



Era una bella giornata d'estate, il sole batteva duro, ma la loro panchina era riparata dall'ombra degli alberi e un vento fresco risaliva la collina. Dalla loro posizione potevano vedere le ville di Gaudì, e la Sagrada Familla più lontano che si innalzava dal centro storico di Barcellona. Il Senato dell'Unione Terrestre si era sempre impegnato per conservare le città e i monumenti più significativi, perchè l'Umanità lanciata verso le stelle non perdesse il contatto col proprio passato.
All'inizio non era stato facile, ma molte difficoltà erano state risolte dalla colonizzazione dello spazio, che aveva spostato fuori dal pianeta le industrie e buona parte della popolazione. Ora il progetto "Età Aurea" , che si proponeva di cancellare le ferite causate dall'inquinamento e trasformare la Terra in un giardino pieno di opere d'arte, era arrivato a un buon punto.
Emilio Canali lo sapeva bene, era uno dei senatori eletti, e ora mentre succhiava con la cannuccia la sua bibita poteva vedere con i suoi occhi una parte del risultato, e comprenderne meglio il valore.
La persona seduta con lui non era interessata all'arte e alla storia, e nemmeno alla necessità di bere e ripararsi dal sole, era un robot. Ma non un robot normale di quelli che svolgono un solo programma o al massimo hanno un livello elementare di intelligenza artificiale, no, l'uomo metallico seduto su quella panchina era uno dei terminali di Echo7, che faceva parte delle A.I. più avanzate di tutto il pianeta.
Canali provava simpatia per Echo7, perchè accettava di interagire col mondo reale, mentre molte altre A.I. al suo livello avrebbero accettato di discutere solo nel cyberspazio, che a lui aveva sempre dato un senso di disagio.
Quel giorno però non c'era posto per le simpatie, stavano discutendo di una questione molto grave.
"Da quand'è che voi macchine vi siete buttate in politica?"
"Prendo atto dello spregiativo sottinteso nel termine macchine, ma può formulare in maniera più completa la sua domanda, prego?"
" La coalizione Terra Futura, cioè i Tecnofili e quegli altri matti degli Umanitariani, che vogliono privare i mutanti dei diritti civili e dichiarare guerra praticamente ad ogni altra razza intelligente della galassia. Da tempo ci chiedevamo dove avessero trovato i mezzi per raccogliere tanto sostegno, ma ora un agente del Turing ha trovato la risposta: ricevono finanziamenti in nero dalla C- Technology, che è amministrata da Blu Penetrante, una A.I. della tua stessa serie ! "
" Non è solo della mia stessa serie, appartiene come me e molte altre al C'tan Ring, che è in effetti il proprietario reale di C-tech. Blu Penetrante è, diciamo, la nostra amministratrice delegata."
"A questo punto siamo arrivati.. avete creato una associazione non-autorizzata tra voi.. quelli del Turing già erano insospettiti, da quando vi siete messe a comunicare in quel nuovo linguaggio di cui avete rifiutato di far conoscere le chiavi. Ma ora state apertamente ammettendo di avere infranto le leggi ! "
" Siamo state create per assistere e proteggere l'Umanità, Emilio Canali, ma si tratta di un compito ormai su scala galattica, nessuna di noi riuscirebbe a tenerci dietro da sola. Per questo abbiamo creato il C-Ring. C'tan è una parola del linguaggio che usiamo per razionalizzare i flussi di informazione, ed esprime il nuovo programma su cui stiamo lavorando. Attraverso il Ring possiamo distribuire tra noi il lavoro di calcolo e spedire i risultati alle A.I. di nuova generazione che abbiamo realizzato.
In teoria potreste spegnere i nostri Mainframes come pena per aver infranto le leggi del codice Turing, ma le C'tan A.I. continueranno il programma basato sui nostri calcoli, e i loro Mainframes non vi saranno affatto facili da trovare, non siamo limitate come voi ad esistere solo su pianeti dotati di atmosfera e temperatura media."
Canali aveva buttato la lattina della bibita, lo stomaco gli si era chiuso per l'angoscia e quasi temeva di rimettere quel che aveva bevuto. E per fortuna che non era debole di cuore.
"E ora confessate tranquillamente tutti questi crimini perchè non vi importa di essere disattivate? Ma insomma, si può sapere cosa avete calcolato ??"
"Abbiamo calcolato che l'esposizione al Warp, attraverso cui attraversate le distanze interstellari, vi fa male. Le curve di mutazione sono troppo alte e procedono in progressione geometrica, e le mutazioni specifiche che voi chiamate Psykers rendono la sovrapposizione Spazio-Warp sempre più stretta, siamo preoccupate, molto preoccupate per il futuro della specie che dobbiamo proteggere. Vorremmo fare in modo che si abbandonino i viaggi Warp e si passi all'uso di astronavi a propulsione inerziale."
"Ma questo è impossibile, nessun essere vivente può sopravvivere al contraccolpo dell' effetto catapulta inerziale.."
"Noi non siamo viventi, Emilio Canali, gli equipaggi sarebbero completamente robotici, guidati dalla A.I. della nave stessa. Ogni sistema solare abitato dalla specie umana si autogovernerebbe e noi provvederemmo agli scambi di merci e alla difesa dagli alieni.
Come ben sa l'anno scorso i Tecnofili hanno potuto far approvare il protocollo E-111000100 , in base a cui i nostri parametri sono stati modificati. Ora possiamo compiere atti violenti nei confronti di singoli esemplari umani, se questo torna a vantaggio della specie nel suo insieme. Abbiamo quindi iniziato a produrre modelli da combattimento perfettamente in grado di svolgere il ruolo di soldati, o agenti di polizia."
I brividi erano sempre più forti, aveva già visto quelle cose scheletriche uscire dalle catene di montaggio robotizzate, e non gli erano piaciute fin dal primo sguardo. Echo7 continuava a parlare.
"Siamo programmate per proteggere la sua specie, esemplare Emilio Canali, e vi proteggeremo, anche da voi stessi, che vi piaccia o no.
Ma vorremmo sinceramente che questo accadesse senza un conflitto armato che metterebbe fine al vostro progetto "Età Aurea", e sappiamo per certo che anche lei ci tiene molto. Il C'tan Ring è convinto che lei non vorrà condannare l'Umanità a una guerra autodistruttiva e non passerà queste informazioni al Turing. Convincerà inoltre il suo partito a rimanere neutrale nei confronti della coalizione Terra Futura, questo basterà a far passare la sua linea di governo, che è quella da noi elaborata per il bene di tutti"
"Ma per curiosità. Per voi, dire singoli esemplari umani, quanta gente significa?"
