Dini: ecco le mie sette richieste al governo
Il leader dei Liberaldemocratici verso la verifica
Lamberto Dini (LaPresse)Caro direttore,
con il nostro voto favorevole, il Parlamento ha approvato la Finanziaria per il 2008 e il protocollo in materia di welfare e pensioni. Al momento del voto abbiamo annunciato in Aula che per noi si concludeva una fase politica. E che il futuro non sarebbe stato la semplice prosecuzione del passato.
Purtroppo la nostra economia continua a manifestare, sia in fase di espansione sia di rallentamento, i tassi di crescita minimi nel mondo sviluppato. Neanche al culmine di una fase economica espansiva il nostro bilancio pubblico raggiunge il pareggio; e si continua ad alimentare quel debito che costituisce la fornace nella quale l'Italia brucia le proprie speranze in un futuro migliore. Il presidente del Consiglio manifesta un ottimismo basato su una valutazione dell'attuale stato dell'economia e della qualità del nostro vivere civile del tutto distorta. Capita a chi è incaricato di alte funzioni politiche di perdere la precisa cognizione della realtà. In questi casi richiamarlo a un fattivo realismo è un preciso dovere civico.
Noi non ci sottraiamo a tale dovere. E partecipiamo alla nuova fase proponendo le cose da fare nei prossimi mesi per frenare il declino dell'Italia e riavviarla sulla strada dello sviluppo.
1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di ciascuno.
2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall'abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.
3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l'intero risultato della lotta all'evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l'obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la crescita.
4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade, ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.
5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità di sviluppo dell'Italia per il prossimo mezzo secolo.
6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile del degrado economico e civile della nostra società. Molto può e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale, e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del servizio giustizia.
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7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a seconda che siano più vicini a questo o quel partito? Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione dell'attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità, al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio. Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare ovvero per via referendaria.
Lamberto Dini
Natale D'Amico
30 dicembre 2007
fonte: corriere.it
le trovo ottime a partire dall'abolizione delle provincie, ma non sarà l'attuale governo comatoso a poterle recepire e metterle in pratica, spero che il CDX sia sufficientemente intelligente per farne il cavallo di battaglia per sconfiggere la sinistra, assieme alla vergognosa vicenda Alitalia che toglierà alla Malpensa e a tutto il Nord l'importanza che meritano


Condivido Roberto, ma dal momento in cui Dini ha dichiarato di non far più parte della maggioranza non ho capito cosa stanno ancora aspettando dal cdx per presentare una mozione di sfiducia al governo....c'è qualcosa che non mi é chiaro...ufficialmente intendo...
NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !
bè aspettali, i signorini sono tutti a sciare o nelle località più rinomate per la tintarella, (almeno arrivasse un minitsunami...) la camera riapre il 14 gennaio, non come me povero mortale che lavora anche oggi


Le proposte sono ottime . Per cui non se ne farà niente .


Nel compenso si tratta di buone proposte,ma non sono costruttive,perchè sono un ricatto e servono solo a destabilizzare un governo già instabile.


Se sono buone non me ne frega niente che siano fatte per ricattare . Non è la prima volta che succede ( per proposte o iniziative di gran lunga meno importanti ) e non sarà l'ultima --
La differenza tra le tantissime altre proposte o iniziative di tipo ricattatorio e quella di Dini è però sostanziale . Dini propone riforme che vanno a vantaggio di tutto il paese . Altri hanno fatto proposte che era dirette ad accontentare la clientala politica o dovute a una visione puramente ideologica -


mi sembrano ottime... quindi non si farà nulla.. concordo con chi lo ha già scritto..
X


Nel merito sono buone proposte; tuttavia molto difficili da realizzare.
Dini ambiguamente lascia aperte tutte le possibilità: può dirsi soddisfatto dell'apertura di Prodi, e può dirsi insoddisfatto perchè manca una "traduzione" in disegni di legge presentati dal Governo per le sue proposte.
Insomma, anche Dini gioca al teatrino della politica. Un perfetto attore pronto a tutte le soluzioni.
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