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Discussione: Chi è Toto?

  1. #1
    Fuoco su Via Bellerio!
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    Predefinito Chi è Toto?

    La nota banda, a corto di giustificazioni per le sue ingiustificabili scelte, ci attacca, sulla questione Malpensa, dicendo che noi saremmo contro l'opzione Toto-Airone, solo per una questione di livore antilega.
    A nulla valgono le mille spiegazioni razionali già date, e allora forse è il caso di aggiungere anche una piccola biografia dell'imprenditore spinto dalla Lega, per spiegare perchè noi non crediamo che Toto possa essere un'alternativa seria ad Alitalia e siamo al contrario convinti che sia uomo di transizione, voluto dai partiti per continuare a tenere in piedi il carrozzone statale da cui tutti mungono a spese del popolino. Se vincesse Toto, la compagnia continuerebbe a dipendere dallo Stato e tra pochissimo si ripresenterebbe la questione della cessione agli stranieri ( ma per noi anche Toto è foresto).
    Allego solo uno dei tanti articoli su quello che la Lega definisce rappresentatnte dell'imprenditoria lombarda. (va bè che la nota Rosy è rappresentante dei lavoratori padani e quindi non ci si stupisce di niente).

    Benvenuti al Rischia Toto (da l'Espresso)

    di Primo Di Nicola e Marco Lillo
    Da una piccola società di costruzioni alle autostrade. Dalla passione per il volo ai progetti su Alitalia. Carriera, amici, ambizioni e debolezze del patron di Air One

    Società a confronto


    Dati relativi al 2005

    ALITALIA AIR ONE

    Fatturato 4.797 milioni 491 milioni

    Risultato di bilancio - 167 milioni 16 milioni

    Dipendenti 11.174 1.449

    Aerei 177 30

    Passeggeri 23,9 milioni 5,6 milioni

    Voli giornalieri Roma-Milano 30 19</STRONG> Stampa questa scheda







    Se Carlo Toto riuscirà a salirci sopra, l'Alitalia cambierà rotta. Per capire il personaggio, i segretari delle mille sigle sindacali del trasporto aereo dovrebbero fare un giro in Abruzzo. Appena superato il traforo del Gran Sasso, a due passi da Teramo la strada si restringe e si vedono i cantieri con la scritta 'Toto costruzioni'. Fino a due mesi fa, quando sono arrivati gli ispettori della Asl di Teramo, gli operai che lavorano per la società di Carlo Toto al freddo e in condizioni disagiate erano costretti a usufruire di baracche senza servizi. "Nei cantieri di Villa Vomano non c'era un armadietto per riporre i vestiti, una sedia e nemmeno un bagno. Gli operai dovevano fare i bisogni all'aperto come gli animali. Abbiamo denunciato tutto alla Asl che è intervenuta e ha imposto all'azienda di montare le baracche nuove", racconta Amedeo Marcattili il segretario generale della Fillea-Cgil di Teramo.

    Marcattili è molto arrabbiato con Toto perché il principale imprenditore della zona non rispetta i contratti provinciali: "Toto è un padrone vecchio stampo: chiede a tutti un'ora di straordinario al giorno, non paga il 16 per cento che spetta per il lavoro in zone disagiate e non accetta i normali rapporti con le organizzazioni sindacali". Marcattili ha scritto a tutte le autorità di Teramo, a guida centrosinistra, per riportare Toto all'ordine. Invano. Eppure Toto è ben visto a sinistra. Ottimo amico del leader della Margherita abruzzese, il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso (che usa spesso il suo aereo personale) Toto può contare anche su un buon rapporto con i Ds. "Sono passati tre mesi da quando ho scritto una lettera al presidente della Provincia di Teramo, Ermino D'Agostino dei Ds", racconta Marcattili, "e non mi ha mai risposto".



