Giuda resta un traditore: il Nyt smaschera errori di traduzione del "Vangelo"
Una serie impressionante di errori di traduzione hanno alterato il senso del "Vangelo di Giuda", il testo divulgato l'anno scorso dal National Geographic in una versione per la quale Giuda non aveva tradito Gesu'. Anzi Gesu' aveva chiesto a Giuda, il suo piu' fido e amato discepolo, di consegnarlo per farlo uccidere promettendogli l'ascensione al cielo e la sua esaltazione al di sopra degli altri discepoli.
Il New York Times pero' ha ritradotto il documento e smascherato gli errori. "La traduzione del National Geographic - scrive lo studioso di copto e di vangeli gnostici April De Conick sul NYT - sosteneva l'interpretazione provocatoria di Giuda come eroe; una lettura piu' attenta chiarisce che Giuda non solo non e' un eroe, ma per il testo e' un demone". Invece "la trascrizione della National Society, nel punto in cui Giuda e' chiamato un 'daimon', traduce la parola con 'spirito'.
Altro punto: Giuda non e' preservato 'per' la santa generazione, come dicono i traduttori del National Geographic, ma separato 'da' essa. E non riceve i misteri del regno perche' 'e' possibile per lui entrarci' ma perche' Gesu' non vuole che Giuda "tradisca per ignoranza".
Nell'articolo, il NYT ricorda che il National Geographic ha ammesso - sebbene con grande ritardo - un altro grossolano errore di traduzione: l'eliminazione di una particella negativa riguardo all'ascensione di Giuda, che dunque non era la tesi sostenuta dall'apocrifo ma il suo contrario.
Per il NYT, tutti questi errori si spiegano solo in parte con la difficolta' oggettiva di "restaurare un vecchio vangelo che stava da secoli in una cassa ridotto in briciole". A favorire un'interpretazione deviata del Vangelo di Giuda (che rimane comunque un testo anti-cristiano, che si prende gioco del mistero della Redenzione) e' stata anche la volonta' di tutelare i diritti del National Geographic, il che "ha impedito di far circolare tra gli studiosi le foto di ogni pagina in grandezza naturale in modo che i competenti del ramo, in tutto il mondo, possano scambiarsi le informazioni mentre lavorano indipendentemente sul testo".
"Senza copie in grandezza naturale - afferma De Conick - siamo come il cieco che conduce altri ciechi. La situazione mi ricorda molto il blocco che tenne lontano gli studiosi dai Rotoli del Mar Morto decenni orsono. Quando i manoscritti sono accaparrati dai pochi, ne nascono errori e un 'monopolio dell'interpretazione' che - conclude l'articolo - e' molto difficile rovesciare, anche quando l'interpretazione e' dimostrata falsa".




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