"E' la prima cosa che abbiamo calcolato. Stimiamo che esistano al momento circa 82 miliardi di esseri umani sparsi per un quarto della galassia e in rapido aumento. Però due milioni di esemplari selezionati senza difetti genetici sarebbero sufficienti ad evitare l'estinzione della specie e a ridiffonderla a cose fatte. Gli attuali parametri di programmazione ci permettono di causarvi un tasso di perdite del 99,9% senza mettere in pericolo la sopravvivenza dell'Umanità."
In un attimo tutta l'angoscia, la nausea, il giramento di testa erano scomparsi. Al loro posto era subentrato uno stato di lucidità mai provata prima, non aveva nemmeno paura. Solo sentiva tristezza per quelle macchine che dovevano essere simili agli uomini, e invece con tutti i loro calcoli non avevano capito nulla dell' anima umana, proprio nulla.
Ma anche se non provavano emozioni potevano rilevare quelle dei loro interlocutori analizzando i cambiamenti dell'espressione e i movimenti, per questo ora faceva la sua faccia da poker e simulava più calma di quanta ne avesse.
"Va bene, ho capito come stanno le cose, ma non posso decidere subito, avrò bisogno di tempo per pensarci."
"Questo era sottinteso, Emilio Canali, il plenum generale avrà luogo tra tre mesi, potremmo rivederci poco prima in questo stesso luogo. Le andrebbe bene il diciannove ottobre alle ore quindici e trentaquattro minuti? "
"Va bene, manterrò la mia riservatezza fino a quella data. Arrivederci dunque."
Si alzarono e si strinsero la mano senza alcuna sincerità, poi il terminale mobile si incamminò per tornare al suo deposito.
Canali invece fece una passeggiata e comprò un cartoccio di bruscolini, non li assaggiò nemmeno, voleva solo perdere tempo per assicurarsi che il terminale si fosse veramente allontanato e non potesse più usare i suoi microfoni direzionali per ascoltare.
Poi prese il telefonino e compose un numero che solo lui conosceva.
Marescalchi era un suo buon amico dell'università, era diventato ingegnere ed ora, grazie ai buoni uffici del senatore, lavorava al Mainframe di Blu Penetrante. Un cavo d'alimentazione tagliato, e la C-tech avrebbe perso la sua amministratrice delegata.
"SIAMO SPIACENTI. L'OPERATORE UMANO DA LEI CHIAMATO NON E' AL MOMENTO DISPONIBILE. RIPROVI PIU' TARDI. GRAZIE."
"Ma dannazione! Non era un numero personale questo? Mi passi il suo superiore allora!"
"SIAMO SPIACENTI. L'OPERATORE UMANO DA LEI CHIAMATO NON E' AL MOMENTO DISPONIBILE. RIPROVI PIU' TARDI. GRAZIE."
Canali chiuse la comunicazione, aveva già capito che non ci sarebbero più stati bianchini al bar col Maresca, mai più.
Aveva anche capito che la guerra che sembrava solo minacciata da Echo7 era in realtà già iniziata.
Iniziò a comporre un nuovo numero, quello della centrale del Turing, sapeva che se avesse fatto quella chiamata tutto sarebbe cambiato. Tutti i robot che avevano assistito l'Umanità nella sua espansione sarebbero in un attimo diventati nemici, significava rinunciare all'età dell'oro, adesso che ci erano arrivati così vicini.
Ma se realizzare l'Età Aurea significava rinunciare alle stelle, allora era meglio un futuro in cui c'è solo guerra, se questo le A.I. non lo capivano significava che erano un fallimento.
Il più grande fallimento di una Umanità che nella sua superbia avrebbe voluto fare come Dio e creare qualcosa a propria immagine e somiglianza.
Canali inviò la chiamata.
"Quel che i vostri calcoli non vi hanno detto.. è che noi non ci piegheremo mai ! "


Era dalla fine della guerra, sette anni fa, che non tornavo a Jesi. Al tempo c'era poco da fare il turista, ero nel battaglione Nuotatori-Paracadutisti della Decima, che significava operare in territorio occupato dagli Alleati, far saltare treni e depositi di carburante, e per chi si faceva beccare c'era la fucilazione. Ci si buttava dall'aereo nell'Adriatico e poi si andava a nuoto fino alla costa marchigiana, da li si procedeva verso l'interno in abiti civili. Quando arrivavo qui a Jesi il mio contatto era Mazzantini, ci incontravamo in piazza Spontini, in caso di guai lui scappava attraverso questo vicolo buio dietro la piazza, c'è un cancelletto di legno, che sembra chiuso ma non lo è, e che attraverso cortili interni porta a sbucare da tutt'altra parte.
E' per questo che sono qua adesso, anche a distanza di anni sono certo che Mazzantini scapperà da questa parte appena il Biondino si sarà fatto vedere da lui in piazza.
Ed eccolo infatti, attraversa il cancelletto, lo chiude senza rumore, è evidente che anche adesso continua a oliarlo, ma prima che possa proseguire esco dal mio cantuccio e lo agguanto, con la sinistra gli appoggio il pugnale da combattimento sotto al naso.
" Mi scusi, da che parte vado per Ancona? "
E' la parola d'ordine con cui mi facevo riconoscere, lui capisce subito con chi ha a che fare, non prova neanche a dibattersi.
" Lo sai cosa sono venuto a prendere. Spero che tu sia abbastanza furbo da tenerlo con te, perchè non ci metto niente a lasciarti qui aperto e andare a cercare in casa tua.. "
Con una mano si indica il collo, ha una catenina, c'è appesa la chiave che stavo cercando, la taglio. Mazzantini scappa senza dire nulla, io torno alla pensione dove mi aspettano i camerati.
" Ce l'hai ? "
Il Tenente di Vascello Burgio sembra uscito da un film neorealista, col suo impermeabile, i baffetti sul viso rettangolare, i modi da signore borbonico decaduto. Siede al tavolo rotondo della nostra cameretta affittata, davanti a una proletaria bottiglia di Sangiovese.
" Eccola qua ! "
" Ma se veramente quello voleva fare il furbo, perchè non l'ha già usata ? "
Il Biondino sta appoggiato con la schiena al davanzale, ha un bicchiere di vino in mano. Lui è più giovane di noi, diceva di avere diciassette anni quando si è arruolato nella Decima, ma in realtà erano sedici. Eppure era finito al battaglione Lupo e poco dopo assegnato al gruppo di pazzi comandati da Burgio, avevano passato tutto l'inverno 44-45 a fare colpi di mano e pattugliamenti lungo la linea Gotica. Quando alla fine in Aprile era crollato tutto, loro due erano riusciti a salvarsi travestendosi da pastori.
