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La struttura economica
E veniamo alle occupazioni professionali. Quando si parla di sistema economico zingaro gli studiosi rimangono sconcertati e disorientati. Notano infatti una insanabile e irrisolvibile ambiguità: da una parte gli zingari vivono in seno a una società ospitante (spiegano lo stesso nomadismo come spostamento necessario per esplicare certe attività economiche), dall’altro ammettono tracce di cultura “primitiva” (stadio della raccolta e della caccia), che dimostra che vivevano nell’ambito delle civiltà indiane come estranei e distinti. Per comprendere il sistema economico zingaro-come del resto ogni altra manifestazione della loro cultura-, occorre tenere presente l’”ambivalenza del loro status etnico”, ossia il fatto di dover vivere da zingari in una ambiente circostante non zingaro al quale si adattano per poter sopravvivere. Questa ambivalenza genera un bipolarismo economico che trova la sua espressione da una parte nell’esercizio di attività specifiche per lo più complementari o integrative dell’economia dei paesi ospiti, che si configurano come nicchie economiche all’interno di una regolare struttura economica non zingara (lavorazione dei metalli, artigianato, commercio, lavoro stagionale etc); dall’altra nelle pratiche di sfruttamento dell’ambiente circostante, in qualsiasi forma esse si manifestino, che si ricollegano strutturalmente con lo stadio della raccolta e della caccia, anche se riadattate all’ambiente antropico (accattonaggio, piccolo furto, arte divinatoria, etc). Il primo polo (quella di una tradizione lavorativa continua e regolare degli zingari) è un dato incontrovertibile, che dev’essere accettato e riconosciuto pacificamente. Il ventaglio dei mestieri esercitati è praticamente illimitato ed è determinato dall’adattamento zingaro ai bisogni e agli spazzoìi concessi dalla società ospitante: dai lavori artigianali (lavorazione dei metalli, fabbricazione di cesti in vimini, oggetti in legno) alle attività commerciali (vendita ambulante, commercio dei cavalli) alla musica e danza, allo spettacolo viaggiante. L’altro polo è costituito da tre tipi di attività che si rifanno allo stadio della raccolta e della caccia e che rappresentano una forma di conquista indiretta del territorio: l’accattonaggio (manghèl), il furto (ciurèl), e la chiromanzia (durkarèl).
La questua, che viene esercitata da donne e bambini, si riconduce senza dubbio al primitivo stadio della raccolta.
Un tempo le romni raccoglievano erbe, radici, bacche, frutti selvatici setacciando palmo a palmo l’arido territorio della steppa; oggi si procurano il necessario per vivere sfruttando la compassione, la generosità o il timore della gente.La divinazione, come fonte di guadagno, non è che una forme particolare di questua in quanto non è finalizzata a un servizio ma alla pura e semplice estorsione di denaro.
Il furto rappresenta una forma della caccia, o meglio della razzia.
Si è tentati di dire che nel furto rivive sotto altra forma lo spirito della conquista dei nomadi della steppa.
Il sistema economico zingaro si rifà nella sostanza allo stadio della raccolta e della caccia, che cerca di perpetuare la sua originaria struttura economica in un ambiente umanizzato adattandola al nuovo contesto e a forme nuove di sfruttamento. E diventa canto, danza, divertimento, artigianato, vendita e commercio, imbroglio, lettura della mano, raccolta rottami, questua.
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