
Originariamente Scritto da
fickyz
Il trattato di Lisbona, che mette da parte il progetto costituzionale europeo di Roma dell'ottobre 2004 è stato firmato dai 27.
Non mi soffermo sul merito dei contenuti, i giornali e giornaletti ne hanno parlato (anche se poco!) in maniera più o meno chiara e corretta. Ciò che potrebbe interessare i tecnici è il merito ed il metodo utilizzato per la conclusione del trattato.
Se in quel di Roma si diede carta bianca ai governi nazionali rispetto alle modalità procedurali per la ratifica del trattato, oggi, a distanza di tre anni e con il pugno secco allo stomaco d'Europa con i noti referendum francese ed olandese che bocciarono il trattato, si è percorsa l'altra via.
La via della firma diretta del trattato da parte dei plenipotenziari senza rendere nè prendere in considerazione le volontà dei cittadini su un trattato che riorganizza ed amplifica la portata dei poteri e la natura stessa dell'Unione Europea.
E il "deficit democratico" denunciato da più parti come una delle più gravi lacune dell'ordinamento comunitario?
E la partecipazione dei cittadini dal processo di integrazione economica, politica, istituzionale europea?
E' giusto adottare il merito della firma e ratifica diretta delle istituzioni secondo i tradizionali canoni costituzionali e del diritto internazionale o, forse, era meglio ripercorrere la strada del referendum coinvolgento le popolazioni degli Stati membri sulla falsa riga di ciò che già avvenne subito dopo Roma 2004?
Personalmente credo che il tema referendum si/referendum no sia indifferente. Mi spiego meglio in modo sintetico: premettendo che i tempi erano diversi così come lo scenario politico/economico, ma la costiuzione italiana non è stata introdotta con una metodica simile? Cioè, il referendum del '46 fu istituzionale (REPUBBLICA / MONARCHIA) e non centrato suil merito dei contenuti costituzionali (demandati ad un'assemblea costituente, la composizione della quale fu rimessa all'elettorato in questo caso sì coinvolto). Se possiamo azzardare un parallelo, non vedo la necessità per il quale l'adozione di un trattato come quello di Lisbona, dovesse implicare per forza una consultazione popolare per la sua ratifica.
Il deficit democratico lo si colma nei diritti riconosciuti, negli istituti di democrazia partecipativa, e nel funzionamento democratico, trasparente ed obiettivo delle istituzioni comunitarie.v
