Salari, i sindacati stangano il governo
«Chiarezza o sarà sciopero generale»
Antonio Signorini
da Roma
«L’8 gennaio avremo il primo incontro
col governo» e già allora «o troveremo
una conferma o sarà sciopero
generale». L’ultimatum di inizio anno
è del segretario generale della Cisl Raffaele
Bonanni.
A mettere in allarme il sindacato -
tutto, non solo la Cisl - sono i segnali
contraddittori che arrivano dal governo
circa l’impegno a rilanciare il potere
di acquisto dei lavoratori dipendenti
attraverso un taglio delle imposte
sui salari. Un impegno ribadito anche
ieri dal ministro del Lavoro Cesare Damiano
e sul quale il premier Romano
Prodi continua a dare rassicurazioni.
Ma che si scontra con la prudenza del
ministro dell’Economia Tommaso Padoa-
Schioppa, che lunedì ha posto condizioni
difficilmente realizzabili nel
breve e medio termine (riduzione del
debito pubblico e pareggio del bilancio).
Prendendo spunto dal
richiamo di Giorgio Napolitano,
anche Luigi Angeletti,
segretario generale
della Uil, e Guglielmo
Epifani, leader della
Cgil, hanno rilanciato ricordando
che «le basse
retribuzioni sono
un’emergenza per l’economia
del nostro Paese
». Segnali che servono
a preparare il campo per
l’incontro con il governo
che si dovrebbe tenere
l’8 gennaio e al quale seguirà
una riunione degli
esecutivi confederali di
Cgil, Cisl e Uil, fissata al
15 gennaio, per decidere
se andare veramente allo
sciopero generale contro
l’esecutivo.
Ilpremier Romano Prodi
ieri non ha commentato
l’ultimatum dei sindacati.
Ma alla conferenza
stampa di fine anno aveva
già rilanciato l’idea di
un «patto» con le parti sociali, una
«nuova concertazione», ha precisato
lunedì, per favorire i redditi fino a
1.000 euro e il «lavoro qualificato».
Segnali ancora troppo deboli per le
organizzazioni dei lavoratori che, ha
ricordato Bonanni, hanno da tempo
posto alcune condizioni «imprescindibili
», come una riduzione delle imposte
a favore dei pensionati e dei
lavoratori, una modifica degli scaglioni
Irpef e l’abbattimento della pressione
fiscale sulla contrattazione di
secondo livello.
Richieste che non creeranno a
Prodi solo problemi di copertura finanziaria.
La sinistra radicale, ad
esempio, non può aderire del tutto
alle richieste di Cgil, Cisl e Uil, in particolare
sulla contrattazione aziendale
sul legame tra salari e produttività
che è un punto fermo per le parti sociali.
Temi caldi che ieri il ministro
alla Solidarietà Paolo Ferrero ha schivato
spostando l’attenzione sulla
«chiusura dei contratti nazionali di
lavoro, per garantire un aumento dei
salari effettivi dei lavoratori».
L’unica cosa certa è che la condizione
affinché il governo metta qualche
risorsa sulla riduzione delle tasse è un
nuovo, ed eventuale, «tesoretto». «Bisogna
essere realisti», è l’invito rivolto
ieri ai sindacati dal sottosegretario all’Economia
Alfiero Grandi. «Non si
possono fare discorsi sui se e sui ma.
Bisogna sapere l’entità della posta in
gioco. E, realisticamente, prima del
31 marzo non possiamo sapere se ci
sarà un extragettito anche per quest’anno
».Ne fa una questione di rispetto
del metodo della concertazione, il
ministro del Lavoro Cesare Damiano,
che anche ieri ha insistito affinché il
governo si ponga come prossimo obiettivo
le retribuzioni e la tutela del loro
potere d’acquisto. «Dobbiamo - ha però
precisato - perseguire a tutti i costi
questo obiettivo, soprattutto per i redditi
medio-bassi».
Conferme dell’emergenza redditi arrivano
da una ricerca del Codacons
dalla quale emerge che il potere d’acquisto
dei salari nell’ultimo anno si è
ridotto in modo drastico. Il 2007 - ha
spiegato il presidente Carlo Rienzi - è
stato un anno «nero per le famiglie italiane,
che hanno visto scendere il proprio
potere d’acquisto a causa delle
stangate e dei rincari che si sono verificati
in tutti i settori». Le categorie più
penalizzate sono state gli operai e i
pensionati, il cui potere si è ridotto rispettivamente
del 7,9 per cento e del
15,5 per cento.È andata meglio ai dirigenti
(meno 1,4 per cento) e ai quadri
(che hanno perso il 3,5 per cento). In
una posizione intermedia gli impiegati,
i cui stipendi hanno perso
il 6,3 per
cento nel corso del 2007.
