SERBIA: DATA PRESIDENZIALI LACERA COALIZIONE GOVERNO (Ansa)
BELGRADO - Venti di crisi - inquietanti per tutti i Balcani - incombono sul governo della Serbia nel pieno della strenua battaglia diplomatica intrapresa da Belgrado contro la perdita del Kosovo. E la prospettiva sempre piu' probabile d'una dichiarazione unilaterale d'indipendenza da parte della provincia a maggioranza albanese.
A farli spirare e' il velenoso dissidio esploso tra i due principali partiti della coalizione democratica al potere da alcuni mesi nel Paese sull'indicazione della data delle elezioni presidenziali: fissata proprio ieri dallo speaker del Parlamento, Oliver Dulic, per il 20 gennaio 2008.
Una decisione appoggiata dal Partito Democratico (Ds, liberale) cui appartengono sia Dulic sia il presidente della Repubblica in carica e pretendente successore di se stesso, Boris Tadic. Ma avversata dal Partito Democratico di Serbia (Dss, conservatore) del primo ministro, Vojislav Kostunica.
Quest'ultimo ha avanzato oggi dubbi persino sulla legittimita' della convocazione dello scrutinio. Mentre il capogruppo parlamentare Dss, Milos Aligrudic, ha parlato di ''decisione unilaterale del Ds'' e di ''violazione degli accordi di coalizione'', seppur rinviando la resa dei conti a ''dopo il 19 dicembre'': vale a dire, all'indomani del giorno nel quale la Serbia e' destinata ad affrontare un importante passaggio al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul dossier Kosovo, con la prevedibile formalizzazione della spaccatura fra i Paesi occidentali - favorevoli a una transizione verso il riconoscimento dell'indipendenza della provincia - e la Russia, schierata in difesa del mantenimento dei diritti di sovranita' rivendicati da Belgrado.
La stessa querelle sulla data delle elezioni presidenziali si ricollega d'altronde alla questione kosovara. Una scadenza ravvicinata come quella scelta da Dulic va infatti incontro agli auspici dell'Unione Europea, che conta di ottenere dalla leadership albanese di Pristina uno slittamento a febbraio-marzo dell'agognata proclamazione d'indipendenza in modo da non indebolire oltre misura le speranze di rielezione di Tadic: fieramente contrario alla secessione come tutto l'establishment serbo, ma ritenuto comunque piu' europeista e meno bellicoso di qualsiasi altro candidato di peso su piazza.
Un rinvio piacerebbe viceversa al partito dell'irriducibile Kostunica, pronto ad approfittarne per alzare la posta di un eventuale sostegno unitario all'alleato-rivale, ma soprattutto per tenere vivo di fronte al mondo lo spettro dell'ascesa di un presidente ultranazionalista nella maggiore repubblica ex jugoslava, in caso di umiliazione serba sul Kosovo.
Ipotesi, questa, tutt'altro che campata in aria in presenza di sondaggi che gia' oggi accreditano Tomislav Nikolic - alfiere dell'opposizione piu' revanscista e delfino dell'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj - a un passo da Tadic. E da quello scranno presidenziale sfuggitogli d'un soffio nel 2004.
13/12/2007 14:02




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