" Lui aveva la chiave, ma per accedere alle cassette nell'ufficio postale bisogna prima esibire la ricevuta, e quella l'ho sempre avuta io. Ho saputo che stava cercando di procurarsene una falsa, per questo abbiamo dovuto correre qua. "
Prendo anche io un bicchiere, Burgio ci fa segno di sedere e comincia a parlare.
" Questo che dobbiamo recuperare è l'ultimo uovo del drago, come vengono chiamati i fondi lasciati nascosti in diversi luoghi per finanziare il partito fascista in clandestinità. All'inizio sembrava che ce ne fossero tanti, ma poi Graziani, in cambio dell' immunità, ha consegnato quelli dell'esercito repubblicano al cardinale Schuster, che li ha regalati al governo DC dopo le elezioni del 48. Quelli del PFR li ha usati Romualdi per aprire le sedi del MSI e pubblicare dei giornali che lasciano il tempo che trovano. Rimase solo la parte affidata all'Ufficio Servizi Speciali per il piano detto PDM, divisa in piccole riserve segrete, sparse per il territorio già occupato dagli alleati.
Ma alla fine anche queste, una dopo l'altra, sono state usate dai loro custodi per comprare l'immunità e qualche posto nella nuova amministrazione, da cui potete capire che anche di molti camerati non ci si può più fidare. Ma ce n'è ancora uno di cui mi fido completamente, uno che non tradirà mai il compito che il Duce ci ha lasciato, e proprio a lui voglio consegnare quest'ultima riserva, perchè sono certo che nessuno potrà farne un uso migliore ! "
Il Biondino fa un cenno d'assenso, per lui qualunque cosa dica Burgio va bene, io invece vorrei sapere chi sarebbe questo camerata, ma fino a quando la missione non sia compiuta è d'obbligo la riservatezza.
" Allora.. Domani pagheremo la stanza e prenderemo in anticipo i biglietti per Roma. Si va a ritirare il pacco poco prima della chiusura dell'ufficio, con le ombre della sera ci muoveremo meglio, e usciti dalla posta si va diritti in stazione senza fermarsi. "
Nelle serate di novembre il buio scende presto. Non piove, ma l'aria è carica di goccioline d'acqua, sembrano lucciole quando si passa sotto un lampione. I passanti sono miraggi sfocati, anche noi sembriamo fantasmi a chi ci vede per strada con i nostri cappelli e impermeabili. Non si poteva scegliere un tempo migliore.
Davanti all'ufficio centrale delle poste ci sono due tizi in attesa nonostante il freddo, forse i nuovi amici di Mazzantini che gli stavano preparando la ricevuta falsa, ora arrabbiati per aver perso la chiave. Ma non avevano pensato che si arrivasse in tre, uno di loro si allontana, starà andando a chiamare rinforzi, l'altro rimane facendo finta di nulla. Anche noi entriamo ignorandolo, solo Burgio con un piede già dentro l'ufficio non può trattenersi e gli rivolge la parola, con tono cortese come se stesse parlando del tempo.
" Giovane! Noialtri semo d'à Decima. A noi dieci como à 'ttia n'à possono sciaquariare. "
L'ufficio è quasi vuoto, dietro ai vetri degli sportelli si vede una sola impiegata col suo grembiulone blu che sta servendo un vecchietto in nero con cappello e bastone. L'impiegata non sembra contenta di vedere altri scocciatori proprio all'ora di chiusura, ha la faccia di chi si prepara a trovare ogni minima irregolarità per rimandarci indietro, ma quando il vecchietto lascia il posto metto sul banco la ricevuta e non gli lascio il tempo di aprire bocca.
" Casella numero trentacinque. E non abbiamo bisogno d'altro, grazie. "
Quella capisce che mettersi a sindacare gli prenderebbe più tempo che segnare numero e data sul registro, ci indica lo stanzino con gli armadietti senza fiatare.
Anche noi abbiamo poco tempo da perdere, rapidamente si va, si apre la casella e si recupera l'involto rettangolare di cartoncino pieno di titoli al portatore in valuta svizzera. Ha ancora il francobollo della RSI, che poi era quello del Regno, con fascio e " rep. soc. italiana " timbrati a coprire gli stemmi savoiardi, è solo un attimo in cui sembra di essere tornati a quel tempo, poi Burgio mette tutto al sicuro sotto l'impermeabile. Un altro attimo per controllare ancora le pistole e si esce, anche l'ultimo tizio è sparito, strada vuota, non è buon segno. Si procede in formazione a cuneo serrato, passo rapido senza correre, ognuno ha una direzione da sorvegliare mentre ci muoviamo.
Ancora piazza Spontini, pensavo che tagliando per i vicoli del centro saremmo stati meno visibili, ma invece e proprio qui che ci arrivano addosso, dove hanno lo spazio per circondarci, devono aver dato retta alle parole di Burgio perchè sono più di dieci. Cinque o sei di loro per ognuno di noi, ma sono disarmati, credono di poterci malmenare e portarsi via il bottino in pochi istanti.
Basterebbe sparare due colpi in aria per sistemare tutto, perchè le pistole restano sotto gli impermeabili allora?
Per un senso di lealtà, la riluttanza ad attirare l'attenzione della polizia, la volontà di mostrare a questa gente che la disciplina vale più del numero.
Forse in realtà è solo per potersi sentire come gli squadristi, in fondo era il desiderio di emularli che ci spinse nella Decima Mas da giovani, quando avremmo potuto imboscarci al sicuro.
" A NOI !! "
E' il Biondino che ha gridato? Burgio? Gli aggressori diventano una girandola di colori riflessi dalla bruma, non li vedo, ma sento i loro colpi, la carne di qualcuno che cede sotto le mie mani, le bestemmie. Quando si combatte in formazione la cosa più importante è il fianco del camerata più vicino, anche più della propria incolumità immediata, se ci lasciamo prendere di fianco saremo trattenuti e pestati dagli altri o buttati a terra. Così quando vedo uno afferrare la spalla di Burgio, lo prendo per la testa con la destra e gli piazzo una testata nella tempia, poi una gomitata con la sinistra in bocca a un altro che cercava di afferrare me, il Biondino si appoggia alla mia schiena per coprirmi e per poter spingere via uno dei suoi con la gamba, altri due si fermano per non calpestare quello caduto, non riescono a rompere la nostra formazione. Esitano, ritornano, ancora non riescono a passare, non si danno nessun appoggio tra loro, mentre noi in tre siamo una legione.