    Nella vicenda di Villa Vomano c'è tutto il nocciolo del Toto pensiero: grandissima attenzione ai risparmi, buoni rapporti con i politici e allergia al sindacato. Tre caratteristiche che hanno portato questo imprenditore di 62 anni a essere il primo operatore privato italiano del trasporto aereo e che potrebbero aiutarlo nella presa di Alitalia. Toto nasce a Chieti, per l'esattezza Chieti scalo, dove ancora adesso torna in una casa dignitosa ma modesta per trascorrere i weekend con i suoi quattro figli. Certo, oggi atterra con il suo Falcon 20 a Pescara, dove possiede una splendida magione, Villa De Landerset, creata da un nobile inglese e frequentata da Gabriele D'Annunzio, nella quale medita di trasferirsi. Carlo Toto ama le Ferrari e gli orologi d'epoca ma la sua unica passione, oltre al lavoro, è la famiglia. Eredita la piccola azienda di costruzioni dal padre Alfonso. Un abruzzese d'altri tempi che, con l'aiuto della mamma morta qualche settimana fa, nel dopoguerra fa su e giù per le valli del Chietino trasportando tonnellate di ghiaia su un carretto a cavalli. L'azienda vivacchia tra costruzione di capannoni e subappalti per le strade tra Chieti e Pescara. I due fratelli maggiori Piero e Ignazio continuano nel solco paterno fino a quando arriva al timone Carlo. È il più giovane e il più avanti con gli studi (ha preso il diploma da geometra) a imprimere la svolta: "Papà, basta con i subappalti, qui per fare i soldi dobbiamo partecipare direttamente agli appalti". Papà Alfonso lo sta a sentire e così la Toto costruzioni, sotto la guida di Carlo negli anni '60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto è di casa all'Anas e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L'accusa per falso riguarda l'appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Cinque anni dopo, in piena Tangentopoli, la Toto costruzioni finisce di nuovo sui giornali per l'indagine sui lavori dell'autostrada Serenissima. In questa mega-inchiesta che sfiora le cooperative rosse e i parlamentari dell'allora Pds, il fratello di Carlo, Ignazio Toto finisce in galera ma sarà subito scarcerato e prosciolto da ogni accusa. Passano due anni e tocca di nuovo a Carlo. Il patron di Air One è costretto a patteggiare 11 mesi di condanna per le mazzette elargite a un paio di deputati Dc di Chieti per l'appalto di un mega-parcheggio da 12 miliardi di lire. "Mi hanno costretto a pagare", si è sempre difeso Toto, che però al processo offrì un risarcimento in cambio del via libera al patteggiamento. Era il febbraio 1995, molti lo davano per finito ma ci vuol ben altro per fermare questo caterpillar abruzzese. Nemmeno sei mesi dopo la sentenza, Toto lancia Air One. Il 23 novembre del 1995 nasce Air One e Toto mette le mani sulla rotta più ambita e redditizia: la Fiumicino-Linate, quinta in Europa per volume di traffico. Nelle prime cinque settimane, grazie alle sue tariffe, la nuova compagnia di Toto trasporta 30 mila passeggeri. Nel 1996 sono 713 mila. Nel 2005 diventano 5 milioni e 600 mila. Il fatturato schizza a 491 milioni di euro , gli utili a 16 milioni. E ora Toto ha ordinato 90 nuovi Airbus. Su queste cifre, positive e tonde, si basa l'ultima sfida di Toto: il nano Air One, (2.100 dipendenti e 30 aerei) dovrebbe mangiare (e poi digerire) un boccone come Alitalia (177 aerei e 17 mila dipendenti).

