Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Eurasia

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    25 Jan 2006
    Messaggi
    2,886
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Eurasia

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Ricevo e pubblico

    Domenico Moro collabora con “Marxismo Oggi” e “La Rinascita della Sinistra” il suo ultimo libro, “Nuovo compendio del Capitale” ed. Dell’Orso

    Domenico Moro, 20 dicembre 2007


    Si afferma un nuovo centro dell'economia mondiale, in sostituzione di quello Atlantico: l'Eurasia, che sta diventando un solo continente. L'Asia inonda sempre più il mondo con le sue merci, l'Europa fa lo stesso con la sua moneta, l'euro. Cambiano i rapporti di forza, e gli Usa sono decisi ad impedirlo, nell'unico modo che gli rimane: quello militare

    In questi ultimi giorni sono apparse sui quotidiani due notizie, la prima relegata nelle pagine interne e l'altra quasi sempre in prima pagina. Eppure, si tratta di notizie entrambe segno di un cambiamento epocale non solo nelle relazioni economiche internazionali, ma, conseguentemente, anche in quelle politiche e militari. Infatti, sin dalla fine degli anni '80 e fino a qualche tempo fa, sull'onda dell'espansione economica asiatica, prima del Giappone e delle "tigri asiatiche" e poi del gigante cinese, si è ritenuto che sarebbe stato l'asse del Pacifico, tra Asia e Stati Uniti, il nuovo centro dell'economia mondiale, in sostituzione di quello dell'Atlantico, basato sulla relazione tra Europa e Usa. La novità è che, invece, si afferma ora, come centro dell'economia mondiale, quello che è, da un punto di vista geografico, un solo continente, l'Eurasia, e che è stato per millenni il centro della civiltà mondiale, con le sue relazioni ed i suoi scambi di culture e di merci.

    Infatti, la prima notizia cui facevamo riferimento, è che proprio la Cina, per la prima volta, ha superato il Regno Unito al primo posto nelle esportazioni verso l'eurozona (l'area economica che adotta l'euro), con una crescita del 20% rispetto all'anno precedente. Sebbene alcuni economisti e politici temano la crescita del deficit commerciale Unione europea nei confronti della Cina, anche le esportazioni della Ue verso la seconda, nonostante l'euro forte, sono salite, contemporaneamente alle importazioni, del 13%. L'Eurasia è, dunque, sempre più un solo continente, anche dal punto di vista commerciale. Il traffico di container tra Asia ed Europa è aumentato del 17,2% rispetto all'anno scorso, mentre, rispetto al 2003, è raddoppiato, cogliendo di sorpresa ed impreparate le compagnie di trasporto marittimo. Vie di trasporto delle merci, alternative a quelle marittime via Suez, sono previste per il futuro, attraverso l'impiego e lo sviluppo della ferrovia transiberiana e la realizzazione di un reticolo di strade nell'Asia centrale.

    Mercato, però, non vuol dire solo merci, ma anche scambio di capitali, acquisizioni e fusioni aziendali, che sono sempre più frequenti tra Ue ed Asia, e soprattutto valuta. Se l'Asia inonda delle sue merci il mondo, l'Europa fa lo stesso con la sua moneta, l'euro. La stessa Cina, infatti, come ha chiarito il capo della sua banca centrale, una volta uscita dal peg col dollaro, ha ridefinito le quote delle varie valute nelle sue riserve in base al suo interscambio commerciale, con un conseguente ribilanciamento a favore dell'euro contro il dollaro. A questo si riallaccia la seconda notizia cui accennavamo all'inizio, e cioè l'immissione sul mercato finanziario di una massa valutaria record di 350 miliardi di euro da parte della Banca Centrale Europea, di cui 390 banche private usufruiranno ad un tasso del 4,21%, ben al di sotto dei precedenti tassi di mercato prevalenti. Tale operazione si aggiunge a quella annunciata alcuni giorni fa, con la quale la Banca Centrale Europea, insieme a quella della Svizzera, sosterrà l'azione di stabilizzazione del mercato finanziario mondiale e soprattutto della economia statunitense in pre-recessione, intrapresa dalla Banca centrale Usa. Si tratta, in definitiva, di un'altra conferma dell'importanza della Ue sui mercati finanziari e dell'affermazione del ruolo dell'euro come "moneta mondiale" alternativa al dollaro. L'euro "forte" non è di ostacolo al commercio europeo, ma anzi è ragione della forza e del ruolo Ue di partner anche rispetto alla Cina.