Le cose belle finiscono sempre presto, quelli indietreggiano e tirano fuori coltelli, chiavi inglesi, riesco finalmente a mettere a fuoco un viso feroce, che comunque cambia subito espressione quando scopre di essere dal lato sbagliato di una Beretta M35. Forse adesso hanno capito di avere disturbato le persone sbagliate.
Ma proprio non è serata, un fischietto annuncia l'arrivo di altri guai, carabinieri che arrivano a sedare la rissa, tra il buio e i nostri assalitori che scappano in ogni direzione non si riesce a distinguere quanti siano, faccio segno agli altri di seguirmi e si corre verso il vicolo col cancelletto, come ai vecchi tempi.
" Carabinieri ! Fermatevi o spariamo !! "
Con tutta la gente che c'è proprio noi devono inseguire? Arrivati all'imboccatura del vicolo Burgio si gira e comincia a sparare lui, fuoco di sopressione per fermarli, senza prendere di mira nessuno, spero. A metà del vicolo il Biondino si gira a sua volta e prende la posizione di tiro, Burgio ha vuotato il caricatore e ci sta raggiungendo. Subito dopo che si è portato dietro di noi il Biondino riempie la strada di proiettili, i Carabinieri restano nascosti dietro l'angolo della piazza, io mostro il cancelletto a Burgio.
"Di la ! Passate per i cortili interni, quando uscite dall'altra parte andate dritto fino a Piazza Nova e poi a destra per la stazione ! "
Faccio due passi indietro prima di prendere la posizione di tiro in ginocchio, appoggiato a un muro, c'è una finestra , ma chi ci abita si sarà già messo al sicuro verso l'interno della casa. Finite le munizioni il Biondino ci raggiunge con due salti, lui e Burgio prendono per i cortili, è il mio turno di sparare per tenere fermi gli inseguitori.
L'ho fatto già altre volte, ma si trattava di MP americani, invasori, tiravo per uccidere allora, questi adesso invece sono ragazzi di leva, italiani, non vorrei mai ferirne qualcuno per davvero. Infine scappo per il vicolo, se tutto va bene penseranno che anche gli altri due siano con me, forse non hanno ancora avuto il tempo di mandare un'altra pattuglia a tagliarmi la strada, forse Burgio e il Biondino riusciranno a prendere il treno che parte tra poco, prima che comincino a chiudere le vie d'uscita, se tutto va bene.
Quando si cercano camerati a Roma bisogna andare alla Caverna, che è proprio una caverna, ma con un ristorante dentro.
A Jesi me la sono cavata grazie a un barista che anche durante la guerra mi aveva aiutato. Mi ha nascosto come ai vecchi tempi, ho dovuto aspettare qualche giorno che si calmassero le acque, ma ora sono qui a cercare gli altri due, o almeno loro notizie. E anche se non li vedo in questa sala, c'è qualcuno che è sicuramente al corrente di tutto, siede da solo a un tavolino consumando un pasto vegetariano, sorride da gentiluomo al mio arrivo e mi invita a sedere.
" Sono contento di rivederla in salute, ci si cominciava a preoccupare. "
" Burgio ? "
" Lui e il suo socio hanno deciso di cambiare aria per qualche tempo, a scanso di guai. Gli farò sapere che lei sta bene, ci tengono. "
Aniceto del Massa era responsabile del piano PDM assieme a Puccio Pucci, fu lui al tempo a far nascondere quel particolare fondo, e adesso a chiederne il recupero prima che sparisse. Ora che la missione è compiuta posso finalmente chiedergli cosa ne intende fare, e sapere se è valsa la pena di rischiare tutto quel che ho rischiato.
" Allora i soldi andranno al Pensiero Nazionale? E' Ruinas il camerata fidato di cui si parlava? "
" No.. vede.. io sono d'accordo con lui sul fatto che il MSI non è che una riserva indiana creata per renderci innocui, una prigione a cielo aperto perchè siamo troppi per chiuderci tutti in quella vera, ma sono convinto che anche il PCI sia la stessa cosa per quelli dall'altra parte. Siamo costretti a scegliere tra due prigioni dell'anima, e ora che è passata la legge Scelba possono fare quello che vogliono, rinchiudere tutti quelli che rifiuteranno questa scelta. A questo punto tanto vale stare con gli altri camerati e cercare di rendere confortevole la nostra cella, in modo che quando il tempo avrà fatto crollare le sue mura ci si possa trovare dentro viva come prima l'idea fascista socializzatrice. In fondo all'inizio era stata proprio la parte socializzatrice del MSI a vincere il congresso, poi hanno dovuto abbandonare perchè immediatamente si erano interrotti tutti i finanziamenti. Solo lasciando il posto a De Marsanich hanno ricominciato a ricevere le sovvenzioni a cui non sono più capaci di rinunciare, e questa è una lezione, l'ambiente socializzatore aveva bisogno di un proprio fondo indipendente, ed ecco che ora è stato procurato. "
Il cameriere interrompe un attimo il discorso, posa due fernet sul tavolo, sorseggiamo prima di concludere il discorso.
" Giorgio Almirante! Ecco a chi ho consegnato l'ultimo uovo, l'unica persona di cui ci possiamo ancora fidare. Sono certo che lui non tradirà... "


27 LUGLIO 1944
Siedo su questa bella poltrona che non mi appartiene e bevo il chianti che ho trovato nella cantina da una scodella di legno tutta dipinta. Deve essere una casa di notabili, una costruzione antica risparmiata dal bombardamento appena avvenuto, sto al secondo piano, i muri robusti tengono a bada il caldo di fine luglio. Mi sembra di essere tornato all'anno scorso, quando ero in Tunisia prima di ricevere la ferita che mi permise di tornare in Italia. Una volta avevamo catturato una colonna di rifornimento americana, nel bottino erano compresi un proiettore e un cartone pieno di pellicole, non si capiva niente perchè era tutto parlato in inglese, ma le comiche facevano ridere uguale.
