piccola iena è nazzzzziiii


piccola iena è nazzzzziiii


mò me mena






Ma cos'è il comunismo estetico?


Ma sai un filone "libertario" c'è sempre stato anche nel comunismo più rigido. Il divorzio, le libere unioni, la possibilità di abortire, ecc.
Diciamo che la differenza tra la sinistra radicale 'alterglobalista' odierna e i vecchi comunisti sta, secondo me, nella posizione sull'omosessualità (nel PCI si vedeva l'omosessualità come un vizio borghese) e nel fatto che prima l'emancipazione della donna andava di pari passo con una sua proletarizzazione che ne causava de facto una mascolinizzazione (innaturale, secondo me), mentre invece la scuola di Francoforte, Marcuse, il '68, ecc. ha mutato considerevolmente questa impostazione.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).








Questo libro nasce da un dubbio: che Georges Sorel sia qualcosa di più che il semplice teorico della violenza rigeneratrice e delle "illusioni del progresso", come è piaciuto credere a tanti discepoli e detrattori zelanti. Sorel anti-intellettualista, critico implacabile, persino retrivo, di ogni disordinata "avanguardia" da salotto o da brasserie; Sorel, che crede ai miracoli e non crede al suffragio universale; Sorel, che cerca il mai attinto punto di fusione tra cultura socialista e "morale del sublime"; Sorel pragmatista, marxista, bergsoniano, che 'tradisce' nei loro cardini le dottrine, a cui fervidamente aderisce: queste tesi non hanno "la brunitura della novità", pure spesso sono state 'dimenticate' da esegeti e clercs, impegnati, nel "tumulto della pratica", a calibrare e, all'occorrenza, manipolare teorie secondo i bisogni dell'azione politica. Il futuro non appartiene a intransigenti, inattuali moralisti ed a cupe, isolate élites rivoluzionarie: questo libro è la cronaca del loro "sublime" fallimento, del loro ineluttabile sgretolarsi davanti al frettoloso, gaudente mondo di omologhe "termiti" e di democratici "pigmei".
DAL TESTO – “Il carattere elitario del sindacalismo soreliano si radica nell'immagine stessa del "nuovo produttore", nella desueta, ardua 'eccellenza' dei suoi compiti e delle sue virtù: «ascetismo guerriero di una bellezza sovrumana e disumana. Qual è il proletariato, per potenti che siano le onde del profondo che lo portano al di sopra di sé stesso, che sopporterà a lungo questa immolazione quotidiana?».
“[…] Sorel esclude la possibilità di uno "stato maggiore" di proletari alla guida delle nuove istituzioni, richiamandosi, con entusiasmo cordiale ma con discutibile coerenza, ai modelli sovietici ed ai principî leninisti: «il socialismo rivoluzionario... considera le ineguaglianze come mere accidentalità... nulla è più conforme ai principi rivoluzionari quanto lo stabilire una rotazione». In realtà, la preclusione soreliana risponde più all’esigenza di impedire l'ipostatizzarsi delle “intelligenze” in uno "stato maggiore" permanente, che non a quella di impedire che vi siano menti direttive: «i capi popolari in esso [socialismo rivoluzionario] sono... chiamati a comandare solo durante il tempo nel quale possiedono qualità eccezionali di iniziativa». Con compiacimento, Sorel citerà - da Lenin - "l'apologia dell'autorità del capo della fabbrica": «la subordinazione assoluta ad un'unica volontà è indispensabile per il successo del lavoro organizzato sul tipo della grande industria».”