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Discussione: Ground Zero

  1. #1
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    Ground Zero

    Il notiziario cambia veste, nasce

    GROUND ZERO


    Il notiziario cede il posto a GROUND ZERO, foglio di agitazione mentale a cura del Campo Antimperialista, con una grafica rinnovata, la suddivisione in rubriche tematiche, ma soprattutto un approccio ai contenuti innovativo, provocatorio e - addirittura! - situazionista.
    Questa scelta non segna per noi una rottura ma semmai uno sviluppo del notiziario tradizionale, che continuerà a vivere nell'articolo introduttivo contenuto nel messaggio di posta elettronica. Non è nemmeno una mera operazione di marketing politico ma una scelta che difendiamo con convinzione e che affonda le sue radici nella consapevolezza che nella società anestetizzante e ipercomunicante del capitalismo postmoderno le nostre ragioni non possano essere date come presupposto ontologico, ipostasi o, peggio ancora, verità metafisica ma debbano sapersi misurare col vero nemico di classe dell'era postmoderna: la società dello spettacolo. Questo nemico è reale, la sua presenza capillare e diffusa, la sua principale funzione è l'esercizio della negazione del senso volta a vanificare ogni possibile confutazione del sistema. La sola possibilità che noi abbiamo di incuneare la nostra voce in questo moloc è data dall'uso liberato del linguaggio, ovvero di una comunicazione spogliata di tutte quelle convenzioni semantiche contro cui l'attuale sistema sociale opera ormai da tempo la sua azione straniante e designificante. L'unica verità rivoluzionaria in cui crediamo è la prassi, ma questa prassi deve poter essere comunicata, e per questa ragione diamo vita a GROUND ZERO. Ci auguriamo che questo progetto cresca con noi e sappia coinvolgervi nel nostro entusiasmo, auspichiamo il vostro contributo, i commenti ed anche la confutazione come momento di questa crescita.
    Lanciamo quindi GROUND ZERO con l'indice del numero e un link per accedere alla versione consultabile on-line e/o scaricabile e RIPRODUCIBILE!!! in formato acrobat pdf.
    Basterà una semplice stampante e tutti noi potremo liberare GROUND ZERO dalla rete e portarlo nella vita reale.
    La redazione di GROUND ZERO

    In questo numero:
    :: SCENARI POSSIBILI > Operazione Hammam, indagato anche Harry Potter?
    :: ROVESCIANDO IL MONDO > Gaza Vivrà, appello per la fine di un embargo genocida
    :: IL BOSCO DI BISTORCO > Racconti reclusi
    :: DI SONNO IN RAGIONE > Viva Fanny!
    :: IL PAESE DEGLI STRUZZI > Vaff... vaff... vaff... can che abbaglia non morde
    :: ISLAMICI SATANICI > Il Grande Flusso

    SCARICA IL NUMERO ZERO

  2. #2
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    GROUND ZERO N.1, 9 Novembre 2007

    Periodico di agitazione mentale del Campo Antimperialista

    LIVELLO PERFETTO
    GROUND ZERO
    periodico di agitazione mentale del Campo Antimperialista

    Numero 1


    9 Novembre 2007


    Clicca qui per scaricare il notiziario!

    In questo numero:


    Scenari possibili. Veltroni e Pol Polt. Il fascino discreto delle ipostasi

    Rovesciando il mondo. Ebrei intelligenti

    Il bosco di bistorco. A lora

    Di sonno in ragione. Jean Baudrillard

    Il paese degli struzzi. L'impero colpisce ancora: lo sciavo prende la frustata e tace