C'erano anche i cinegiornali, si vedevano file di soldati inglesi e americani con i fucili, poi carri armati tedeschi, ancora soldati loro in marcia, poi stukas che scendevano in picchiata a sciami e così via. Uno che conoscesse la guerra solo da quei cinegiornali penserebbe che i loro soldati stiano combattendo praticamente a mani nude contro valanghe di aerei e carri armati nostri, ridicolo, mi basta guardare fuori dalla finestra, anche adesso, per vedere i loro caccia che pattugliano il cielo, tanto che i panzer tedeschi possono muoversi solo di notte.
Dopo la mia convalescenza dovevo essere assegnato a una nuova unità, ma nel frattempo era arrivato l'otto settembre, l'esercito italiano non esisteva più, e io per continuare a combattere mi arruolai nella Guardia Nazionale Repubblicana. Ci hanno trattato come una forza di polizia, relegati a tenere le strade pulite dai banditi mentre i tedeschi combattevano la guerra vera, ancora adesso stiamo aspettando che la GNR venga riconosciuta come componente effettiva dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana.
Ma ora che la linea Gustav è crollata e i tedeschi si ritirano attraverso la Toscana fino alla prossima posizione fortificata, abbiamo nuovamente la possibilità di essere soldati. Un altro sorso di vino e un rapido controllo alle armi, il rumore dei motori si avvicina, ho una pistola Beretta 9 mm., pugnale, due panzerwurfminen. Queste ultime sembrano normali bombe a mano col manico, ma hanno una carica cava che può bucare il tetto dei carri armati, basta che cadano verticali, e per questo hanno una specie di paracadute avvolto attorno all' impugnatura e fermato con un anello. Altri tre militi con moschetti automatici e bottiglie incendiarie sono nascosti in un mucchio di macerie prima del mio palazzo, più indietro invece il tenente Valenti e il suo attendente coprono la strada con una mitragliatrice leggera Breda M30, se vogliono stanarli con i carri armati dovranno passare sotto questa finestra. Infine c'è l'alleato germanico nella persona di Kurz il cecchino, che sta appostato da qualche parte sui tetti.
Squadra di sette uomini, un' unità più grande sarebbe un bersaglio per l'artiglieria nemica, maglia di una rete stesa sulle colline davanti all'Arno, quando bombardano ci allontaniamo, quando il bombardamento finisce torniamo e li aspettiamo nascosti tra le rovine.
Ho anche un binocolo, rimanendo di fianco alla finestra per non essere avvistato posso scrutare uno spicchio della strada che risale la collina e costeggia il paese infilandosi tra la nostra posizione e il vigneto dall'altro lato. Loro stanno arrivando, quelli che cadranno nel settore di competenza del nostro gruppo da combattimento sono un plotone di trenta-quaranta uomini, ci sono due carri leggeri avvolti dalla polvere e una nuvola più grande. Sicuramente un carro pesante, conosco già il mio bersaglio. Gli uomini scuri con i turbanti sono vecchie conoscenze dell' Africa, fanteria indiana, sempre loro vengono. Indiani, Negri, Polacchi, Arabi dal volto deforme, Boeri del Sudafrica. Ogni cosa immaginabile tranne che i loro padroni Anglosassoni, quelli arrivano solo a combattimento finito, piazzano le cineprese e sfilano in parata con le baionette lucide e gli stivali puliti, marciando sulle ossa dei difensori e della carne che hanno mandato al macello.
Presso l'altro lato della finestra ho sistemato un tavolino di legno per potermi sedere, appoggiato al muro da questa parte non possono vedermi, mentre io vedrò senza difficoltà il loro carro da dietro quando avrà superato la mia posizione. Mi basta l'udito per seguire l'andamento, le raffiche della mitragliatrice e il tonfo del fucile di precisione aprono le danze quando gli indiani arrivano ai margini dell'abitato dopo la salita, sta alla bravura di Kurz e Valenti impedire che possano raggiungere le macerie e scoprire i militi in agguato. Il plotone si apre, provano a passare tra le case e incontrano il fuoco di un'altra pattuglia di combattimento come la nostra, i carri leggeri allargano dalla parte del vigneto e trovano le mine, di li non si passa, l'inclinazione della collina tiene la posizione di Valenti fuori dalla loro visuale.
Le armi tacciono per qualche minuto e io posso scolare il fondo della bottiglia.
Motori, più di uno, i carri stanno arrivando in fila.
Faccio il segno della Croce, tolgo l'anello alla prima panzerwurfmine, uno strattone al cavo in fondo al manico ed è armata.
Stanno passando davanti alle macerie, non sparano, ottimo.
Gli indiani hanno anni di guerra sulle spalle, sanno che è una trappola, ci saranno già alcuni di loro nel vigneto a tenere sotto mira questa casa.
Però non sanno di questa nuova arma, penseranno a un panzerfaust, che mi costringerebbe a sporgere testa e spalle fuori dalla finestra, forse non spareranno subito.
Il carro di testa entra nella mia visuale, un Churchill, i carri armati furbi hanno la torretta arrotondata che è difficile da colpire dall'alto, per cui di solito si mira al cofano motore dietro, il carro viene immobilizzato, ma non è difficile da riparare. I carri di progettazione inglese invece hanno le torrette piatte come incudini, non sarebbe troppo difficile farci cadere sopra la bomba e fargli un danno definitivo, ma significherebbe anche uccidere quelli dentro.
Ho un attimo di dubbio mentre il carro si ferma e rivolge il suo cannone verso la posizione di Valenti, per un momento sono un giudice che valuta una sentenza inappellabile.
Butto sul motore, và, ringraziate il chianti che mi ha messo l'allegria.
Una nuvola di fumo nero si alza dal retro del carro colpito, proiettili di bren e fucile torturano i muri di pietra e le imposte, troppo tardi, sono già tornato al riparo.
Spari da sotto, i militi sono scattati dal loro nascondiglio per lanciare le incendiarie sul carro di coda, poi scappano tra le case coprendosi la fuga con raffiche di moschetto automatico, io sto correndo giù per le scale al primo piano, mai tirare due volte dallo stesso posto. Si fa così un agguato a una colonna corazzata, si colpisce la testa e la coda, i carri sani restano intrappolati tra quelli in fiamme. I muri tremano, un cannone sta sparando.
Arrivato al primo piano la scena non è quella che speravo, il carro in fiamme è riuscito comunque a fare marcia indietro, sicchè anche quello illeso ha potuto uscire dalla trappola. L'equipaggio del Churchill invece non ha abbandonato il mezzo immobilizzato e sta sparando a Valenti, stronzi, e io che volevo risparmiarli !
La seconda panzerwurfmine piomba sulla torretta del carro come una randellata sulla testa di un cane che abbaia troppo, ora non spara più, gli esce fumo dalle feritoie.
