



I verbali di Calciopoli
http://download.repubblica.it/pdf/2007/moggi.pdf


VERBALI
Quell'arbitro nella stanza 404
"Prendila, è la sim card segreta"
di MARCO MENSURATI
http://www.repubblica.it/2007/12/sez...moggi-uno.html
ROMA - Eccola qui, finalmente, la versione di Danilo Nucini, l'arbitro che dopo essere stato avvicinato da Moggi e dalla sua cupola decise di non accettare la sim svizzera e di denunciare tutto all'Inter. Un racconto suggestivo e avvincente, il suo, dal quale, oltre alle modalità della commedia moggiana, si evince un dato: e cioè che se solo l'Inter lo avesse voluto, il coperchio sul marcio di Calciopoli si sarebbe potuto sollevare già nel 2003: con tre anni di anticipo. Ma l'Inter, misteriosamente, non volle.
Sono le undici del mattino di martedì 12 ottobre 2006. Calciopoli volge al termine, l'Italia è campione del mondo, la Juventus gioca in serie B e la furia estiva dell'opinione pubblica è un ricordo sbiadito. Ma in un piccolo ufficio di Bergamo, davanti a una scrivania c'è qualcuno che ancora lavora sodo per capire cosa è successo davvero nel calcio italiano: si tratta del procuratore federale Francesco Saverio Borrelli e del suo collaboratore, Federico D'Andrea. Hanno convocato Nucini. E vogliono che gli racconti tutta la sua storia. Lui è nervoso, agitato - come sempre, del resto, quando racconta di quel giorno - però stavolta non può schivare, come fa di solito con i giornalisti, allora prende fiato, si fa coraggio e comincia.
"Era il 25 marzo del 2003. Fabiani (Mariano, braccio destro di Moggi, ndr) mi telefona e mi fissa un appuntamento, a Bergamo, di fianco all'hotel Cristallo Palace (...)". L'incontro si risolve con poche parole ("mi dice che se mi dimostro loro amico arbitrerò in serie A") e con la promessa di rivedersi. Cosa che accade di lì a poco.
Il 25 settembre alle 17.30, Fabiani lo chiama e fissa un secondo appuntamento. In un luogo più misterioso, stavolta: "All'uscita Greggio dell'autostrada Milano-Torino. Vuole condurmi a incontrare il suo uomo. Salgo sulla sua nuova Ypsilon e lui si dirige al primo centro abitato". Qui Fabiani fa una cosa strana, apparentemente incomprensibile. Ferma l'automobile davanti a una tabaccheria, compra una ricarica per un telefonino, poi risale e torna al punto di partenza: all'uscita Greggio. "Di lì, ciascuno sulla propria macchina andiamo verso Torino. A Torino andiamo direttamente all'Hotel Concorde, in via Luigi La Grange. Lì, entriamo direttamente nella stanza 404. Dove pochi minuti dopo arriva Luciano Moggi. Dopo i soliti convenevoli Moggi mi dice: "Adesso ti faccio vedere io". Prende il telefonino e chiama a turno i due designatori (Bergamo e Pairetto, ndr) con i quali sponsorizza il mio utilizzo come arbitro. Poi mi saluta invitandomi ad ascoltare il suo amico Fabiani. Quando Moggi lascia la stanza, Fabiani mi consegna una scheda telefonica e mi invita a comunicare con lui solamente tramite quella. Scendiamo e ricordo che le chiavi della Ypsilon erano state depositate nella casella del direttore, la 303".
A questo punto, Nucini fa una lunga pausa. Perché di qui in avanti si parla dell'Inter e della parte meno comprensibile di tutta questa storia. "Sono ripartito da solo per tornare a casa. Ho preavvertito Facchetti che dovevo assolutamente vederlo perché ero arrivato al cuore del problema. Subito dopo aver parlato con Facchetti buttai la scheda anche se della stessa ho annotato il numero". Tra lui e l'ex presidente dell'Inter, aveva spiegato Nucini a Borrelli e D'Andrea, c'era un rapporto ormai consolidato. "Con Facchetti mi vidi nei primi giorni di ottobre, a casa sua, a Cassano D'Adda. E a Facchetti raccontai tutto. (...) Mi disse che tutto andava denunciato. Su questo concordammo anche se le nostre opinioni divergevano sulle modalità della denuncia".
Nucini pensava che uscendo allo scoperto da solo il suo racconto non sarebbe stato credibile. "Facchetti non intendeva scoprirsi, e questo non per mancanza di coraggio personale ma solo perché un suo coinvolgimento avrebbe coinvolto l'Inter in un ginepraio di polemiche che avrebbero finito per danneggiare la società (...)". Così non se ne fece niente. "Discutemmo a lungo... poi le nostre frequentazioni si diradarono fino ad interrompersi".
(19 dicembre 2007)


