Io non ho questo vissuto qui a Roma, l'appartenenza è molto meno radicata, sarebbe interessante capire il resto di Italia.


Io non ho questo vissuto qui a Roma, l'appartenenza è molto meno radicata, sarebbe interessante capire il resto di Italia.


Credo che la situazione descritta da willy sia quella tipica delle regioni, province e città in cui il vecchio PCI dominava la vita politica.
Io, che abito in una piccola città tradizionale roccaforte del PCI prima e dei suoi eredi (PDS, DS e PRC) poi, riconosco gli stessi atteggiamenti.
Nella primavera scorsa i DS della mia città hanno votato a favore della mozione Fassino con una percentuale del 99,4 per cento.
Non sto scherzando, e sto parlando di una sezione con un numero di iscritti nell'ordine delle centinaia di persone.












Sto dicendo che spesso sono così i militanti e gli elettori dei DS in quelle realtà locali, come la mia e quella di willy, in cui la politica è sempre stata tradizionalmente detenuta dai DS.
In parte è una questione di mentalità, in parte è una questione d'interesse. Ci sono realtà, soprattutto in Emilia-Romagna e nell'Italia centrale, in cui i DS hanno 1 iscritto ogni 5, 4 e persino 3 elettori. Sono rapporti abnormi, spiegabili solo con il clientelismo o con la mentalità stalinista, che in certi ambienti dei DS non è venuta meno nonostante il cambiamento di nome (nella sezione dei DS della mia città c'è ancora appesa il famoso quadretto di Lenin che arringa la folla).
In queste realtà quello ai DS non è un voto d'opinione, ma un voto d'appartenenza o di scambio; e queste persone voterebbero DS anche se fosse candidato "er Canaro".


Tanto per intendersi: gente che viveva a Milano negli anni Ottanta mi racconta che all'epoca non si poteva fare niente senza la tessera del PSI.
Mi limito a descrivere uno stato di fatto, non a prendermela gratuitamente con i DS.

