06 - 12 - 2007
Decreto sicurezza, governo in bilico Amato: "Se non passa mi dimetto"
Napolitano: è un tema su cui non ci si deve dividere
(la Repubblica, GIOVEDÌ, 06 DICEMBRE 2007, Pagina 4 – Interni)
ROMA - Il capo dello Stato, sulla sicurezza, invita a utilizzare «una chiave cooperativa e non conflittuale» e, dopo Giorgio Napolitano, anche Romano Prodi prova a raffreddare il clima descrivendo il decreto che rende possibili le espulsioni dei cittadini comunitari come «uno strumento che si sta attuando in casi limitatissimi e con la garanzia della magistratura». Ma a palazzo Madama, dove la maggioranza cerca di votare un testo che il 2 gennaio scadrà definitivamente e che solo il 18 dicembre affronterà l´esame della Camera, gli appelli alla coesione e «a stare ai fatti» non arrivano nemmeno. L´opposizione si scatena con l´ostruzionismo e nel centrosinistra lo scontro sulla legge elettorale, che contrappone in modo duro il Guardasigilli Clemente Mastella a Rifondazione, rischia di affondare il dl espulsioni. La maggioranza, «anche se su questioni procedurali», come ci tiene a sottolineare il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, viene battuta due volte, un emendamento sui redditi certi dei cittadini Ue passa all´unanimità, ma nel centrosinistra qualcuno vota contro. Il governo è costretto a valutare il ricorso al voto di fiducia, ipotesi scartata per via dei numeri che non garantiscono un buon esito.
Al Senato è un´altra giornata nera che ha il momento di massima tensione quando Mastella, il ministro dell´Interno Giuliano Amato e i capigruppo si riuniscono per decidere il "che fare". Pesa la battuta che il ministro della Giustizia ha pronunciato a mezza mattina fuori dell´aula: «Questo decreto andrebbe lasciato cadere». Pesa l´altolà dell´ex procuratore di Milano Gerardo D´Ambrosio che su un provvedimento che «mette in discussione l´unità dell´Europa» chiede «un passo indietro». Pesa il cattivo umore di Cesare Salvi (Sinistra democratica) che sbuffa contro «il decreto Veltroni». Pesa la minaccia di Rifondazione (Giovanni Russo Spena dice «non voteremo un decreto sfregiato»). Pesano le assenze, Stefano Zuccherini del Prc (purtroppo ammalato) e Luigi Pallaro, rimasto in Argentina dov´è stato eletto, che hanno sconfitto la maggioranza (è finita 156 a 154).
Musi lunghi, clima pesante. Amato è brusco: «Se questo provvedimento non passa, io ne prendo atto, ma insieme col decreto me ne vado pure io». Mastella è furibondo con Rifondazione per via dell´intervista di Bertinotti a Repubblica e per la legge elettorale. Ci va giù duro: «Se mancano i voti perché i vostri stanno male non potete addebitarlo a noi come un fatto politico. È un alibi. Qui il decreto non c´entra. In ballo c´è altro. E allora andiamo avanti con la fiducia come unica chance per vedere se resta un briciolo della maggioranza». Lo scontro con Maria Luisa Boccia, che non molla di una virgola sulla questione dei Cpt, è molto duro.
Amato fa di conto e tenta la mediazione: «Se una delle modifiche a cui tenete dovesse essere bocciata che fate?». Il capogruppo Russo Spena assicura: «Se si tratta proprio di un incidente e se il governo s´impegna, con una dichiarazione, a garantire il ripristino alla Camera, possiamo votare sì all´intero decreto». Ma se Rifondazione sembra rabbonirsi scalpitano i seguaci di Lamberto Dini, Natale D´Amico e Giuseppe Scalera. Di fiducia non ne vogliono sentir parlare. Niet secchissimo. Non si piegano neppure su emendamenti dell´opposizione che giudicano positivi. Si arrendono a una mediazione: anziché votare a favore, si limiteranno a un´astensione che, al Senato, vale come voto contrario. Fatto sta che Dini, per tutto il pomeriggio, entra e esce dall´aula e non partecipa al voto. La Finocchiaro si lamenta del presidente del Senato Franco Marini. Quando, a lavori ormai chiusi e in vista della nuova kermesse di oggi, dichiara: «Forse dovremmo avere anche una gestione dell´aula un po´ più asciutta». Poi la fiducia. Lei butta lì un «vedremo». Mastella è più sicuro: «Dobbiamo metterla, non c´è altro modo per uscirne». L´ex di Rifondazione Franco Turigliatto annuncia che «voterà contro». I senatori a vita Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro ieri pomeriggio erano in aula. Francesco Cossiga preannuncia il no. Emilio Colombo è a Bruxelles. Sarà un´altra giornata da brivido. Tutto potrebbe essere rinviato a martedì.
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