OMNIA SUNT COMMUNIA
Ricevo e pubblico
Domenico Moro collabora con “Marxismo Oggi” e “La Rinascita della Sinistra” il suo ultimo libro, “Nuovo compendio del Capitale” ed. Dell’Orso
Domenico Moro, 20 dicembre 2007
Si afferma un nuovo centro dell'economia mondiale, in sostituzione di quello Atlantico: l'Eurasia, che sta diventando un solo continente. L'Asia inonda sempre più il mondo con le sue merci, l'Europa fa lo stesso con la sua moneta, l'euro. Cambiano i rapporti di forza, e gli Usa sono decisi ad impedirlo, nell'unico modo che gli rimane: quello militare
In questi ultimi giorni sono apparse sui quotidiani due notizie, la prima relegata nelle pagine interne e l'altra quasi sempre in prima pagina. Eppure, si tratta di notizie entrambe segno di un cambiamento epocale non solo nelle relazioni economiche internazionali, ma, conseguentemente, anche in quelle politiche e militari. Infatti, sin dalla fine degli anni '80 e fino a qualche tempo fa, sull'onda dell'espansione economica asiatica, prima del Giappone e delle "tigri asiatiche" e poi del gigante cinese, si è ritenuto che sarebbe stato l'asse del Pacifico, tra Asia e Stati Uniti, il nuovo centro dell'economia mondiale, in sostituzione di quello dell'Atlantico, basato sulla relazione tra Europa e Usa. La novità è che, invece, si afferma ora, come centro dell'economia mondiale, quello che è, da un punto di vista geografico, un solo continente, l'Eurasia, e che è stato per millenni il centro della civiltà mondiale, con le sue relazioni ed i suoi scambi di culture e di merci.
Infatti, la prima notizia cui facevamo riferimento, è che proprio la Cina, per la prima volta, ha superato il Regno Unito al primo posto nelle esportazioni verso l'eurozona (l'area economica che adotta l'euro), con una crescita del 20% rispetto all'anno precedente. Sebbene alcuni economisti e politici temano la crescita del deficit commerciale Unione europea nei confronti della Cina, anche le esportazioni della Ue verso la seconda, nonostante l'euro forte, sono salite, contemporaneamente alle importazioni, del 13%. L'Eurasia è, dunque, sempre più un solo continente, anche dal punto di vista commerciale. Il traffico di container tra Asia ed Europa è aumentato del 17,2% rispetto all'anno scorso, mentre, rispetto al 2003, è raddoppiato, cogliendo di sorpresa ed impreparate le compagnie di trasporto marittimo. Vie di trasporto delle merci, alternative a quelle marittime via Suez, sono previste per il futuro, attraverso l'impiego e lo sviluppo della ferrovia transiberiana e la realizzazione di un reticolo di strade nell'Asia centrale.
Mercato, però, non vuol dire solo merci, ma anche scambio di capitali, acquisizioni e fusioni aziendali, che sono sempre più frequenti tra Ue ed Asia, e soprattutto valuta. Se l'Asia inonda delle sue merci il mondo, l'Europa fa lo stesso con la sua moneta, l'euro. La stessa Cina, infatti, come ha chiarito il capo della sua banca centrale, una volta uscita dal peg col dollaro, ha ridefinito le quote delle varie valute nelle sue riserve in base al suo interscambio commerciale, con un conseguente ribilanciamento a favore dell'euro contro il dollaro. A questo si riallaccia la seconda notizia cui accennavamo all'inizio, e cioè l'immissione sul mercato finanziario di una massa valutaria record di 350 miliardi di euro da parte della Banca Centrale Europea, di cui 390 banche private usufruiranno ad un tasso del 4,21%, ben al di sotto dei precedenti tassi di mercato prevalenti. Tale operazione si aggiunge a quella annunciata alcuni giorni fa, con la quale la Banca Centrale Europea, insieme a quella della Svizzera, sosterrà l'azione di stabilizzazione del mercato finanziario mondiale e soprattutto della economia statunitense in pre-recessione, intrapresa dalla Banca centrale Usa. Si tratta, in definitiva, di un'altra conferma dell'importanza della Ue sui mercati finanziari e dell'affermazione del ruolo dell'euro come "moneta mondiale" alternativa al dollaro. L'euro "forte" non è di ostacolo al commercio europeo, ma anzi è ragione della forza e del ruolo Ue di partner anche rispetto alla Cina.
Dietro tutto questo c'è sì la creazione del mercato mondiale, ma anche le modalità con le quali si sta realizzando, che modificano i rapporti di forza precedenti, provocando il declino dell'egemonia economica statunitense, e, con essa, quella del dollaro. Non è un caso, infatti, se, alla riduzione del commercio tra Usa e Cina, determinata dalla contrazione della domanda statunitense a seguito della crisi dei mutui, corrisponde un aumento di quello tra Ue e Cina. Tutto questo preluderebbe ad un nuovo centro dell'economia mondiale, l'Eurasia, che però gli Usa sono decisi ad impedire o almeno a controllare, nell'unico modo che gli rimane, quello militare. Se consideriamo quanto abbiamo detto fino a qui, comprendiamo la ragione del perché la guerra infuri e le basi militari americane crescano come funghi proprio nel Medio Oriente ed in Asia centrale. Non è solo questione di controllo delle materie prime, petrolio e gas. Medio Oriente e Asia centrale sono la pancia, il baricentro, il punto di congiunzione tra Asia ed Europa, che gli Usa vogliono tenere ben stretto nel loro pugno di ferro, cercando di separare quello che il mercato "unisce", e rivelando in tal modo la loro natura profondamente regressiva anche da un punto di vista capitalistico.