    Non sarebbe la prima volta che una piccola società con tanti utili e pochi dipendenti scala un carrozzone imbolsito dagli eccessi. Ma non tutto quello che luccica nei conti dell'Airone è davvero oro. Gli intenditori dicono che per capire i conti di Air One (non quotata in borsa) bisogna guardare l'intero gruppo Toto, cronicamente sottocapitalizzato. Quest'anno il capitale netto è negativo per 45 milioni e i debiti contro banche e finanziatori superano i 190 milioni. Paolo Maras, uno steward Alitalia che fa parte della segreteria nazionale del Sult, è preoccupato: "Non siamo convinti della solidità finanziaria di Air One". Il fatto è che anche Toto ha sofferto il biennio nero dell'aviazione, 2002-2003. I bilanci Air One sono usciti sempre in utile ma talvolta grazie solo alle operazioni straordinarie che hanno creato dal nulla plusvalenze milionarie. Un capannone di Air One, per esempio, è stato ceduto a una società del gruppo con una plusvalenza di oltre 20 milioni di euro. Risultato: gli effetti nefasti della crisi post 11 settembre sono scomparsi dal bilancio.

    Grazie all'apporto di Capitalia (che dovrebbe detenere un pacchetto di Air One in pegno) Toto è uscito dalle secche e ora, con l'appoggio di un secondo istituto, Banca Intesa, vuole comprare Alitalia. Senza tralasciare i trasporti terrestri. Toto ha fondato anche una nuova compagnia ferroviaria Rail One per partecipare alla privatizzazione delle tratte più redditizie, che partirà nel 2009. Ben più impellenti sono invece le scadenze del quarto business di Toto. Oltre alle imprese ferroviarie, aeree e di costruzioni nazionali, Toto possiede le autostrade della sua regione. L'imprenditore abruzzese ha rilevato insieme ai Benetton dall'Anas la gestione dell'Autostrada dei Parchi, quella che collega Roma a L'Aquila e Pescara. Durante l'era Berlusconi, l'Anas gli ha lasciato briglia sciolta finché il patron di Air One ha incrociato due montanari più tosti di lui: Antonio Di Pietro e Ottaviano Del Turco. Il governatore dell'Abruzzo si è infuriato perché le autostrade nella sua regione si ghiacciano con troppa facilità. Per Del Turco, la società di Toto applica tariffe salate ma non sparge sale sulle strade. Il Governatore ha portato Toto in tribunale con l'obiettivo di ridiscutere la concessione. Per il patron di Air One è stato uno choc. Con i politici lui ha sempre avuto ottimi rapporti. Toto finanzia generosamente destra e sinistra (An, Ds, Forza Italia, Democrazia europea) e leader di primo piano (Massimo D'Alema, Pierluigi Bersani). Solo con Di Pietro le cose vanno male. Il ministro è intenzionato a costituirsi addirittura parte civile contro Toto. L'appuntamento è per il 23 gennaio di fronte al Consiglio di Stato. In ballo c'è il ridimensionamento o addirittura la revoca della concessione dell'autostrada, la vera gallina dalle uova d'oro di Toto. Se Di Pietro e Del Turco la spuntassero, il volo dell'Airone subirebbe uno stop e l'Alitalia si allontanerebbe.
    (22 dicembre 2006)

    http://espresso.repubblica.it/dettag...oto/1464527//1

  2. #2
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    Il fondatore di AirOne è sposato e ha quattro figli: tre lavorano nell'azienda. Il più grande, Alfonso, non ancora trentenne, è amministratore delegato della capogruppo Toto spa, azienda che insieme alla stessa AirOne è spesso comparsa nella lunga lista dei privati che erogano contributi in denaro ai partiti o ai singoli politici. Con sistematico ecumenismo: 125 mila euro a Forza Italia, 20 mila ad Alleanza nazionale, 65 mila ai Ds (di cui 20 mila a Pier Luigi Bersani e 25 mila a Massimo D'Alema). Ma da quando, nel 1995, ha lanciato da Chieti il guanto di sfida all'Alitalia, il suo sistema di relazioni si è sviluppato geometricamente. Come dimostra, per esempio, la presenza nel consiglio di amministrazione di AirOne di Giovanni Malagò, imprenditore romano considerato molto vicino a Rutelli. Non che Toto, però, abbia rinnegato le conoscenze più vecchie. Come quella con l'ex democristiano, passato al An, Publio Fiori, o con il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, anche lui abruzzese della Val di Sangro, al quale forse per primo ha confidato l'ambizioso piano di conquista dell'Alitalia. (da "Corriere della Sera)