Calciopoli-2, ecco tutti i retroscena
Abete, Tavecchio e le foto dei carabinieri...
http://www.repubblica.it/2003/h/rubr...alciopoli.html
CALCIOPOLI-2, ecco i retroscena sulle nuove intercettazioni, quelle che Luciano Moggi chiama "chiacchiere da bar". Per ora siamo agli abbracci. Quelli che Giancarlo Abete ha dispensato venerdì mattina a William Punghellini, presidente del comitato Interregionale, al termine dell'assemblea delle 162 società di serie D. Abete non ha chiesto a Punghellini di dimettersi ma è probabile che lo stesso Punghellini decida di autospendersi almeno dal consiglio federale in attesa dell'inchiesta Figc. "Io ho chiesto il commissariamento del Comitato Interregionale, qualcosa bisogna fare, tutto quello che è venuto fuori è inaccettabile", spiega Carlo Tavecchio, presidente della Lega Dilettanti, tirato pesantemente in ballo da Punghellini. Tavecchio è ancora furibondo tanto da valutare se denunciare Punghellini, di sicuro non lo inviterà al prossimo consiglio direttivo della Lega Dilettanti. Anche lo stesso avvocato Catalano, membero della discussa Corte federale di Sandulli, avrebbe intenzione di querelare Punghellini: Tavecchio è furibondo perché si sosteneva che lui avrebbe fatto pressioni proprio nei confronti dei giudici sportivi per aiutare Franco Carraro e per danneggiare Innocenzo Mazzini (fra i pochissimi a cui i vari giudici non hanno tolto nemmeno un giorno di squalifica...). Tavecchio nega ("Sandulli manco lo conosco") ed è pronto a parlare con il procuratore Stefano Palazzi. Gli interrogatori inizieranno il 27 dicembre, subito dopo Natale, e si chiuderanno (speriamo) in fretta. Tavecchio ha incontrato una volta Moggi, in un bar di un hotel di Milano: presente anche Alberto Mambelli, dirigente della Lega Dilettanti, pronto a testimoniare. Moggi si sarebbe lamentato con Tavecchio perché di alcune intercettazioni napoletane non c'era traccia (tipo quelle che, secondo lui, riguardavano l'Inter) e avrebbe chiesto un aiuto a Tavecchio per la sua lunga squalifica. Tavecchio avrebbe risposto che lui non poteva né aveva intenzione di fare qualcosa. Insomma, un colloquio di pura cortesia? Lo stabilirà (speriamo) Palazzi. Gabriele Gravina, dirigente federale di lunghissimo corso, intanto si difende così: "E' stato Moggi che mi ha cercato per gli auguri di Natale, io ero imbarazzato". Moggi per la verità gli aveva anche chiesto il numero di telefonino di Abete perché l'aveva perso mentre cambiava le schede e Gravina, sbagliando, glielo ha dato ("è stato inopportuno", spiega Abete). L'ex presidente del Castel di Sangro è un dirigente molto stimato in Federcalcio, tanto che lo stesso Abete voleva affidargli la carica di direttore generale. L'album di fotografie, infine: nelle immagini scattate dai carabinieri compare anche l'ex segretario generale della Figc, Francesco Ghirelli. Un incontro, il suo, del tutto casuale con Luciamo Moggi ai Parioli, lungo un percorso che Ghirelli è solito fare ogni giorno per andare in ufficio. Fra i due, d'altronde, c'è stato sempre pochissimo feeling: anzi, il segretario Figc era considerato un nemico da Moggi (e le intercettazioni, a cominciare da quelle di Torino, stanno a dimostrarlo). Non c'è stato quindi alcun incontro "combinato" a Roma: solo un brevissimo, e freddo saluto. Calciopoli-2 intanto ha allontanato ancora di più, se possibile, Gianni Petrucci dal ministro Giovanna Melandri. I due ormai si parlano solo per lettera, evitano contatti, baci e abbracci. I motivi sono tanti, a cominciare dai finanziamenti al Coni per finire con la Coni Servizi (che la Melandri vuole abolire). A questo si è aggiunto il silenzio del ministro sulle nuove intercettazioni, non una parola di solidarietà nei confronti di Petrucci, pesantemente insultato. Al di là del Tevere ci sono rimasti molto male.