    Dietro tutto questo c'è sì la creazione del mercato mondiale, ma anche le modalità con le quali si sta realizzando, che modificano i rapporti di forza precedenti, provocando il declino dell'egemonia economica statunitense, e, con essa, quella del dollaro. Non è un caso, infatti, se, alla riduzione del commercio tra Usa e Cina, determinata dalla contrazione della domanda statunitense a seguito della crisi dei mutui, corrisponde un aumento di quello tra Ue e Cina. Tutto questo preluderebbe ad un nuovo centro dell'economia mondiale, l'Eurasia, che però gli Usa sono decisi ad impedire o almeno a controllare, nell'unico modo che gli rimane, quello militare. Se consideriamo quanto abbiamo detto fino a qui, comprendiamo la ragione del perché la guerra infuri e le basi militari americane crescano come funghi proprio nel Medio Oriente ed in Asia centrale. Non è solo questione di controllo delle materie prime, petrolio e gas. Medio Oriente e Asia centrale sono la pancia, il baricentro, il punto di congiunzione tra Asia ed Europa, che gli Usa vogliono tenere ben stretto nel loro pugno di ferro, cercando di separare quello che il mercato "unisce", e rivelando in tal modo la loro natura profondamente regressiva anche da un punto di vista capitalistico.

    Nel 600 "l'economia mondo" era basata sullo scambio tra merci cinesi ed oro europeo, proveniente dalle miniere dell'impero spagnolo in Sud America. Ora, all'inizio del XXI secolo, allorché la Cina, dopo quasi due secoli, ritorna al suo ruolo di "fabbrica del mondo", l'Europa trova nell'euro il suo nuovo "oro". Alla luce di quanto detto, si ricava che qualunque tentazione protezionistica da parte della Ue sarebbe non solo contro i suoi interessi, ma contro la realtà economica mondiale, e che andrebbero ripensate anche le relazioni atlantiche, tra Usa ed Ue, non solo da un punto di vista economico, ma anche politico e militare.

    Il commento

    Manfredi Mangano
    21 dicembre 2007, 09:06
    No, compagni, vi prego...non riesumiamo l'Eurasia dalla chincaglieria ideologica dell'Estrema Destra... pensiamo a far decollare un processo di unificazione europea in chiave federale, altrimenti avremo semplicemente sostituito il dominio economico-militare americano con quello cinese.

    La risposta

    Domenico Moro
    Caro Manfredi,
    se, come spero, hai avuto la pazienza e la bontà di andare oltre il titolo e la breve introduzione della redazione, ti sarai accorto che i contenuti del mio articolo non hanno nulla a che vedere con alcuna chincaglieria ideologica di estrema destra. Del resto, i fascisti non hanno alcuna esclusiva sul lessico della lingua italiana né sui termini geografici.

    Il termine Eurasia indica, presso tutti i geografi, la massa continentale di cui l'Europa è, in effetti, una penisola. Ma questioni terminologiche a parte, ciò che più mi preme, invece, è sottolineare l'elemento positivo dell'articolo, ovvero l'intensificarsi delle relazioni economiche eurasiatiche, ed in particolare tra Cina ed eurozona, in concomitanza con il declino economico, finanziario e valutario Usa, ed il conseguente affacciarsi dell'euro alla ribalta come moneta internazionale. Mi sembra che si tratti di una novità di cui è importante prendere atto. Su questo, vedi oggi un articolo su il Riformista che descrive le conseguenze della sostituzione dell'euro al dollaro e l'articolo di Rampini riguardo alla Cina su la Repubblica. Condivido nel modo più completo la tua idea di rafforzare il processo di unità europea.

    Ma la questione vera, come cercavo di dire nell'articolo, è che, per impedire i processi che ho descritto, gli Usa stanno ricorrendo alla guerra e al sabotaggio dei processi di integrazione da loro non controllati. Gli Usa e non la Cina. Fra l'altro, nonostante il gran vociare sull'aumento delle spese militari cinesi, il dipartimento della difesa Usa spende circa 500 miliardi di dollari all'anno (escluse le spese per la guerra in Iraq e Afghanistan), mentre la Cina ne spende circa 50 miliardi, non molto più dell'Italia (circa 32 miliardi di dollari), considerando che noi siamo 60 milioni e loro 1,3 miliardi. Quindi, di quale dominio militare cinese, che può sostituirsi a quello Usa, stai parlando?