  3. #3
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    Toto: quando l’AirOne affogò nel Marenostrum (tratto da PrimaDaNoi.it)

    PESCARA. 570mila euro di risarcimento per una estate d'inferno. A chiederli il tour operator di Pescara Marenostrum. A doverli sborsare dovrebbe essere l'AirOne di Carlo Toto, se il tribunale di Chieti accoglierà le istanze della parte lesa, (fra 7- 10 anni, visti i tempi della giustizia italiana).
    La richiesta viene depositata in queste ore dai legali dell'agenzia, dopo 11 mesi di email di fuoco, strategie più o meno efficaci degli avvocati, rassicurazioni e minacce tra le parti, ed esattamente nei giorni in cui il vettore abruzzese potrebbe aggiudicarsi l'Alitalia. E Marenostrum oggi si chiede «come può uno che non è riuscito a gestire 30 aerei pensare di riuscire a tenerne sotto controllo 300?».





    TUTTO SU CARLO TOTO, ALITALIA E L'ABRUZZO



    L'estate 2006 verrà ricordata come la stagione nera, quella dei voli in ritardo o mai partiti.
    Stuart e hostess hanno incrociato le braccia per le vertenze sindacali e i turisti inferociti, quando è andata bene, si sono limitati a chiedere risarcimenti, quando è andata male, hanno menato botte da orbi agli agenti di viaggio.
    L'estate 2007 rischia, invece, di essere ricordata come la stagione del buco nero, almeno per Marenostrum, che dopo la "disavventura" dell'anno scorso si è vista cancellare il contratto di questa stagione da AirOne.
    In soldoni vuol dire che il tour operator perderà più di 8mila turisti tra luglio e agosto e vedrà sfumare un giro d'affari di «oltre 6 milioni di euro».
    In più aspetta ancora il risarcimento per i disagi della passata stagione, 570 mila euro che AirOne e tramite i suoi legali, ha fatto sapere che non sborserà mai. Intanto Marenostrum ne ha già versati circa 400mila ai turisti imbufaliti che non vogliono sentire più parlare della compagnia di Toto né tanto meno del tour operator.
    Si tratta di 1.232 passeggeri, in gran parte già risarciti e che hanno diritto - secondo regolamento – al rimborso per i danni e le varie spese extra sostenute (hotel, pasti).
    E per questa estate?
    Cancellati i voli del gestore per Corfù, Creta e Rodi, né ci saranno aerei - per conto di Marenostrum - per Ibiza e Palma che dovevano essere la punta di diamante di luglio-agosto 2007.
    Sull'aeroporto d'Abruzzo questo vorrà dire almeno un calo del 10% dei passeggeri se è vero, come aveva fatto sapere la Saga a settembre 2006, che l'anno scorso nei soli due mesi più intensi sono stati oltre 80mila i turisti decollati e atterrati al Liberi.
    Ma nessuno batte ciglio per il disastro economico che si sta abbattendo sull'impresa turistica abruzzese, «nè il sindaco D'Alfonso né l'assessore Luciani che avevano patrocinato i nostri voli», ricorda oggi Igor Asciutto, amministratore unico Marenostrum, «e bollato i nostri viaggi come fondamentali per la vitalità dello scalo abruzzese. Anche l'assessore regionale al Turismo Enrico Paolini non ha speso parole in merito alla vicenda».