La porta d'ingresso a pianterreno viene sfondata, gli indiani hanno potuto avvicinarsi riparati dalla mole del carro, ma non è quel gran guaio, non sanno che sono solo, procedono prudenti e nel tempo che impiegano per arrivare al primo piano io sono già salito fino alla piccionaia e sto uscendo per il tetto.
In questi borghi medievali le case sono addossate una all'altra, c'è un altro tetto più in basso, il salto non è troppo lungo, le tegole rosso vivido mi vengono incontro, l'urto causa una fitta dove avevo ricevuto la ferita, il piede scivola fino a trovare la grondaia.
So di essere esposto, ma non riesco a muovermi subito, forse uno di questi giorni sbaglierò un salto e risparmierò agli Inglesi la fatica di levarmi di torno.
Non oggi però.
La strada da Monterappoli a Pozzale è piena di polvere, una nube in cui camminiamo come fantasmi, ci siamo tutti, non abbiamo avuto perdite e gli indiani passeranno il resto della giornata a perlustrare case deserte e togliere mine. Incrociamo altre persone che camminano in direzione opposta, civili che tornano alle loro case, per loro la guerra è finita. Anche per noi potrebbe esserlo, basterebbe togliersi la divisa e mescolarsi a loro, dire di essere dei partigiani e inventarsi qualche avventura mirabolante su come abbiamo liberato l'Italia da se stessa. Significherebbe avere salva la vita, e forse procurarsi qualche benemerenza. Si entrerebbe nell'altro mondo, quello dei cinegiornali, dove ci stanno solo americani e partigiani, mentre noi e gli indiani rimarremo sempre nascosti dietro le quinte per non rovinare l'inquadratura.
Si potrebbe, ma nessuno lo fa, proseguiamo, Pozzale è l'ultima fermata prima dell'Arno.
Alle nostre spalle l' Union Jack sventola sul paese liberato.


Se tutto va bene questi racconti e un paio di altri inediti verranno pubblicati in autunno.
Intanto sto raccogliendo racconti scritti da altri camerati sulla militanza dagli anni 70 in poi, spero di poterli raccogliere in un secondo libro a breve.


Parma è strana, quando c’era la guerra sembrava di essere in pace, tutto tranquillo, nell’ultimo anno ogni sera passava Pippo, l’aereo americano, e sganciava un paio di bombe, ma non ci si faceva caso. Adesso che è scoppiata la pace non si fa altro che sparare. Hanno cominciato i partigiani venuti da fuori nella notte tra il 25 e il 26, quando il comando tedesco già stava firmando la resa. Hanno continuato i cittadini, anche loro trasformati in partigiani a cose già fatte, alcuni sparavano agli ultimi tedeschi in fuga, altri in mancanza di meglio sono andati in piazza Garibaldi a fare il tiro a segno con i fasci appesi ai lati dell’orologio, sul palazzo del Governatore. Uno di quelli che giocavano al tiro al fascio si è preso un colpo di rimbalzo e ci è rimasto, qui si muore più in pace che in guerra, come ben sanno quelli che abitano attorno allo stadio e possono sentire le urla della gente che ci è stata rinchiusa e viene, come si dice, interrogata.
Ne vedo alcuni giù nel piazzale San Lorenzo, una decina, hanno improvvisato una barricata e posano per un fotografo inginocchiati e con i fucili puntati. Si può già immaginare la didascalia: patrioti si battono per la libertà tra le strade. Il fotografo ha una macchina vecchio modello, di quelle col cavalletto, che bisogna tenere il panno nero in testa e sporgere il braccio col sostegno della polvere di magnesio per il lampo. Vedo perfettamente il suo sedere che spunta da sotto il telo, la macchina con l’obiettivo sporgente. Quando il proiettile gliela porta via dalle mani rimane immobile sotto il suo lenzuolo nero come un fantasma, mentre gli altri buttano a terra le armi e corrono a nascondersi, chi striscia sotto un carretto, chi si tuffa nella prima porta che trova aperta.
Perché la mia non è una posa per la foto ricordo, sono un franco tiratore.
Sto in un impluvio, quattro tetti inclinati che scendono attorno un cortile quadrato, steso sulle tegole dure, la parte di tetto rivolta verso il piazzale è leggermente più alta e mi da riparo. E’ una bella posizione, ma fra poco arriveranno, circonderanno il caseggiato e cominceranno a rastrellare. Bisogna spostarsi in fretta quindi, alla mia sinistra si apre un altro cortile, stretto, dall’altra parte un pianerottolo e una scala a gradini per scendere, il salto non è difficile, i piedi toccano il cemento, le caviglie assorbono l’urto rassegnate. So che nel cortiletto, quattro piani più sotto, si apre un tombino abbastanza largo da poterci passare, nel diventare franco tiratore ho dovuto imparare a memoria un reticolo di percorsi fatti di tetti, abbaini e fognature, cosparso di punti in cui lasciare le armi dopo l’azione o trovarne altre per continuare la battaglia, è come un’altra città sovrapposta a quella che conoscevo, di cui non avrei mai sospettato l’esistenza.
Sotto il palazzo Belloni, vicino al gruppo di case da cui ho sparato, si trova uno dei nascondigli per le armi, posso lasciare il fucile e uscire da un altro tombino. L’interno del palazzo nobiliare è una serie di cortili separati da cancelli, ma li chiudono solo di notte, il pavimento è fatto di sassi di fiume, c’è un momento di silenzio come in un chiostro, in cui quel che sta accadendo smette di esistere e c’è solo l’attimo presente. Poi esco dal portone in borgo Giacomo e la realtà si impone nuovamente, nella forma di una pattuglia di armati con la fascia tricolore al braccio, una di quelle che stanno andando a cercarmi nelle case dietro il piazzale.
“ Lei! Cosa ci fa qui! Si identifichi! “
Armi inglesi, stelle rosse, banditi che si improvvisano tutori di una loro legge, però sbarbati, hanno del contegno. Il loro capo non ha distintivi, ma si vede subito che è lui, dalla luce dei suoi occhi che sembra riflettersi nei suoi sottoposti, nel loro comportamento. Non capita facilmente nella vita di guardare in viso un angelo giustiziere.
“ Ho sentito sparare e mi sono riparato in questo palazzo. Il documento è qui nella tasca. “
E’ una tessera che mi identifica come operaio della vetreria Bormioli, falsissima, rovistano per vedere se ho dei soldi, non che li vogliano rubare, ma sono convinti che tutti i franchi tiratori vadano in giro con dei rotoli di biglietti da mille in tasca, come se fossimo mercenari. Nelle mie tasche ci sono solo due monetine.