    Poi, senza esaltare la Cina, che certo non è la compagnia delle dame di San Vincenzo (ma neanche Germania, Francia ed Italia lo sono e tutte quante competono accanitamente tra di loro) dovremmo chiederci se Usa e Cina rappresentano, anche da un punto di vista capitalistico, la stessa cosa. Io non credo. Mentre la Cina produce merci e sviluppa l'economia produttiva, dando impulso al mercato mondiale, gli Usa sono in una fase non definibile altrimenti che parassitaria. Altro che locomotiva dell'economia mondiale, gli Usa vivono a credito, con i prestiti (e quindi sul lavoro) concessi soprattutto da cinesi, altri orientali, ed europei. Naturalmente non mi riferisco alla maggior parte dei lavoratori Usa, le cui condizioni si sono immiserite negli ultimi anni, ma all'elite finanziaria sempre più ricca e sempre più esentata dal pagare le tasse (tanto il deficit federale è pagato dagli stranieri che acquistano titoli del tesoro Usa).

    Ritornando al nostro discorso, secondo me, pur con tutti i limiti (inquinamento, condizioni di lavoro, squilibrio tra città e campagna, ecc.) che sicuramente vanno considerati, la Cina svolge una funzione "progressiva", dando impulso al mercato mondiale, sviluppando le forze produttive, mentre gli Usa svolgono una funzione "regressiva", basandosi sulle rendite, sulla finanziarizzazione, e sulla speculazione parassitaria e introducendo misure protezionistiche. Misure che, lo ripeto, neanche l'Europa e l'Italia dovrebbero adottare, come invece invoca la Lega Nord. Del resto, l'avvento del protezionismo precedette sempre le conflagrazioni belliche mondiali del secolo scorso. Non desidero sostituire alcuna altra egemonia a quella Usa, ma sono questi ultimi a costruire scudi spaziali in Asia ed Europa, creando tensioni e divisioni tra i vari paesi, e a preparare la guerra, oggi contro l'Iran e domani contro la Cina e la Russia. E tutto ciò per difendere il proprio privilegio ad essere finanziati dal resto del mondo. Per concludere, credo che sarebbe il caso che l'Europa, oltre ad unificarsi, ridefinisse le relazioni euro-americane, basi militari, integrazione dell'industria bellica, scudo spaziale e ruolo della Nato compresi. Anzi non è possibile, a mio parere, alcun passo in avanti verso l'unità politica della Ue senza ridefinire il rapporto della Ue con gli Usa.