Nel 600 "l'economia mondo" era basata sullo scambio tra merci cinesi ed oro europeo, proveniente dalle miniere dell'impero spagnolo in Sud America. Ora, all'inizio del XXI secolo, allorché la Cina, dopo quasi due secoli, ritorna al suo ruolo di "fabbrica del mondo", l'Europa trova nell'euro il suo nuovo "oro". Alla luce di quanto detto, si ricava che qualunque tentazione protezionistica da parte della Ue sarebbe non solo contro i suoi interessi, ma contro la realtà economica mondiale, e che andrebbero ripensate anche le relazioni atlantiche, tra Usa ed Ue, non solo da un punto di vista economico, ma anche politico e militare.
Il commento
Manfredi Mangano
21 dicembre 2007, 09:06
No, compagni, vi prego...non riesumiamo l'Eurasia dalla chincaglieria ideologica dell'Estrema Destra... pensiamo a far decollare un processo di unificazione europea in chiave federale, altrimenti avremo semplicemente sostituito il dominio economico-militare americano con quello cinese.
La risposta
Domenico Moro
Caro Manfredi,
se, come spero, hai avuto la pazienza e la bontà di andare oltre il titolo e la breve introduzione della redazione, ti sarai accorto che i contenuti del mio articolo non hanno nulla a che vedere con alcuna chincaglieria ideologica di estrema destra. Del resto, i fascisti non hanno alcuna esclusiva sul lessico della lingua italiana né sui termini geografici.
Il termine Eurasia indica, presso tutti i geografi, la massa continentale di cui l'Europa è, in effetti, una penisola. Ma questioni terminologiche a parte, ciò che più mi preme, invece, è sottolineare l'elemento positivo dell'articolo, ovvero l'intensificarsi delle relazioni economiche eurasiatiche, ed in particolare tra Cina ed eurozona, in concomitanza con il declino economico, finanziario e valutario Usa, ed il conseguente affacciarsi dell'euro alla ribalta come moneta internazionale. Mi sembra che si tratti di una novità di cui è importante prendere atto. Su questo, vedi oggi un articolo su il Riformista che descrive le conseguenze della sostituzione dell'euro al dollaro e l'articolo di Rampini riguardo alla Cina su la Repubblica. Condivido nel modo più completo la tua idea di rafforzare il processo di unità europea.
Ma la questione vera, come cercavo di dire nell'articolo, è che, per impedire i processi che ho descritto, gli Usa stanno ricorrendo alla guerra e al sabotaggio dei processi di integrazione da loro non controllati. Gli Usa e non la Cina. Fra l'altro, nonostante il gran vociare sull'aumento delle spese militari cinesi, il dipartimento della difesa Usa spende circa 500 miliardi di dollari all'anno (escluse le spese per la guerra in Iraq e Afghanistan), mentre la Cina ne spende circa 50 miliardi, non molto più dell'Italia (circa 32 miliardi di dollari), considerando che noi siamo 60 milioni e loro 1,3 miliardi. Quindi, di quale dominio militare cinese, che può sostituirsi a quello Usa, stai parlando?
Poi, senza esaltare la Cina, che certo non è la compagnia delle dame di San Vincenzo (ma neanche Germania, Francia ed Italia lo sono e tutte quante competono accanitamente tra di loro) dovremmo chiederci se Usa e Cina rappresentano, anche da un punto di vista capitalistico, la stessa cosa. Io non credo. Mentre la Cina produce merci e sviluppa l'economia produttiva, dando impulso al mercato mondiale, gli Usa sono in una fase non definibile altrimenti che parassitaria. Altro che locomotiva dell'economia mondiale, gli Usa vivono a credito, con i prestiti (e quindi sul lavoro) concessi soprattutto da cinesi, altri orientali, ed europei. Naturalmente non mi riferisco alla maggior parte dei lavoratori Usa, le cui condizioni si sono immiserite negli ultimi anni, ma all'elite finanziaria sempre più ricca e sempre più esentata dal pagare le tasse (tanto il deficit federale è pagato dagli stranieri che acquistano titoli del tesoro Usa).
Ritornando al nostro discorso, secondo me, pur con tutti i limiti (inquinamento, condizioni di lavoro, squilibrio tra città e campagna, ecc.) che sicuramente vanno considerati, la Cina svolge una funzione "progressiva", dando impulso al mercato mondiale, sviluppando le forze produttive, mentre gli Usa svolgono una funzione "regressiva", basandosi sulle rendite, sulla finanziarizzazione, e sulla speculazione parassitaria e introducendo misure protezionistiche. Misure che, lo ripeto, neanche l'Europa e l'Italia dovrebbero adottare, come invece invoca la Lega Nord. Del resto, l'avvento del protezionismo precedette sempre le conflagrazioni belliche mondiali del secolo scorso. Non desidero sostituire alcuna altra egemonia a quella Usa, ma sono questi ultimi a costruire scudi spaziali in Asia ed Europa, creando tensioni e divisioni tra i vari paesi, e a preparare la guerra, oggi contro l'Iran e domani contro la Cina e la Russia. E tutto ciò per difendere il proprio privilegio ad essere finanziati dal resto del mondo. Per concludere, credo che sarebbe il caso che l'Europa, oltre ad unificarsi, ridefinisse le relazioni euro-americane, basi militari, integrazione dell'industria bellica, scudo spaziale e ruolo della Nato compresi. Anzi non è possibile, a mio parere, alcun passo in avanti verso l'unità politica della Ue senza ridefinire il rapporto della Ue con gli Usa.
ARDITI NON GENDARMI




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