UN LIBRO SUL KOSOVO
Il Kosovo, la regione meridionale della Serbia, per la quale si è fatta una guerra nel 1999, è di nuovo alla ribalta. A metà tra un’indipendenza spalleggiata dagli Usa, osteggiata da Belgrado e Mosca con la Ue in posizione di stallo, le vicende paiono scaldarsi nuovamente in questi giorni, termine ultimo per le decisioni inerenti al suo destino. Sul problema Kosovo, un libro, intitolato “La lotta per il Kosovo” e uscito recentemente, cerca di fare un po’ più di luce su quei coni d’ombra a volte volutamente dimenticati. Gli autori sono, un esperto francese di geopolitica, Yves Bataille, e due modenesi: Alessandro De Rienzo che ha lavorato in Kosovo per conto delle Nazioni Unite presso l’Ufficio del Capo dei Giudici Internazionali e Stefano Vernole redattore della rivista di studi geopolitici “Eurasia” e presidente dell’associazione culturale modenese “Pensieri in Azione”. Con visione critica e distaccata i tre autori sono stati in grado di generare una sorta di percorso a ritroso e controcorrente sugli avvenimenti che hanno martoriato quella terra e di conseguenza la Serbia. Emerge dopo un attenta lettura, quanto la regione sia importante a livello geopolitico, perché crocevia di loschi traffici internazionali, dalle armi, alla prostituzione, alla droga (il 60% del Pil del Kosovo si regge su ciò, fonte il Sole 24 Ore) e perché una sua indipendenza causerebbe rivendicazioni all’interno dei Balcani, come del resto gia succede, in grado di provocare un effetto domino con altre guerre in agguato. Facendo poi il punto sull’economia locale, si riflette quanto una privatizzazione su modelli occidentali possa nuocere o meno al territorio. Interessante inoltre l’aspetto cultural-religioso che nel libro viene analizzato: il Kosovo prima di essere musulmano è stato la culla dell’Ortodossia serba: oggi i monumenti religiosi ortodossi sono sotto tutela dell’Unesco, molti però sono andati distrutti per mano dell’Uck. Curiosa infine l’appendice dove è riportata una lettera – documento Nato – di Lord Robertson a Kofi Annan (all’epoca entrambi segretario Nato e segretario dell’Onu) che conferma l’utilizzo di ordigni all’Uranio impoverito per almeno 100 missioni aeree sul Kosovo. Per info e richiedere il libro pensierinazione@yahoo.it. (f.p.)
"Gazzetta di Modena" del 11/1272007, p. 14




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