    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
    Omia Patria si bella e perduta
    Data Registrazione
    14 Apr 2006
    Località
    Contro l'Unione Europea prigione dei Popoli Per un'Europa di Nazioni libere, eguali e sovrane!
    Messaggi
    4,649
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ho letto l’articolo di Domenico Moro e lo ritengo un esempio un buon esempio di un approccio che non condivido e che ritengo fuorviante. Mi piaccino le persone che espongono idee diverse dalle mie in modo chiaro e razionale, questo facilità il dibattito.
    In sintesi ritengo che gli errori fondamentali siano tre:
    1) Un approccio esclusivamente economicistico. L’unica dimensione presa in considerazione di Domenico Moro è l’economica, non intesa come rapporto tra individui, ma come scambio commerciale e finanziario…. Insomma un vero e proprio feticismo delle merci;
    2) l’accettazione dei pilastri della politica economica neoliberista dell’Unione Europea, in sintesi la liberalizzazione dei mercati con l’abolizione delle barriere tariffarie e l’euro forte;
    3) l’accettazione l’attuale globalizzazione economica e finanziaria vista come evento positivo che porterà al declino degli Stati Uniti e alla nascita dell’Eurasia.
    Insomma in breve un approccio che non condivido assolutamente, ma che è condiviso da molti sia a destra che a sinistra.
    Vediamo un po’ più in dettaglio.
    L’Eurasia viene definita solo sulla base del sempre maggiore scambio di beni e dell’aumento della quota dell’euro nelle riserve della Banca Centrale della Cina. Marx avrebbe detto che questo è puro e semplice feticismo delle merci, ovvero un’analisi che si ferma solo agli aspetti superficiali e non a quelli strutturali. Il nocciolo della questione è un altro, i modelli di capitalismo (ovvero i modelli di relazione tra individui delle diverse classi sociali) dei paesi “eurasiatici” convergono o meno? No, perché un aumento dello scambio di merci non implica che i modelli di capitalismo cinese, russo, indiano, giapponese, tedesco, italiano, ecc. convergano verso un solo modello. Anzi potrebbe benissimo essere l’opposto e io ritengo che sia proprio così.
    Aggiungo però cheanche limitando il discorso a un livello puramente economicistico e sposando in pieno il feticismo delle merci il ragionamento ha parecchie falle.
    Domenico Moro ci fa notare che l’anno scorso la Cina ha aumentato del 20% le sue esportazioni verso l’eurozona mentre l’UE le sue verso la Cina del 13%. A parte il fatto che eurozona e UE non sono sinonimi, bisogna vedere la composizione di questi flussi di merci.
    Le esportazione europee verso la Cina vengono in prima battuta dalla Germania (a causa di una sua specializzazione nei macchinari industriali, l’impiantistica, la chimica fine) e poi, ma meno, della Francia (aerospaziale), mentre gli altri paesi esportano beni di lusso e poco altro (marmi di carrara, per es.). Dalla Cina invece ci arrivano beni di un po’ tutti i tipi salvo impianti industriali, chimica fine, aerospaziale. In breve nell’Unione Europea convivono un’Europa che approfitta della crescita cinese limitata a Germania e qualche settore francese, mentre tutto il resto del continente cola a picco del punto di vista industriale barcollandosi tra delocalizzazioni o fallimenti.
    La politica commerciale e monetaria comunitaria non fa altro che favorire questo processo di divisione, altro che Eurasia unita da un flusso sempre crescenti di merci.
    Infatti la Commissione Europea ha abbattuto tutte le barriere tariffarie con i mercati extracomunitari esponendo la nostra industria alla concorrenza dei paesi emergenti e non. In sinergia interviene l’euro forte della Banca Centrale Europea che scoraggia gli investimenti industriali, mette fuori mercato i beni europei sui mercati internazionali e fa la fortuna delle banche, dei fondi pensione, delle assicurazioni, ecc. che drenano il risparmio del nostro continente verso investimenti produttivi e non negli Stati Uniti e nei paesi emergenti.
    Per altro l’euro forte conviene anche a chi delocalizza perché mantiene un certo potere di acquisto europeo pur in presenza di salari reali stazionari o in declino e piace tantissimo agli americani perché attira capitali verso l’area del dollaro e gli aiuta a controllare il deficit della loro bilancia commerciale.
    Domenico Moro invece immagina un’economia mondo in cui le merci cinesi si scambiano con l’oro europeo in assenza totale di barriere tariffarie comunitarie. Tra parantesi questo è lo stesso mondo che la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea, la Federal Reserv e il Financial Times si impegnano a costruire ogni giorno e che gli Stati Uniti cercano di imporre a tutti per conservare il loro predominio internazionale.
    Che dire…. Economicismo, sostegno alle politiche economiche neoliberiste dell’Unione Europee, giudizio positivo sulla globalizzazione….. a cui si aggiunge una vera e propria chicca nell’obiezione di Manfredi Mangano che dice no all’Eurasia perché è sostenuta anche da dei fascisti e invita i compagni a puntare tutto sull’Europa unita.
    Due considerazioni in merito:
    1) dire di no all’Eurasia per timore di fascismo vuol dire porsi al di fuori di qualsiasi forma di dibattito razionale, se invece ci vogliamo mantenere sul piano della ragione bisogna dire che ci sono eccellenti argomenti sia a favore che contro l’Eurasia. Personalmente io sono tra i contrario perché ritengo che non esista nessuna comunità eurasiatica né esistente né nascente, per cui coloro che favoleggiano di blocchi tra Europa ed Asia a livello economico, geopolitico ecc. stanno sostanzialmente giocando a risiko;
    2) temo proprio che l’esaltazione dell’Europa Unita nasca dall’idea che le sovranità nazionali siano obsolete e da abbattere il più velocemente possibile e questo è molto grave perché oggi le uniche resistenze valide all’imperialismo e alla globalizzazione sono fatte da popoli che vogliono riconquistare la loro sovranità nazionale o da stati che difendono la loro sovranità nazionale.

  3. #3
    ULTIMO ARGINE
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    PIU' BUIA LA NOTTE, PIU' LUMINOSI I FUOCHI
    Messaggi
    1,534
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    2) temo proprio che l’esaltazione dell’Europa Unita nasca dall’idea che le sovranità nazionali siano obsolete e da abbattere il più velocemente possibile e questo è molto grave perché oggi le uniche resistenze valide all’imperialismo e alla globalizzazione sono fatte da popoli che vogliono riconquistare la loro sovranità nazionale o da stati che difendono la loro sovranità nazionale.