    ESTATE 2006, L'APOCALISSE

    Il contratto stipulato l'anno scorso tra le parti stabiliva che il tour operator noleggiasse 4 voli a settimana dalla compagnia di Toto.
    Tre gli aerei: un boeing da 162 posti, uno da 116 e un Crj da 90.
    Un affare che è costato all'azienda di viaggi 2 milioni di euro (per luglio e agosto) e che ha reso almeno tre volte tanto. Ma se i soldi sono arrivati, con questi non sono mancati anche notti insonni, preghiere che hanno scomodato tutti i santi in calendario, risse in aeroporto con clienti furenti.
    Storie di ordinaria follia, in totale almeno 11 i casi eclatanti per i quali oggi ci si ritrova a chiedere i 570 mila euro di risarcimento e che «hanno dimostrato l'incapacità di gestire la situazione di emergenza da parte dell'azienda di volo».
    Di aneddoti paradossali Asciutto ne ha da vendere e li ha messi tutti insieme, incolonnati uno dietro l'altro, nel dossier "relazioni disservizi AirOne 2006".
    «Ma si immagina cosa accadrà se Toto si aggiudicherà l'Alitalia?» chiede esterrefatto. «Io mi auguro che la acquistino i russi altrimenti per il nostro settore sarà la fine», dice evidentemente piccato.

    VOLI CANCELLATI PER AGITAZIONE DEL PERSONALE

    Quando questa estate i voli venivano cancellati per mancanza di equipaggio, Asciutto ha sudato in prima linea sette camicie e rischiato insieme ai suoi collaboratori il linciaggio da parte dei clienti.
    «Il 16 luglio avevamo sei passeggeri di troppo rispetto al numero massimo», ricorda.
    «L'AirOne ha fatto decollare un volo da Bari, imposto uno scalo tecnico a Pescara , preso i 6 in esubero e portati tutti a destinazione in Grecia, registrando forti ritardi anche per chi era partito regolarmente dalla Puglia».

    Il 29 luglio allo scalo pescarese è scoppiata l'apocalisse: l'equipaggio si rifiutava di partire, il comandante del volo ha chiesto al tour operator di convincere stuart ed hostess di spiccare il volo.
    A seguire le trattative, via telefono, anche Riccardo Toto, figlio del presidente, «che prometteva in cambio del decollo contratti a tempo indeterminato». Dopo sette ore estenuanti di compromessi - in cui anche un dirottatore armato fino ai denti si sarebbe arreso - il volo è partito.
    L'aereo è atterrato a Corfù alle 8,20 di mattina.
    La tabella di marcia garantiva l'arrivo all'1.15 del giorno precedente.
    Anche i voli successivi hanno accumulato oltre 7 ore di ritardo e la situazione era ormai ingestibile e chi credeva di partire per le vacanze si è ritrovato improvvisamente all'inferno.
    C'è chi per tornare a casa ci ha messo tre giorni, roba da sedicesimo secolo.
    Sempre il 29 luglio il volo da Roma per Corfù viene invece cancellato, e sarà il volo partito da Pescara ad “acchiappare” i turisti a terra nella capitale per andare tutti insieme allegramente a villeggiare tra sirtaki e mussaka.
    Alla fine i passeggeri sono arrivati con 9 ore di ritardo e sarebbe servita ben più di una settimana di mare e sole per distendere i nervi.
    Cattive notizie, lo stesso giorno, anche per chi doveva tornare a casa.
    L'aereo, causa ritardi accumulati, non arrivava.
    I turisti in attesa non sono riusciti ad avere il pasto garantito.
    E' intervenuto anche il console italiano in Grecia che è riuscito a convincere i vertici AirOne a procurare cibo e bevande ai malcapitati ma dell'aereo per Roma nemmeno a parlane.

    2007, CONTRATTO ANNULLATO

    Per l'estate 2007 Marenostrum non avrà voli AirOne.
    Aveva già deciso che sarebbe stato impensabile rinnovare un contratto prima di risolvere la questione dei rimborsi dell'anno precedente ma la compagnia di volo ha deciso prima per entrambi.
    Il 29 maggio l'avvocato Livio Michele Listanti scrive al tour operator e chiarisce che il mancato versamento della caparra stabilita dal contratto, pari a circa 300 mila euro, è condizione sufficiente per annullare l'accordo tra le parti.
    «E' stato solo un pretesto», sbotta Asciutto.
    «La caparra specificata nel contratto non è mai stata versata nemmeno i due anni precedenti e a maggior ragione, quest'anno che la società doveva rimborsarci di oltre 400 mila euro non si potevano aspettare che l'avremmo versata».
    E' battaglia aperta adesso e se Marenostrum dovrà vedere come far quadrare la stagione il presidente Toto ha ben altro a cui pensare.
    Eppure in piena tempesta la compagnia sembrava ben disposta a risarcire.
    «Da bravo top manager» nei giorni di fuoco l'imprenditore teatino si scusava con tutti i clienti «e prometteva indennizzi superiori a quelli previsti dalla legge. Oltre ad essere state riscontrate dall'Enac 22 violazioni del Regolamento Comunitario, ed essere stata la prima compagnia italiana ad essere sanzionata a tal proposito, la cosa grave è stata l'incapacità di riprendere il controllo della situazione ed assistere i passeggeri. Il tutto determinato dal lancio di un programma di espansione molto ambizioso: l'aumento del 20% del fatturato rispetto al 2005, senza assumere nuovo personale e tanto meno accettare le proposte dei sindacati onde evitare l'accaduto. Quanti piccoli imprenditori dovranno rimetterci per far sì che tale sogno si realizzi? Salvare l'Alitalia significa uccidere le piccole imprese?»

    http://www.primadanoi.it/modules/bdn...?storyid=10433

  4. #4
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    QUESTI SONO ESTRATTI DI LETTERE PUBBLICATE DAL MESSAGGERO DI ROMA.
    PERSINO I ROMANI NON VOGLIONO PIù SENTIRE PARLARE DELLA PANZANA DELLA ITALIANITà PER IL NOSTRO BENE E VOGLIONO LIBERARSI DEL CARROZZONE PUBBLICO, SAPENDO BENE COME FINIRà CON TOTO. COME SI FA, IN LOMBARDIA, A CREDERE ANCORA ALLE BALLE DELLA LEGA E ALLE SOLUZIONI CALDEROLI-TOTO?
    ecco alcune lettere.

    Basta con i soliti Montezemolo-Formigoni e tutti i politici locali capaci solo di fare del basso provincialismo per i loro viscidi interessi di bottega. Alitalia merita di essere valorizzata, e solo con un colosso globale come Sky team, con Air France e Klm, potrà presto tornare a volare alto. Altro che Air One e i furbetti del quartierino, come Carlo Toto, oberato di debiti, che Banca Intesa ritiene ormai inesigibili, se non con qualche colpo di mano, Alitalia libera dai politici di paese e libera da vincoli, subito. Per oltre 60 anni Alitalia ha rappresentato l'immagine di un paese poliedrico, capace di risorgere dalle macerie della guerra, di dotarsi negli anni 70 di una flotta di soli jet, quando le altre compagnie avevano ancora gli aerei ad elica... ma ora bisogna essere realisti. La globalizzazione e la deregulation ci impone di trovare sinergie con chi è riuscito a fare sistema, oltre i volgari interessi di bottega. AVANTI Alitalia, vola insieme al colosso dei cieli, risorgi insieme ad Air France-klm, e basta con il teatrinio della politica, con personaggi da baraccone come Formigoni, che si ostina a chiamare Malpensa "hub", quando in realtà è appena un modestissimo aeroporto, con una serie di criticità enormi e vistose. Stefano Cerveteri

    Cari signori, Toto è indebitato fino al collo e non penso che potrà risollevare le sorti di Alitalia. Credo che sia soltanto un’operazione in cui, le banche interverranno non per sostenere l’operazione attuale di acquisto della nostra compagnia di bandiera, ma solo per verificare se sarà possibile rientrare dei propri crediti nei confronti del Sig. Toto. Spero che Air France ce la faccia anche se leggendo l’articolo sul vostro giornale ho rilevato che mentre il progetto Air France è stato appena accennato, quello di Toto è stato sviscerato in tutti i suoi particolari! PER FAVORE SIATE RAGIONEVOLI! Anna Gerardi

 

 

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