae gettito fiscale dalla nostre tasche.
    In Italia, l’anno scorso, l’inflazione è stata del 2,7%, e i salari sono aumentati «nominalmente» del 2,5%, ossia hanno perso potere d’acquisto reale dello 0,2% (e sono già i salari più bassi d’Europa); su quel 2,5% nominale che è una perdita reale, Visco ha estratto più tasse.
    Se l’inflazione galoppa, per Padoa Schioppa è una manna: fra poco diverranno nominalmente ricchi, ossia non più esenti, anche i 13 milioni di poveri a 500 euro mensili.
    Ecco quel che Prodi intende per «senso dello Stato»: prosperi lo Stato dissanguando i dissanguati. Ingrassare la Casta facendo dimagrire tutti noi.

    Padoa Schioppa cerca di non farsi accorgere di questa criminosa spoliazione ai nostri danni.
    Nella finanziaria, ha ipotizzato un’inflazione per il 2008 pari al 2%, assolutamente irreale visto che già siamo al 2,7%.
    Come mai?
    Spiega Giavazzi: «Un’inflazione del 3 % anziché del 2% previsto dal governo aumenterebbe le entrate tributarie di 4-5 miliardi di euro, e di altrettanto ridurrebbe il potere d’acquisto delle famiglie».
    E' proprio quello che Padoa Schioppa vuole.
    Infatti ha scritto una legge finanziaria - approvata dal governo «serio», pieno di tecnici competenti, mica come quello di prima - che ha uno scoperto di 4,5 miliardi in più.
    Come dicono tutti quelli che se ne intendono, senza la finanziaria i conti pubblici sarebbero andati meglio.
    Invece, per dare tutto a tutte le Caste di riferimento, Padoa Schioppa ha aumentato la spesa corrente di 5 miliardi, mentre ha tagliato 2,5 miliardi di investimenti, ed ha 2 miliardi di entrate in meno per il taglio dell’ICI.
    «Risultato: nel 2008 il deficit salirà dall’1,8% al 2,1% del PIL», scrive Giavazzi.
    E chi la sente l’eurocrazia, a cui il governo finalmente «serio» aveva assicurato di ridurre il rapporto deficit-PIL?

    Ma niente paura, Padoa Schioppa si presenterà ai colleghi eurosauri coi conti in ordine.
    «Un po' d’inflazione in più gli regalerà un aumento della pressione fiscale e gli consentirà di eliminare quel maggior disavanzo».
    Capito?
    Ci tasserà un aumento di reddito che non abbiamo avuto, grazie al fiscal drag, e così farà bella figura in Europa.
    E noi?

    Noi scuoiati da due lati: dal fisco e dal carovita.
    Per il rincaro del greggio, dice Giavazzi, dovremo pagare 11 euro in più per la luce e 30 per il gas: aggiunte, si capisce, alle salatissime bollette che già paghiamo, diciamo sui 70 euro a bimestre.
    Vi farà piacere sapere dove vanno i soldi che vi prenderà in più il mascalzone-fannullone-bamboccione: l’Alitalia ha perso 211 milioni di euro nei primi sei mesi del 2007, da aggiungere ai 380 perduti l’anno prima.
    A fine anno, per noi contribuenti, saranno 400 milioni di perdite da pagare, di stipendi alle hostess spocchiose e ai piloti che volano rasoterra sulle loro Porsche private.
    Quel buco costerà 30 euro per famiglia, più del rincaro del gas.
    Anche i poveri finalmente pagano il biglietto aereo!

    Facciamo un po’ di conti: se 400 milioni di euro per mantenere Alitalia costano ad ogni famiglia 30 euro, quanto costa ad ogni famiglia il fiscal drag che sottrae da redditi non realizzati 4,5 milioni di euro?
    Diciamo 400 euro l’anno.
    A famiglia.
    Ecco dimostrato: non è il gas che ci costa, è la Casta.
    Oltre dieci volte di più.

    Ma queste sono briciole.
    Secondo Montezemolo (oggi più biondo) l’assenteismo dei dipendenti pubblici ci costa 14 miliardi di euro l’anno, un punto del PIL.
    Se sbattessimo fuori il 30% di fancazzisti che ogni giorno mancano dal cosiddetto lavoro, potremmo fare una bellissima figura in Europa!
    Deficit 1,1% sul PIL.
    C’è da sognare.

    Specialmente se si tiene conto che la pubblica amministrazione, per intensificare il «senso dello Stato» nei suoi dipendenti, elargisce loro un premio se non si assentano: loro si assentano lo stesso, e percepiscono il premio di presenza.
    Si potrebbe almeno risparmiare sul premio di presenza agli assenteisti?
    Ma no.
    I sindacati, prima ancora che infuriati da questa uscita, si dicono annoiati.
    «Ancora questa storia…», sbadigliano.
    «Basta, non se ne può più, siamo stufi».

    Il ministro Luigi Nicolais, appunto ministro della Pubblica Amministrazione, sbadiglia: «Sembra che tutti i problemi del Paese derivino dalla pubblica amministrazione…».
    Ha ragione lui.
    Tutti i problemi del Paese derivano dai taxisti.
    Dovremmo averlo imparato.
    Quelli mica hanno un ministro, mica hanno i sindacati.

    Clementina Forleo è stata messa in TSO (trattamento psichiatrico) dal Consiglio Superiore.
    Diceva, la visionaria, che a causa delle inchieste sgradite su D’Alema, Fassino, Mastella, aveva subìto pressioni e intimidazioni.
    Nulla di vero, ha sancito il CSM, ma quali pressioni?
    Se le è sognate…
    E le hanno tolto le inchieste, alla demente.

    Sentite questa: «Più volte, prima e dopo l’estate, Ferdinando Imposimato (ex giudice ed ex senatore PCI) mi ha detto esplicitamente di pesanti influenze sul CSM da parte dei coinvolti dei DS, il solito trio (adesso del Partito Democratico), e perfino del Quirinale, affinché la Forleo venisse delegittimata. Con la delegittimazione della Forleo, sempre secondo Imposimato evidentemente uomo dotato di perfette capacità divinatorie secondo quel che sta accadendo, ne sarebbe uscita ‘depotenziata’ o addirittura ‘nebulizzata’ l’ipotesi di reato sulle scalate bancarie concernente sia non parlamentari che appunto parlamentari, i tre Orazi e i tre Curiazi».

    Lo ha scritto Oliviero Beha, giornalista, ma non su un qualunque giornale: nessun giornale ha voluto pubblicare le sue dichiarazioni, nessun magistrato ha voluto raccoglierle.
    Beha ha scritto una mail a Dagospia: «Affido alla rete quello che l’informazione stampata e televisiva evidentemente non vuole sapere».
    Ingenuo: eppure lui stesso ha detto che le «pesanti influenze sul CSM» a favore di D’Alema, Fassino e Mastella sono venute anche «dal Quirinale».
    Eh, qui si tratta del gran sacerdote del «senso dello Stato», che ogni giorno ci fa la lezione sulla legalità e la democrazia.
    Dell’incarnazione stessa del diritto e della moralità pubblica.
    Di Sua Maestà che ci costa dieci volte di più della Corona britannica.
    E’ al disopra di ogni legge, Lui.
    Beha rischia di finire come la Forleo, in camicia di forza.
    O in galera.

    L’ospedale di Vibo Valentia ha ammazzato un’altra paziente.
    Una sedicenne con le tonsille infiammate: entrata nel rinomato ospedale, l’hanno trascurata finchè il gonfiore della gola non le ha impedito di respirare.
    Allora i valenti medici di Vibo Valentia le hanno praticato una tracheotomia.
    Si vede, nei film americani sulle corsie d’emergenza: riesce sempre.
    La tracheotomia è una tipica operazione d’urgenza, non difficile: persino gli infermieri delle ambulanze sono addestrati a farla.
    Ma a Vibo Valentia «non è riuscita».
    La sedicenne è morta con la gola squarciata dal valente chirurgo.
    Dieci mesi fa, nello stesso ospedale, avevano ammazzato un’altra paziente per uno scambio di tubi.

    Cittadini calabresi, sarete contenti della vostra sanità.
    E’ vostra perché l’avete tenacemente voluta voi, continuando a votare quelli che volete voi e che voi sapete, nel pieno della vostra autonomia regionale.
    E sapete benissimo come vengono selezionati, dalla Regione Calabria, i medici e i primarii ospedalieri.
    Ora non vi potete lamentare: sono medici laureati alla Ndrangheta University.
    Cosa pretendete, che gli abbiano insegnato a tracheotomizzare, a salvare vite?
    Al massimo, gli avranno insegnato ad operare a lupara.
    Così portate la figlia in ospedale con le tonsille rosse, e ne esce morta e bianchissima.
    Contenti?

    No, non lamentatevi.
    Dovreste ribellarvi.
    Avete paura, perché la Ndrangheta vi spara?
    Ma anche i loro medici vi devono far paura.
    In un modo o nell’altro, la Ndrangheta vi becca.
    E’ la vostra super-Casta.
    Ribellatevi, tanto il rischio di morte è lo stesso.
    Altrimenti non avete scampo.

    La ministra della Sanità Livia Turco ha promesso una immediata «ispezione ministeriale» nell’ospedale dei pregiudicati.
    Sai che paura, tra i pregiudcati in camice bianco!
    Loro sanno di essere protetti.
    Infatti la senatrice Rosa Villecco Calipari, responsabile per il Mezzogiorno del Partito Democratico, ha subito ribattuto: «Spero seguano approfondimenti promossi dalla stessa Regione Calabria».
    Capito?
    Sarà la cosca regionale a giudicare la ‘ndrina ospedaliera che la stessa cosca ha messo a quel posto.
    Questo si chiama «autonomia regionale»: l’autogoverno di Ndrangheta, Mafia e Camorra.
    Coi voti vostri, con i soldi vostri, e coi figli vostri da tracheotomizzare.

    Sul TG di RAI3, sento che fanno pubblicità all’ultima canzone di Jovanotti.
    Questo avviene regolarmente nei TG di Stato: ad un certo punto, c’è la «notizia» sull’ultimo film, sull’ultima canzone, sull’ultimo spettacolo teatrale.
    Inutile dire che non si tratta di «notizie» ma di «inserzioni pubblicitarie», gratuite per il cantante o il regista amico (a meno che qualcuno paghi una mazzetta sottobanco: sarebbe bello sapere chi guadagna da questo uso del mezzo pubblico, e quanto).

    E’ questo il «senso dello Stato» che vige al TG3: facciamo pubblicità a uno senza talento, perché è «amico nostro».
    Jovanotti è un compagno.
    Inoltre, la sua ultima canzone di chiama «Fango».
    Diverrà l’inno della Casta.

    Maurizio Blondet

  2. #2
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