    A ulteriore sostegno della tua tesi...aggiungerei che la corazza congeniale per tutelare i diritti fondamentali dei popoli (libertà, lavoro, giustizia sociale) si configura proprio negli "stati nazionali". Ogni tentativo di traslare questo saldo concetto in deformanti entità sovranazionali(Eurasia compresa) cade miserabilmente a vuoto...liberando la valvola di sfogo , quasi per eterogenesi dei fini, per nuove ed irrefrenabili pulsioni nazionaliste, imperialiste e colonialiste.

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Praedur Visualizza Messaggio
    A ulteriore sostegno della tua tesi...aggiungerei che la corazza congeniale per tutelare i diritti fondamentali dei popoli (libertà, lavoro, giustizia sociale) si configura proprio negli "stati nazionali". Ogni tentativo di traslare questo saldo concetto in deformanti entità sovranazionali(Eurasia compresa) cade miserabilmente a vuoto...liberando la valvola di sfogo , quasi per eterogenesi dei fini, per nuove ed irrefrenabili pulsioni nazionaliste, imperialiste e colonialiste.

    sono perfettamente d'accordo.
    Ho sempre sostenuto su questo forum, che una ricostruzione comunitaria oggi può avvenire in maniera privilegiata in quelli che si sono formati nella storia come stati nazionali dotati di teorico potere politico indipendente.
    Purchè essi siano rappresentativi della volontà popolare, gli Stati nazionali come luoghi geografici e culturali, costituiti o meno che siano da una compresenza di nazionalità ( in Europa è il caso più frequente), sono luogo di resistenza alle politiche di tacita e silenziosa distruzione del patto di cittadinanza tra cittadino e Stato, sempre più compromesso dall'influenza tecnocratica di poteri antidemocratici esterni allo Stato nazione.

    Sono convinto del fatto che nazionalismo esclusivista etnico e culto delle piccole patrie siano oggi specualari all'europeismo neo-liberista e al progetto egemonico statunitense in europa.
    Resta il fatto che personalmente credo fortemente nella costruzione Europa, come prospettiva di progressiva unificazione culturale nella diversità dei popoli che vivono in Europa. Il sovranismo statale, che pure difendo, non può comunque oscurare l'importanza del progetto Europeo popolare, che culturalmente e storicamente è corroborato da secoli e secoli di condivisione e crescita socio-economico dotata di un certo grado di omogeneità.

    Condivido comunque in toto l'analisi fatta da sandokan: complimenti per la lucidità e la sintesi.

  5. #5
    ULTIMO ARGINE
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    PIU' BUIA LA NOTTE, PIU' LUMINOSI I FUOCHI
    Messaggi
    1,534
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    sono perfettamente d'accordo.
    Sono convinto del fatto che nazionalismo esclusivista etnico e culto delle piccole patrie siano oggi specualari all'europeismo neo-liberista e al progetto egemonico statunitense in europa.
    Gli etnoregionalismi costituiscono un fenomeno altrettanto pericoloso.
    Padania, Carinzia, Tirolo, Baviera inquadrano una tendenza da parte delle regioni ricche ad autonomizzarsi per accorparsi meglio al nocciolo duro del capitalismo che conta. A differenza dei Baschi e dei Sardi che invece rivendicano una proprià dignità sociale e popolare e vedono nella propria emancipazione il punto fondamentale di questa sovrana volontà.