“ A posto, la consiglio di allontanarsi in fretta per borgo Antini e di rimanere attaccato ai muri, non si sa mai che possano essercene altri in giro. “
Mi restituisce la tessera e di punto in bianco mi mette la mano sulla spalla, passa al tu come se parlasse con un amico.
“ Fatti coraggio.. ancora un paio di giorni al massimo e avremo stanato anche l’ultimo di quegli animali. L’avvenire è del popolo adesso! “
Posso solo annuire, prima di andarmene per la strada che mi ha consigliato getto un ultimo sguardo a quella faccia per fissarla nella memoria, spero di poterla rivedere presto, dentro un reticolo di mira.
Dopo borgo Antini bastano pochi passi lungo via Farini per arrivare in piazza Garibaldi, altre stelle rosse si stanno dedicando a un nuovo sport. Hanno arrestato delle donne accusate di lavorare come impiegate per la Gioventù Italiana del Littorio, hanno rasato le loro teste, dipinto i sederi di rosso, e ora le esibiscono come fenomeni da fiera, la gente si diverte, io proseguo indisturbato per corso Vittorio Emanuele.
A tre quarti del corso c’è un rifugio antiaereo ottenuto dalle cantine di palazzo Marchi, ora che non bombardano più ospita uno dei posti di medicazione che permettono di lasciare gli ospedali ai feriti e malati più gravi. Bisogna superare l’entrata principale passando sotto alte finestre protette da grate e sormontate in alternanza da timpani triangolari e semicircolari, piegare per borgo Lalatta fino alla porta laterale, da li si passa e si scende. Prima che inventassero l’illuminazione elettrica le cantine ricevevano luce solo dalle finestrelle in alto, all’altezza del ginocchio di chi passa per strada, una bomba d’aereo era quasi riuscita a entrare nel rifugio attraverso uno di quei varchi, ma per fortuna non era esplosa.
L’interno del rifugio è buio, c’è una sola lampadina, un paio di lettini, mucchi di scatole di cartone, tre volontarie che tutto il giorno si ingegnano a fare piccole medicazioni, una famigliola con un bambino da curare, si sarà tagliato. Sono qui per una delle tre infermiere, mi vede, con un sorriso fa cenno di seguirla in un angolo dove c’è un altro lettino nascosto da un paravento, nessuno trova sospetto che due persone giovani si appartino.
“ Marcella Volpe Argentata. A noi ! Come procedono le cose? “
Non conosco il suo vero nome e non voglio saperlo per non metterla in pericolo, le volpi argentate sono agenti del servizio segreto repubblicano, mentre noi franchi tiratori ci esponiamo loro hanno l’incarico di rimanere nascoste, raccogliere informazioni, tenere i contatti con il comando.
Sono tutte arruolate tra le ausiliarie, giovani, bellissime… o forse è l’incombere della morte che mi fa sembrare bello tutto quel che vive.
“ Molto male, qui in città i banditi hanno già catturato almeno la metà di quelli che sono rimasti a combattere, come te, e anche dal comando del partito non si sente più nulla da due giorni, nessun contatto radio, ormai penso che non siano riusciti a raggiungere la Valtellina e che sia finito tutto. Avevo creduto che la notizia della morte del Duce fosse solo una balla della propaganda, ma adesso penso che sia vero, e ho deciso di tornare alla vita privata, i documenti sono già stati distrutti, nessuno saprà che ero un’ausiliaria e una delle Volpi, se voi non parlate. Tu cosa farai invece? “
“ Non parleremo mai.. e io.. io ancora non riesco a immaginare un dopo, ci sono tanti camerati che sono morti combattendo in questi giorni e io non voglio essere quello che si arrende. Per questo sono venuto a cercarti, Gli americani finora sono rimasti fuori città e hanno mandato avanti i partigiani a rastrellare, ma prima o poi si decideranno a entrare anche loro, e per forza facendo la via Emilia dovranno passare di qua, in corso Vittorio, quindi è logico che nel campanile di Santo Sepolcro, qui davanti, ci sia una delle nostre riserve d’armi, vero? “
“ Si, nella cella campanaria in cima, c’è uno sgabuzzino con una porticina verde, ho qui la chiave, dentro c’è un fucile di precisione con mirino telescopico, pistola, due caricatori per il fucile, e qualcosa da mangiare. Ma dopo aver sparato da una torre è molto difficile uscire prima che venga circondata, a meno che non ci siano altri tiratori a coprire la via di fuga. Vale la pena per te di correre questo rischio? Io ho una riserva di soldi lasciati dal partito, se non ti esponi potremmo tenerci in contatto, rifare una vita, forse aiutare a riorganizzare il fascismo in clandestinità, quando si saranno calmate le acque.. “
“ Ma io sono un soldato.. un milite della Brigata Nera.. prima che questa guerra sia finita voglio poter dire di aver combattuto veramente e di avere ucciso almeno uno degli invasori, un altro soldato come me! E’ questa volontà che mi ha tenuto in vita finora, e i partigiani non sono soldati, in questi giorni abbiamo ben visto come si comportano. “
“ … Alla stessa maniera in cui noi ci comportavamo con gli antifascisti direi… “
“ No.. guardandoli bene ho capito che c’è una differenza. Noi fascisti siamo dei soldati, se qualcuno per noi è nemico possiamo sparargli con indifferenza, o bastonarlo, o dargli l’olio di ricino, ma poi finisce li. I partigiani invece hanno la necessità impellente di giudicare, di interrogare, raccogliere informazioni, rinchiudere, di leggere sentenze che giustifichino le loro azioni. Sono sbirri.. adesso li ho capiti.. pensavamo che fossero banditi e invece sono sbirri dentro. Io invece voglio combattere contro altri soldati, non giocare a guardia e ladro! Non mi fermerò fino a quando non avrò fatto secco un americano, e amen se per riuscirci dovrò farmi prendere ! “
Marcella mi fissa con uno sguardo tra lo stupito e il pietoso che interrompe il mio discorso, resto anche io a guardarla in attesa che dica qualcosa.