    Islamici satanici: Il tempo dei gitani

    LIVELLO PERFETTO

    Vi è chi, dopo tanto vano lottare per trasformare radicalmente la realtà sociale, finisce per farci la pace. Noi siamo tra coloro che essendo ancora in grado di sognare, sono costretti a combatterla. Una lotta che rifiuta l’accomodamento, che implica un corpo a corpo coi fatti. Già, I FATTI. Lo stesso atto di strapparne alcuni dal caravanserraglio dell’ordinaria follia, per separarli, per ragionarci su, è un atto partigiano. Già nello stabilire una gerarchia dei fatti si cela una visione del mondo, un rapporto con la realtà che può essere critico o invece apologetico. La neutralità, ove non sia la pura e semplice indifferenza rispetto a tutta la merda che ci sommerge, è un puro e semplice inganno. Alcuni fatti sono così più importanti e istruttivi di tanti altri. Alcuni di essi fanno da paradigma.
    Le MISURE SECURITARIE approvate in fretta e furia dal governo sono sotto ogni aspetto tremendamente istruttive. Un omicidio che poteva essere rubricato come tanti altri alla voce «criminalità» è assurto invece a questione nazionale. Ancora pochi anni fa solo i più beceri razzisti avrebbero potuto chiedere che un’intera comunità di migranti fosse colpevolizzata per il gesto inconsulto di un singolo delinquente. Ora invece ci è spiattellato in faccia un decreto punitivo collettivo, un decreto che considera un’intera minoranza sociale un’associazione a delinquere (una specie di 270Bis alla decima potenza). Esso è stato approvato col consenso dei «comunisti» i quali, con l’antifona della «riduzione del danno», ne vanno anzi orgogliosi. La plebaglia proprietaria (o il popolo se preferite), dopo tanto sbraitare, acclama, esulta appagata. Il governo ha guadagnato qualche punto di popolarità, dove l’indice di gradimento si misura nell’assecondare i repellenti conati xenofobi e securitari. In questa vicenda si nasconde incipiente il futuro prossimo, non solo dell’Italia ma dell’Europa intera. Le misure da Stato di polizia non basteranno a fermare la piena razzista, una svolta reazionaria è alle porte e sconquasserà l’Occidente europeo. Chi più si accapiglia oggi per difendere il totem del quieto vivere, sarà in prima linea domani per invocare la dittatura.
    Gli ARRESTI per reati politici infatti si susseguono senza sosta in questo paese. Che al governo ci sia la destra o la sinistra ammanettare, prima ancora di produrre prove, è diventata una consuetudine. Le leggi d’emergenza ordinaria amministrazione. Venti immigrati maghrebini arrestati a Milano per terrorismo internazionale. Siamo talmente assuefatti allo piscofarmaco dello Stato di polizia che la notizia è sparita dai giornali il giorno dopo. Ma la Spada di Damocle non pende solo sulla testa dei musulmani, degli antimperialisti, pende anche su quella di ragazzi come i cinque arrestati a Spoleto con ripugnante ostentazione di forza e di mezzi. Prove che siano terrroristi praticamente nulle. Sono anarchici, tanto basta. La nostra solidarietà affettuosa va a tutti loro, a tutte le vittime di questo tritacarne mascherato da Stato di diritto (un saluto particolare vogliamo inviare a Michele, arrestato come un criminale nella incredula Spoleto: un compagno, un amico, un fratello: ti siamo accanto con tutto il cuore).
    IL MONDO È IN SUBBUGLIO. La connessione tra questa pressione securitario-repressiva che si manifesta dentro la fortezza imperialista e quanto succede fuori i più non riescono a vederla. Si tratta invece delle due facce della stessa medaglia. L’imperialismo a guida americana, dopo essere passato all’attacco su larga scala, si trova ora impantanato. Vorrebbe venirne fuori con una controffensiva. Non può permettersela senza coprirsi le spalle, senza spazzare via dietro le linee tutte le forze che a vario titolo considera sovversive, nemiche, «terroriste».
    Mentre GAZA resiste in condizioni disperate all’embargo e all’assedio; mentre le forze nazionali libanesi tengono testa ad avversari che americani e francesi istigano affinché il paese precipiti nella guerra civile; mentre la Resistenza irachena riesce ancora a tenere testa all’esercito più potente del mondo (nel 2007 gli americani hanno subito il più alto numero di vittime dall’inizio dell’invasione); mentre in Afghanistan le guerriglie allargano a nuove province la loro influenza; mentre in Pakistan il traballante regime militare deve addirittura disobbedire agli ordini dell’imperatore per tenere in piedi la baracca; mentre la Russia può sfidare gli USA riprendendosi il controllo dell’Asia centrale e del Caucaso —l’imperialismo a guida americana pensa di attaccare l’Iran, vero o falso che sia considerarlo la testa del serpente, il Gordiano nodo da sciogliere per tenere in piedi la sua supremazia in quell’area vitale che va dal Mediterraneo all’Indo, e dal cui controllo dipenderanno le sorti del mondo per un lungo periodo a venire.
    Il governicchio Prodi, ammesso che resista più a lungo, passata la burrasca autunnale della finanziaria, potrebbe dunque trovarsi in primavera se non addirittura nei prossimi mesi, dentro una vera e propria bufera. Le forche caudine della GUERRA ALL’IRAN sono dietro l’angolo. La sgangherata compagine che lo sorregge, ove Bush scatenasse il finimondo, salterà in aria come un castello di carte. Ove Prodi non volesse allinearsi all’imperatore il suo decesso è pressoché assicurato. Altri prenderanno nel frattempo al suo posto, ligi come il proconsole Sarkozy agli editti imperiali. Intanto Prodi si arrabatta. Incontrando il primo ministro turco Erdogan (il quale senza ambagi dichiara di voler sterminare la guerriglia curda animata dal PKK) afferma che i rapporti con la Turhia sono ad un «LIVELLO PERFETTO». D’Alema aveva già consegnato il corpo di Ocalan ai suoi nemici, ora Prodi riconferma al regime di Ankara pieno appoggio all’aggressivo revanscismo turco, che giunge a descrivere «atteggiamento misurato» (solo perché Erdogan non ha ancora invaso l’Iraq settentrionale).
    Così è, anche se non vi pare.

  3. #3
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    IL CIELO SOPRA VICENZA

    Numero 2. 9 Dicembre 2007

    SOMMARIO
    Scenari Possibili: Spe Salvi. L'enciclichetta
    Rovesciando il mondo: Il cielo sopra Vicenza
    Islamici satanici: antimperialisti islamici in pericolo!
    Di sonno in ragione: Friedrich Nietzsche
    Il paese degli struzzi: Sigonella, base militare USA a casa... nostra!
    Il bosco di bistorco: morire di Carcere

    IL CIELO SOPRA VICENZA
    Periodico di agitazione mentale del Campo Antimperialista

    Clicca qui per scaricare il N.2 di GROUND ZERO

    «Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
    Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri»
    Giorgio Gaber



    Se c’è un appuntamento al quale gli antimperialisti non possono mancare, questa è la manifestazione di Vicenza.
    Saremo in mezzo agli altri perché condividiamo i motivi della loro opposizione alla nuova base.
    Saremo con gli altri perché dietro ad un No si celano infiniti SI.

    «Cosa volete che sia concedere agli americani un altro pezzo di terra italiana per costruirci sopra una base militare strategica?
    Ce ne hanno già tante che una un più non fa testo. E poi, mica possiamo far cadere il governo Prodi per Vicenza!».
    Così ragiona la sinistra «radicale», radicale oramai solo nell’abbracciare un turpe realismo politico che fa scempio degli ideali e delle aspettative di tanti cittadini che invano hanno sperato che l’esonero di Berlusconi annunciasse una svolta reale, nella politica estera e in quella interna.
    Il governo Prodi non poteva dimostrare in maniera più secca che si tratta di due facce della stessa medaglia: se nella politica estera ubbidisci agli americani, in quella interna non puoi che assecondare gli interessi di una borghesia che da sempre considera gli Stati Uniti la propria patria elettiva.
    Qui non si tratta di una base, si tratta della base... della base di ogni discorso politico, di ogni visione sul futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo.
    Vicenza tira anzi in ballo due opposte visioni del mondo.