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Praedur Visualizza Messaggio
    Gli etnoregionalismi costituiscono un fenomeno altrettanto pericoloso.
    Padania, Carinzia, Tirolo, Baviera inquadrano una tendenza da parte delle regioni ricche ad autonomizzarsi per accorparsi meglio al nocciolo duro del capitalismo che conta. A differenza dei Baschi e dei Sardi che invece rivendicano una proprià dignità sociale e popolare e vedono nella propria emancipazione il punto fondamentale di questa sovrana volontà.
    sui sardi condivido in pieno, visto e considerato peraltro che l'autonomia politica e culturale in Sardegna non ha conosciuto uno sviluppo in sintonia con le aspirazioni del popolo sardo ( cosa peraltro che sono gli stessi sardi a dover deicidere in piena libertà).
    Sui baschi sono meno d'accordo. Posto che il nazionalismo basco è estremamente complesso e le componenti che lo costituiscono sono molteplici, ritengo doveroso segnalare, come a più riprese ho fatto, che la forza mediatica e pubblicitaria della causa basca, dipendono dall'influenza della borghesia locale, in grado di mobilitare grupi di pressione estremamente influenti sullo stato spagnolo, intrecciati ad interessi imprenditoriali molto forti.
    L'ultimo piano falso-indipendentisco ( poichè in realtà autonomistico nella direzione dell'accumulazione di privilegi) del governatore ibarretxe, fondato sull'esercizio di diritti senza doveri reciproci, lo dimostra assai bene.
    Non dimentichiamoci che la promozione culturale e sociale della nazionalità basca avviene a livelli altissimi, e l'autonomia politica della comunità autonoma gode è in assoluto la più alta d'Europa. Insomma la cultura basca sicuramente non è una cultura oppressa nè in pericolo di estinzione. Senza ombra di dubbio lo è stata fino al 1977, anno in cui con la costituzione si procedette al riconoscimento della plurinazionalità dello stato spagnolo e la progressiva concessione di amplissime autonomie in ogni campo.
    Ben diversa la situazione di sardi, corsi e ad altri popoli che portano istanze auotonomiste o indipendentiste.
    La maniera di attuare, politica e culturale del nazionalismo basco, la integro in massima parte tra i movimenti reazionari di logoramento delle sovranità statuali, ben sapendo che vi sono componenti indipendentiste sane, e componenti autonomiste ( la minoranza, ma comunqe presenti) a carattere cultural-regionalista, pronte a denunciate lo stato di privilegio economico di euskadi.
    In ogni caso, sul nazionalismo basco, senza aggiungere altro per non appesantire una discussione che non parla di questo, ti invito a leggerti ( a meno che tu non l'abbia già fatto ) una lunga discussione, che trovi nelle pagine addietro, aggiornata qualche settimana fa da parte mia.


    Resta il discorso valido sulla complementarietà del nazionalismo etnico e separatista, violento e non, sorretto da poteri economici con il progetto ultraliberiste dell'unione europea.

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Jun 2009
    Messaggi
    13,051
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A ulteriore conferma basti vedere cosa succede in Belgio dove i fiamminghi vogliono l'indipendenza ed un proprio Stato e questo nella cd patria dell'Unione Europea ..roba da pazzi...

  8. #8
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    A ulteriore conferma basti vedere cosa succede in Belgio dove i fiamminghi vogliono l'indipendenza ed un proprio Stato e questo nella cd patria dell'Unione Europea ..roba da pazzi...
    Il punto è proprio questo.
    dopo molto studio sulla materia, e l'acquisizione di conoscenze su processi in atto, tendenze ed ideologie mi sono definitivamente convinto che la vera soluzione che un movimento di carattere cultural-nazionalitario oggi può adottare senza cadere nelle tenaglie dello scissionismo filoimperialista e senza finire nella trappola del romaniticismo anti-storico ( cioè della negazione dell'identità strutturata su vari piani e complessa), è la lotta per l'autonomia politica ed il riconoscimento della plurinazionalità interna come valore fondante dello stato cui la nazionalità appartiene. Parlo ovviamente dei casi di nazionalità non oppresse in senso materiale, dunque dell'Europa in tutta la sua totalità.
    a mio avviso in tutti i casi di nazionalità portatrici di istanze culturali specifiche sono molto favorevole alla lotta per l'intercomunitarismo riconosciuto interno allo stato. In tal modo, come ho detto più volte, si rifuggono due percicoli assieme:
    1- il pericolo di creare piccole patrie, manipolabili ed immediatamente integrabili nel disegno imperialistico di spartizione del mondo in nazioni etniche
    2- il pericolo di creare divisioni nette che non rispondo realemente ai bisogni complessi e stratificati di popoli uniti storicamente e materialmente in quasi-simbiosi ( pur nella distinzione) con altri popoli .

    Il tutto nella prospettiva di un Europa dei popoli.

    Come afferma giustamente Pietro, il caso del Belgio che si scinde, mandando all'aria una nazione peraltro storicamente fondata e carica di storia, è il tipico caso dell'arbitrarietà asosluta e manipolata di determinati processi in atto.

 

 

Discussioni Simili

  1. EURASIA (LIMITI GEOPOLITICI DEL CONTINENTE EURASIA)
    Di Spetaktor nel forum Eurasiatisti
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 10-04-10, 11:28
  2. Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 21-08-08, 13:06
  3. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 21-08-08, 12:43
  4. Eurasia
    Di Rodolfo (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 18-01-04, 23:48
  5. Eurasia...
    Di Emiliano nel forum Destra Radicale
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 24-10-03, 23:16

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito