...no, nun se lo semo ancora levato da li cojoni.Anche questo Natale, la guerra del presepe nelle scuole. Forse si vede un barlume di luce in mezzo all'idiozia auto-censuratrice imperante:
APPELLO DEI GENITORI SUL WEB
'Cari prof, fate il presepe di classe
Non emargina proprio nessuno'
E' stato creato un sito apposito (www.natalesiamonoi.it ) per far girare l'idea. Lo slogan? "Fare il presepe a scuola non emargina nessuno; anzi, aiuta l’integrazione". E a scuola il presepe resta tabù Commenta
ROMA, 10 DICEMBRE 2007 - LO HANNO chiamato "promemoria pro presepe" e da dieci giorni spopola nelle scuole italiane: migliaia di genitori lo hanno già stampato da Internet e consegnato direttamente agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, magari alla mamma o al papà dei compagni di banco dei loro figli.
Il messaggio che viene lanciato dal promemoria (nove punti, il testo pressochè integrale lo pubblichiamo qui a fianco) è sintetizzabile così: "Fare il presepe a scuola non emargina nessuno; anzi, aiuta l’integrazione".
L’idea è venuta a un parlamentare di Forza Italia, Antonio Palmieri, che ha creato un vero e proprio sito (www.natalesiamonoi.it ) letteralmente preso d’assalto in questi giorni.
"Mi preme chiarire una cosa — dice Palmieri — noi non vogliamo imporre il presepe nelle scuole e neppurre imporre ai bambini, agli insegnanti o ai presidi di professarsi cristiani. Non dobbiamo semplicemente avere paura di noi stessi, autocensurando ciò che noi siamo. A Greccio, luogo dove san Francesco ha creato il primo presepe, ieri Luigi Angeletti della Uil ha detto: ‘Per dialogare bisogna avere qualcosa da dire, quindi bisogna essere consapevoli di ciò che si è’. Sono convinto che la stragrande maggioranza dei nostri insegnanti e dirigenti scolastici che vietano in classe la rappresentazione del presepe siano in buona fede, convinti che così facendo si rispettino i ragazzi di altre etnei o religioni. Invece no, solo la conoscenza reciproca aiuta il dialogo".
Questo messaggio è stato preso alla lettera da una scuola di Misano (Rimini), dove i bambini, provenienti da varie parti del mondo, festeggeranno il Natale secondo la tradizione cristiana, con albero, presepi, recite e canti e tutte le famiglie hanno dato l’ok a questa iniziativa.
SEMBRA FACILE, ma non lo è. Perché la battaglia della Natività che questo «promemoria» vorrebbe interrompere, in realtà continua. Oggi Gesù non verrà messo in croce, ma il presepe che lo rappresenta finisce spesso al rogo, oppure in castigo. Non è un gioco di parole. Al rogo lo hanno messo, di fatto, proprio a Greccio (Rieti) la settimana scorsa, incendiando la scenografia del più storico presepe vivente del mondo.
In castigo è finito invece in una scuola di Bologna: "Era troppo visibile nell’atrio — ha denunciato un’insegnante — qualcuno avrebbe potuto vederlo ed è stato messo dai ‘bravi maestri’ in castigo: spostato cioè tra il telefono e la macchinetta del caffè". Lì non dà fastidio.
MA QUELLO che è successo in questi giorni a Bologna capita in realtà, da anni, un po’ in tutte le città italiane: presepi che non si fanno, recite annullate, canzoncine natalizie che omettono il nome di Gesù (trasformato magari in virtù), oppure sempre Gesù che a teatro diventa Cappuccetto Russo, o ancora «Tu scendi dalle stelle» che perde all’improvviso — chissà perchè — le parole sacre.
Si litiga e si sbraita da anni su questi temi, l’anno scorso (e quest’anno ci risiamo) la polemica si è trasferita dalle scuole ai grandi magazzini (Ikea e Rinascente in testa) dove il presepe non si vende. "Perchè non tira", secondo alcuni. Eppure milioni di italiani, proprio nell’ultimo week end, hanno costruito a casa i loro presepi e il fatto che la Natività "tiri" ancora è rappresentato da un dato: in Italia 3500 imprese costruiscono presepi.
Tornando in classe, il presepe resta tabù. E non sono serviti, negli anni, neppure gli appelli di ministri dell’istruzione (da Berlinguer alla Moratti) o addirittura dei Papi. Niente da fare, una marea di prof ha una paura folle di quelle statuine: al massimo, si fa l’albero, e chi si è visto si è visto. Ma attenzione: quel promemoria da cui siamo partiti sta facendo centro in molte scuole.
http://qn.quotidiano.net/2007/12/11/...e_classe.shtml




Anche questo Natale, la guerra del presepe nelle scuole. Forse si vede un barlume di luce in mezzo all'idiozia auto-censuratrice imperante:
Rispondi Citando