    Da una parte chi ritiene irreversibile la collocazione del nostro paese a fianco degli americani, e quindi intruppata come forza di complemento nella Guerra Infinita.
    Dall’altra tutti quelli che a vario titolo e con le idee più diverse, ritengono che l’Italia possa e debba cessare di essere una nazione a sovranità limitata, una gigantesca servitù militare. Di quelli che sostengono che come l’occupazione tedesca finì nel 1945, anche a quella americana che la rimpiazzò andrà posto termine.

    Di questo campo noi facciamo parte, ma non siamo neutralisti o, come si diceva ai tempi della Guerra Fredda, terzocampisti.
    Fino a prova contraria, la Guerra Infinita made in USA non si svolge contro un altro paese o blocco imperialista. Se lo scontro fosse tra due briganti che si azzuffano per saccheggiare i paesi più poveri, per spartirsi il bottino; se cioè la guerra in corso fosse una guerra tra blocchi imperialisti, il terzocampismo, «né con questo né con quello», sarebbe una posizione legittima.

    Ma le cose non stanno così.
    Le cose stanno che la Guerra infinita si svolge contro popoli e paesi i quali, per dirla in breve, hanno governi che contrariamente a Prodi hanno il coraggio e la fermezza di opporsi all’Impero americano e alle sue pretese egemoniche ed espansionistiche.
    Vi è tra noi, lo sappiamo, chi non ama certi governi, chi non si schiera con certe nazioni per via del fatto che non sono sufficientemente democratici e liberali. Neanche noi amiamo il dispotismo, in nessuna maniera esso si manifesti. Ma la democrazia e la libertà dei singoli non possono esservi in nazioni schiavizzate. Lo dimostra il fatto che tutti i paesi di prima linea schierati con Bush soffocano sotto il tallone di feroci dittature.
    La libertà i popoli se la conquistano con la lotta, la libertà non sarà mai vera ove venisse conferita da un tiranno. Un popolo può considerarsi libero solo se consente agli altri il diritto di scegliersi il futuro che preferisce. Se non può esserci democrazia senza sovranità popolare, un popolo è sovrano solo quando è padrone a casa propria.

    C’è di più. La Guerra Infinita si accanisce anzitutto, bollandoli come «terroristi» contro tutti quei movimenti popolari che alla capitolazione all’Impero hanno scelto la via della Resistenza. Ebbene, le Resistenze palestinese, libanese o irachena, per quanto possano essere riprovevoli i metodi che esse sono costrette ad usare data la spaventosa disparità di mezzi rispetto ai nemici che combattono, sono cento volte più gravide di liberà e democrazia dei regimi imperialisti occidentali i quali possono permettersi questo lusso solo in quanto essi sono paesi dominanti —e lo sono solo grazie alla schiacciante superiorità militare con la quale minacciano e poi annientano ogni popolo che osi respingere il loro strapotere.

    Sotto il cielo di Vicenza non ci sarà dunque solo l’Italia che si ribella alla nuova base militare americana, base che è solo l’aspetto più eclatante di un’occupazione proteiforme che è politica, economica, culturale e ideologica. Sotto il cielo di Vicenza vorremmo giungesse la voce di tutti quei nuovi partigiani che nel mondo resistono e combattono, con modestissimi mezzi ma con grande forza morale, contro le truppe imperiali e i loro ascari (anche italiani). Dalla loro lotta, tutti lo sapete, dipende il nostro futuro, non certo da questa o quella «verifica», da questa o quella manovretta parlamentare.
    Il cielo di Vicenza confina con quello di Gaza, di Beirut, di Baghdad, di Caracas. Voi tutti lo sapete.
    Il vento della rivolta contro l’Impero americano soffia ancora da Sud verso Nord, nessuno potrà fermarlo

 

 

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