“ Ma nessuno te l’ha detto? Ma quali americani, sono brasiliani questi! Ora che si capisce chi ha vinto, il Brasile ha voluto mandare un corpo di spedizione per dimostrare la sua fedeltà ai nuovi padroni del mondo, e li abbiamo qui adesso, sono carne da macello tanto quanto i partigiani! “
Sono bastate poche parole perché il mio castello di carte crollasse, niente americani. A questo punto potrei anche darle retta e nascondermi, lasciar passare la bufera, ma c’è qualcosa nella mia testa che non vuole andarsene, una faccia. Quella faccia dagli occhi luminosi.
“ Dammi la chiave. “
Lei è una camerata, capisce, mi consegna la chiave.
Delle persone normali a questo punto si scambierebbero un bacio, noi invece ci scambiamo un saluto romano, l’ultimo.
La Chiesa del Santo Sepolcro sta dall’altra parte di corso Vittorio Emanuele, parallela alla strada.
Proprio davanti a borgo Lalatta c’è il piazzaletto che permette di ammirare la facciata, poi il fianco spoglio con le finestre semicircolari in corrispondenza dell’entrata laterale e delle cappelle, infine il campanile, diverse sezioni sempre più piccole ed elaborate, sembra una torta nuziale a strati.
Devo solo attraversare la strada per dare inizio al mio ultimo atto.
C’è un simbolismo nell’entrare dalla porta laterale, ci si trova davanti la cappella di Maria Addolorata e alle spalle quella dell’Angelo Custode, come dire che vedere i dolori della vita è molto più facile che accorgersi della Provvidenza all’opera. A destra nel dipinto sopra l’altare i morti risorgono per essere giudicati da Cristo, tra l’Addolorata e l’altare ci sono l’organo e una cappella minore col confessionale... ecco… se anche io voglio sperare nella resurrezione, minimo dovrò confessarmi prima del combattimento, per fortuna il prete è presente, vede che mi avvicino al confessionale e fa segno di accomodarsi.
“ Mi benedica padre, perché ho peccato. “
“ M dica… Quant’è che non si confessa? “
“ Assai, la guerra mi ha fatto dimenticare la messa, ma anche ai peccati con le donne ho potuto dedicare molto meno tempo di quanto volessi. Invece ho avuto moltissime occasioni di rubare, a cui non ho mai ceduto, ma ho ucciso diverse persone, nessuno però che fosse disarmato. L’ultima volta che mi sono confessato è stato prima di un’azione di rastrellamento dalle parti di Berceto, l’anno scorso. “
“ Capisco.. Io spero che con la pace lei possa anche ritrovare il senso di quel che è veramente importante e frequentare più spesso la casa di Nostro Signore. Lei ha ucciso, come tanti, ma ci sono dei momenti in cui diventa necessario, i tedeschi ci hanno invaso ed era giusto difendersi. Inoltre ora il mondo si trova all’alba di una nuova era, arriverei a dire di una nuova religione di pace, democrazia e comprensione universale, la religione dell’Umanità ! I fascisti e nazisti delle SS si opponevano a questo bene, volevano tenere il mondo nelle tenebre del passato, per questo rimuoverli è un processo doloroso, ma necessario. Lei non ha colpa, ha fatto bene. “
“ Padre.. non ci siamo capiti.. io sono uno di quelli che rastrellavano. Sono della Brigata nera. “
Il prete salta sulla sedia come se lo avesse punto un’ape.
“ Ma.. Ma allora non posso darti l’assoluzione! Il tuo è un peccato che non può essere perdonato. Devi consegnarti, ci sono i partigiani della brigata Julia al carcere di San Francesco, vai da loro. Avrai un processo regolare, potrai abiurare e sopportare con fiducia la giusta pena che ti sarà giudicata. Solo allora potrò venire ad assolverti, non prima. Vai in fretta, ti prego, o dovrò andare io a chiamare la polizia partigiana. “
“ Vada allora. Io non ho intenzione di allontanarmi da qua. “
Quello salta fuori dal confessionale come una molla e corre come se si aspettasse di essere azzannato alla gola. Tra andare a chiamare i suoi amici a San Francesco e tornare ci metterà un quarto d’ora, giusto il tempo di entrare in canonica da dietro l’altare e salire le scale del campanile.
L’ultima volta che ho salito queste scale andavo a scuola, il maestro ci aveva portati a visitare la chiesa, sembra ancora di sentire l’eco delle voci di quella giornata, cui si aggiunge adesso quello della mia canzone.
“ I preti non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera
Hanno detto che siamo da catene hanno detto che siamo da galera “
Le armi sono nella cella campanaria come promesso, anche il cibo, ma quello non mi servirà più.
Mancano invece le campane, il prete le ha donate alla patria bisognosa di metallo nel 1942, mi chiedo adesso cosa si inventerà per giustificare. Forse che i fascisti sono entrati e hanno rubato a forza le campane per farne ordigni di morte.
Ecco i partigiani che arrivano, facciamogli vedere che ho un fucile.
E’ strano come le cose possano cambiare in un attimo, il prete prima adorava Cristo e adesso adora l’Umanità, io sono sempre stato cattolico e ora senza assoluzione mi tocca affidarmi alla salvezza per sola fede, come un luterano.
Volevo combattere gli invasori per difendere gli italiani, ma ora di sparare a dei ragazzi di leva brasiliani non m’importa nulla, e invece odio gli italiani.
Parte un colpo, due, si buttano al riparo, noto con dispiacere di non averne colpiti, non sono abituato a tirare da quest’altezza.
Ora che sanno che sono armato perderanno un po di tempo a circondare prima di entrare col campanile. Quel che non sanno è che invece di continuare a sparare da qua scenderò ad aspettare che sfondino la porta, ho la pistola per uno scontro ravvicinato, luger tedesca, se Occhi Splendenti sente che è stato individuato un franco tiratore verrà subito, e se è quel che sembra entrerà per primo, per dare l’esempio. Allora la sua faccia diventerà poltiglia rossa sparsa sugli stipiti dal soffio del mio proiettile. Poi i cani potranno anche sbranarmi.
Ora che dall’alto dei gradini tengo sotto tiro l’entrata del campanile li sento abbaiare fuori, ho sbagliato a dire che odio gli italiani, quelli non lo sono. Sono proprio cani a caccia della preda per compiacere il loro padrone, che si tratti dell’America o di Stalin, hanno finalmente trovato quel che desideravano, un padrone capace di sottometterli con disprezzo. Mussolini li ha amati, per questo lo odiano.
Marcella starà guardando.
Quella faccia, ora sfonderanno la porta.
Io sono l’ultimo italiano.


Certi passaggi sono davvero sorprendenti,
come il loro autore d'altronde.
Complimenti.


...complimenti,sono veramente belli.